La storia di Iole 6

Le lascio a bearsi dei propri ricordi e vado a rifugiarmi nella zona delle stalle degli equini. Entro in una di esse e mi lascio andare sulle balle di fieno. Con la mente ricapitolo tutto il racconto e nel farlo non riesco a trattenere a che una mia mano scivoli fra le mie gambe. Non ho le mutande. Devo convenire che il venire a conoscenza delle imprese amorose di mia madre e di mia nonna mi hanno fortemente eccitata. Devo, in qualche modo, dare libero sfogo alla mia voglia di fare sesso. Non ho un uomo a portata di mano e quindi non mi resta altro che fare da sola. Si dice che chi fa da se fa per tre. L’altra mia mano va ad infilarsi nella scollatura della camicetta in cerca delle mie gonfie mammelle. Ne trovo una e l’artiglio. La stringo. Le dita circondano il grosso capezzolo e lo stringono in una morsa d’acciaio. L’altra mia mano sta accarezzando la mia passerotta. Anche qui le dita sono attratte dalla piccola protuberanza che, libera dal suo cappuccio, si è inalberata proiettandosi verso l’esterno. Sì, il mio clitoride urla la sua voglia di essere manovrato. Lo accontento; lo stringo fra le dita e lo strizzo. Una fitta sale dall’inguine e va a colpire prima il mio ventre e poi si propaga lungo il corpo fino a raggiungere il mio cervello. Mugolo. Le dita si muovono veloci sul clitoride che al loro tocco vibra come una corda di violino. Il mio cervello si annebbia. Intorno a me vedo solo ombre. La mano che mi sta torturando le zizze si sposta fino a raggiungere la sua compagna fra le mie gambe. Le sue dita si fanno largo fra le grandi labbra e si inoltrano nell’orifizio vaginale seguite da tutto il palmo. Tocco l’utero ingrossato dalla gravidanza con la punta delle dita; lo accarezzo strappandomi ulteriori gemiti. Mi chiavo con la mia stesse dita. L’orgasmo mi colpisce all’improvviso. Grido, godo e vengo diluviando nella mia stessa mano. Sono sfinita ma non appagata. Lentamente riprendo il controllo della mia mente. Attraverso la fessura delle palpebre vedo un ombra. La metto a fuoco. È mio padre. Capisco che è rimasto a guardare il mio modo di darmi piacere. Arrossisco. Veloce tiro giù la gonna e balzo in piedi. Lui non c’è più. Corro verso l’esterno e vedo la sua figura allontanarsi in direzione della casa. Devo assolutamente parlargli. Devo giustificare il mio comportamento. Mentre con passo lento lo seguo un diavoletto si è affacciato nella mia mente e mi sta dicendo che quello è l’uomo che può calmarmi. Devo solo non traumatizzarlo. Il gene della perversione trasmessomi da mia madre e da mia nonna hanno il sopravvento. Lui è già in casa; entro e vado alla sua ricerca. Lo trovo nel salone in prossimità del vano finestra. Sta guardando verso l’esterno. Lo chiamo. Si gira verso di me. Ha gli occhi lucidi. Conosco quello sguardo. Mio padre è arrapato ed io sono la causa della sua eccitazione. Guardo fra le sue gambe e noto il classico gonfiore dovuto all’eccitazione.

“Papà, devi scusarmi per poco fa. Non pensavo che tu stessi nelle stalle. Credevo di essere sola. Mi dispiace che mi hai visto in un momento di mia intimità.”

Sempre con quella luce negli occhi che non accenna a spegnersi mio padre tenta di giustificare la sua involontaria presenza all’accaduto.

“Non darti pensiero. Tu hai le tue necessità. Sono io che mi sono lasciato prendere dalla curiosità. Eri talmente bella che non ho saputo resistere dal fermarmi a guardare.”

La sua patta è più gonfia. Sono certa che manca poco e poi il suo cazzo scoppierà.

“Papà, dimmi la verità, mentre mi guardavi ti sei eccitato? Hai desiderato accoppiarti con me?”

Il volto del mio genitore diventa rosso porpora; un debole suono gli sale nella gola e si trasforma in una frase che auspicavo sentire.

“Iole, figlia mia, è vero, ti ho desiderata.”

“Perché sei scappato?”

“Oh, questa è bella. Cosa pretendevi che mi sarei buttato sul tuo corpo e ti avrei posseduta. Sei mia figlia.”

“Questo è vero, ma sono anche una donna e tu sei un uomo. In questo momento sei ancora eccitato e fra poco scoppierai se non ti sfogherai. Io mi sono masturbata ed ho goduto ma non sono ancora paga. Ho bisogno che un uomo calmi il mio bollente sangue che sta scorrendo veloce nelle mie vene. Vuoi essere tu quest’uomo?”

Jo strabuzza gli occhi, il rossore che prima gli copriva il viso diventa rosso fuoco. La sua bocca si apre ma non un suono esce dalla sua gola. Prima che gli prenda un colpo mi avvicino, gli prendo una mano e con lui al seguito mi avvio verso la mia stanza. Babbo mi segue come un cagnolino. È in trance. Entriamo nella mia camera che mi affretto a chiudere a chiave. Vado alla finestra e chiudo le tende. Accendo le luci. Ritorno da mio padre. Allungo le mani e gli slaccio la cinghia e poi faccio scorrere la zip dei pantaloni che lascio scorrere fino al pavimento insieme agli slip. Il suo cazzo, non più costretto, con un guizzo si proietta in avanti. Con il glande di colore vermiglio, lucido e completamente scoperto sembra un missile pronto a partire per lo spazio. Ha dei piccoli movimenti incontrollati. I miei occhi sono abbagliati da quella magnifica creatura. Ora capisco il perché le due maliarde se lo contendono. Non ho mai visto un cazzo cosi bello, cosi grosso e cosi lungo. Deve essere almeno 19 cm di lunghezza con un diametro ben 4cm. Lo circondo con le dita della mano. Sento contro il palmo della mia mano il pulsare del sangue che lo attraversa. Un gemito gli esce dalla bocca.

“Iole, ti prego, fermati. Non possiamo farlo. Siamo padre e figlia.”

“No, papà, siamo un uomo ed una donna ed io, in questo momento, ho bisogno che un uomo si impossessi del mio ventre. Papà voglio, desidero essere chiavata e devi essere tu a farlo.”

Senza lasciare l’impugnatura che esercito sul cazzo di babbo, avvicino il mio viso al suo e poggio le mie labbra sulle sue. La mia lingua guizza veloce verso la sua bocca penetrandola. Incrocio la sua lingua e do inizio ad un furioso duello. In un primo momento Jo cerca di resistere al mio assalto poi si lascia andare. Mi abbraccia e mi stringe fra le sue braccia. Risponde al mio bacio succhiandomi con forza la lingua.

“Dio, Iole, cosa stiamo facendo? Come sei bella. Si, bambina, ti voglio.”

Le sue mani giostrano con le mie vesti. Riesce a sfilarmele facendomi restare nuda fra le sue braccia. Io sono riuscito a sfilargli la maglietta. Le mie mammelle si schiacciano contro il suo torace. Il suo cazzo nonostante il mio pancione, preme contro il mio ventre. Ne avverto tutta la sua durezza. Senza lasciarmi e senza smettere di baciarmi mi fa indietreggiare verso il letto fino a farmi cadere distesa su di esso e con le cosce penzoloni. Si inginocchia fra le mie gambe, le solleva e le porta sulle sue spalle, china la testa in avanti, la sua bocca é sulla mia vulva. La sua lingua si fa strada fra il folto cespuglio di peli e raggiunge le grandi labbra. Come un serpente scivola fra di esse e si inoltra verso l’interno del roseo orifizio. Sul suo cammino incontra le gonfie e pulsanti piccole labbra che titilla facendole vibrare come corde di chitarra. Gemo e nitrisco. Le labbra della sua bocca hanno circondato le mie piccole labbra avviluppandole in un estasiante abbraccio e le succhiano. Dio, che goduria. Il mio paparino sa come trattare una donna. Ne sanno qualcosa la moglie e la suocera. Ancora qualche minuto di quel giochino e poi il serpente continua il suo strisciare verso l’interno. Raggiunge la cavità vaginale e da inizio all’esplorazione delle succulenti pareti. Sento la sua lingua leccare le secrezione che la mia vagina sta espellendo. Un primo orgasmo si impossessa del mio corpo. Non resisto devo gridare. Prendo un cuscino e lo premo sulla mia bocca. Urlo e soffoco il suono contro il cuscino. Quando l’urlo si è spento mi accorgo che mio padre mi ha penetrata la vagina con due dita della sua mano e me le sta stantuffando dentro. Mi sta chiavando. Mi porta ad un nuovo orgasmo. Ululo e vengo. Di nuovo sento il suo caldo alito sulla mia vulva. Di nuovo la sua lingua spazia sulla superficie delle mie grandi labbra. Sento la punta vorticare veloce. Sta cercando il mio clitoride. Lo aiuto portando le dita delle mani sui lati della vulva, esercito una pressione verso l’esterno ed il glande del mio clitoride si libera dal cappuccio e va incontro alla lingua di mio padre che con dolcezza lo lecca e lo titilla strappandomi lunghi nitriti. Il mio cazzetto si allunga e si indurisce. Babbo lo prende fra i denti e lo morde delicatamente. Mi sento morire. Afferro la testa di mio padre e la spingo contro la mia figa. Jo avvolge il clitoride con le sue labbra e lo succhia. Da inizio così ad un favoloso pompino. Lo fa durare un’eternità e smette solo quando sente il mio corpo in preda a forti convulsioni che sono il preludio di un sconvolgente orgasmo. Dalla mia uretra vengono espulsi potenti getti di miei umori che si riversano tutti nella bocca di mio padre che li ingoia senza non prima averli schiacciati contro il palato per gustarne il sapore. Prima che l’orgasmo giunga a conclusione artiglio le spalle di babbo e lo costringo a strusciare il suo corpo sul mio.

“Dai, babbo, è questo il momento che sto aspettando. Metti il tuo cazzo nella mia pancia. Penetrami. Chiavami.”

Papà si stende sul mio corpo, avverto la durezza del suo glande spingere contro la mia vagina. E’ fra le grandi labbra; lentamente si apre la strada verso l’interno. Mio padre sta spingendo il suo cazzo dentro il mio corpo con delicatezza. Ha timore di farmi male; di arrecare danno alla mia gravidanza. Devo io incitarlo ad essere più deciso.

“Forza babbo, mettici più vigore. Spingi. Non preoccuparti, non mi accadrà niente. Trattami come tratti la mamma quando la chiavi o come quando entri nel ventre di tua suocera.”

Al sentire questa mia ultima frase Jo si blocca.

“Cosa sai di me e di tua nonna?”

“Tutto. E prima che tu me lo chieda ti dico che sono state loro due a raccontarmi la vostra storia. Ora pensa a chiavarmi. Dopo abbiamo tutto il tempo per spiegarci.”

Con un colpo più forte mio padre affonda tutto il suo cazzo nel mio ventre. Stringo le cosce sui suoi fianchi e incrocio le gambe sulla sua schiena stringendolo in un abbraccio da cui difficilmente potrà sfuggire se non quando mi avrà pienamente soddisfatta.

“Papà, finalmente, mi sei dentro. Sono felice. Il mio paparino mi sta chiavando. Sarò la tua donna così come lo sono mamma e nonna. Dai, stantuffa questo tuo pistone nel mio cilindro e portami a spasso per l’universo.”

Per non gravare il peso del suo corpo sul mio pancione babbo poggia le sue mani sulle mie zizze e si solleva sulle braccia. Ed è in quella posizione che comincia a pomparmi il suo cazzo nella vagina. La mia mente è partita. Vedo miriadi di stelle corrermi incontro; soli che esplodono. Papà mi sta chiavando lentamente, il mio corpo sembra galleggiare in un mare di piacere. Nitriti e ululati accompagnano lo stantuffare del cazzo di mio padre nella mia pancia. Vorrei che questa chiavata non avesse mai termine. Solo ora mi rendo conto che ho sempre desiderato farmi chiavare da mio padre. Gli affondi del cazzo di babbo sono violenti ed ogni volta che il suo pube si scontra con la mia vagina mi lascio andare a lunghi gemiti di piacere.

“Ihiiiiiiiiiiiiiiiiii, Siiiiiiiiiiiiiiiii; continua cosiiiiiiiiiiiiiiii; come è bello. Oh paparino come ti amo. Nessuno mi ha mai chiavato cosi come lo stai facendo tu. Il tuo cazzo mi sta sventrando. Sento il tuo glande scontrarsi con il mio utero. Dai papà spacca in due questa troia di tua figlia.”

Mio padre non se lo fa ripetere ne tantomeno ha bisogno di essere incitato.

“Amore, figlia mia. Finalmente sto realizzando un desiderio che ho sempre avuto fin da quando eri una ragazzina. Stavamo in vacanza al mare. Per caso ti vidi nuda per la prima volta  mentre ti cambiavi il costume. Restai incantato dalla bellezza del tuo corpo; ti desiderai. Scappai in bagno e mi masturbai furiosamente pensando a te. Ed ora eccoti qui, distesa, nuda, sotto il mio corpo e con il mio cazzo piantato dentro il tuo fantastico corpo. Sembra che stia sognando; non riesco a capacitarmi di stare chiavando la donna che ho sempre desiderato. Iole dimmi che quello che stiamo facendo è realtà.”

Gli cingo il collo con le braccia e guido il suo capo contro la mia testa. Lo bacio sulla bocca; fisso i miei occhi nei suoi.

“Papà ti assicuro che non stai sognando; stai veramente chiavando tua figlia ed io sono felice che tu lo stia facendo. Il tuo cazzo è ben piantato nel mio ventre e spero che non sia anche l’unica volta. Sappi che anch’io, inconsciamente ho desiderato di farmi possedere da te. Questo è per me un grande giorno. Tu sei l’uomo che ho sempre sognato fosse mio. Papà ti amo. Voglio essere la tua amante segreta. Ne nonna e ne mamma dovranno sapere che tu mi chiavi.”

