Amore in famiglia
Siamo seduti intorno al tavolo. Stiamo cenando. Siamo in quattro. Io, mio marito, mio figlio di 18 anni e mia figlia di 16 anni. Mi chiamo Maya. Ho 32 anni ed ho avuto il mio primo figlio all’età di 14 anni. Mia figlia è arrivata due anni dopo. Fisicamente il mio corpo e ben modellato. Ho un bel seno (misura 34 D) e lunghe gambe oltre ad avere un pronunciato culetto. In ufficio sono l’attrazione dei miei dipendenti, sia essi uomini sia esse donne. Dai loro sguardi si capiscono le loro intenzioni. Ognuno di loro mi porterebbe a letto. Sì anche le donne mi fanno capire che mi scoperebbero. Quando sono in strada a fare shopping fischi di ammirazione ed epiteti osceni lanciati al mio indirizzo si sprecano. Non faccio niente per non suscitare gli istinti animaleschi che puntualmente si manifestano al mio passare. Mio marito mi ha assegnato una guardia del corpo per tenere lontani eventuali libidinosi malintenzionati. Queste attenzioni mi inorgogliscono. Vado fiera del mio corpo. Mi eccita sapere di essere l’oggetto su cui molti sfogherebbero le loro voglie sessuali. Anche mio marito rientra in questa cerchia di persone. Quando siamo insieme è continuamente in tiro. Sono convinta che mi scoperebbe in qualsiasi posto, anche in pubblico. Una volta mi ha presa nel camerino di una boutique. Mi fa mettere a novanta gradi e mi infiocina standomi dietro. Fu sconvolgente e meraviglioso. Godetti come una pazza Di una cosa però non sono a conoscenza. Non so o quanto meno non immagino di fare lo stesso effetto su mio figlio. Forse perché la mia mente rifiuta di pensare che il mio cucciolo è diventato un uomo. Uno dei tanti giorni della settimana decido di non andare in ufficio. Chiamo la guardia del corpo sul telefono portatile e gli comunico che sarei restata a casa per l’intera giornata e, quindi, di non aver bisogno della sua presenza. Dopodiché vado alla piscina dietro casa. Mi libero della camicia da notte e, nuda, mi tuffo nell’acqua gelida. Al contatto con il freddo dell’acqua i miei capezzoli si raggrinziscono e si induriscono. Faccio quattro vasche in stile libero e poi mi giro sul dorso e nuoto. Dopo la seconda traversata apro gli occhi e lo vedo. È in piedi sul bordo della vasca e mi sta guardando. È mio figlio. Come un fulmine mi allontano e mi dirigo verso il capo opposto della piscina lì dove ho lasciato l’accappatoio. Esco dall’acqua. Lo indosso e mi dirigo verso di lui. “Stamane non devi essere a scuola?” “Mamma è sciopero e invece di bighellonare ho preferito tornare a casa. C’è anche Janet. È nella sua camera. Scusami, non pensavo di trovarti in piscina. È stato spettacolare vederti nuotare. Mamma hai un corpo da fare invidia a molte ragazzine. Credo che anche Janet ti invidierebbe.” Arrossisco. “Da quanto tempo sei qui a guardarmi nuotare?” “Per il tempo necessario a imprimere nella mia mente le stupende fattezze del tuo corpo.” Il rossore non tende a diminuire. “Mamma non devi vergognarti. Sono tuo figlio e non credo di aver violato qualche legge per il fatto di aver visto mia madre nuotare nuda nella piscina di casa.” Sto per rispondere quando vedo mia figlia venire nella nostra direzione. È avvolta in un accappatoio bianco. “Che ne direste di farci una nuotata insieme.” “Tesoro non ho il costume.” “Lo so. Ti ho vista dalla finestra che sei nuda. Nemmeno io ce l’ho. Su andiamo.” Si toglie l’accappatoio e sotto lo sguardo sconcertato, mio e del fratello, si tuffa in acqua. La seguo. Arriviamo sul lato opposto. Janet si rivolge al fratello. “Dai Peter. spogliati e tuffati.” Mio figlio invece si allontana e sparisce dalla nostra vista. ”È un timidone.” “Non credo proprio. Tuo fratello e rimasto a guardarmi per un bel po’ di tempo. E poi mi ha fatto un complimento. Ha detto che ho un bellissimo corpo e che susciterei invidia in molte ragazze; te compresa.” “Ha ragione. Vorrei avere un corpo come il tuo. Sai quanti ragazzi mi sbaverebbero dietro?” “Oggi è la giornata dei complimenti. Cosa vi è preso?” “Mamma tu sei una bella donna e noi non abbiamo fatto altro che riconoscerlo. Tieni conto che non ti abbiamo mai vista nuda. Vedere il corpo nudo di nostra madre è stato, per me e mio fratello, un fatto straordinario ed allo stesso tempo meraviglioso. Mio fratello ne è rimasto scioccato; io, invece, ti dico che se non fossi mia madre mi proporrei per entrare nel tuo letto. Ti scoperei fino a farti svenire dal piacere.” “Sei per caso impazzita tutta di un colpo. Sei mia figlia con quale ardire ti permetti di dire che mi scoperesti. Sei per caso lesbica.” “No, mamma. Non sono lesbica. Sono una donna che ha già provato cosa significa amare un uomo o una donna. Tu sei una donna talmente bella che susciti negli esseri come me e mio fratello gli istinti più animaleschi che possano esserci. Il guaio è che sai di essere desiderata e godi quando altri occhi si posano sulle tue fattezze.” “Questo è un giorno pieno di novità. Ho appena saputo che mia figlia desidera scoparmi. Che forse anche mio figlio è dello stesso avviso. Che mia figlia a sedici anni ha già fatto esperienze sessuali sia con uomini che con donne. Ne devo dedurre che non sei più vergine?” “Mamma, tu hai perso la tua verginità all’età di 14 anni. Ne rimanesti scottata. Papà si prese il tuo fiorellino e ti ingravidò. Io l’ho data questa estate e da allora non mi sono lasciata scappare nessuna occasione. Sta tranquilla. Non corro il pericolo di restare incinta. Prendo la pillola. La tua ginecologa è brava. È prodiga di consigli. Non vuole danaro per le sue visite. Si fa pagare in natura.” “Ti fai scopare dalla mia ginecologa? Hai detto che questa estate hai perso la tua verginità? Com’è potuto accadere? Nella nostra villa di montagna oltre me e tuo fratello non c’era nessun altro e nessun uomo è venuto a trovarci o si è fatto vedere nei paraggi. La tenuta è abbastanza isolata.” “Mamma, un uomo c’era. Pensaci.” “Ma no che non c’era. L’unico ragazzo presente era tuo fratello.” “Appunto. Visto che c’era.” “Vuoi forse dire che … Tu … Tuo fratello … Insomma voi due avete fatto sesso. Vi siete accoppiati. Sapete cosa avete fatto? Siete fratello e sorella. Come avete potuto? È una cosa vergognosa.” “Mamma. Io e Peter siamo coscienti di quello che abbiamo fatto. Per tutta l’estate ci siamo amati. È stato bello. Abbiamo vissuto una meravigliosa storia d’amore. Poi come tutte le cose belle, con il rientro dalle vacanze tutto è finito. Non del tutto. Ogni tanto, io o lui, ci facciamo visita nelle nostre camere e ci amiamo.” “Fate sesso qui? E quando?” “Quando tu e babbo non ci siete.” “Questo è un argomento che deve essere approfondito, Voglio sapere tutto di voi due. Ora non c’è tempo. Si avvicina l’ora di cena e dobbiamo prepararci. Tuo padre non gli piace aspettare. Dopo cena verrò a trovarti nella tua camera e continueremo il discorso.” Usciamo dall’acqua; indossiamo gli accappatoi ed ognuna si avvia verso la propria camera. Ho la testa che mi sta scoppiando. Janet mi ha detto delle cose che non avrei mai pensato che potessero accadere nella mia famiglia. Mio figlio e la sorella si sono accoppiati come fossero bestie in calore. Non hanno minimamente pensato che il loro amplesso è incestuoso. Se ne sono fregati. La cosa che mi fa più rabbia e che lo hanno fatto in casa e senza che io mi accorgessi di cosa stesse accadendo sotto i miei occhi. A sentire Janet continuano ad accoppiarsi ancora. A tavola i miei occhi non si staccano dai loro volti. Li osservo cercando di capire cosa passa nella loro mente. Sono impassibili. Non tradiscono alcuna emozione. Verso la fine della cena due fatti mi mandano in tilt. Il primo riguarda Peter. Si alza. Si scusa dicendo che deve andare in bagno. Nel passare alle mie spalle si ferma il tempo necessario. “Mamma, oggi sei più bella