Mio padre non mi risponde. L’intermezzo è finito. Il suo dentro fuori riprende con più vigore. La mia mente si riempie di nebbia. L’unica scena che non mi abbandona è quella di vedere il grosso cazzo di babbo entrare ed uscire dalla mia vorace funny. I suoi colpi sono pieni di forza; il mio corpo comincia a vibrare. Brividi di piacere percorrono il mio corpo; strali incandescenti partono dalla mia vagina piena del cazzo di mio padre e raggiungono il mio cervello. L’orgasmo è vicino. Lo sento arrivare. Non mi trattengo e mi lascio andare.

“Papà sto godendo, vengo. Che meravigliosa sensazione.”

Anche Jo è giunto al culmine. Per un attimo si irrigidisce. Sento le sue bordate di sperma infrangersi contro il mio utero: una prima, una seconda e poi una terza. Mi riempie la vagina. Se non fossi già incinta sono sicura che babbo mi avrebbe ingravidata. Purtroppo come tutte le cose belle cosi anche quelle meravigliose sensazioni hanno fine. Esausto papà si lascia andare, sfila il cazzo dalla mia vagina e si abbatte di schiena sul letto al mio fianco. Mi giro su di un lato e sollevo la testa poggiandola sul palmo della mia mano. Lo guardo. Ha il viso disteso e gli occhi sono pieni di soddisfazione.

“Papà sei stato magnifico. Quando stavi dentro di me mi sono sentita proiettata nell’universo infinito. Dimmi: ti è piaciuto chiavare tua figlia?”

Jo chiude gli occhi.

“Mi chiedi se mi è piaciuto? So solo che mai ho provato sensazioni cosi estasianti. È stato sublime chiavarti.”

“Non sei pentito di aver messo il tuo cazzo nel mio ventre?”

“Pentirmi? E perché? perché ho chiavato mia figlia? Mai mi pentirò di aver scaricato il mio piacere nel tuo caldo nido.”

“Papà, sai cosa significa quello che è accaduto fra noi in questo giorno? Da oggi molte cose non saranno più le stesse. Tu sei lo stallone di casa ed io sono entrata a far parte della tua mandria. Le cavalle che dovrai soddisfare da oggi sono diventate tre. Io sono una puledra molto esigente. Forse più della nonna. Ce la farai a sostenere gli assalti di tre indemoniate?”

“Tenterò.”

Sono le sue ultime parole. Si addormenta. Mi alzo e vado in bagno a lavarmi la pussy che è impregnata dello sperma di mio padre. Ritorno in camera; mi rivesto ed esco dalla stanza senza non prima aver dato un ultimo sguardo al mio amante/padre.

 

Continua

P.S. Racconto fantasia. Ogni riferimento a persone viventi o decedute è puramente casuale.

La storia di Iole 5

Tua nonna quella notte fu un vero uragano dei sensi tanto che il mattino dopo non avevo la forza di uscire dal letto. Avevo il corpo che non rispondeva a nessun stimolo. Aprii gli occhi e mi guardai intorno. Ero sola. Il pensiero di Jo mi fece balzare in piedi. Corsi alla porta della stanza, l’aprii. Una scena da film porno mi si parò davanti. Restai immobile con la mano poggiata sulla maniglia. Al centro della stanza, in piedi, c’era l’uomo che sarebbe diventato tuo padre; aveva il viso rivolto verso il soffitto e stava mugolando. Aveva ben ragione di mugolare. Davanti a lui, in ginocchio, c’era Erika che, mentre con una mano teneva fermo l’indurito cazzo di colui che il giorno prima mi aveva deflorato, aveva la testa fiondata sulla fulgida spingarda e la stava leccando. La lingua di tua nonna sembrava la lingua di un serpente. Vibrava con una velocità tale che era impossibile vederne i movimenti. La mia fica e le mie tette conoscevano bene quelle vibrazioni. Mamma stava leccando il cazzo di Jo con una foga impressionante. Di colpo smise di leccarlo, lo circondò con le labbra e prese a succhiarlo; non ho mai visto tua nonna succhiare un cazzo; ne restai affascinata. Socchiusi la porta lasciando aperto uno spiraglio che mi consentiva di guardare, dal vivo, quella fantastica scena hard ed anche per vedere fino a che punto mia madre si sarebbe spinta. Mamma succhiò il cazzo di Jo senza farlo godere. Quando si accorgeva che stava per godere glielo mordeva con forza. Il dolore gli impediva di godere. Il pompino durò diversi minuti. Infine, forse stanca, lasciò che Jo le scaricasse nella gola tutto lo sperma che aveva accumulato nei testicoli. Erika lo ingoio tutto e leccò anche le ultime gocce che riuscì a far uscire mungendo il grosso cazzo di Jo. Dopodiché si rimise in piedi, lo abbracciò e lo baciò infilandogli la lingua in bocca.

“Ora vai, Louise potrebbe svegliarsi e non voglio che ti trovi qui. Capirebbe cosa c’è stato e questo mi darebbe fastidio. Aspettaci in spiaggia. Un’ultima cosa. Oggi pomeriggio torna qui, sarò sola. Mia figlia deve fare delle commissioni in città. Riprenderemo il discorso da dove lo abbiamo lasciato.”

Jo si dileguò. Aprii la porta e feci il mio ingresso nella stanza.

“Avevi fretta di succhiargli il cazzo? Almeno ti è piaciuto?”

“Mi hai spiata?”

“Non l’ho fatto intenzionalmente. Mi sono svegliata e sono venuta a cercarti. Quando ti ho vista inginocchiata davanti a lui e con il suo cazzo alla mercé della tua bocca non ho saputo resistere dal guardarvi. Ho sentito che gli hai detto di raggiungerti nel pomeriggio; se vuoi posso anche lasciarti sola con lui fin da stamane.”

“Lo faresti? Te ne sarei grata.”

“Lasciami il tempo di vestirmi e poi vado ad avvisarlo. Avrai l’intera giornata per soddisfare la voglia di stringerlo fra le tue cosce, rientrerò a sera inoltrata. Poi mi dovrai raccontare tutto.”

Il racconto di Erika

Avevo il sangue in ebollizione. Stentavo a crederci. A momenti un uomo mi avrebbe stretta fra le sue braccia e mi avrebbe posseduta. Erano anni che desideravo farmi una sana cavalcata con un giovane stallone. Ero talmente eccitata che non riuscivo a connettere. Dovevo calmarmi. Andai in bagno; riempii la vasca di acqua calda e mi immersi. Chiusi gli occhi e mi lasciai mentalmente andare. L’acqua calda ed i sali profumati fecero il loro dovere. Mi sentivo rilassata. Potevo andare incontro al mio destino. Aprii gli occhi e lo vidi. L’uomo dei miei desideri era lì, in piedi, nudo, e mi stava guardando. Istintivamente portai le braccia a coprirmi il petto. Lui sorrise. Si chinò, mi prese per le spalle e mi fece alzare. Avvolse il mio corpo con un grosso asciugamano da bagno, mi sollevò e mi portò in camera da letto; mi adagiò sul letto; mi asciugò frizionandomi il corpo con un asciugamano di lino. Ad operazione conclusa prese a guardarmi. Sentii i suoi occhi scorrere sul mio corpo; aveva uno sguardo carico di libidine. Brividi di piacere mi scuotevano il corpo. Lui lo capì. Sapeva che lo volevo. Il pompino che gli avevo fatto al mattino era la mia dichiarazione d’amore. Si distese sul mio corpo, sentii le mie tette schiacciarsi contro il suo torace, poggiò le sue labbra sulle mie che prontamente dischiusi accogliendo la sua lingua nella mia bocca; la imprigionai e la succhiai fino a fargli mancare il respiro. Intanto una mia mano si era insinuata fra i nostri corpi. Andai in cerca del suo organo riproduttivo; lo trovai. Era duro come una pietra e bollente come un ferro infuocato. Lo afferrai e lo guidai verso la fenditura delle mie grandi labbra. Lui sollevò il bacino quel tanto che bastava per facilitarmi l’operazione. Posizionai il grosso glande fra le grandi labbra e ….

“Spingi.”

Lentamente sentii il glande affondare nella mia vagina. Dopo anni finalmente un uomo stava chiavandomi. La lunga astinenza si fece sentire, ebbi subito un orgasmo. Mi abbandonai al suo desiderio. Avevo dimenticato cosa significhi avere un grosso cazzo stantuffare nella mia figa. Sentivo il glande urtare contro il mio utero. Dava dei violenti colpi seguiti subito dopo da lenti e dolci affondi. La mia mente era completamente offuscata dal piacere. Lo circondai con le gambe incrociandole sulla sua schiena. Il mio corpo non mi dava tregua. Gli orgasmi si susseguivano veloci uno dietro l’altro. Ero in preda ad un altro orgasmo quando di punto in bianco smise di pompare il suo cazzo nella mia pussy; lo sfilò e si mise in ginocchio. Lo guardai perplessa e anche con disappunto.

“Girati.”

“Cosa vuoi fare?”

“Tu girati e non preoccuparti.”

Con timore mi girai. Lui mi fece allargare le cosce. Per un attimo ho creduto che volesse sodomizzarmi. Mi tranquillizzai quando sentii il glande premere contro la vagina e lui che stendeva il suo corpo sulla mia schiena. Mi circondò il torace con le sue forti braccia andando ad ancorare le sue mani alle mie mammelle. Capii il suo intento. Allargai ancora di più le cosce e sollevai il bacino quel tanto che bastava a farmi penetrare. Il suo cazzo mi scivolo dentro come un piolo che affonda nel terreno. Era una nuova sensazione. Non ero mai stata chiavata da dietro. Mi sentivo come librata nell’aria. Un ennesimo orgasmo si impossessò del mio corpo; gridai e venni. Lui continuò a pompare il suo cazzo nella mia pancia. Sembrava un treno in corsa. Non accennava minimamente a rallentare. Altri orgasmi vennero e lui niente. Avevo la figa in fiamme. Lo sfregare del corpo di quel magnifico pistone contro le pareti del mio cilindro avevano reso incandescente la mia vagina. Mi bruciava e godevo a sentirla infiammarsi. Poi la locomotiva incominciò a rallentare fino a fermarsi del tutto. Ero distrutta. Restai a pancia sotto non so per quanto tempo e lui stava fermo, con il cazzo piantato nel mio ventre. Avvicinò la bocca al mio orecchio.

“Ti è piaciuto? Sei una donna favolosa. Chiavarti è stato come toccare il cielo. Mi piacerebbe diventare il tuo amante.”

Puntai le mani sul letto e mi sollevai; con un colpo di reni mi liberai del suo peso. Lo guardai. Aveva ancora il cazzo in tiro. Non aveva goduto. Lo montai e ancora una volta mi feci penetrare dal suo pomo. Puntai le mani sul suo torace ed affondai le unghia nella sua carne.

“Vuoi essere il mio amante? E con mia figlia come la metti?”

“Louise non avrà niente da temere; lei mi piace tanto quanto mi piace sua madre; troveremo una soluzione che ci permetta di soddisfare le esigenze tue, di tua figlia e mie.”

“Mi stai proponendo di essere la tua amante e allo stesso tempo vuoi essere anche l’amante di Louise? Nessuna delle due deve sapere che occupi il letto di entrambe? Io non ho niente in contrario ma non credo che tu possa tenere testa a due donne come me e mia figlia. Io ho anni di arretrati e ti divorerò. Louise, invece, non ha ancora provato cosa significa farsi chiavare da un cazzo come il tuo (dio che bugiarda che sono). Sta a te convincerla. Ora basta parlare. Diamo inizio alla danza. È il mio turno. Ti cavalcherò fino a sfinirti.”

Ti assicuro, cara nipote, che quel giorno tuo padre se la vide proprio brutta. La mia voglia di cazzo era tale che lo svuotai di tutta la sua arroganza. Quando fu netta la sensazione che per quel giorno non avrebbe più potuto soddisfare la mia voglia di sesso lo lasciai andare. Distrutto e barcollante sulle gambe si avviò verso l’uscita. Arrivato che fu sulla porta si girò e con voce forte disse:

“Erika hai un culo favoloso. Mi piacerebbe chiavarti nel culo.”

Gli lanciai il portacenere di pietra che era sul tavolo che riuscì ad evitare. Quando la porta si chiuse un largo sorriso si dipinse sul mio viso. Che ardire. Capisci, cara Iole, senza pudore mi disse che gli sarebbe piaciuto mettermelo nel culo.”

“Glielo hai permesso? Cioè, nonna, voglio dire hai lasciato che ti sodomizzasse? Te lo ha sfondato?”

Erika mi guardò con un espressione soddisfatta. Capii che babbo l’aveva anche inculata. Mi promisi di farmi raccontare del come avvenne che Jò arrivò a trapanarle il culo.

“Quando tua madre fece ritorno la misi al corrente degli avvenimenti. Le nascosi solo il particolare del culo. Louise si dimostrò felice e contenta di come si svolssero i fatti. Concordammo che ne l’una e ne l’altra avrebbero mai fatto cenno al fatto di essere entrambe amanti dello stesso uomo. Ci riuscimmo fino a quando, un mese dopo, la nostra ginecologa ci comunicò che eravamo entrambe incinte. Prendemmo la decisione di palesare al nostro stallone il nostro stato di donne pregne. Lo facemmo in un modo inconsueto. Lo chiamammo al telefono e lo invitammo a cena. Quando giunse ci trovò avvolte in vestaglie di velo nero trasparentissime. Ricordo che entrambe avevamo indossato delle calze nere a rete tenute su da reggicalze sempre neri. I nostri piedi erano calzati da scarpe nere con tacchi altissimi. Uno striminzito triangolo di stoffa copriva le nostre vagine. Un reggiseno di merletto nero con coppe forate sul davanti sosteneva le nostre zizze mentre i capezzoli facevano capolino dai fori centrali dei reggiseno. Era l’abbigliamento adatto a fargli sorbire la notizia che dovevamo dargli. Alla nostra vista cadde a sedere sul divano; aveva il respiro pesante; i suoi occhi si spostavano veloci a guardare prima il mio corpo e poi quello di Louise. Ci sedemmo al suo fianco e parlammo. Fu tua madre ad informarlo della gravidanza e fui io a dirgli che ognuna di noi due sapeva del rapporto che l’altra aveva con lui. Tuo padre sembrò scioccato dalle notizie. Dico scioccato perché appena finimmo di parlare si rimise in piedi, si sbottonò i pantaloni, se li sfilò e poi tolse anche gli slip. Il suo cazzo svettò come fosse un uccello che si librava nell’aria. Ci guardò.

“È questo che vi ha inseminate? Questo è il vostro totem: adoratelo.”

Io e tua madre ci guardammo e poi ci precipitammo ai sui piedi. Avvicinammo le bocche alla favolosa asta e cominciammo a leccarla. Dopo pochi minuti di quel trattamento venne e distribuì nelle nostre bocche, in eguale misura, il denso e squisito sperma che ingoiammo gustandolo. Da allora Jo venne a vivere con noi. Partorimmo. Un anno dopo eravamo nuovamente gravide. Tuo padre creò un’azienda. Decise, insieme a tua madre di trasferirsi in città per meglio seguire la sua attività. La lontananza non impediva a tuo padre di farmi visita e di soddisfare le mie esigenze. Ovviamente tua madre sapeva dove tuo padre trascorreva il tempo quando era lontano da lei. Allo scadere del periodo di gravidanza ci trasferimmo nella clinica della nostra ginecologa dove demmo alla luce i nostri secondi figli. Ritornammo a casa. Tua madre, dopo il parto, scelse di stare un periodo nella mia tenuta. Tuo padre ne fu contento, anche se ogni mattina si sobbarcava di due ore d’auto per andare al lavoro, aveva la possibilità di non spostarsi molto per farmi visita nel mio letto. Il periodo di ospitalità durò due anni duranti i quali tuo padre ci inseminò ancora una volta. È stata la volta che tu fosti concepita. Decisi che non potevo continuare a farmi ingravidare. Compresa tua madre avevo portato avanti 4 gravidanze. Troppe. Gli anni avanzavano. Mi feci prescrivere la pillola. L’ho presa fino a quando ho smesso di essere feconda. Lo stesso fece tua madre. Solo che lei, se volesse, potrebbe ancora sfornare bambini. Tuo padre continuò a cavalcarci con regolarità e lo fa ancora. Ecco ora sai di noi e di tuo padre. Entrambe ci innamorammo dello stesso uomo e invece di combatterci concordammo di farlo nostro. Lui ne fu felice e non ha mai smesso di amarci. Ecco questo è quanto volevi sapere.”

Che storia. Mia madre e sua madre hanno condiviso lo stesso uomo senza essere gelosa l’una dell’altra. Da questi sono state inseminate per ben tre volte mettendo al mondo sei vite. Mio padre continua ad entrare nel loro letto senza risparmiarsi e da quanto ho visto non rifiuta di avere incontri triangolari con le due mantidi. Il mio paparino deve avere i lombi perennemente gonfi se riesce a soddisfare le voglie delle due stupende sacerdotesse del sesso.

Continua

P.S. Racconto fantasia. Ogni riferimento a persone viventi o decedute è puramente casuale.

Voglia d’amare 8

È mattina; il suono di un clacson mi sveglia. Lo riconosco, è quello della macchina di mamma. Non ha perso tempo. Appena la madre l’ha invitata a raggiungerci non ha resistito. Muore dalla voglia di sapere. Balzo giù dal letto e mi precipito ad andarle incontro. Sapere che il mio amore è arrivato mi eccita. Mi è mancata. Arrivo alla porta, l’apro. Lei è lì splendente della sua bellezza. Mi precipito ad abbracciarla. Anita stende le braccia e frena il mio slancio.

“Non ti vergogni? È così che ricevi tua madre? Ti sei guardato? ”

Dio! Ho dimenticato di indossare i pantaloni. Sono nudo come un verme e con il cazzo in tiro. Farfuglio cercando di addurre scuse che non ci sono. Il pensiero di stringerla fra le braccia mi ha fatto dimenticare che in casa non sono solo. In camera da letto c’è mia nonna che sta ancora dormendo. Anch’essa è nuda. Non può essere diversamente dal momento che abbiamo trascorso una notte a chiavare come conigli.

Mia madre dopo aver frenato il mio slancio lascia che una sua mano scenda ad artigliare il mio cazzo. Lo avvolge con le dita e lo stringe.

“Vedo che è bello duro e pronto all’uso. Anche se è passato appena un giorno mi è mancato molto.”

“Mamma anche tu mi sei mancata. Si, con la nonna ho dato libero sfogo alle mie perversioni ma è te che desideravo chiavare.”

“Non dirmi che mentre ti chiavavi mia madre con il pensiero la tradivi con me?”

“Oh no. Julie è una vera sacerdotessa del sesso. Avevi ragione quando mi hai detto che tua madre mi avrebbe divorato. Non ci è riuscita perché i tuoi insegnamenti mi hanno aiutato a tenerle testa. Se ti dico che l’ho fatta svenire dal piacere mi crederesti?”

Senza lasciare la stretta sul mio cazzo Anita mi guarda sorpresa.

“Davvero è svenuta? Dio come sono contenta. Sono orgogliosa di te. Finalmente mia madre ha trovato pane, meglio dire un cazzo, per i suoi denti. Se quanto dici è vero mi devo preoccupare. Conoscendola lei non ti darà più tregua.”

Mi avvicino e la circondo con le braccia. Lei continua a stringere il mio cazzo.

“Mamma non devi preoccuparti. È vero, la nonna già mi ha detto che mi vuole per amante, ma io le ho detto che sarò sempre pronto a soddisfare le sue esigenze di vacca in calore fermo restando che la mia preferita sei tu. Lei ha detto che voi due avreste trovato un intesa per alternarvi nel mio letto.”

Anita ha uno sguardo pieno di libidine. I suoi occhi sono fissi nei miei ma il suo sguardo mi sta chiedendo altro. La sua mano libera guida una mia mano fra le sue gambe fino a fermarla sulla sua figa. È senza mutande. È tutta bagnata. La sua vagina sta secernendo rivoli di piacere.

“Figlio mio, non ce la faccio più. Sono tutta un fuoco. L’unico modo per spegnerlo è di mettere il tuo idrante nella mia fucina ed innaffiarla fino a consumare il fuoco che mi sta divorando. Dai, chiavami.”

È quello che volevo fare fin dal momento che l’ho vista. La faccio indietreggiare fino all’auto. Poi la giro e le faccio mettere le mani sul cofano motore; le sollevo il vestito portando allo scoperto le sue bianche e lisce natiche. Lei ha allargato le gambe. Il mio cazzo sembra il cazzo di un cavallo. Si agita, vibra. Lo prendo con una mano e lo guido fra le grandi labbra della vagina di Anita. Un colpo e, favorito dagli umori di cui è già piena, affondo nel caldo ventre di mia madre. Un lungo ululato si propaga nell’aria. È mamma che sta gridando la sua gioia. Faccio scorrere la zip del vestito e glielo sfilo. Non ha nemmeno il reggiseno. Era talmente ansiosa di raggiungerci che non ha indossato altro che il solo vestito. Mi chino sulla sua schiena; la circondo con le braccia e le abbranco le grosse mammelle. Le pastrugno. Le dita delle mie mani hanno artigliato i grossi capezzoli e li stanno torturando. Anita nitrisce.

“Amore è passato appena un giorno da che non stantuffi il tuo pistone nel mio cilindro e mi sembra un’eternità. Ora sei qui, nel mio ventre. Sento tutta la potenza del tuo cazzo squassarmi la vagina; dio, come godo.”

La sua vagina si sta riempiendo delle sue stesse secrezioni. Lo avverto dalla facilità con cui il mio cazzo entra ed esce dalla sua figa. Non sento attrito. I miei affondi sono a volte violenti ed a volte dolci. Mamma è in piena estasi. Ad ogni fendente che le meno nella pancia con il mio gladio nitrisce e ulula. Sono talmente impegnato a chiavarmi mia madre che non mi accorgo di un’altra presenza.

“Avevi talmente voglia di chiavarti tua madre che non le hai dato tempo di farla entrare in casa. Meno male che siamo ben addentro alla proprietà e lontani dalla strada. Sai lo spettacolo che avreste dato.”

È Julie, si è svegliata. Le grida di piacere della figlia l’hanno attirata. Anche lei è nuda. Si posiziona su di un lato dei nostri corpi e si gode la chiavata. Il suo sguardo si sta riempiendo di libidine. Si sta eccitando. Sale sul cofano dell’auto e ci si siede. Allarga le cosce e strofinando il bacino sulla lamiera avvicina la sua vagina alla testa della figlia. Anita solleva la testa e la vede.

“Mamma ci sei anche tu?”

“Si, bambina. Vedervi chiavare mi ha mandato in ebollizione gli ormoni. Stanno danzando. Hanno bisogno che qualcuno li accompagni nella danza. Solo tu puoi dare sollievo alla mia passera. Vieni, baciala. Leccala come solo tu sai fare.”

Mamma fionda la testa fra le gambe della madre incollando la sua bocca sulla vagina di Julie che al primo contatto della lingua della figlia lancia un nitrito da cavalla imbizzarrita. Non avrei mai creduto di giungere a tanto. Io sto chiavando mia madre e contemporaneamente mia nonna si sta facendo leccare la figa dalla figlia. Vista da fuori deve essere una scena da film porno e lo spettacolo diventa più eccitante se si sapesse che le due donne sono madre e figlia e l’uomo che sta chiavando la più giovane è il figlio di questa e nipote dell’altra. Andiamo avanti per diversi minuti. Nonna, sotto il sapiente lavoro di lingua della figlia, raggiunge diversi orgasmi. Mamma non le è da meno. Io, invece, favorito dalla lunga notte trascorsa a chiavarmi mia nonna riesco a non venire rendendo cosi felice mia madre che si gode il galoppo del mio cazzo nel suo ventre per un periodo abbastanza lungo. Per quanto possa trattenermi devo convincermi che sono un uomo e che, avendo sotto di se il corpo meraviglioso di sua madre e con il cazzo piantato nell’infuocato ventre della stessa, non ho molta resistenza. I miei colpi nella figa di mamma si fanno più violenti e l’andatura del dentro fuori diventa un veloce galoppo che termina allorché dai miei gonfi testicoli il liquido seminale sale lungo il condotto uretrale. Così come un vulcano che va in eruzione cosi il mio cazzo riversa nel ventre di mia madre una quantità considerevole di denso sperma che le riempie la orrida vagina andando ad infrangersi contro il suo utero. Sono sfinito. Mi abbatto sulla schiena di mamma. La mia bocca e sulla sua nuca. Le mordo il collo. Anita gira la testa e mi porge la sua bocca che mi precipito a penetrare con la mia lingua. Frugo la sua cavità orale e avverto un sapore che già conosco. Appartiene a mia nonna. Mamma ha la bocca piena delle secrezioni vaginali di sua madre; li faccio miei. Le pulisco la bocca lappando quei gustosi liquidi. Quando gli ultimi brividi hanno abbandonato i nostri corpi ci ritroviamo, tutti e tre, in piedi a guardarci negli occhi; non c’è ombra di vergogna per quello che abbiamo appena fatto. Ci sorridiamo e ci abbracciamo. È mia nonna la prima a parlare.

“Oggi è l’inizio di una nuova storia d’amore. Ti ho invitata a venire perché, tenuto conto che tuo figlio dovrà soddisfare anche le mie voglie di donna lussuriosa e viziosa, voglio raggiungere un’intesa con te per meglio gestire le sue prestazioni di toro da monta. Non solo; devo metterti al corrente di un progetto che ho già discusso con tuo figlio e che spero incontri il tuo favore perché la sua realizzazione soddisferà: a) un desiderio di tuo figlio; b) ci permetterà di vivere il nostro rapporto incestuoso con consapevolezza e nella massima segretezza. Per farlo dobbiamo fare in modo che le allusioni vengano messe a tacere. Vieni, entriamo in casa; staremo più comodi.”

Sono in mezzo a loro due. Loro mi cingono la vita con un braccio, io ho le mani poggiate sui loro culi. Così avvinghiati facciamo il nostro ingresso in casa. Julie si distacca.

“Vado a preparare la colazione, voi intanto fate pure quello che volete.”

Anita fissa i suoi occhi nei miei.

“Mamma non ti dispiacerà se mentre sei in cucina io comincio a prendermi qualche anticipo assaggiando il cornetto di tuo nipote?”

“Fai pure. Basta che non lo consumi tutto.”

Mia madre mi spinge verso il divano; mi fa sedere.

“Allarga le cosce.”

Eseguo. Lei si inginocchia a viene a sistemarsi fra le mie cosce. I suoi occhi sono puntati sul mio cazzo che è penzoloni. Allunga una mano e lo circonda con il palmo e le dita. Il calore della sua mano si trasmette al mio cazzo che ha prima un movimento incontrollato e poi incomincia ad indurirsi. Mamma china la sua testa in avanti e poggia le sue labbra sul vermiglio glande. Sento lo schioccare del classico rumore del bacio; risolleva la testa e mi guarda.

“Spero che il tuo cornetto sia anche fornito di gustoso yogurt. Ho uno sfrenato desiderio di riempirmi la bocca del tuo sperma; voglio sentirlo scendere lungo la trachea fin giù allo stomaco.”