degli altri giorni.” Si china e mi da un bacio sulla guancia. Nel ritrarsi sfiora il mio orecchio e in un soffio mi sussurra: “Sei eccitante. Ti scoperei.” Va via. Mio marito sorride. “Questo è un giorno da ricordare. Tuo figlio ha elogiato la tua bellezza.” Povero amore. Non ha sentito la frase sussurratami. Non sa che razza di maiale è suo figlio. Non mi sono ancora ripresa dalla sorpresa che sento una pressione contro le mie gambe. È il piede di mia figlia che cerca di farmi allargare le cosce. È troppo. Di scatto mi alzo e vado in cucina. Mi avvicino al lavello. Ho il viso in fiamme. Apro il rubinetto dell’acqua e mi rinfresco il viso. Sto ancora con le mani poggiate sul bordo del lavello che sento due braccia cingermi la vita e stringermi. Una dura protuberanza preme contro il mio culetto. In un primo momento penso sia mio marito. Mi sbaglio. Due labbra si posano sul mio collo e mi baciano. Non nascondo un brivido. Giro la testa e lo vedo. È mio figlio. Mi guarda fisso negli occhi. “Mamma, ti amo. Ho voglia di fare sesso con te. Desidero chiavarti.” Non gli manca certo il coraggio. È di una crudezza eccezionale. Più chiaro di così non può dirlo. Per l’intera durata della cena ho cercato di intuire quello che mi ha fatto capire la sorella e che il mio subconscio ha già captato quando l’ho visto, fermo, a guardarmi mentre nuoto, nuda, in piscina. “Sei pazzo.” Mi libero dall’abbraccio e scappo in camera mia. Sono sconvolta. Il mio Peter vuole chiavarmi. Anche Janet vuole entrare nel mio letto e scoparmi. No, non può essere. Sto sognando. I miei figli non sono umani. Si comportano come animali appartenenti allo stesso branco dove il grado di parentela non viene riconosciuto. Dal mio ventre sono nati due pervertiti. Cosa ho fatto per meritare un tale castigo. La mia mente è attraversata da pensieri osceni. Sono spossata. Mi addormento senza spogliarmi. Il mio sonno è disturbato da incubi. Sogno di essere una giumenta e di far parte di un branco di cavalli composto da uno stallone, da una giumenta, da una giovane puledra e da un puledro. Lo stallone è il capo del branco. E lui ad avere il diritto di montarmi. Il puledro è in competizione con il capobranco. Più volte viene ad annusarmi; cerca di possedermi. Gli viene impedito dal pronto intervento dello stallone. I due lottano. Si scambiano calci e morsi. Stanno combattendo per la supremazia. Chi vince avrà il dominio. È la legge della natura. Il puledro riesce a sconfiggere il vecchio stallone. Da quel momento è lui il capobranco. È lui ad avere diritto di montare le femmine del branco. Lo vedo avvicinarsi alla puledra. Si porta dietro di lei. L’annusa. La cavallina solleva la coda facendogli capire che è pronta a riceverlo. Il mio sguardo si sposta sotto al ventre del puledro. Un enorme fallo, talmente grosso da sembrare un ariete, gli è sbucato fra le zampe. Il vincitore si solleva sulle zampe posteriori e poggia le zampe anteriori sulla groppa della giovane giumenta. Il fallo animalesco è puntato contro la vagina della puledra. La penetra e lo affonda nel ventre della cavalla per tutta la sua lunghezza. Pochi attimi ed il rito della monta si compie. Un nitrito è il segnale che il giovane stallone ha scaricato il suo liquido seminale nel ventre della puledra. Poi, non ancora appagato dal precedente rapporto, si porta dietro di me. Il rituale si ripete. Sento le sue zampe sulla mia groppa e il grosso glande che cerca di penetrarmi. Lancio un grido e mi sveglio. Sono madida di sudore. Mi trovo distesa, nuda, sul letto. Al mio fianco c’è mio marito che sta russando. Credo che sia stato lui a spogliarmi. Non mi ha sentita. Mi alzo e vado in bagno. Mi infilo nel vano doccia ed apro l’acqua che scorre sul mio corpo raffreddando la mia eccitazione. Il mio pensiero corre al sogno. Il vecchio stallone è mio marito. Il vincitore dello scontro è mio figlio. Ha già posseduto la giovane puledra che è la sorella ed ora vuole possedere la giumenta che sarei io, ovvero sua madre. Questo pensiero mi tortura la mente. Esco dalla doccia e mi guardo allo specchio. Ho il viso stravolto. Faccio scorrere lo sguardo sul mio corpo. Guardandomi allo specchio mi rendo conto della verità. Sono una bella e piacente donna e mio figlio è un uomo. Lui non è diverso dagli altri. Mio figlio non mi vede come la sua mamma. Peter vede in me una donna e in quanto tale vuole possedermi. Devo assolutamente fare qualcosa per distoglierlo dalle sue insane voglie. Ancora tutta bagnata vado in giardino e mi stendo su un lettino. È l’alba. Mi addormento. Due cose mi svegliano. Una è il sole che scotta e l’altra è una piacevole sensazione che percorre il mio corpo. Apro gli occhi e cosa ti vedo? Mia figlia che ha puntati nei miei occhi i suoi profondi occhi neri. Non solo. Sta facendo vorticare la punta della sua lingua intorno ad uno dei miei capezzoli. E’ tale il piacere che provo che non mi sottraggo. Per lunghi attimi lascio che quella lingua continui la sua danza sul mio capezzolo. Poi la realtà. Sbarro gli occhi e con un balzo mi alzo dal lettino. “Cosa stai facendo?” Janet, anche lei nuda, si alza. Si avvicina. Mi cinge la vita con le braccia e mi da un bacio sulle labbra. “Ieri sera ti ho aspettato invano.” Ho ancora i capezzoli duri e il piacere non ha ancora abbandonato il mio corpo. “Non sfuggire alla domanda che ti ho fatto. Perché non rispondi?” Janet mi stringe contro il suo giovane corpo. Le sue mammelle si schiacciano sulle mie. Anche i suoi capezzoli sono inturgiditi. “Ti è piaciuto? Non negare. Ho sentito il tuo corpo rispondere positivamente alle sollecitazioni della mia lingua sul tuo capezzolo. Ti è talmente piaciuto che i tuoi capezzoli sono ancora duri. Vuoi che continui? Vedrai sarà bello.” Arrossisco. Ha ragione. Mi è piaciuto. Avrei voluto che non smettesse. “Quello che hai fatto non è permesso farlo. Sei mia figlia.” “Mamma se mi dici chi è che ha detto o sancito che una figlia non può amare i propri genitori smetterò di importunarti.” “È scritto nella legge che regola i rapporti tra genitori e figli. Quello che tu vuoi fare con me si chiama incesto.” ”Dai Maya. Lo sai che hai un bel nome. Quando lo pronuncio mi eccito. Le leggi le hanno scritte gli uomini e possono essere cambiate. Lo so che si chiama incesto. Come già ti ho detto l’ho già consumato con tuo figlio. Non mi ha spaventata allora e non mi spaventa adesso. Seguimi.” Mi prende una mano e mi guida verso la casa. Non mi ribello. Imbambolata la seguo. Il mio cervello è preda di pensieri osceni. Fra poco mia figlia mi piegherà alle sue voglie. La ragione mi dice di ribellarmi. Il mio corpo invece reclama il diritto di godere. Raggiungiamo la sua camera. Entriamo e lei chiude la porta con la chiave. Sono sua prigioniera. Guardo il letto. Su quel giaciglio sta per consumarsi un atto insano. Mia figlia mi possiederà ed io non mi ribellerò. Voglio che accada. Il mio corpo lo reclama. Janet si porta alle mie spalle. Mi circonda con le braccia e poggia le sue mani sulle mie mammelle. I miei capezzoli spingono contro il centro del palmo delle sue mani. Mi stringe contro il suo giovane corpo. Avverto le sue giovani mammelle schiacciarsi sulla mia schiena. I suoi capezzoli sono talmente duri che sembrano due chiodi che vogliono perforarmi. “Dio, mamma che tette stupende che hai.” L’indice ed il pollice di entrambe le mani si impossessano dei miei capezzoli. Li strizza, li fa ruotare su loro stessi, li tira in avanti come se volesse allungarli. La libidine si sta impossessando del mio corpo. Rovescio la testa all’indietro e la poggio su una sua spalla. “Brava, mamma. È così che ti voglio. Lasciati andare. Vedrai ti piacerà tanto quello che farò che mi implorerai di non smettere.” Janet continua a torturare i miei capezzoli strappandomi lunghi gemiti