La sua mano lascia il mio cazzo ed insieme all’altra solleva le grosse mammelle e le porta a circondare il cazzo con la loro soda carne. Le preme contro il mio muscolo e comincia a segarmi con le tette. Sento il cazzo aumentare di volume. Si indurisce. Vedo la testa di mia madre di nuovo chinarsi in avanti; sento la punta della sua lingua darmi dei veloci colpi sul glande e poi vorticare sul frenulo e intanto continua a massaggiarmi il cazzo con le sue favolose zizze. Dalla mia bocca escono lunghi ululati. Le labbra di Anita hanno completamente fagocitato il mio glande. Le leccate hanno lasciato il posto alla suzione. Mamma mi sta succhiando il pene e lo sta facendo con maestria. Sembra che nella sua vita non abbia fatto altro che succhiare cazzi. So con certezza che gli unici due falli che hanno avuto il piacere di godere dei favori della sua bocca sono stati quello di mio padre ed il mio. Sono arrivato al limite. Stringo le mani intorno alla testa di mia madre e la blocco. Agito il bacino e le chiavo la bocca. L’orgasmo arriva; lo aspettavo. Dal glande vengono sparate possenti bordate di sperma che si perdono nella bocca di mia madre la quale non fa molta fatica per ingoiarle. La mia gioia di averla riempito la bocca del mio sperma gliela dimostro infilando la mia lingua nella sua bocca e lappare i residui di sperma che non sono scesi nel suo stomaco. Sto ancora deliziandomi della bocca di mia madre che mia nonna fa il suo ingresso. Ha le mammelle al vento ed un grembiule le cinge la vita coprendole la pancia.

“Spero che ne hai lasciato un poco anche a me?”

“Mamma, non arrabbiarti, ma non sono riuscita a contenermi. Era troppo la voglia di bere il suo yogurt. Potrai sempre rifarti. Lascialo ricaricare e poi vedrai come ti sparerà in gola il suo frutto.”

“Ricordati, figlia mia, che tuo figlio non è una macchina. Lui è fatto di carne ed ossa ed ha bisogno di essere nutrito oltre che riposare per poter soddisfare i miei e tuoi bisogni. Lo dobbiamo noi aiutare a preservarsi.”

Detto questo Julie viene a sedersi al mio fianco.

Continua

P.S. Racconto fantasia. Ogni riferimento a persone viventi o decedute è puramente casuale.

Le mammelle di Raquel

Fin dalla più tenera età il seno femminile è stato per me un incubo. In particolare le tette che più mi attraevano erano quelle di mia madre. Le tette di mamma erano per me un magnete. Da premettere che mamma mi ha lasciato succhiare le sue tette fino ad oltre i due anni. Poi nacque mia sorella che usurpò il mio posto. La odiai. Non durò molto. Anche lei, due anni dopo, dovette lasciare il posto al nuovo venuto: mio fratello. L’odio che prima avevo nutrito per mia sorella lo riversai sul terzo nato. Per tutto il periodo dell’allattamento di mia sorella e di mio fratello sono stato sempre presente. Mai ci fu giorno che non assistetti alle loro poppate traendone anche profitto. Gli anni passarono. Io crebbi. Eppure la figura di mia madre con le tette al vento era sempre presente nelle mie fantasie. Del resto mia madre non fece niente per scacciare dalla mia mente la visione delle sue mammelle. Al contrario era sua abitudine gironzolare per casa con vestaglie trasparentissime che mettevano in evidenza i suoi grossi seni (quarta taglia) con i grossi e scuri capezzoli che premevano contro la stoffa come volessero perforarla. Non solo. Anche quando andava in bagno lasciava sempre la porta aperta in modo che io potessi guardarla mentre stava seduta sulla tazza o sul bidet a fare i suoi bisogni o le sue pulizie. I suoi movimenti favorivano l’aprirsi della vestaglia mettendo in mostra le grosse bianche bocce di alabastro che ondeggiavano ad ogni suo movimento. Lei alzava gli occhi, mi guardava e sorrideva. Mai un rimprovero. Sembrava le piacesse mostrarmi le sue mammelle ne io mi premunivo di giustificare la mia presenza. Una cosa che mi faceva impazzire era quando la vedevo, in camera sua, seduta davanti allo specchio, nuda dalla cintola in su, noncurante della mia presenza, che si passava la crema rassodante su entrambe le zizze e concludeva l’operazione, sollevandole con le mani e portando i capezzoli alle sue labbra dove ad attenderli c’era la sua lingua che, con la punta, li titillava per diversi minuti dopo di che, dava un ultimo sguardo allo specchio e poi la frase che mi mandava in tilt.

“Siete magnifiche e vi amo.”

Raquel (è il nome di mamma) non aveva solo il seno bello e prosperoso. A vederla era  uno spettacolo. 38 anni. Due grandi occhi neri. Una bocca con labbra carnose. Bionda. Alta circa 175 cm. gambe lunghe e cosce ben proporzionate che si perdevano in due favolose natiche. Nonostante avesse partorito ben tre volte aveva un corpo da far invidia alle più affermate fotomodelle. Un ventre piatto e, come già ho detto, due belle e grosse mammelle che ornavano il suo largo torace.

In famiglia ero l’unico che aveva un’attrazione morbosa per le tette di mamma. Ero l’unico che rovistava nella biancheria in cerca dei suoi reggiseno ed impossessarmene. Li portavo in camera mia e li conservavo sotto al cuscino dove puntualmente il mattino successivo mamma li trovava. Li prendeva e li riponeva nei suoi cassetti. Molte volte li ha lasciati senza portarli via e me lo rammentava appena tornavo a casa dalla scuola.

“Amore, puoi anche controllare, ho lasciato le cose come stavano. Non ho portato via niente dalla tua camera. Anche il cuscino è al suo posto.”

Io arrossivo e correvo in camera dove sotto al cuscino trovavo il suo reggiseno ben piegato. Lo prendevo e baciavo le coppe immaginando di baciare i suoi seni. Raquel sapeva di questa mia ossessione per il suo seno. A mia madre piaceva sentirsi guardata anche se gli occhi che la divoravano erano quelli del suo primogenito. In famiglia ero l’unico a godere della vista delle mammelle di mamma. La mia genitrice prima di mostrarsi semivestita, si assicurava che in casa non ci fossero ne mio padre, ne mia sorella e nemmeno mio fratello. Lei riservava unicamente ai miei occhi la bellezza delle sue bianche tette. Non solo lasciava che la guardassi ma mi provocava pure. Non faceva altro che torturarmi con domande del tipo:

“Ti piacciono le tette della mammina? Vorresti toccarle? Ti piacerebbe baciarle?”

e tante altre frasi dello stesso tipo. La tortura aveva termine solo quando in casa era presente qualche altro componente della mia famiglia. Non si limitava solo alle frasi. La sera, prima di andare a letto, veniva nella stanza che dividevo con mio fratello e ci dava il bacio della buona notte. Con mio fratello il bacio si limitava a poggiare le labbra della sua bocca sulla fronte; con me invece era diverso. Senza farsi notare da mio fratello si apriva la vestaglia e si chinava facendomi balenare davanti agli occhi le sue mammelle che penzolavano come due grosse campane e con i capezzoli che quasi mi sfioravano la bocca e invece di darmi il bacio della buona notte mi sussurrava:

“Vuoi succhiarle? Peccato che non ho latte altrimenti te lo lascerei fare.”

Già il latte. Ricordo che alla fine di ogni poppata riservata prima a mia sorella e poi a mio fratello mi chiamava e mi faceva succhiare il latte che le sue ghiandole mammarie producevano in eccesso. Ricordo che mi avventavo sulle sue poppe come un affamato. Le svuotavo di ogni goccia di latte. Quella pratica è andata avanti fino a quando ha smesso di allattare l’ultimo nato lasciando in me il mai spento desiderio di succhiarle le zizze. Ancora oggi questa mia ossessione mi toglie il sonno. Mia madre nonostante i suoi anni è una splendida donna. Cinque anni fa ha divorziato da mio padre che è riuscito ad ottenere l’affidamento di mia sorella e di mio fratello che all’epoca del divorzio avevano 11 e 9 anni. Io restai con la mia dea per mia scelta e per decisione del giudice che concesse il divorzio. Avevo 13 anni. Oggi ne ho diciotto. Raquel non si è mai lamentata di essere rimasta senza marito. Ha sofferto per la separazione dagli altri due figli alleviata dal fatto che almeno due giorni alla settimana li trascorre con loro. L’unico rimastogli sono io.

Il mese successivo al divorzio Raquel ha come un sussulto di libertà. La sua vita cambia completamente. Diventa più trasgressiva nell’abbigliamento e nel comportamento senza però mai trascendere nel volgare. Attira l’attenzione di ogni passante uomo o donna che sia. I suoi colleghi di ufficio le fanno continue avance. Lei gode di tutto questo e quando torna a casa mi fa il resoconto della sua giornata di lavoro suscitando in me invidia e gelosia. Raquel se ne accorge.

“Dimmi un po’, non è che sei geloso? Dai confessalo. Vorresti essere tu l’uomo che nel mio letto sostituirebbe tuo padre?”

Ed ogni volta non le rispondo. Mi limito a stringere i denti facendoli stridere e nel farlo le mascelle si induriscono. È il segnale che conferma a mia madre le sue intuizioni sui miei desideri.

“Anche se non rispondi so che è così. Tu mi vorresti nel tuo letto; tu desideri accoppiarti con tua madre.”

Poi il fatidico giorno giunge inaspettato. È estate. Siamo in vacanza nella nostra villa in montagna. Rientro da un’escursione. La villa è silenziosa. Vado in direzione del salone. La porta è aperta. Mia madre è seduta sul divano. Indossa la sua solita camicia che le arriva fino alle ginocchia. È completamente aperta sul davanti. Ha le mani appoggiate sulle prosperose mammelle e se le sta pastrugnando. Le sue dita sono artigliate ai grossi capezzoli e li sta torturando. Ha gli occhi chiusi. Le sue labbra sono dischiuse e dalla sua gola salgono suoni che denunciano un forte piacere. Non ho mai visto mia madre godere. Sono incantato. Di colpo Raquel apre gli occhi e mi vede. Sorride. La mia presenza non la infastidisce. Al contrario stende le braccia verso di me e mi invita a raggiungerla. In un balzo sono seduto al suo fianco. Mi fa il gesto di stendermi e di poggiare il capo sulle sue cosce. Vedo le sue mani adoperarsi per liberarsi della camicia. Resta completamente nuda. Senza distogliere lo sguardo dal mio china il busto in avanti e le sue mammelle ciondolano sul mio viso. Un capezzolo mi sta sfiorando le labbra.

“Su, apri la bocca. E’ giunto il momento. I tuoi sogni stanno per diventare realtà. Dai succhiami le tette. Sono anni che aspetti questo momento e sono anni che desidero che tu lo faccia.”

Non mi sembra vero. Sto certamente vivendo un sogno. Forse devo ancora rientrare a casa. No, non sto sognando. Quelle che pendono davanti ai miei occhi sono realmente le zizze di mamma e me le sta offrendo invitandomi a succhiargliele.

“Cosa stai aspettando? Non è questo quello che hai sempre voluto?”

“Si, mamma.”

Sollevo la testa quel tanto che basta per agganciare con le mie labbra il grosso capezzolo e trascinarlo nella mia bocca. Le mie labbra hanno anche circondato la sua grossa e scura aureola. Con la lingua schiaccio il capezzolo contro il palato e comincio a succhiare. E’ una cosa che ho sempre saputo fare e trattandosi delle zizze di Raquel i miei ricordi non mi tradiscono. Con voracità passo da una tetta altra. Mamma lancia continui miagolii. Una sua mano prende a sbottonarmi la camicia. La lascia scorrere sul mio torace. Le sue dita giocano con i miei capezzoli; continua a scendere; mi slaccia la cinghia dei pantaloni e fa scorrere la zip. La sua mano si posa sugli slip che coprono il mio indurito cazzo. Lo accarezza. Lentamente le sue dita si infilano negli slip. Incontrano il cazzo e lo circondano.

“Però. Sei ben messo. Non credevo avessi un cazzo di tali dimensioni. Da quanto è duro arguisco che vorresti dargli un ricovero per farlo ammorbidire. Ti piacerebbe infilarmelo nel ventre? Vuoi chiavarmi?”

Non è possibile. Mia madre mi sta chiedendo se voglio chiavarla.

“Mamma sarei l’uomo più felice del mondo se il tuo ventre desse ospitalità al mio cazzo. Si, voglio chiavarti. ”

“Fallo. Ho atteso questo giorno da tanto tempo, forse troppo tempo. Vieni entra in me e possiedimi.”

Mi metto in piedi e mi libero dei vestiti. Intanto mamma ha spostato il suo bacino sul bordo del divano ed ha allargato le cosce a compasso. Una folta foresta di peli nascondono la sua vagina. Senza porre altro tempo tra il mio cazzo e le sue grandi labbra mi posiziono fra le sue gambe ed indirizzo il muscolo di soda carne contro la sua vagina. Il glande si apre la strada verso l’interno. Mamma solleva il bacino quel tanto che basta a far scivolare verso il profondo dello scuro orifizio vaginale il mio ariete che, a dispetto di molti altri, è di buone dimensioni sia in lunghezza che in larghezza. Mentre la penetro mamma lancia continui miagolii di piacere.

“Dai, figlio mio, stantuffa questo tuo pistone nel ventre della tua mammina. Sono anni che un cazzo non ara la mia vagina. Ho dimenticato cosa significa farsi chiavare da uno stallone bello e forte. Fammi galoppare fino a sfinirmi.”

Non so come ma metterò tutto il mio impegno per soddisfare la sua voglia di piacere. Devo riuscire a farle dimenticare il periodo di astinenza. Sono suo figlio e non voglio deluderla. Lentamente comincio a pompare il mio cazzo nella sua orrida vagina. Lei apprezza il mio modo di chiavarla.

“Si, continua così. Dai, fai impazzire la tua mammina. Dio come sei bravo. Mi piace molto il modo in cui mi stai chiavando. Dimmi, amore, chi è la tua maestra. Chi ti ha insegnato a chiavare in questo modo?”

Senza smettere di pomparle il cazzo nella pancia le rispondo.

“Tu sei la mia maestra. Io non ho avuto altre donne. Tu sei la prima. Ho fantasticato molto possederti. Ho immaginato come sarebbe stato bello chiavarti e al come procurarti piacere. Ed ora eccomi qui, con il mio corpo fermo fra le tue cosce e con il cazzo piantato dentro al tuo ventre provando e cercando di darti il massimo del piacere. Mamma io non ti ho mai tradito.”

Gli occhi le si riempiono di lacrime.

“Amore, veramente sono la tua prima donna? Prima di me non hai chiavato nessun’altra donna. Non sei stato nemmeno con le prostitute?”

“No, fra me e te non c’è mai stata nessuna altra.”

“Mi stai facendo dono della tua verginità? Figlio mio, stai facendo di me la donna più felice del mondo.”

Mi circonda il torace con le braccia e mi attira a se. Le sue lunghe gambe vanno ad incrociarsi sulla mia schiena. Due bianche cosce stringono i miei fianchi. Avvicino le labbra alle sue e le infilo la lingua in bocca; lei se ne impossessa e la succhia con avidità. In tutto questo tempo il dentro fuori del mio cazzo nella sua vagina non ha avuto un attimo di tregua. Il mio pene affonda nell’agognata figa di mia madre come un piolo affonda nella terra. Ad ogni colpo Raquel emette lunghi ululati che mi eccitano e mi incoraggiano a continuare nell’azione intrapresa. Mai avrei pensato di riuscire a chiavare mia madre, la donna dei miei sogni erotici. La sento irrigidirsi.

“Sì; Sìììììììì, così. Oh dio sto venendo. Non credevo fosse possibile. Non smettere.”

Non ne ho la benché minima intenzione. Al contrario aumento l’andatura del dentro fuori. Il mio ariete affonda nel suo corpo con più vigore. I colpi che le fiondo nel ventre sono violenti. Le sue urla di piacere si intensificano. Un ruggito mi dice che il suo piacere è giunto al culmine. Sta godendo. Un attimo dopo anche il mio vulcano va in eruzione.

“Mamma, non riesco a trattenermi. Vengo.”

“Si vieni pure. Non darti pensiero. Scarica il tuo piacere nella mia pancia. Riempi la mia vagina del tuo liquido seminale.”

Bordate di denso e copioso sperma si riversano nella sua vagina andando ad infrangersi contro il suo utero. Il mio sperma si unisce alle sue secrezioni vaginali dando così vita ad un lago che le colma la figa fino all’orlo. Il mio corpo non più in tensione si abbandona sul suo. Lei mi bacia il viso.

“Grazie. Non credevo riuscissi a farmi godere. Per essere la tua prima volta sei stato meraviglioso. Dai, tiralo fuori e lasciami andare in bagno.”

Mi sollevo e le sfilo il cazzo dalla vagina; mi metto al suo fianco. Lei si alza e si dirige verso il bagno, entra e chiude la porta dietro di se. Resto solo a rimuginare su quanto è accaduto. Ho chiavato mia madre e lei è cosciente di essersi accoppiata con suo figlio. Da oggi la nostra vita non sarà più la stessa. Sono perplesso. Che futuro potrà mai avere il mio amore per mia madre? È Raquel a dissipare ogni mio dubbio. Dopo circa un’ora esce dal bagno; è avvolta in un accappatoio rosa. Si avvicina; si china e mi bacia le labbra.

“Tocca a te. Quando avrai finito raggiungimi nella mia camera da letto. Da questa sera sarà anche la tua camera. Dormiremo nello stesso letto. Sarai il mio amante e niente ti strapperà dalle mie braccia.”

“Mamma sei protetta? Voglio dire hai preso le dovute precauzione?”

Raquel mi guarda con un ghigno dipinto sul volto. Non mi risponde. Si gira e scompare nella camera da letto. Due mesi trascorrono da quella nostra prima volta. Io e mamma ci sollazziamo senza un attimo di sosta. Il kamasutra diventa il libro più seguito. Una sera stiamo nel salone. Sono disteso sul divano e con la testa appoggiata sulle sue cosce. Lei mi accarezza la testa. Le sue dita si intrufolano nei miei capelli. La sua voce mi arriva all’orecchio. Parla con calma.

“Amore è accaduta una cosa meravigliosa. Grazie a te sarò di nuovo madre. Sono incinta. Mi hai ingravidata.”

Balzo a sedere. La guardo sbalordito.

“Stai parlando seriamente? Nel tuo ventre sta crescendo un figlio mio?”

“Sì. Avrai un figlio e sarò io a partorirlo; spero non ti dispiaccia?”

“Dispiacermi? E perché? Avere un figlio da mia madre è la cosa più bella che potesse capitarmi. È il più bel regalo che tu potessi farmi.”

La stringo contro di me e la copro di baci. Mi allontana. Assume un espressione seria.

“Amore, ti rendi conto che non possiamo più restare in questa città. La gente già mormora su noi due e quando mi vedrà andare in giro con il pancione non impiegherà molto a trarre conclusioni. Anche se siamo due adulti avremmo molti fastidi. Nessuno perdonerebbe ad una madre di essersi fatta ingravidare dal proprio figlio. Dobbiamo lasciare questo paese.”

Così facciamo. Raquel vende tutto il suo patrimonio. Tiene solo la villa di montagna. Cede, a mio fratello ed a mia sorella, le azioni della società in cui lavora e di cui è socia di maggioranza. I due non capiscono la mossa di mia madre. Mai sapranno del rapporto incestuoso che mamma ha con suo figlio. Per evitare la loro certissima condanna per l’amore che lei mi porta, nel suo futuro c’è anche la rinuncia a vederli. Lasciamo il paese. Ci trasferiamo in un’altra nazione dove compriamo un vecchia e grande villa che ristrutturiamo. Trascorso il termine della gravidanza Raquel partorisce una bella bambina. Il rito dell’allattamento viene ripreso. Mamma ha due bambini da sfamare. Io e mia figlia. È l’inizio di una nuova vita.

P.S. Racconto fantasia. Ogni riferimento a persone viventi o decedute è puramente casuale.

Voglia d’amare 7

Fatto la doccia, Julie appronta un fugace pasto a base di uova in tegamino, carne arrosto ed insalata. Tutte cose che sono già presenti nel frigo che, mi dice, è sempre ben fornito. Dopo aver sparecchiato mi prende la mano e mi guida verso una delle porte. L’apre. È una stanza da letto. Una volta dentro si libera dell’accappatoio e mi invita a fare altrettanto. Ci stendiamo nudi sul letto; mi abbraccia.

“Hai avuto quello che agognavi. Ti è piaciuto mettermelo nel culo? Ora tocca a me prendermi la ricompensa per essermi fatta sodomizzare. Tu mi piaci e voglio che questo giorno sia speciale. Ti darò tutta me stessa, anche l’anima. Ti amerò come non ho mai amato.”

“Nonna, anche tu mi piaci. Tutto di te mi eccita. Voglio essere il tuo amante.”

“Non dire scemenze. Non sarai mai il mio amante perché non ti amo. Io sono una donna che non vuole legami. Sarai comunque il mio preferito. Quando mi sentirò giù di morale ti chiamerò e tu verrai a coccolarmi. Non dimenticare che tu già hai un’amante ed è tua madre. Non vorrai certamente tradirla con me?”

Smette di parlare e rovescia il suo corpo sul mio; poggia le sue sensuali labbra sulle mie e mi bacia infilandomi la lingua in bocca. Dopo alcuni minuti di guizzanti dentro fuori delle nostre lingue nelle reciproche bocche mia nonna comincia a far scorrere le sue labbra sul mio corpo. La punta della sua lingua guizza veloce su ogni cm della mia pelle strappandomi mugolii di piacere. Giunge sui miei capezzoli, li avvolge con le labbra e li succhia. È qualcosa di fantastico sentirmi succhiare i capezzoli. Dopo un tempo che sembra interminabile riprende a baciarmi. Il ventre, i fianchi ed il pube sono suoi terreni di caccia. I mugolii si sono incrementati. Infine la sua lingua giunge al culmine della scorreria. Un getto caldo investe il mio glande. Uno schiocco di labbra e, nello stesso istante, un vorticare di lingua intorno alla circonferenza del mio glande mi strappano un lungo ululato. Le metto le dita nei capelli e glieli scompiglio scuotendole la testa.

“Nonna sei brava. Mi stai facendo impazzire.”

Julie è talmente indaffarata a far guizzare la sua lingua sul glande del mio cazzo che non si degna di rispondermi. Si limita ad alzare gli occhi e fissare il suo sguardo nei miei occhi. E’ qualcosa di indescrivibile vedere la sua lingua vibrare veloce sopra ed intorno al mio glande. Intanto una sua mano si è posata sulla mia borsa scrotale dilettandomi con carezze leggere. Vedo le sue labbra dischiudersi; circondano il grosso glande e lo accoglie nella sua bocca senza smettere di far vorticare la lingua sulla parte superiore. Spinge la testa verso il mio pube; vedo il cazzo sparire, per tutta le sua lunghezza, nella sua calda bocca. Sento la sua lingua avvolgerlo. Comincia a succhiarmelo ed allo stesso tempo imprime un lento movimento alla sua testa. Su, giù; dentro, fuori. Che donna. Mi sta facendo un pompino e, contemporaneamente, si sta facendo chiavare in bocca. Con un veloce movimento fa roteare il suo corpo sul mio e imprigiona la mia testa fra le sue cosce. Ho, schiacciata sul viso, la vagina di mia nonna. Siamo nella posizione del cosiddetto 69. È una posizione che pratico sempre ogni volta che faccio sesso con mia madre. Le circondo i fianchi con le braccia e l’attiro a me. La sua grossa pucchiacca è alla portata della mia bocca. Il suo afrore mi invade le narici. Comincio a morderla. Nonna si dimena. Tiro fuori la lingua e la lecco. Le titillo le piccole labbra, gliele succhio. La sento mugolare. I suoi umori mi stanno colando sul viso. Li lappo e li ingoio. Il grosso clitoride attira la mia attenzione. Lo circondo con le labbra e lo mungo. Nonna lancia un grido il cui suono viene smorzato dal corpo del mio cazzo che si trova ad occupare la sua bocca. Le sensazioni che provo nel leccare e succhiare l’inturgidito clitoride di Julie sono estasianti. Dopo alcuni minuti di questa pratica nonna incomincia a dimenarsi. Il piacere si sta impadronendo del suo corpo. Di colpo esplode. Si lascia andare, la sua figa si schiaccia sulla mia faccia, smette di succhiarmi il cazzo e si alza reggendosi con le mani sulle mie cosce, il suo nitrito di giumenta imbizzarrita rompe il silenzio della stanza. Gode ed eiacula riversando il frutto del suo raggiunto piacere sul mio viso. Mi irrora la faccia del suo limaccioso sperma che mi precipito a lappare. E’ ancora in preda ai brividi provocati del raggiunto orgasmo che con rapidità mi libero dal peso del suo corpo e vado a posizionarmi fra le sue gambe. Punto l’indurito cazzo contro la sua vagina e la penetro. Julie mi guarda con occhi carichi di libidine.

“Sììììì. È così che ti voglio. Dammelo; spingi; voglio sentire il tuo cazzo raggiungere il mio stomaco; spaccami in due; squartami le viscere; Chiava la tua nonnina. Sarò sempre la tua puttana.”

Non la riconosco. La libidine ha avuto ragione della sua ragione. Mi lancio in una sfrenata galoppata. Nello spazio di pochi minuti raggiunge in sequenza ravvicinata altri due orgasmi. Continuo a chiavarla. La mia furia non si ferma nemmeno quando non sento più le sue grida ed i suoi incitamenti. Quando, finalmente, riesco a scaricare il mio sperma nel suo ventre mi accorgo che sotto il mio corpo ho una donna inerte. Non mi sono accorto che mia nonna è svenuta. Mi sento un verme. Ho chiavato nonna Julie quando non era cosciente. Sono disteso con lei al mio fianco. La guardo ha un corpo davvero fantastico. È sodo. Bianco come il latte con una pelle vellutata. Dio che donna. Sulla terra non esiste uomo che abbia giaciuto con una donna del pari di mia nonna. La sorte è stata con me benigna, mi ha dato in regalo due meravigliose donne: mia madre e mia nonna. Mentre sto compiacendomi della fortuna che mi ha colpito una finestra si apre nella mia mente. Il volto di un’altra donna si affaccia da quella finestra. Un ghigno si dipinge sul mio viso. Sarebbe troppo bello riuscire ad entrare nel letto anche della terza donna della famiglia: la secondogenita di mia nonna; la sorella di mia madre: zia Alba. Sto ancora fantasticando quando un gemito accompagnato da un profondo sospiro mi annunciano che Julie sta tornando nel mondo reale. Un sorriso le illumina il volto. Mi da un bacio sulle labbra e si rannicchia contro il mio corpo poggiando la testa nell’incavo della spalla. Prende ad accarezzarmi il petto.

“Mai avrei creduto che in famiglia fosse cresciuto un ometto ben messo e con attributi da fare invidia ad uno stallone. Sei stato favoloso. Ti rendi conto di quello che hai fatto? Hai cavalcato la tua vecchia nonnina come nessuno l’ha mai fatto. Mi hai chiavato fino a farmi svenire. Prima ho detto che mai ti permetterò di essere il mio amante. Mi rimangio la parola. Una lussuriosa quale io sono non può permettersi il lusso di tenere a distanza un puledro che riesce a cavalcarla fino a portarla allo sfinimento. Anita, mia figlia, dovrà farmi spazio. Da oggi non sarà l’unica a godersi lo scettro che hai fra le gambe. Vedrai, mio bel puledro, che troverò un accomodamento con tua madre. Non credo che dovrò faticare molto per convincerla. Ha lasciato che tu venissi con me pur sapendo cosa sarebbe accaduto.”