di piacere. Sento la micina miagolare e allo stesso tempo lacrimare. Mi sto bagnando. Dalla mia vagina colano copiose secrezioni vaginali. Allargo le gambe. È il momento atteso da Janet. Con una mossa veloce mi fa stendere sul letto e a sua volta si distende sul mio corpo. Forse perché è più alta di me; forse lo ha fatto apposta ma le sue mammelle sono sul mio viso ed i suoi capezzoli sfiorano le mie labbra. “Dai, mamma, succhiami le tette.” Oramai i miei freni inibitori sono caduti. Dischiudo le labbra ed aggancio un capezzolo di una delle mammelle di mia figlia. Lo stringo fra le mie labbra e lo titillo con la lingua. Janet geme. “Sììì, mamma. Continua così. Dio come mi piace.” Quelle frasi di piacere stimolano la mia vera natura fino ad oggi repressa. Il mio desiderio di darmi è forte. Mi avvento sulle mammelle di mia figlia come una bambina affamata. Pur sapendo che non contengono latte, a turno, succhio i capezzoli di mia figlia con voracità. Sono squisiti. Devo ricordarmi, quando partorirà i suoi figli, di partecipare a svuotarle le mammelle del latte che produrranno. Dovrò ubriacarmi del suo latte. La mia suzione la sta mandando in estasi. I suoi occhi sono puntati nei miei. Il suo sguardo è carico di libidine. Spetta a me farla scaricare. Cambio posizione. Mi stendo sopra il suo corpo con la testa puntata verso le sue gambe. La mia lingua guizza verso l’esterno e, veloce come quella di un serpente, vibra sul bianco corpo di mia figlia. Lo lecco non risparmiando un solo cm di quella pelle vellutata. Striscio su di lei e mi avvicino sempre di più al punto di non ritorno. Scariche di piacere attraversano il corpo di mia figlia. Sento il suo corpo fremere sotto l’azione della mia lingua. I suoi gemiti si fanno più forti. Dopo essermi fermata per pochi secondi a leccarle l’ombelico finalmente la mia bocca raggiunge l’agognato traguardo. Janet ha allargato le cosce. La sua vulva, completamente depilata, è lì che aspetta la mia bocca. La guardo. La natura non poteva non creare una sì meravigliosa sorgente di vita. Mi ci avvento sopra con la mia bocca e la bacio. La mordo strappandole grida di dolore. La lecco. La mia lingua si insinua fra lo spacco che divide in due le grandi labbra e trova, in attesa, gonfie e pulsanti, le piccole labbra. Le lecco. La mia lingua continua la sua esplorazione. Trova l’orifizio vaginale e vi si addentra. È pieno di secrezioni. Le lappo. Sono squisite. Un po’ asprigne ma gustose. Un grido prorompe dalla gola di mia figlia. Il suo corpo si solleva e poi si abbatte sul letto. Sta godendo. La vagina continua a produrre umori in abbondanza. Faccio un pò fatica a lapparli evitando che vadano persi. Svuoto quel magnifico orifizio pulendolo di tutte le sue secrezioni. Stacco la bocca da quella meraviglia e un luccichio attira la mia attenzione. Lo vedo. È il suo clitoride. E’ bellissimo. È uno splendore vederlo li, che si erge maestoso tra le pieghe della prima meraviglia del mondo. Non resisto. La mia lingua si proietta sul glande del clitoride e guizza veloce sull’intera superficie. Lo lecco. Janet lancia guaiti uno dietro l’altro. Circondo con le labbra quel meraviglioso organo del piacere e lo succhio. Le pratico un pompino. Per meglio eseguire la mia azione sul clitoride di mia figlia sono costretta ad allargare le cosce posizionando ognuna ai lati della testa di Janet. È quello che aspettava. Non ho la fica depilata come la sua. La mia micina è ricoperta da una folta foresta di peli neri. Janet si aiuta con le dita ad aprirsi la strada verso la mia vagina. Di colpo sento la sua bocca alitarmi contro le grandi labbra e subito dopo la sua lingua guizza veloce verso l’interno del mio orifizio vaginale che è pieno di umori. Mia figlia, aiutandosi con la lingua, convoglia nella sua gola il prodotto del mio godimento. Poi si avventa sul mio clitoride e lo succhia. Uno sconvolgente 69 ha inizio. Mia figlia ha un modo fantastico di succhiarmi il clitoride. Lo tratta come fosse un capezzolo da cui far sgorgare latte. con la lingua lo schiaccia contro il palato e con le labbra lo munge. Non riesco a trattenermi e un urlo mi sale in gola e si perde nella stanza. Raggiungo un forte orgasmo che scarico nella gola di mia figlia. Sono talmente presa dal piacere che Janet mi sta donando che non mi accorgo che un fascio di luce proveniente dal bagno ha invaso la camera. Janet mi cinge i fianchi con le braccia e mi stringe come se volesse bloccarmi. Anche le sue gambe si stringono contro i lati della mia testa. In un primo momento penso sia la reazione ad un suo orgasmo. Un cigolio del letto mi fa capire che qualcosa d’altro sta per accadere. Il vorticare della lingua di mia figlia sul mio clitoride diventa frenetico. Poi il contatto. Il grosso glande di un cazzo preme contro la mia vulva e cerca di farsi strada fra le grandi labbra. Due forti mani premono sui miei glutei tenendomi ferma. L’asta incomincia a penetrarmi. Un corpo si stende sulla mia schiena. Mi circonda il torace con le braccia e si ancora alle mie mammelle. Un unico colpo e il cazzo affonda fino alla radice nel mio ventre. Il glande urta contro il mio utero. Dio, com’è grosso. Mi sta spaccando in due. Cerco di divincolarmi. Riesco a liberare la testa dalla stretta delle cosce di Janet. La giro verso colui che mi sta violentando e lo vedo. È Peter, mio figlio. Ha un ghigno da sadico dipinto sul volto. Perché non sono sorpresa? “Pazzo. Cosa stai facendo? Sono tua madre. Non puoi; è insano.” Peter avvicina la sua bocca al mia nuca e la morde. I suoi denti si stringono sul mio collo strappandomi un mugolio di piacere. “Mamma. Ti amo.” Tenendosi sempre aggrappato alle mie mammelle incomincia a stantuffare il suo cazzo nella mia vagina. Mi sta chiavando. “Fermati. Sei ancora in tempo. Ti prometto che farò finta che non sia accaduto niente. Dimenticherò tutto.” “Non posso fermarmi. Sono anni che aspetto questo momento.” I suoi affondi si fanno più veloci. Il mio io incomincia a cedere. Non nascondo che mi piace ospitare nella mia vagina un cazzo di quelle dimensioni. Janet aiuta il fratello continuando a succhiarmi il clitoride. Un grugnito mi annuncia che mio figlio sta per godere. Il terrore si fa strada nel mio cervello. “Esci. Non venirmi dentro. Io non prendo la pillola.” Troppo tardi. Sento la vagina inondarsi di caldo liquido seminale. Dio, quanto ne ha. Sembra un fiume in piena. Un ultimo forte colpo contro le mie natiche e si abbatte esausto sul letto. E’ il momento. Mi libero dell’abbraccio di mia figlia e scendo dal letto. Lo sperma di Peter cola lungo le gambe. “Maledetto! Cosa hai fatto? E tu? Piccola ruffiana. Non credere che te la caverai a buon mercato.” Mi giro e vado alla porta. Prima di uscire mi volto a guardarli ancora una volta. Mia figlia è distesa sul corpo di mio figlio è si stanno baciando. Sì. Sono due depravati. Corro in camera e mi precipito sotto la doccia. Porto la mano fra le cosce e con un dito raccolgo un rivolo di sperma. Lo guardo. È di un colore perlaceo. Lo strofino contro l’altro dito. È denso e appiccicaticcio. Inconsciamente avvicino le dita impiastricciate dello sperma di mio figlio al naso e le annuso. L’odore è gradevole. Le avvicino alla bocca e le lecco pulendole di quel prezioso e denso liquido. Lo schiaccio contro il palato e faccio schioccare la lingua. È gustoso. Lo ingoio. È pur sempre lo sperma di mio figlio. Apro l’acqua e la faccio scorrere sul mio corpo. Le mie mani scorrono, lascive, sulla bianca pelle soffermandosi sulle zone erogene. Nonostante la repulsione che sento per quello che è accaduto, non riesco a nascondere il piacere che ho provato quando il cazzo di mio figlio spadroneggiava nella mia vagina. Ed è con quest’ultimo pensiero nella mente che accarezzo la mia micina. Le mie dita si fanno