“Nonna, Julie, fai di me l’uomo più felice della terra. Sarò sempre pronto ad accorrere ad ogni tuo richiamo e soddisfare le tue voglie di perenne vacca in calore. Ma vorrei che tu convincessi mamma a farsi ingravidare, mi piacerebbe molto avere un figlio mio partorito da Anita.”

“Questa è una cosa che ti prometto di farla. Purtroppo io non sono più feconda altrimenti mi sarei fatta ingravidare, te lo avrei scodellato io un marmocchio. La gravidanza di tua madre pone dei grossi problemi. La gente già mormora sul vostro comportamento figurati se Anita girasse per la città con il pancione. Non ci impiegherebbe molte a fare due più due. Ne nascerebbe uno scandalo di proporzioni immense. In primo luogo dobbiamo mettere a tacere le malelingue. Ho già la soluzione. Devi sposarti.”

Ho un sussulto. Le alzo il viso e la fisso. Ha degli occhi stupendi.

“Julie, cosa ti frulla in quel tuo perverso cervello? Io sposarmi? E con chi se non ho una ragazza? Dove la trovo una disposta a sposarmi sapendo che vado a letto con mia madre e che chiavo mia nonna?”

Nonna allunga una mano e avvolge il mio cazzo con le dita. lo stringe.

“Se vuoi avere un figlio da tua madre è necessario che tu ti sposi. Una moglie smorzerebbe molte illazioni tanto più che andremmo tutti: io, tu, tua madre e tua moglie in un’altra città dove nessuno ci conosce e dove tua madre direbbe che il figlio che porta in grembo è il frutto di un rapporto non protetto. In quanto alla ragazza già c’è. Non c’è bisogno di andare lontano per cercarla. Lei sa del rapporto che hai con tua madre e sa anche che in questo momento sei qui con me. Le piaci ed è anche innamorata. So che anche a te lei piace. Non so se l’ami ma questo viene dopo.”

“Nonna, di chi stai parlando? Chi è questa ragazza che dici che mi piace? e come fa a sapere di quello che esiste fra me e mia madre? e di quello che sto facendo con te in questo momento?”

“Oh bella. Io con questa ragazza ci vivo e ci confidiamo tutto. Sto parlando di mia figlia Alba; la sorella di tua madre; tua zia.”

Questa è bella. Julie mi sta prospettando di sposare sua figlia, la donna che un momento prima ho desiderato diventasse mia amante.

“Nonna, stai scherzando? Anche se Alba mi piace non posso sposarla. È mia zia ed è la sorella di mia madre e mai mi lascerebbe sposare sua sorella.”

“Con tua madre ci parlo io; vedrai che ti darà il suo consenso. Le converrà, se vuole che tu continui ad essere il suo amante, farti sposare con sua sorella. In quanto ad Alba non porti problemi. E tua zia solo perché l’ho partorita io, ma il padre non è tuo nonno. Lei e tua madre sono sorellastre. Vedrai. Dopo che sarete sposati daremo vita ad una grande famiglia che avrà lo stesso tetto come casa. Il divertimento non mancherà. Tu sarai lo stallone e noi saremo le tue giumente. Ci possiederai ogni volta che lo vorrai e noi saremo ben liete di farci cavalcare. Due di noi ti riempiranno la casa di piccoli demonietti. Ti va come soluzione ai nostri problemi?”

Mai avrei sperato che mi si prospettasse un simile progetto. Avrei avuto un harem composto da tre bellissime donne. La matura Julie che con la sua natura di donna lussuriosa mi avrebbe fatto vivere giorni di estasi; la bella Anita, mia madre, che mi ha fatto conoscere i piaceri del sesso e mi ha insegnato come gestire il mio corpo e quello di una donna; Alba, la più giovane delle tre, tutta da scoprire sia sessualmente che psicologicamente. Certo dovevo fare attenzione a non farmi travolgere dalla loro sete di sesso, ma su questo versante sono tranquillo. È loro compito far si che il loro stallone stia sempre bene in salute.

“Nonna, mi hai convinto. Puoi dare avvio al tuo progetto.”

“Allora cominciamo con il telefonare a tua madre e la invitiamo a raggiungerci.”

Julie si protrae verso il comodino, prende il telefono e compone il numero di casa mia. Dal altro capo c’è Anita che risponde.

“Pronto, tesoro, come te la passi? … Oh il tuo puledro sta bene. È qui disteso al mio fianco … Certo che è nudo, come volevi che fosse? vestito? … Sì, abbiamo fatto sesso. Il tuo ragazzo è stato splendido. Pensa che mi ha fatto svenire. Senti, perché non vieni? Dobbiamo parlare; abbiamo una proposta da sottoporti. … Ok, ti aspettiamo. Prenditela comoda, non affrettarti.”

Posato il telefono stende il suo corpo sul mio.

“È tempo che il tuo alieno faccia di nuovo visita alla mia pussy. Il mio ventre sta di nuovo fremendo. Voglio che tu me lo metta dentro la pancia e mi sbatti così come l’hai fatto poco fa. Voglio di nuovo svenire mentre mi stai chiavando.”

Allunga una mano fra le sue cosce, afferra il mio cazzo e lo punta fra le sue grandi labbra; un colpo di bacino ed il cazzo affonda nel suo ventre.

Continua

P.S. Racconto fantasia. Ogni riferimento a persone viventi o decedute è puramente casuale.

Le storie di Iole 4

Il mattino prima di andare in spiaggia concordammo che ad una certa ora lei, se lui era presente, sarebbe andata via per fare compere al centro commerciale lasciandomi sola con il giovane torello. Andammo in spiaggia. Jò era già sul posto. Questa volta stava in piedi. Aveva un asciugamano da spiaggia che gli cingeva la vita. Io e tua nonna avevamo dei pareo talmente trasparenti che i nostri attributi: tette, capezzoli e natiche erano completamente visibili. Ci liberammo dei pareo e ci sdraiammo sul lettino. Il torello si avvicinò; si sedette su una stuoia e si liberò dell’asciugamano. Questa volta non ebbe vergogna a mostrarci la sua grossa verga. Mai visione celestiale fu così ben accetta. Erika a vedere quel mostro quasi si strozzò per il grido di gioia che soffocò nella sua gola. Io non resistetti. Nonostante la presenza di mia madre la mia mano partì senza controllo ed andò a posarsi su quel meraviglioso e fulgido cazzo. Il proprietario di quel piolo si precipitò a coprire con l’asciugamano l’inaspettato mio gesto. Poi fece sparire la sua mano sotto l’asciugamano e la posò sulla mia; la strinse facendo in modo che la stretta sul suo pene aumentasse d’intensità. Erika assistette a tutta la scena. Non disse niente. Si alzò indossò il pareo.

“Louise, vado al centro commerciale. Tu resta pure. Non so quanto tempo mi tratterrò. Credo però che starò via per molto.”

Si chinò come per darmi un bacio ed in un soffio di voce.

“Quando sto per tornare ti manderò un ms. Mi raccomando, non lo spaventare. Fallo dannare e poi fatti prendere.”

Mi baciò e sotto lo sguardo arrapato di Jò andò via. Restai sola con il guerriero. Con ancora la sua mano che stringeva la mia intorno al suo cazzo; mi fissò negli occhi e mi fa:

“Ieri sera sei stata stupenda. Lo rifaresti?”

“Cosa? Stringerlo fra le mie tette o succhiarlo?”

“Entrambe le cose.”

“Andiamo in casa; non pretenderai che ti faccia un pompino qui, sulla spiaggia? Ci sono molti occhi e non vorrei dare scandalo.”

Insieme ci avviammo al bungalow. Appena entrati lui chiuse la porta a chiave; si avvicinò alle mia schiena; mi afferrò per le braccia e mi costrinse a girarmi; infine, facendo pressione sulle mie spalle mi fece inginocchiare. Davanti ai miei occhi c’era il possente grande e grosso batacchio. Il luccicante glande puntò dritto alla mia bocca. Fu troppo la provocazione che mi stava facendo. Mamma ha detto di farlo dannare, ma come si può resistere a tale meraviglia. Avvicinai la bocca e poggiai le labbra sul fulgido glande. Gli schioccai un bacio che lo fece mugolare. Tirai fuori la lingua e cominciai a leccarlo. La feci roteare su tutta la circonferenza soffermandomi a leccargli il frenulo per diversi secondi. Altri sospiri. Con due dita gli presi il glande e lo schiacciai contro il suo ventre. La mia lingua prese a scorrere sul corpo di quel grosso cazzo. Scesi leccandolo fino ai testicoli che stuzzicai con la punta della lingua. Li avvolsi con le labbra e glieli succhiai. Il suo respiro si fece pesante. Cominciò a grugnire. Stava per godere. Non glielo permisi. Gli morsi i coglioni interrompendo lo stimolo del piacere quasi raggiunto. Continuando a spazzolare con la lingua il grosso fallo risalii sul glande che, dopo aver aperto la labbra, accolsi nella mia bocca. Diedi inizio alla suzione. Il tuo futuro padre sbuffò come uno stallone e lanciò un lungo nitrito. Andai avanti a succhiarlo per diversi interminabili minuti. Ogni volta che mi accorgevo che stava per venire interrompevo la suzione e gli mordevo il cazzo. Lui non ce la faceva più.

“Louise, ti prego, mi fanno male i testicoli; fammi godere.”

Smisi di succhiare. Mi sfilai il cazzo dalla bocca. Mi rimisi in piedi.

“Seguimi. Ti farò entrare nel mio paradiso.”

Mi avviai verso la camera da letto. Jò mi seguì come un cagnolino. Mi stesi sul letto, tirai su le gambe e le allargai quasi a 180°. Stesi le braccia verso di lui.

“Voglio essere tua. Prendimi.”

Mi guardò sorpreso. Non credeva al suo udito. Una ragazza gli stava chiedendo di possederla senza nemmeno conoscerlo. In un attimo si posizionò fra le mie cosce e puntò il glande contro il mio ventre. Avvertii che si faceva largo verso il mio fiore. Quando il grosso glande fu tra le mie grandi labbra lo pregai di non farmi male.

“Fai piano. Sono ancora vergine.”

Lui si bloccò. Mi guardò spaventato. Cercò di tirarsi indietro. Lo circondai con le gambe incrociandole sulla sua schiena.

“Non spaventarti. Tu mi piaci ed ho deciso di donarti la mia verginità. Se lo vorrai sarai il mio uomo per tutta la vita. Altrimenti puoi anche decidere diversamente, non ti tratterrò.”

Vidi i suoi occhi risplendere. Si tranquillizzò.

“Non ho nessuna intenzione di lasciarti. Tu mi piaci. Non ho mai incontrato una donna bella come te. A tua madre chi lo dirà.”

“Con Erika ci penserai tu. Gli chiederai la mia mano. Gli dirai che vuoi sposarmi. Dai spingi; non farmi aspettare. Voglio sentirti dentro.”

Spinse ed il glande valicò le grandi labbra. Continuò a spingere ed incontrò il mio imene. Stavo per diventare donna. Sollevai il bacino ed andai incontro al suo glande. Lui non si fermò. L’imene cedette. Non gridai, ma mi morsi le labbra. Non ero più vergine. Superato l’ostacolo il cazzo mi scivolò dentro per tutta la sua lunghezza. Mi sentii leggera come una piuma. Stavo galleggiando nell’aria.

“Forza Jò, il più è fatto. Ora fammi godere. Chiavami.”

Si lanciò in uno sfrenato galoppo. Il suo cazzo menava violenti fendenti nel mio ventre facendomi urlare dal piacere. Meno male che il nostro bungalow era circondato da altri che erano deserti. Dentro, fuori, dentro, fuori. A volte mi chiavava con violenza ed un attimo dopo lo faceva piano, con dolcezza. Raggiunsi subito due orgasmi. Lo sentii grugnire e poi irrigidirsi. Stava eiaculando. Dal suo cannone furono sparate copiose bordate di denso sperma che si spiaccicarono contro il mio utero. Ne espulse una quantità enorme che mi riempi il ventre. Ero soddisfatta. Ero riuscita a coinvolgerlo nel mio desiderio di possederlo. Trascorsero appena dieci minuti e fui di nuovo preda di brividi di piacere. Avevo di nuovo voglia. Questa volta fui io a cavalcarlo. Dopo aver manipolato il suo cazzo fino a farlo indurire di nuovo mi impalai e galoppai fino a sfinirmi. Venni e miscelai il mio piacere con il suo sperma. Dio come mi piaceva farmi chiavare. Fino a quando non ricevetti il messaggio di mia madre che mi diceva che stava per tornare mi feci prendere altre due volte. L’ultima fu la più inebriante. Mi misi carponi sul letto e lui si posizionò dietro, appoggiò le mani sui miei fianchi e fiondò il suo meraviglioso cazzo nella mia vagina. Lo affondò per tutta la lunghezza nel mio ventre e me lo stantuffò dentro la pancia fino a farmi svenire. Poi facemmo una doccia veloce ed uscimmo nudi per recarci in spiaggia dove, 10 minuti dopo, ci raggiunse mia madre che vedendomi capì che il piano aveva funzionato. Oramai stava imbrunendo. Erika disse che era ora di rientrare. Jò ci salutò e dopo avermi detto che ci saremmo visti il giorno dopo si allontanò. Anche noi rientrammo. Appena entrate in casa mamma mi chiese come era andata. La presi per mano e la guidai nella stanza da letto. Le mostrai il lenzuolo macchiato di sangue. Mia madre lanciò un urlo di gioia.

“È il tuo? Non sei più vergine? Dio che magnifica notizia. E lui come la presa? Dai racconta.”

Senza addentrarmi nei particolari le feci un riassunto delle ore trascorse con Jò.

“Dici che ti sposerebbe? Sei sicura? Non è che lo ha detto perché in quel momento si stava prendendo la tua verginità.”

“Mamma, a me è sembrato sincero. In ogni caso domani sapremo. Se non ha intenzione di sposarmi questa notte sparirà e noi non lo vedremo più.”