largo fra la foresta di peli e si introducono nello spacco vaginale. Do così vita ad una forsennata masturbazione. Raggiungo l’orgasmo e vengo. Raccolgo i miei umori con le dita della mano e li porto alla bocca leccandoli ed ingoiandoli. Cosa mi sta succedendo? Ho goduto al pensiero di mio figlio che mi chiava. E mia figlia? Di quello che è avvenuto nella sua camera c’è il suo zampino. Sono sicura che è stata lei ad organizzare il tutto. Anche lei dovrà pagare. La mia vendetta sarà dura. Di una cosa sono certa. Dell’accaduto mio marito non dovrà sapere niente. Esco dalla doccia e avvolta in un accappatoio vado a sedermi su una poltrona. La mente è occupata nella ricerca di un piano per la mia vendetta. Dopo essermi scervellata giungo alla conclusione che l’unico modo di vendicarmi è di usare il mio corpo come strumento. La armi non mi mancano. Mio figlio vuole possedermi? Bene. Vedremo chi la vincerà.? Sì, è vero mi ha chiavata. Ma non è stato come voleva. Mi ha avuta con l’inganno e con la complicità della sorella. Io non l’ho amato. Non mi ha posseduta E questo non gli è andato giù. Come primo passo obbligo mio marito a licenziare la guardia del corpo. Per i miei scopi devo essere libera nei movimenti. Non devo avere qualcuno che mi aliti sul collo. Poi mi prendo un periodo di vacanza. Mi chiudo in un istituto di bellezza e mi sottopongo a una pesante cura a base di massaggi, bagni di fango e saune. Ne esco con il corpo rinfrancato. La prima mossa è quella di togliere le chiavi da tutte le camere da letto. La seconda e di liberarmi dei miei indumenti intimi. Niente più mutandine e niente più reggiseno. Durante la permanenza nell’istituto mi sono fatta depilare la vulva. Chi lo ha fatto mi ha raccomandato che, se voglio tenerla sempre liscia e morbida, devo assolutamente radermi tutti i giorni con creme depilanti e massaggiarla con creme idratanti ed emollienti. Ho già in mente chi sarà il mio depilatore di fiducia. Con uno specchio posto fra le gambe la guardo. Mi rendo così conto di avere una vulva bellissima e capisco le ragioni di mio marito che ha continuamente, quando facciamo sesso, la testa fra le mie gambe a leccarmi la vagina. Questa sera gliela mostrerò e mi godrò la sua reazione La mia famiglia non sa che sono rientrata. Mi preparo ad accoglierli. Indosso calze nere a maglie larghe con reggicalze. Niente mutandine. Il tutto ricoperto da una gonna lunga fino al ginocchio. Sopra un pullover con una scollatura vertiginosa e senza reggiseno. Credo che basti a far impazzire il più impassibile degli uomini. Mi siedo in poltrona, accavallo le gambe ed aspetto. La prima ad arrivare è Janet. Appena mi vede si lancia in avanti per abbracciarmi. “Mamma, finalmente sei tornata. Mi sei mancata.” Prima che le sue braccia mi circondino stendo un braccio e la fermo. So che se riesce ad abbracciarmi non sarò più capace di allontanarla. Mia figlia mi piace. Non ho dimenticato il vorticare della sua lingua sul mio corpo ne della sua bocca succhiarmi il clitoride. Purtroppo, se voglio portare a termine i miei propositi, devo avere la forza di respingerla. La mia è un’accoglienza fredda e distaccata. “Ciao. Io non ho sentito (non è la verità) affatto la tua mancanza. Vedo che stai bene.” Janet mi guarda con occhi pieni di interrogativi. Si lascia andare sul divano e resta in silenzio. È il momento del rientro di mio marito che accolgo andandogli incontro. Lui mi abbraccia. “Finalmente sei tornata?” gli rispondo poggiando le mie labbra sulle sue e, sotto gli occhi carichi di invidia di mia figlia, do vita ad un bacio carico di libidine. Quando le effusioni hanno termine mio marito mi dice che ha bisogno di una doccia. Gli rispondo che può andare e che mi aspetti in camera perché voglio mostrargli una cosa e che voglio anche parlargli. Sono di nuovo sola con mia figlia. Il silenzio viene rotto dalla voce calda di Janet. “Mamma perché mi scacci. Ho atteso il tuo ritorno con trepidazione. Io ti amo e non posso più stare senza poter stingerti a me. Mi sei entrata nel sangue.” “Lo so. Fra noi due avrebbe potuto esserci un bellissimo rapporto. Nel momento in cui hai aiutato tuo fratello a prendere possesso del mio corpo lo hai rovinato. Ero pronta a fare di te la mia amante. Sei stata tu a non volerlo.” “Perdonami. Avevo creduto che Peter ti piacesse. Ho pensato che il fatto che fosse tuo figlio ti bloccava. Così ho organizzato in modo da farvi incontrare. In seguito ho capito che la mia iniziativa si è rivelata un disastro. Non ho saputo aspettare. Volevo solo la felicità tua e di mio fratello.” Su di un fatto ha ragione. Suo fratello mi piace. “Dovevi lasciare che il destino facesse il suo corso. Ti rendi conto che mi avete trattata come una puttana. Hai aiutato Peter, tuo fratello, mio figlio, ad usarmi violenza. Hai permesso che accadesse nel momento in cui ci stavamo amando. Era la mia prima volta con una donna. Mi piaceva. Come puoi pensare che io possa perdonarti? Dovrei dimenticare. Forse ci riuscirò. Il tempo sarà giudice e medico. Lasciami sola.” Janet va via, Ed ora pensiamo a ricevere il bastardo. Finalmente arriva. Il suo ingresso nel salone è di un giovane leone che ha fiutato la sua preda. Si avventa su di me e mi riempie di baci ed abbracci. Non nascondo che la sua irruenza mi coinvolge. Mentre lui si spreca nelle effusioni la scena di quando mi ha chiavata riaffiora nella mia mente. Ricordo il momento dell’orgasmo. Godetti come solo una ninfomane può farlo. Maledico Janet per avermi fatto vivere attimi di intenso piacere. Sento la mia micina miagolare e lacrimare. Con uno sforzo mentale riporto la mia mente alla realtà. Con uno scatto mi libero dal suo abbraccio e gli mollo due schiaffi talmente forti da lasciargli l’impronta delle dita sulle guance. Lui mi guarda meravigliato. “Mamma! . . .” “Cosa credevi? Non sono tornata per sentire le tue mani sul mio corpo. Non ho dimenticato quello che hai fatto. Tu non sei mio figlio. Tu sei un maiale. Da oggi in questa casa ci saranno nuove regole. La prima è che tu mi stia lontano e quando, per necessità, devo subirmi la tua presenza sei tenuto a far si che la distanza fra noi due sia di almeno un metro. Niente più baci e niente più abbracci. Se potessi ti impedirei anche di guardarmi. Le tue voglie dovrai scaricarle nel cesso. In alternativa ti farai consolare da tua sorella che è ben disposta ad accoglierti fra le sue cosce. Se solo tenterai di avvicinarti a me con intenti libidinosi giuro che prima ti ammazzo e poi vado a denunciarti.” Peter è completamente annichilito. Come un automa si alza ed esce dalla stanza. Lo vedo allontanarsi con il capo chino. Un moto di soddisfazione si impossessa della mia mente. Sorrido. I primi passi sono fatti. Forse ho calcato troppo la mano ma andava fatto. Devono capire che io sono l’unica padrona del mio corpo e solo io posso concedermi. Non sarò la loro schiava pronta ad allargare le cosce ad ogni loro richiesta. L’ho fatto con Janet e dopo lo avrei fatto anche con Peter. La loro irruenza e la loro fretta ha mandato all’aria quello che mi ero proposta di fare. Li amo entrambi e li voglio distesi nel letto ai miei lati. Il tutto, quando accadrà, deve restare circoscritto alle nostre camere da letto. Una sola persona dovrà esserne a conoscenza: mio marito. So come convincerlo. Lo raggiungo. È appena uscito dalla doccia. Ha il corpo ancora bagnato. L’acqua luccica sul suo corpo. Dio come è bello. Quest’uomo è mio marito. Mi avvicino. Gli sono di fronte. Abbasso lo sguardo indirizzandolo in mezzo alle sue gambe. Il cazzo gli pende floscio. Allungo una mano e lo circondo con le dita. un fremito lo attraversa. Nonostante sia floscio ha una circonferenza abbastanza grossa. Lo stringo. Mio marito chiude gli occhi ed alza il viso verso il soffitto. Lancia un gemito. Il passo successivo mi viene naturale. Mi piego sulle ginocchia ed avvicino la mia bocca a quella meravigliosa creatura attaccata al pube del mio uomo. Tiro fuori la lingua e lecco il grosso glande. Poi faccio scorrere la lingua su tutta la lunghezza dell’asta di carne. Sotto i colpi della punta della lingua il cazzo ha dei fremiti. Si sveglia dal sonno e comincia a crescere. Diventa più lungo e più duro. Ho raggiunto lo scroto. Contiene due grosse uova: i testicoli. Apro la bocca e li circondo con le labbra. Li succhio. Hanno un buon sapore. Il profumo del sapone con cui si è lavato penetra le mie narici. Ricomincio a risalire, leccando, lungo la lunghezza del palo di carne. Arrivo in cima. Il grosso glande è alla portata della mia bocca. Dischiudo le labbra e lo faccio entrare. Sento la punta stuzzicarmi l’ugola. Serro le labbra e succhio. Mio marito porta le mani dietro la mia nuca e accompagna i movimenti della mia testa. Lo sento mugolare più volte e sempre più forte. Il pompino che gli sto facendo lo manda in estasi. Di colpo le sue mani bloccano la mia testa e la spingono contro il suo pube. Avverto il glande spingere contro la mia ugola. Sta per venire. Cerco di tirarmi indietro. Niente da fare. Il vulcano erutta ed il suo primo fiotto di magma perlaceo e denso arriva direttamente nella mia gola. Lo sperma colpisce l’ugola e, superandola, si inoltra nella trachea e scende giù raggiungendo il mio stomaco. Al primo ne seguono altri meno copiosi ma altrettanto potenti. Ingoio con ingordigia il tutto. È squisito Con le labbra lo mungo per fargli espellere eventuali residui di sperma fermi nel condotto uretrale. Non una goccia deve andare perduta. Con la lingua pulisco il grosso glande e lo libero dalla prigione costituita dalla mia bocca. Mi rimetto in piedi. “Ti è piaciuto?” “Lo sai, cara. Ogni volta che mi succhi il cazzo per me è come prendere il cielo con le mani. Cosa devi farmi vedere?” Mi giro dandogli le spalle. Mi spoglio. Mi dirigo verso la poltrona. Mi ci siedo. Tiro su le gambe e allargo le cosce poggiandole sui braccioli della poltrona. “Guarda e dimmi se così ti piace?” La mia grossa vagina, libera dai peli, è sotto i suoi occhi. lui la guarda affascinato. “L’hai depilata? Dio com’è bella. Hai una vulva favolosa.” Si mette in ginocchio e fionda la sua testa fra le mie cosce. La sua bocca è sulle mie grandi labbra. Le bacia. Le morde. Le lecca. La sua lingua si insinua nella fenditura che separa le grandi labbra. Lo aiuto ponendo le dita delle mani sulle due collinette ed esercito una leggera pressione verso l’esterno. Le grandi labbra si aprono mostrandogli le piccole labbra che proteggono l’orifizio vaginale. Lui le circonda con la bocca. Prima le fa vibrare con la punta della lingua e poi le strizza con le labbra strappandomi un forte nitrito di piacere. Il mio uomo sa come trattare la mia micina. Sento la punta della sua lingua penetrare la mia vagina. E’ dentro l’orifizio vaginale. Ne saggia le pareti. Lappa le secrezioni che, abbondanti, riempiono la mia vagina. un forte orgasmo mi sta assalendo. Grido e vengo. La sua lingua è un cucchiaio. Raccoglie i miei succhi e li convoglia nella sua bocca. Non mi da tregua. Rivolge la sua attenzione al mio clitoride. Prima lo titilla con la punta della lingua poi lo imprigiona fra le labbra e lo succhia. Mi fa un pompino. È sublime. Avverto il montare di un secondo orgasmo. Mi arriva al cervello. Un urlo rompe il silenzio della camera. Vengo. Mio marito beve il frutto del suo lavoro di lingua. Riverso nella sua bocca tutto il mio piacere. Lo amo. Non mi resta che completare l’opera. E’ in quella che mi accorgo che ci stanno spiando. I miei due violentatori sono lì, sulla soglia dell’entrata della camera e ci stanno guardando. Un sorriso beffardo si dipinge sul mio viso. Voglio vederli sbavare. Il mio piacere si raddoppierà. “Dai amore. Chiavami. La mia figa è pronta a ricevere il tuo cazzo. Sfondala con il tuo ariete.” Mio marito si alza. “È una posizione scomoda.” “Ci penso io.” Mi alzo e lo faccio sedere al mio posto. Mi giro dandogli le spalle. Allargo le cosce. Mi siedo sulle sue gambe. Lui capisce. Afferra il suo cazzo con la mano e guida il glande fra le grandi labbra e mi penetra. Dopodiché le sue mani risalgono lungo il mio corpo e si fermano sulle mie tette. Lentamente incomincio a cavalcare. Il pene di mio marito entra ed esce dalla mia fica. Le mie mammelle sembrano due campane. Sto offrendo ai due maiali uno spettacolo che non hanno mai creduto di poter vedere il loro padre mentre mi chiava. È un atto che li coinvolge. I loro occhi sono sbarrati e denunciano che la libidine li sta assalendo. Vedo Peter spostarsi dietro la sorella e cingerla con le braccia. Le sue mani si fanno largo nell’apertura della camicia da notte ed afferra le tette di Janet liberandole dal chiuso. La piccola troietta lancia un flebile gemito di piacere. Rendo la scena più eccitante aumentando l’andatura del sali – scendi sul cazzo di mio marito accompagnando i movimenti con lunghi nitriti. Intanto Janet si è sollevata la camicia da notte e si è chinata in avanti offrendo a suo fratello la possibilità di possederla. Peter la penetra standole dietro e la chiava. È talmente grande la loro eccitazione che raggiungono l’orgasmo congiuntamente e prima di me. Poi spariscono. Vederli chiavare ha aumentato la mia carica di libidine. Infatti dopo pochi istanti anche per me e mio marito giunge il momento del godimento. Insieme veniamo. avverto i fiotti di sperma infrangersi contro il mio utero. E’ bello sentirsi riempire il ventre di caldo sperma. Poi sento il cazzo di mio marito perdere la durezza ed afflosciarsi. Mi alzo liberandolo dalla stratta della mia vagina e lo invito a seguirmi sul letto. Ci stendiamo l’uno al fianco dell’altro. I nostri sguardi si incrociano. Le sue mani sono ferme sulle mie mammelle e le sue dita giocano con i miei capezzoli. “Pierre (è il nome di mio marito) ho da dirti dell’accaduto di un fatto grave. Promettimi di non andare in escandescenze. E smetti di giocare con i miei capezzoli altrimenti non riesco a parlare.” “È urgente quello che hai da dirmi. Non puoi rinviare. Ho una voglia matta di succhiarti le tette.” Allungo una mano fra le sue gambe e gli tasto il cazzo. È di nuovo in tiro. Gli do una strizzata. “Questo può aspettare. Devo parlarti dei nostri figli.” “Dio, come sei seria. Cosa hanno fatto?” “Si sono accoppiati.” Le sue dita strizzano con forza i miei capezzoli facendomi male.” “Mi fai male.” “Scusami. Sei sicura di quello che dici? A te chi lo ha detto?” “È stata Janet. Parlando di rapporti sessuali mi ha detto che lei non è più vergine e che l’uomo che l’ha resa donna è stato suo fratello. E’ successo durante le vacanze. Si sono amati e ancora oggi si amano.” “Vuoi dire che continuano ad accoppiarsi. Il nostro Peter chiava la nostra Janet.?” Mentre parliamo constato che il suo cazzo è diventato più duro e lo sento pulsare. Un pensiero mi sfiora. “Perché pensi che lo abbia confessato?” “Lo stesso giorno mi confidò che ero la donna dei suoi sogni. Che aveva desiderio di fare sesso con me. Fui talmente sconvolta che scappai via. La sera, mentre eravamo a tavola, se ricordi, tuo figlio si alzò e prima mi baciò e poi in un orecchio mi sussurrò che avrebbe voluto chiavarmi. Scappai in cucina. Lui mi raggiunse e abbracciandomi rifece la sua richiesta. In preda a quelle sconvolgenti ed insane richieste. Scappai nella nostra camera dove tu mi trovasti addormentata e provvedesti a spogliarmi. È l’alba quando esco in giardino. Sono nuda. Mi stendo sul lettino e mi riaddormento. La sveglia me la da tua figlia leccando i miei capezzoli. Cerco di ribellarmi. Non ci riesco. Mi porta in camera sua e vincendo le mie resistenze ci amiamo.” Il