“Se andrà via io resterò a bocca asciutta.”

“Amore, abbi fiducia. Sono sicura che domani sarà ancora qui. Se così è sarò io ad andare via lasciandoti campo libero.”

Erika mi mise una mano sotto al mento, lo sollevò, avvicino le sue labbra alle mie e mi baciò.

“Vieni ho voglia di fare l’amore; voglio conoscere che sapore ha una donna. Sì, figlia mia, tu ora sei una donna è sei mia.”

Continua

P.S. Racconto fantasia. Ogni riferimento a persone viventi o decedute è puramente casuale.

Le storie di Iole 3

Al mattino presto feci una doccia. Mi vestii e svegliai mio figlio. Mi dispiaceva svegliarlo, ma doveva andare a scuola. Lo preparai e dopo aver fatto colazione insieme a lui presi l’auto ed accompagnai Brian a scuola. Ad accoglierci trovammo lo stesso insegnante di ogni giorno. Questi era un bell’uomo e mi faceva una corte spietata. Non perdeva occasione per magnificare i miei attributi femminili. Mi piaceva. Forse un giorno gli avrei permesso di farsi una lunga e piacevole cavalcata con me come giumenta. Ripresi la strada di casa. Mentre guidavo rividi gli avvenimenti della notte appena trascorsa. Mia nonna e mia madre si facevano chiavare da mio padre e chissà da quando tempo la faccenda andava avanti. Doveva essere da molti anni che il trio si dilettava in giochini sessuali. Molti pezzi del puzzle andarono ad incastrarsi l’uno nell’altro. Ecco spiegato le frequenti visite (almeno due a settimana) che mio padre faceva a casa di nonna la quale appena lo vedeva andava in fibrillazione. La scusa era che veniva a trovare me e suo nipote. Che porco. Veniva per chiavarsi sua suocera. Ma la cosa che più mi sconcertava era che Louise non solo era cosciente che il marito si chiavasse Erika, ma partecipava lei stessa agli incontri che sua madre aveva con il suo uomo. Eh, no, appena torno a casa mi dovranno raccontare del come è potuto accadere che una madre ed una figlia giacessero con lo stesso uomo. In preda a questi pensieri arrivai a casa. Andai in cucina perché avevo voglia di un caffè. Trovai le due maliarde che si stavano sbaciucchiando. Al mio apparire smisero di baciarsi e mi guardarono. Nonostante il rossore che si sviluppò sulle loro guance notai che erano distrutte ed avevano gli occhi cerchiati.

“Dio come siete ridotte. Che cazzo avete combinato per ridurvi in questo stato? Debbo dedurre che avete trascorso una notte molto burrascosa. E babbo dov’è. Dorme ancora? Anche lui è stanco?”

Mia madre mi guardò con occhi inquisitori. Il viso di mia nonna diventò ancora più rosso.

“Sentite voi due. È meglio che mi raccontiate alcuni tratti della vostra vita privata. In modo particolare voglio sapere da quando e come è cominciato il vostro rapporto con mio padre. Insomma da quando vi fate chiavare dal mio genitore. E non ditemi che sto vaneggiando perché stanotte vi ho viste leccargli e succhiargli il cazzo ed ho visto te, nonna, che ti facevi stantuffare il cazzo di babbo nella tua vagina mentre mamma ti succhiava il clitoride. Cosa rispondete?”

Le due maiale si guardarono e poi guardarono me. Fu Louise la prima a parlare.

“Noi due stiamo insieme a tuo padre fin dal primo giorno che lo conoscemmo. Io e tua nonna appena lo vedemmo ne fummo rapite. Fu il classico colpo di fulmine. Solo che il fulmine colpì entrambe. Con Erika ho sempre condiviso tutto. Allora eravamo già amanti. Non c’era cosa che io non sapessi di lei cosi come non c’era cosa che lei non sapesse di me. Quando tuo padre entrò nel nostro campo visivo ci guardammo e ci confessammo che ci sarebbe piaciuto portarlo a letto. Decidemmo che non ci saremmo combattute. Concordammo che sarei stata io la prima a sedurre tuo padre. Così fu. Poi fu la volta di tua nonna. Quando la faccenda divenne seria decidemmo di fare partecipe tuo padre della nostra intesa.”

“Che intendi quando dici che la faccenda divenne seria?”

Fu Erika ad intervenire.

“Amore, la faccenda divenne seria perché scoprimmo di essere entrambe incinte. Tuo padre ci aveva fecondate contemporaneamente. Fu così che decidemmo che doveva essere messo al corrente di quando, io e tua madre, avevamo concordato. Decidemmo che lui sposasse tua madre e che sarebbero venuti a stare con me in modo che il tuo papà distribuisse equamente i suoi favori e senza spostamenti da una casa all’altra. In seguito creò l’attività di cui è ancora proprietario. Insieme a tua madre decise di trasferirsi. Questo non gli impedì di frequentarmi. Le sue visite nel mio letto si ridussero a due per settimana. Non fu l’unica volta ad ingravidarci. Lo stallone ci inseminò per altre due volte e sempre nello stesso tempo. Sappi che tu, oltre a tuo fratello ed a tua sorella, hai altri due fratelli ed un’altra sorella. Non li ha partoriti tua madre. Essi sono figli miei e di tuo padre. Sono tuoi fratellastri.”

La rivelazione di avere un’altra sorella e altri due fratelli di cui uno aveva la mia stessa età mi sconvolse non poco. Sapevo che nonna avesse altri tra figli ma mai avrei pensato che li avesse generati facendosi inseminare da mio padre. Li conoscevo come zii e zia ed invece mi erano fratelli e sorella.

“Loro sanno chi è il loro padre? E sanno che mia madre è la loro sorella e che questa ha avuto tre figli dal loro papà? Non è che mi state ingannando? E poi com’è possibile che mio padre non si sia accorto della vostra manovra?”

“Loro sanno chi è il loro papà e sanno anche che la loro sorella maggiore è la moglie del loro padre. Sanno di avere delle sorellastre ed un fratellastro. Ho dovuto dirglielo.”

In quanto a tuo padre non sappiamo dirti se abbia capito che fra me e tua madre ci fosse intesa. Posso dirti che se lo intuì seppe nasconderlo molto bene.”

“Che troie che siete. Sono desiderosa di conoscere come si sono svolti i fatti. Vi dispiace raccontarmeli?”

Mi invitarono a seguirle. Andammo nel giardino dietro casa. Ci sedemmo intorno ad un tavolo. La prima a parlare fu mia nonna.

“Come è a tua conoscenza io e tua madre abbiamo un rapporto lesbico-incestuoso. Questo ci ha consentito di essere più sincere l’una con l’altra ed a condividere, nel bene e nel male, ogni cosa che ci potesse accadere. Da quando abbiamo scoperto di amarci abbiamo cambiato anche il nostro modo di vivere. Una fra tutte: prendemmo l’abitudine di trascorrere le vacanze da sole per non correre il rischio che qualche nostro parente o vicino scoprisse il nostro rapporto. Diventammo amanti della natura. Cominciammo a frequentare, al mare, lidi riservati agli amanti del nudismo ed in montagna camping di naturisti. Questo ci permetteva di non fare spiacevoli incontri con conoscenti. Fu durante una di queste vacanze che lo vedemmo. Stava seduto in riva con le gambe raccolte contro il torace. Ogni tanto vedevo la sua testa girarsi verso di noi e fissare i nostri corpi nudi stesi sui lettini a prendere il sole. Capii che doveva essere la prima volta che frequentava una spiaggia di nudisti. Lo capì anche tua madre la quale partì in quarta. Si alzò. Avresti dovuta vederla. Era splendida nella sua nudità. Le sue tette si ergevano imperiose. Sembravano due piccole ogive con due grossi capezzoli che spingevano in avanti come proiettili pronti ad essere sparati. Non ti dico del culetto. Era un mandolino. Prese una sigaretta e si avvicinò al ragazzo. Si chinò in avanti e facendogli penzolare quasi sul viso le sue favolose mammelle gli chiese se avesse del fuoco per accendere la sigaretta. È meglio che continui tua madre.”

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“Al suono della mia voce e con le mie zizze che quasi gli sbattevano sulla faccia diventò rosso come un peperone e si affrettò a coprirsi il davanti con un asciugamano. Il gesto non riuscì ad evitare che vedessi quello che mi premeva scoprire. Ne fui favorevolmente colpita. Il giovanotto aveva un fallo niente male. Era duro e svettava come un palo della luce. Aveva un glande grosso e luccicante. Dalla fessurina gli usciva una goccia di liquido biancastro. Il mandrillo era eccitato. Sapevo che il motivo della sua eccitazione erano i nostri corpi. Non riusciva a staccare gli occhi dalle mie mammelle. Era come magnetizzato. Io sorridevo. Finalmente, dopo un tempo interminabile, sentii un bisbiglio. Mi stava dicendo che non poteva accontentarmi perché non fumava. Gli risposi che non necessariamente si dovesse fumare per avere un accendino e, facendolo sprofondare sotto terra per la vergogna, indicando il suo cazzo aggiunsi che non credevo non potesse favorirmi visto che tra le gambe aveva un grosso acciarino. Mi misi ritta e sculettando tornai al mio posto. Raccontai a tua nonna di quello che avevo visto. Erika si eccitò e immediatamente mi disse che dovevamo fare il possibile per portarlo a letto. Le ricordai che ero ancora vergine. Mi rispose che era giunto il momento di sacrificare la mia verginità sull’altare del piacere. Intanto il nostro guerriero si era alzato e tenendo l’asciugamano premuto sul suo coso si stava avvicinando a noi. Quando fu molto vicino si volse verso di me e mi invitò al bar. Guardai Erika che mi fece un cenno di assenso. Lo seguii. Lui non abbandonò l’asciugamano. Ci sedemmo ad un tavolo e piegandomi in avanti poggiai le mie grosse tette sul tavolo. Lui le guardava con occhi carichi di libidine. Mi eccitava vederlo sbavare. Si scosse. Ordinò due bibite. Vidi che aveva appoggiato l’asciugamano sul tavolo. Mi piegai di lato e guardai sotto al tavolo, fra le sue gambe. Il palo era ancora lì ed era bello ritto. Lo guardai negli occhi. Capii che stava scoppiando. Allungai una mano e la poggiai sul duro piolo. Lo avvolsi con le dita e lo strinsi. Doveva avere i testicoli pieni perché un secondo dopo mi riempi la mano di denso sperma. Avevo sperato in qualcosa di più. Incavolata per quella subitanea esplosione di ormoni mi alzai di scatto, presi l’asciugamano e mi pulii la mano. Mi chinai verso di lui e lo baciai sulle labbra. Lo invitai a raggiungerci nel nostro bungalow. Lo lasciai e raggiunsi mamma che era in attesa di notizie. La ragguagliai su quanto era accaduto e la informai che lo avevo invitato a bere un drink da noi. Mamma mostrò la sua contentezza dandomi dei lascivi baci senza curarsi del posto in cui ci trovavamo. Venne la sera e lui si presentò con un mazzo di rose rosse. Disse che erano per mia madre. Si era pettinato e sbarbato. Aveva messo anche del profumo. Indossava un pantalone di lino blu ed una maglietta bianca. Lo accogliemmo cosi come già ci aveva viste e conosciute: vestite della sola nostra pelle, ovvero nude. Solo un folto cespuglio di peli neri e ricci copriva i nostri pubi nascondendo ad occhi umani lo spacco che divide in due la vagina.  Al nostro apparire gli si bloccò la lingua. Non riuscì a parlare. Farfugliò qualcosa che doveva essere un saluto. Lo facemmo entrare e lo invitammo a sedersi sul divano. Io mi sedetti vicino a lui mentre mamma si sedette su una poltrona e standogli di fronte. Jò (così si chiamava) si trovò preso tra due fuochi. Io al suo lato che ad ogni piè sospinto strofinavo le tette sul suo braccio e mia madre che di continuo allargava le gambe facendogli intravedere lo spacco della sua patata. Notai che sudava. Non faceva caldo, ma le vista delle nostre grazie gli procurava vampate di calore. Cercai di metterlo a suo agio.

“Jò, non è giusto che noi stiamo nude e tu sei vestito. Perché non ti spogli. Siamo in un campo nudisti. Se qualcuno ci vede non hanno nulla da recriminare.”

“Be, io veramente non so se è conveniente mostrarmi nudo anche in casa vostra.”

Con una mossa repentina e veloce gli sfilai la maglietta. Mia madre allargò le gambe e facendo dondolare le grosse mammelle si chinò verso di lui. Afferrò il bordo della cintura dei pantaloni e gliela sbottonò

“Dai, togliti i pantaloni ed anche gli slip. Non sentirti in imbarazzo. Facci vedere come sei fatto.”

Con il viso rosso porpora si alzò e si sfilò i pantaloni e gli slip lasciandoli cadere sul pavimento. Jò, veloce, portò le mani a coprirsi il cazzo. Mamma fu veloce, gli afferrò i polsi e li tirò a se facendo librare nell’aria il suo grosso uccello. Erika nel vedere il mostro si lasciò sfuggire un grido di sorpresa.

“E tu volevi tenere nascosta questa meravigliosa bestia. Lo sai che è peccato non permettere alle donne, ed a noi in particolare, di ammirare una si stupenda creatura.”

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“Mamma, nonna, vi rendete conto che lo stavate violentando. Povero paparino vittima di due lussuriose.”

“Bambina, se fossi stata al nostro posto, conoscendoti, gli saresti saltata addosso e lo avresti divorato se non distrutto. Noi invece lo abbiamo amato e lo abbiamo preservato fino ad oggi.”

”State parlando di mio padre.”

“Oggi è tuo padre, allora non lo era. Vuoi sentire il resto della storia o vuoi giudicare il nostro comportamento?”

“Proseguite.”