suo cazzo ha un guizzo. “Hai fatto sesso con tua figlia?” “Si. E non solo.” “C’è dell’altro?” “Mentre i nostri corpi erano aggrovigliati e le nostre bocche ci davano piacere un uomo è salito sul letto e mi ha penetrata standomi dietro. Ho girato la testa e l’ho visto. Era tuo figlio. Il tuo Peter mi stava chiavando. L’ho implorato di non farlo. Non ha voluto sentire ragioni. Ha detto che era troppo tempo che desiderava chiavarmi. Ha scaricato nel mio ventre tutto il desiderio accumulato. Esausto, ha sfilato il suo cazzo dalla mia vagina. Sono scappata. Come sai mi sono rifugiata in quell’istituto a meditare sulla vendetta da consumare nei confronti dei due maiali.” Finito il racconto il mio pensiero va alla turgidità del suo cazzo. Lo sento pulsare. Il racconto lo ha eccitato. “Cosa vuoi che faccia? Non posso certamente ammazzarli. Denunciarli? Saresti trascinata a risponderne anche tu. Ne nascerebbe uno scandalo. Le nostre attività ne risentirebbero. L’unica è che tutto resti secretato fra queste mura. Nessuno dovrà sapere quello che succede in questa casa.” Lo guardai. Una strana luce sprigiona dai suoi occhi. “E con loro che intenzioni hai?” “Ti aiuterò ad avere la tua vendetta.” “Come?” “Ho già una mezza idea. La prima ad essere punita dovrà essere quella che ha messo su tutto questo casino: nostra figlia.” Il pensiero sfioratomi durante il racconto che ho fatto prende corpo. “Di un po’. Non è che vuoi scoparti Janet?” “Domani sera invita tua figlia a raggiungerti in camera. Chiudi a chiave la porta e fatti amare.” “Vuoi ricambiarle lo scherzo? Vuoi che ti aiuti a possederla?” Con un ghigno dipinto sul volto mi risponde. “Lei non ha forse aiutato suo fratello a chiavarti?” “Tu non vuoi aiutarmi a vendicarmi. Tu vuoi chiavarti tua figlia. Usi me per raggiungere il tuo obiettivo. Da quando desideri deporre il tuo cazzo nel ventre di tua figlia?” Si sente scoperto. Arrossisce. “Ebbene sì. È da quando aveva 15 anni che sogno di scoparla. Non puoi immaginare quante seghe mi sono fatto pensando a lei. Non posso perdere questa occasione. Ti prego aiutami.” Quell’implorazione mi sconvolge. Pierre, mio marito, si sta dimostrando di essere un perverso. Nonostante questa constatazione non riesco a non amarlo. Del resto non posso condannarlo. Anch’io sono una pervertita. Mi è piaciuto sollazzarmi con mia figlia e in un altro momento ed in modo diverso mi sarebbe piaciuto anche farmi montare da mio figlio. “Sei una bestia come i tuoi figli. Comunque stai tranquillo. Ti aiuterò a possedere tua figlia.” La discussione finisce lì. Il resto della notte trascorre indisturbata. Il mattino vengo svegliata da colpi alla porta. Pierre non c’è. È già uscito. Grido di entrare. È Janet. Memore dell’accordo fatto con Pierre è d’obbligo allentare la tensione. “Vieni. Siediti qui. Sul letto.” Le faccio posto. Nello scostarmi faccio in modo che il lenzuolo mi scivoli fin sotto al seno. Le mie floride e bianche mammelle sono sotto i suoi occhi. Janet viene a sedersi. Il suo sguardo e puntato sulle mie tette. La sua lingua guizza veloce verso l’esterno e va a leccare le sue stesse labbra. La vista delle mie mammelle la sta eccitando. Sorrido. Il compito di attrarla in camera la prossima notte sarà più facile di quando si possa immaginare. Non voglio ingannarla. Deve sapere quello che l’aspetta. “Non vai a scuola? Il tuo amante è già uscito?” Lei arrossisce. “Si, Peter è uscito con babbo. Non mi va di andare a scuola. Ho preferito restare a casa per cercare di farmi perdonare per quello che ho fatto.” “Già fatto. Non ti serbo rancore. Mi ha fatto rabbia essere presa in giro. Mi sono sentita strumentalizzata. Quello che ho subito da tuo fratello sarebbe comunque successivamente accaduto. Venire nel tuo letto e fare sesso con te mi ha fatto superare il tabù dell’incesto. Questa sera vieni a trovarmi. Riprenderemo il discorso interrotto.” I suoi occhi si riempiono di scintille. Mi abbraccia e mi bacia. Tenta di agganciare un mio capezzolo con le labbra. “Eh, no. Niente acconti. Se vuoi puoi carezzarle ma non succhiarle. Per farlo devi aspettare stasera.” “Mamma; e papà?” “Sarà presente.” Il suo viso diventa cadaverico. “Amore non avere paura. Ho raccontato a tuo padre quello che è accaduto tra noi e mentre glielo esponevo ho constatato che si eccitava. Ho così capito che tu sei nei suoi sogni. Glielo ho chiesto e lui mi ha confessato che ti desidera da tempo e che si masturba pensando a te. Come vedi è della vostra, mi correggo, nostra stessa pasta. Ora, dimmi se sei disposta a riceverlo. In caso contrario questa sera sarò io a venire da te. Mi ospiterai nel tuo letto.” “Mamma, davvero babbo ti ha detto che mi vuole?” “Sì e questa sera, se sei d’accordo, lo aiuteremo a realizzare il suo sogno.” “Oh, mamma, non sai come sono felice. Sono anni che sogno che babbo mi chiava. Tutto incomincia quando una sera vado in cucina e sento dei lamenti provenire dalla vostra stanza. Mi avvicino e vedo te che stai carponi sul letto e babbo dietro che ti pistona il suo cazzo nella fica. Da allora ho cominciato a masturbarmi pensando a lui. Anche ieri sera, quando ti stava chiavando ho immaginato di sostituirmi a te.” “Però ti sei fatta prendere da tuo fratello.” “Ci hai visto?” “Si e mi ha eccitata molto vedervi chiavare.” “E stasera vuoi continuare a fare la guardona?” “Solo inizialmente. Poi vi lascerò soli.” “Cosa hai intenzione di fare?” “Devo aggiustare un torto che mi è stato fatto. Lasciami sola. Ci vediamo stasera.” Il terreno è stato arato. Non mi resta che aspettare per raccogliere i frutti. Per tutta la giornata in casa aleggia un aria carica di tensione. Mia figlia è in trepidazione. Non vede l’ora che arrivi la sera. Ogni volta che mi è vicina mi chiede di metterle la mano fra le cosce per farmi toccare dal vivo la sua eccitazione. Peter ci guarda per cercare di capire cosa stia accadendo. Finalmente arriva la sera. Pierre è gia andato a chiudersi nel bagno della nostra camera. Peter si ritira nella sua stanza. Verso le 22 insieme a Janet raggiungo la mia camera. Chiudo la porta a chiave. Vado alla porta del bagno e l’apro. Invito mio marito a raggiungermi. Ha indosso una vestaglia. Mi segue. Vede sua figlia e impallidisce. Si immobilizza. Mi avvicino a Janet e la spoglio. Le giro intorno e l’abbraccio mettendole le mani sotto le tette. “Non trovi che nostra figlia sia un bel bocconcino? Dai; avvicinati. Guarda che bel corpo che ha. Non ti piacerebbe toccarla. Le sue mammelle sono pronte per essere succhiate. Vieni. Tua figlia è pronta a riceverti.” Mio marito è come pietrificato. Il piano concordato è stato sconvolto. È Janet a prendere l’iniziativa. Si libera dal mio abbraccio e si avvicina al padre. Quando gli è davanti si piega sulle ginocchia. Apre la vestaglia ed allunga la mano verso il pene del padre. Lo afferra e comincia a masturbarlo. “Papà. Lasciati andare. Io ti voglio. Tu mi desideri. Mamma è d’accordo. Qual è il problema? Prendimi. Fammi tua.” Vedo il cazzo di mio marito, che sotto l’accorta manipolazione di Janet, risvegliarsi. Incomincia a innalzarsi. A quel punto mia figlia avvicina la testa al cazzo del padre e gli bacia il glande. Finalmente Pierre si sblocca e geme. Janet incomincia a leccargli il cazzo. Pierre non ha un grosso pene. È un fallo di normali dimensioni. È lungo 17 cm, però è abbastanza grosso. L’azione di Janet da i suoi frutti. Ora il cazzo è un piolo svettante verso l’alto e duro. Janet smette di leccarlo. Apre la bocca e con le labbra avvolge il cazzo del padre dando vita, con sommo piacere di Pierre, ad un pompino che si rivelerà favoloso. Per meglio godermi lo spettacolo che mia figlia sta interpretando, mi sono avvicinata e piegata sulle ginocchia. Il modo di succhiare il cazzo del padre è sconvolgente e coinvolgente. Di colpo Pierre blocca l’azione della figlia. La fa alzare e la trascina sul letto. La piega in avanti. Le fa allargare le cosce avvicina il glande alla vagina della figlia e la penetra standole dietro. “Oh! Babbo. Sìììì. Finalmente. È cosi che ti voglio. Deciso. Quanto ho desiderato questo momento. Orsù. Chiavami. Sfondami la fica. Spaccami in due.” Non conoscevo mia figlia sotto questo aspetto. Porca e troia. Pierre si stende sulla sua schiena e la circondo con le braccia andando ad ancorarsi alle grosse mammelle della figlia. Oramai il dado è tratto. Dopo essere stata ancora ad osservare il cazzo di mio marito entrare ed uscire dalla fica della figlia mi misi dritta e mi avviai verso la porta. La voce di Janet mi raggiunse. “Mamma. Dove vai? Non ti piace vedere papà che mi chiava?” “Figlia mia. Resterei a vedere stantuffare il cazzo di tuo padre nella tua vagina per tutto il tempo necessario. Ma la mia micina reclama il giusto dovuto e in un’altra stanza c’è un giovane puledro in attesa della sua giumenta. Lo raggiungo.” “Oh mamma sono contenta per aver perdonato mio fratello.” Poi rivolta al padre: “Tu, brutto bastardo datti da fare. Ti piace chiavarti tua figlia e allora sbattimi più che puoi. Ricordati che questa è la mia notte e tu dovrai chiavarmi fino a farmi svenire dal piacere.” Che troia. mi dirigo verso la stanza di Peter. La porta è socchiusa. L’apro ed entro. Le luci sono accese. Lui è disteso sul letto. E’ coperto dal lenzuolo. Mentre mi avvicino mi libero degli indumenti. Resto solo con le calze, reggicalze e scarpe con i tacchi alti. Sono vicino al letto. “Mi hai chiamata?” Peter balza a sedere sul letto. nel farlo il lenzuolo scorre via ed il suo fallo viene alla luce. Dio, com’è lungo ed è anche grosso. Di certo è più lungo di quello del padre. Appurerò poi che è lungo 20 cm con un diametro di 4 cm. E’ proprio un bel cazzo. È sorpreso. “Mamma! Non speravo che saresti venuta. Mai avrei pensato di vederti nuda nella mia stanza. Si, ti ho invocata.” “Ho sentito la tua invocazione e sono venuta. Eccomi qui pronta a soddisfare ogni tuo desiderio.” Lui scende dal letto e mi abbraccia. Avverto la pressione del suo pene contro la mia pancia. Dio com’è duro. Le mie mammelle sono schiacciate contro il suo torace. I miei capezzoli si stanno indurendo. “Mamma sei la donna più bella che abbia mai visto.” “Più bella di tua sorella?” “Oh! Non ci sono paragoni. Janet è bella e basta. Tu invece oltre ad essere bella hai qualcosa che attrae più delle altre donne. Insomma sei il miele che attira gli orsi.” “Tu sei un orso?” “Sì e tu sei il miele.” “Allora mangiami.” Avvicino la bocca alla sua e con la lingua penetro le sue labbra. Peter accoglie la mia lingua nella sua bocca e l’avvolge con le sue labbra. La succhia miscelando la sua saliva con la mia. La mia lingua vibra e incrociando la sua lingua ingaggia un furioso duello. Le nostre lingue si inseguono nelle rispettive bocche. Ora è la mia e subito dopo è la sua. Non sono mai stata baciata in quel modo. Di colpo smette di baciarmi in bocca e rivolge la sua attenzione al mio corpo. Incomincia a baciarmi partendo dal collo e continua scendendo giù. Raggiunge le mammelle. Le bacia. Le lecca. Fa vorticare la lingua sulle aureole. E poi sui capezzoli che rispondono indurendosi. Poi apre la bocca e con le labbra artiglia un capezzolo e comincia a succhiare. Nitrisco. “Sì. Così. Dio, com’è bello. Dai, amore di mamma, non ti fermare. Succhia cosi come facevi quando eri un poppante affamato. Svuotale. Mi stai facendo impazzire.” Il piacere si impossessa del mio corpo. Un orgasmo mi assale. Grido e vengo. La mia micina diventa una fontana. I miei umori colano lungo le mie cosce. Mi aggrappo alle sue spalle e le mie unghia si infilano nella sua carne. “Peter, ti amo.” Mai avrei pensato di dire a mio figlio di amarlo. Ha giocato con le mie mammelle in modo superlativo. Ho goduto. Glielo dico. “Mamma davvero hai goduto?” Gli prendo una mano e l’accompagno fra le mie cosce. Le sue dita si impregnano dei miei umori. “Oh! Sei tutta bagnata. Sono contento. Ho fatto godere mia madre. Mamma ti amo.” Gli sorrido. “Vieni. Siediti sulla poltrona.” Mi inginocchio davanti e gli faccio allargare le gambe. In questo modo posso ammirare da vicino l’alieno che si erge maestoso fra le sue gambe. A guardarlo è uno spettacolo. Mai ho visto una tale meraviglia. Nemmeno sulle riviste porno e/o nei film hard di cui mio marito è un collezionista. È mio; mi appartiene. Lentamente avvicino la testa a quella meraviglia. Quando la mia bocca entra in contatto con il grosso glande sollevo gli occhi e li punto in quelli di mio figlio che mi sta guardando. Senza staccare lo sguardo dal suo volto comincio a baciare quella lucida e vermiglia cappella. Mio figlio mugola. Incomincio a leccarlo. La mia lingua guizza veloce su quel splendido arnese di riproduzione. Arrivo ai testicoli. Li circondo con le labbra. Li succhio per un tempo indefinito. I gemiti di piacere di Peter si intensificano. Abbandono i testicoli e risalgo leccando lungo l’asta di viva carne. Lo faccio lentamente. Arrivo in cima al piolo. Apro la bocca e l’alieno entra alcuna difficoltà. Scivola verso l’interno del cavo orale. Continuo a spingere la testa verso il suo pube. Quando il glande urta contro la mia ugola mi fermo. Non sono riuscito a contenerlo tutto. E troppo lungo per poterlo ricevere per intero. Almeno un paio di cm sono rimasti fuori. La mia lingua lo avvolge come un serpente circonda con le sue spira il corpo della sua preda. Lentamente, leccando e mungendo, mi ritraggo. Quando il glande sta per uscire veloce riporto la testa verso il pube. Gli faccio un pompino che difficilmente dimenticherà. Il movimento del dentro – fuori dalla mia bocca è fatto con la moviola. Mio figlio porta una mano dietro la mia nuca ed accompagna i movimenti della mia testa. “Mamma. Mi piace molto il modo con cui mi stai succhiando il cazzo. Ti prego non smettere. Continua così.” Diversi minuti dopo, circa 10, senza che io acceleri i movimenti della mia azione sento il suo respiro diventare affannoso. La pressione della sua mano sulla mia nuca diventa più forte. I gemiti sono sempre più intensi e sempre più ravvicinati. Di colpo si irrigidisce e viene. Una sequela di fiotti di caldo e denso sperma vengono sparati nella mia bocca da quel potente cannone. Il primo abbondante fiotto raggiunge la mia gola e, non trovando ostacoli, scivola direttamente nel mio stomaco. I successivi fiotti sono io stessa, dopo averli schiacciati con la lingua contro il palato per assaporarne il gusto, a convogliarli nella mia gola ed ingoiarli facendo in modo che raggiungano lo stesso posto dove si è fermato il primo. Nonostante abbia un sapore acidulo e un po’ salaticcio è gradevole al palato. Quando ha finito di espellere sono io a mungere il fulgido muscolo affinché non una goccia di sperma venga trattenuta nel condotto uretrale. Non una sola goccia deve essere perduta. “Mamma, sei stata favolosa. Nessuno mi ha succhiato il cazzo così come lo hai fatto tu. Nemmeno mia sorella è brava come te.” “Davvero trovi che sia stata più brava di tua sorella? Tanto ti è piaciuto il pompino che ti ho fatto?” “Si. Mi auguro che non sia l’ultima volta.” “Stai tranquillo. Ogni mattina sarò io a darti la sveglia e tu mi farai fare colazione facendomi succhiare il tuo cornetto e farcirai il mio stomaco con il tuo yogurt.” “Mamma sei più troia di Janet. Vieni a sederti sulle mie gambe. Voglio baciarti.” Mi alzo e mi siedo sulle sue gambe. Gli passo un braccio intorno al collo e poggio le mie labbra sulla sua bocca dalla quale esce la sua lingua ed entra nella mia bocca. La esplora guizzando in ogni direzione e raccogliendo i residui del suo stesso sperma. Intanto una sua mano mi tasta i glutei ed un’altra aggancia una mammella e la strizza. Con le dita gioca con i miei capezzoli. Li strizza e li torce. “Mamma, cosa ti ha fatto decidere a perdonare quello che insieme a mia sorella ti abbiamo fatto.” “Come sai dopo quella sera sono sparita da casa. Sono riparata in una casa di benessere. Ho rinfrancato il mio corpo e…” “Si vede. Sei più soda e più bella.” “Grazie. Dicevo che insieme alla cura del corpo ho anche riflettuto su quanto è successo. Ti dico subito che, all’istante, mi è piaciuto sentire il tuo cazzo penetrarmi. Ho subito una, diciamo, piacevole violenza. Poi l’ira è prevalsa. Non eri tu l’oggetto del mio odio. Era tua sorella. È con lei che ero incazzata. Da quando hai visto stavamo facendo sesso. Io e tua sorella stavamo scopando. Era la mia prima volta con una donna. Metti in conto che questa donna era mia figlia e capirai qual’era il mio sentimento in quel momento. Stavo superando la mia ritrosia verso l’incesto. Mi piaceva. Poi arrivi tu e deponi il tuo cazzo nel mio ventre e mi chiavi e lo fai mentre sto con la testa fra le gambe di tua sorella. Mi sono sentita un oggetto nelle vostre mani. Vi ho odiati. Un odio che mi ha seguito nel mio rifugio. Lì ho avuto modo di spezzettare in singole parti l’odio che nutrivo verso voi due. È stato un bene. Col passare dei giorni ho capito che quello che è accaduto lo volevo. Certo non nel modo in cui è avvenuto. Quando sono ritornata a casa sono intenzionata a farvela pagare. Nella perseguire la mia vendetta ho bisogno di un complice. Scelgo tuo padre. Gli racconto tutto quanto.” “Hai detto a papà di aver fatto sesso con tua figlia? Che ho abusato di te? Che ti ho chiavata?” “Sta tranquillo. Tuo padre non si è adirato e quando gli ho chiesto di aiutarmi nella vendetta ha subito dato il suo assenso. Il primo obiettivo è quello di far rivivere a tua sorella quando da me vissuto. Con la differenza che a fare le funzioni del maschio sarebbe stato tuo padre. Si è dichiarato disponibile. Sai perché? L’ho capito appena gli ho esposto il progetto. Il tuo caro paparino è innamorato di tua sorella. Lo è sempre stato. Il suo desiderio di chiavarla è troppo forte. Mi chiede di aiutarlo a possederla. Acconsento. Un senso di colpa mi assale. Non sono così cattiva come voi due. Ieri mattina tua sorella viene nella mia stanza. Le dico delle voglie del padre nei suoi confronti e di quello che abbiamo deciso. Sorpresa. Anche Janet è innamorata del padre. Il mio piano va a farsi benedire. Non mi resta che favorire il loro incontro. A sera inoltrata i due si incontrano nella mia stanza e concretizzano i loro sogni.” Mio figlio ha gli occhi sgranati. “Mi stai dicendo che papà sta chiavando sua figlia?” “Per la verità da quello che ho sentito e da quello che ho visto è tua sorella che si sta chiavando suo padre. Ti da forse fastidio che ciò stia avvenendo?” “No. Però sono un po’ geloso. Credevo che in questa casa fossi il solo ad amare Janet. Mi devo ricredere. Devo rassegnarmi a dividerla con te e con papà.” “Da quanto ne so tua sorella non si limita alle mura di casa. Lei cerca anche altrove chi gli da piacere.” “Mamma non le dare credito. Janet si vanta ma non tutto quello che dice risponde al vero.” “Cosa vuoi dire?” “Voglio dire che mia sorella nella sua vita ha avuto un solo, anzi da questa sera due soli uomini che l’hanno posseduta. Io e papà. Altri uomini non ce ne sono stati. E cosi sarà sempre. Lei si sente al sicuro solo in casa.” “E con le donne?” “Tu sei sempre stata nei suoi pensieri. Prima di te chi l’ha avuta è stata la tu ginecologa. Ancora oggi con la scusa di una visita si fa scopare dalla dottoressa. Non sono a conoscenza di altre donne.” Resto in silenzio. La mia puttanella si è ulteriormente presa gioco di me. Mi aveva fatto capire che la sua vita sessuale era intensa e molto piacevole. Quando l’avrò nel mio letto le farò pagare anche questo. Ora è mio figlio che mi interessa. Scendo dalle sue gambe e mi dirigo verso il letto. Ci salgo e mi metto carponi ed allargo le gambe. “Non è questa la posizione in cui ci siamo lasciati? Vieni. Prendimi. Non mi opporrò.” Lo vedo avvicinarsi. Alla vista del mio corpo nudo, con le grosse mammelle che pendono come campane e con i glutei dilatati che gli offrono in visione il buchetto del culo e le caldi grandi labbra della vagina, il suo cazzo ha una violenta impennata. Sale sul letto e si posiziona dietro. Si alza in piedi e flette le ginocchia. Il grosso glande e fra le grandi labbra. Avverto una spinta. Il cazzo comincia ad entrare. Un’altra spinta e lo sento scivolare verso l’interno. Ancora una spinta e il suo pube sbatte contro i miei glutei. Il cazzo di mio figlio è, per tutta la sua lunghezza, affondato nel mio ventre. Sento il glande spingere contro il collo dell’utero. Mai avrei immaginato che la mia vagina fosse in grado di ospitare un cazzo di tali dimensioni. Peter distende il suo corpo sulla mia schiena. Passa le braccia intorno al mio torace e si aggrappa alle mie mammelle. Incomincia a stantuffare il grosso pistone nella mia vagina. Dentro, fuori. Il poderoso muscolo di dura carne mi rovista il ventre. Il sogno diventa realtà. Il puledro (mio figlio) sta montando la giumenta (io, sua madre). La mia mente parte per un viaggio astrale. Milioni di stelle mi corrono incontro. Vedo mondi esplodere. Ad ogni affondo del cazzo di mio figlio nella mia vagina il mio corpo vibra e gioisco. Sono completamente sopraffatta dalla libidine. Sento che l’orgasmo sta arrivando. “Dai, amore. Continua. Sii più veloce. Oh dio com’è bello.” Un urlo mi sale in gola e prorompe nel silenzio della notte. Riempie la stanza. Uno sconvolgente orgasmo mi assale. Godo e vengo. Anche mio figlio è arrivato al capolinea. “Mamma?” Intuisco cosa vuole dirmi. “Vienimi pure dentro. Riempimi con il tuo succo. È da quella notte che aspetto questo momento.” Peter si irrigidisce e dal suo cazzo vengono espulsi copiosi fiotti di sperma che vanno ad infrangersi contro il mio utero. Dio che chiavata. Forse è perché quello che sto avendo è frutto di un rapporto insano e proibito ma non ho mai fatto una chiavata con tanto desiderio. Soprattutto con tanto amore. Esausto Peter si abbatte sul letto. Mi precipito ad abbracciarlo. Lo stringo forte. “Peter, figlio mio, ti amo. Sei stato bravo. Ho goduto molto. Sono contenta di questa scelta. Da questo momento tu sei il mio amante.” Lo guardo. Sorride. Ha lo sguardo gioioso di un bambino. È contento. “Mamma è stato più bello dell’altra volta. Allora ti ho presa senza amarti. Questa volta ti ho chiavata e ti ho amata.” “Amore. Riposati. La notte è lunga e dovrai amarmi ancora altre volte. Io di te non mi stancherò e guai a te se non sarai pronto a farmi impazzire d’amore.” Il resto della notte trascorre amandoci in modo sfrenato. Non credevo che mio figlio fosse capace di resistere ai miei assalti. Al contrario la sua giovane età gli è d’aiuto. Ha così inizio la mia storia proibita con mio figlio che dura per circa cinque anni. Sono anni sessualmente tempestosi. All’età di 23 anni Peter conosce una ragazza ed a 25 anni si sposa. Un anno dopo anche mia figlia si sposa ponendo così termine ad un’altra storia insana. Pur vivendo nella stessa città mai più le nostre perversioni ebbero il soppravvento. Io e Pierre riprendiamo la vita di prima che tutto iniziasse. All’età di 39 anni mio marito mi feconda ed a circa 40 anni divento madre di una coppia di bellissimi gemelli: un maschio ed una femmina. Sono anche nonna di due splendidi nipotini. Non ho rimpianti ne tantomeno mi pento per quello che ho fatto. Se potessi tornare indietro nel tempo rifarei tutto.
P.S.: Questo è un racconto di pura fantasia. Ogni riferimento a persone o fatti realmente accaduti è puramente casuale.
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