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“Jò era in preda alla più completa confusione. Il suo cervello era in disordine. Non così si poteva dire del suo favoloso cazzo che continuava, imperterrito, a mostrare tutta la sua potenza. Tua nonna decise che era venuto il momento di passare all’azione. Si sollevò dalla poltrona e, ammiccando, si avviò verso la cucina.

“Scusatemi, vi lascio soli per un attimo, vado a preparare dei drink.”

In un batter di ciglia sparì dalla nostra vista. Non appena Erika si dileguò, senza por tempo in mezzo, mi inginocchiai tra le gambe di tuo padre e fiondai la testa verso il suo inguine. La mia bocca toccò il luccicante glande. Tirai fuori la lingua e leccai, in lungo e in largo, il favoloso muscolo cavernoso. Dopo averlo ben insalivato dischiusi le labbra e gli permisi di entrare nella mia bocca. Cominciai a succhiarlo. Alzai gli occhi e vidi che lui mi guardava estasiato. Portò le sue mani ad incorniciare il mio viso. Mi lisciava le guance con le mani. Ad ogni affondo che facevo con la bocca verso il suo pube lui mugolava di piacere. Più volte il grosso glande urtò contro la mia ugola facendomi tossire. Poi mi ritrassi e lasciai che il cazzo mi uscisse dalla bocca. Jò mi guardò stupito. Mi sollevai quel tanto che basta per avvolgere il grosso cazzo con le mie zizze. Le mie mani comprimevano le mammelle contro il suo cazzo imprimendo ad esse un movimento rotatorio. Gli feci una sega con le tette che culminò in una abbondante eiaculazione parte della quale si spiaccicò sulle mammelle; parte mi colpì il viso; la parte più copiosa fu prontamente catturata dalla mia bocca. La ingurgitai. Era la prima volta che assaggiavo lo sperma di un uomo. Lo trovai gustoso. Mi dedicai alla pulizia dell’organo leccando l’intera sua superficie. Passai a pulire le mie tette sollevandole con le mani e leccandole; infine con un tovagliolo pulii il mio viso inzaccherato di liquido seminale. Ebbi appena finito che tua nonna rientrò con un vassoio con sopra tre bicchieri pieni di chissà cosa. Erika mi lanciò una fugace occhiata interrogandomi con gli occhi. Le sorrisi. Capì.

“Come mai siete così silenziosi? Vi siete detti qualcosa di sgradevole?”

Jò, rosso in viso come un peperone, si alzò dal divano; si avvicinò ad Erika, le tolse il vassoio dalle mani e lo posò sul tavolo. Infine parlò.

“Mi scuserete, si è fatto tardi. Devo lasciarvi.”

Raccolsi i suoi vestiti ed andò via. Immediatamente tua nonna corse ad abbracciarmi.

“Dimmi tutto.”

“Mamma è stato stupendo. Gli ho prima leccato e poi succhiato il cazzo. Gli ho fatto una sega stringendo il mostro fra le zizze ed ho bevuto il suo sperma. Mi è piaciuto. Lui è rimasto scioccato. Credo che non si aspettasse quello che gli è capitato. Non è di tutti i giorni eiaculare nella bocca di una donna. È questa, a mio parere, la ragione che lo ha fatto scappare. Ha avuto vergogna.”

Erika si elettrizzò.

“Il primo passo è stato fatto. Vedrai che stanotte ci penserà e domani lo rivedremo. Non scapperà. Al contrario ti cercherà. Quello che gli hai fatto oramai gli sì è fissato nella mente. Cercherà di restare solo con te. Mi raccomando non farlo scappare. Ora andiamo a festeggiare.”

Mi prese la mano e mi guidò verso la camera da letto.

Continua

P.S. Racconto fantasia. Ogni riferimento a persone viventi o decedute è puramente casuale.

Voglia d’amare 6

Ci troviamo in una grande stanza completamente dipinta di bianco. Julie si adopera per aprire gli scudi delle finestre. Un lungo e largo tavolo di legno massiccio occupa il centro della stanza. Intorno vi sono sedie anch’esse di legno massiccio. Sui tre lati vi sono delle porte (due per ogni parete) che presumo conducono in altri ambienti. Vi è anche posto per un lungo divano e quattro comode poltrone. Un TV LED da 50’ è attaccato ad una parete sotto il quale vi è un mobile bar pieno di bottiglie di alcolici di ogni tipo. Gli spazi vuoti delle pareti sono occupati da dipinti raffiguranti scene del Kamasutra dal che arguisco che questo posto è un luogo in cui mia nonna porta i suoi amanti occasionali. Il solo pensiero di vederla assumere una delle posizione raffigurate nei dipinti delle pareti mi mette in ebollizione il sangue. Il cazzo mi s’impenna nelle mutande. Mi avvicino a mia nonna da dietro. La circondo con le braccia e la stringo contro di me. Le poggio la mia patta sul culo facendole sentire la mia eccitazione.

“Oh! Oh! Sei già in tiro. Abbi un po’ di pazienza e poi ci daremo ai tuoi giochi preferiti.”

Il cazzo non le da ascolto. Le mie mani si insinuano sotto il suo pullover e scivolando sulla sua vellutata pelle raggiungono le mammelle. Dio, come sono grosse! Le mie dita vanno in cerca dei capezzoli. Li artiglio e li strizzo. Julie si lascia sfuggire un lamento che ha tutto il suono di un miagolio di piacere.

“Dai, fai il bravo. Abbiamo un’intera giornata ed una notte per soddisfare le tue e mie voglie.”

Oramai sono lanciato e niente può fermarmi. Solamente lei può arrestare la mia corsa. Non lo fa perché anche lei vuole che io continui. Lentamente la spingo in direzione del tavolo. Durante l’avanzata verso il tavolo le mie mani non smettono di pastrugnare le grosse mammelle e le mie dita continuano a torturarle i capezzoli. La mia bocca è sulla base della sua  nuca. Le mordo il collo. Lei nitrisce.

“Brutto bastardo. Hai vinto. Lascia che almeno mi tolga i vestiti ed anche tu spogliati, non vuoi mica farlo vestito.”

La libero dall’abbraccio dandole cosi lo spazio necessario per spogliarsi. Anch’io mi metto in libertà. Due minuti e siamo entrambi completamente nudi. Lei ha tenuto il reggicalze, le calze e le scarpe. La guardo. È la prima volta che vedo mia nonna nuda. È una statua. Il paragone con la madre degli dei le dona. È Giunone scesa sulla terra dal monte Olimpo. Le tette sono enormi, poderose e ben modellate. Il torace che le ospita è ampio. Il ventre denuncia appena una leggera presenza di lipidi. I fianchi sono larghi e la vita è stretta. Due lunghe gambe sorreggono quel favoloso corpo. Il culo ha la forma di un mandolino. Dulcis in fondo due polpose grandi labbra proteggono la meraviglia delle meraviglie: la vulva.

“Nonna sei stupenda. Non avrei mai pensato di trovarmi di fronte ad una donna di una bellezza come la tua. Tu faresti la felicità di molti uomini e di molte donne. Sei arrapante.”

“Adulatore. Veramente credi in ciò che dici. Non sono più una ragazzina e nemmeno una donna dell’età di tua madre.”

Mi precipito ad abbracciarla stringendola contro il mio petto.

“Julie, l’età non conta. Tu hai un corpo da far invidia a molte ragazze di mia conoscenza. Molti uomini darebbero anni della propria esistenza pur di trascorrere un ora insieme a te. Io mi ritengo fortunato per essere entrato nei tuoi pensieri. Sapessi quante volte mi sono masturbato pensando a te fra le mie braccia.” Intanto è arretrata fino al tavolo.

“Come vuoi che mi metta? Seduta sul tavolo o piegata in avanti a 90°?”

“Seduta sul tavolo e con le gambe aperte a compasso.”

“Chissà perché ma sapevo che avresti scelto il tavolo.”

“Nonna è mio desiderio sbattertelo prima nella pancia e poi …”

“… e poi mi farai mettere alla pecorina e mi sfonderai il culo.”

“Cosa te lo fa pensare?”

“È da quando mi hai leccato il buco del culo che ho capito che vuoi sodomizzarmi. Ho avuto giusto il tempo, circa mezz’ora, per riflettere sulle conseguenze che devo affrontare se ti permetto di sbattermelo nel culo. Lì, voglio dire dietro, non l’ho mai preso. Qualcuno, compreso tuo nonno, ha cercato di mettermelo nel culo ma non glielo ho mai permesso. Anche se ho desiderato farmi sodomizzare il solo pensiero del dolore mi frenava. Poi tu mi lecchi il culo e il desiderio di farmelo sfondare si ripresenta. Ho deciso. Ti permetterò di chiavarmi nel culo ad una condizione. Devi indossare il preservativo e devi lasciare che sia io ad impalarmi. Prima però voglio che mi chiavi. Per il culo c’è tempo.”

“Nonna, sei grande. Ora sono certo che io e te ci divertiremo molto. Dai siediti sul tavolo. Ho una voglia matta di leccarti la micina e di succhiarti il clitoride.”

Julie sale sul tavolo, ci si siede, solleva le gambe, poggia i talloni sul bordo e allarga le cosce. La sua polposa vulva e completamente in vista. Prendo una sedia e l’avvicino. Mi siedo posizionando la mia testa fra le sue cosce e, prima di avventarmi sulla meravigliosa conchiglia, sento la sua voce.

“Non dimenticare di baciarmi e leccarmi anche il buco del culo.”

Come posso scordare di leccare il buchetto che tra non molto sarà mio. La mia bocca è sulla vagina, la bacio. Come se un magnete fosse posizionato fra le grandi labbra della polposa figa di Julie la mia lingua viene attratta verso l’esterno della bocca e va a spazzolare la scura vulva di mia nonna. Si insinua fra le grandi labbra e vado a titillare le piccole labbra. Le chiudo in una morsa e le succhio. Abbandono quelle succose protuberanze e inoltro la lingua nell’orifizio vaginale. Le pennello le rosee pareti nettandole degli umori che copiosamente stanno secernendo. La vegliarda si lascia andare in suoni che diventano prima miagolii, poi nitriti ed infine ruggiti. I miei occhi vengono attratti da un piccolo organo che emana luccichii. È il glande del clitoride. Le mie labbra lo circondano e lo imprigionano. Lo mordo. Nonna lancia un urlo che è un misto di dolore e di piacere. Il cazzetto prende a crescere e più cresce più si indurisce. Incomincio a titillarlo poi lo blocco fra le mie labbra e, come fosse un capezzolo, prendo a succhiarlo. Le pratico un pompino che faccio durare svariati minuti. Intanto una delle mie mani si è poggiata sulla sua vagina e tre mie dita si sono insinuate nell’orifizio vaginale e la stanno stantuffando. Con la mano rimasta libera vado in cerca del buchetto posteriore. Lo trovo e porto il dito medio al centro dello sfintere. Spingo e il dito comincia ad entrare. Continuo a spingere. Le falangi lentamente si fanno strada verso l’interno dell’intestino retto di mia nonna la quale si lascia andare in volgarità che non credevo ne fosse capace. Il suo corpo vibra come corde di violino. Ululati e nitriti mi dicono che sta godendo. Gli orgasmi si susseguono uno dietro l’altro. È il momento che aspettavo. Le sfilo il dito dal culo e dalla vagina; mi metto in piedi e mi posiziono fra le sue cosce. Punto il glande contro il buco del culo e spingo. Julie contrae il buchetto. Un grido.

“No. Fermati. Non farlo. Lo voglio prima in pancia. Fammi sentire la forza del tuo ariete varcare la porta della mia fortezza. Chiavami davanti.”

Ha ragione; mi ha portato con se per essere chiavata. La voglia di sfondarle il culo mi è venuta quando gliel’ho leccato stando in auto. L’accontento. Sposto il vermiglio glande indirizzandolo fra le grandi labbra. Spingo. Aiutato dalle abbondanti secrezioni di cui è piena la sua vagina, il glande la perfora come stesse trapanando un pezzo di burro. Attaccato al glande c’è il resto del corpo del mio cazzo che affonda lentamente nel ventre di mia nonna. Lei si solleva, mi passa le braccia intorno al collo e mi circonda i fianchi con le sue cosce stringendomi in un abbraccio con le gambe incrociate sulla mia schiena.

“Reggimi. Continua a spingere; voglio vederlo entrare. Non ho mai visto un cazzo scivolare dentro il mio corpo.”

La sorreggo passandole le braccia sotto le ascelle. Continuo a spingere. Arrivo in fondo. Il glande è contro il suo utero; mi fermo. La guardo negli occhi; le stanno ridendo. Avvicina le labbra alle mie e mi fa scivolare la lingua in bocca. La succhio, le offro la mia lingua. Con le labbra me la blocca e la succhia come stesse succhiando un cazzo.

“Riesci a chiavarmi stando in questa posizione? Se ci riesci fallo. Voglio vedere il tuo cazzo stantuffare dentro la mia pancia.”

Non chiedo di meglio. Senza distogliere lo sguardo dai suoi occhi ritraggo il bacino ed il cazzo esce dalla caverna in cui è entrato e prima che fuoriesca del tutto lo riaffondo dentro fino a far combaciare il mio pube con il suo. Continuo con questo ritmo per diversi minuti. Julie abbandona la testa all’indietro. Le unghia delle sue dita affondano nella mie spalle.

“Dai, continua a pompare; non fermarti. Cerca di resistere più che puoi. Dio come mi piace il modo in cui mi stai chiavando.”

Non ho la resistenza che lei si aspetta. Quindi devo aiutarmi. Sposto una mano dalle sua schiena e la porto fra i nostri corpi, giù fino a raggiungere il suo clitoride che stringo fra le dita mentre con un dito vado a picchiettarle, veloce, il piccolo glande. Le faccio una sega. Julie nitrisce. Ulula. Le grandi labbra della vagina si contraggono intorno al corpo del mio cazzo. Sento il suo corpo vibrare ed irrigidirsi. L’orgasmo la sta assalendo.

“Amore ti amo. Mi stai facendo impazzire. iiiiiihhhh, aaarrrggghhh, Più veloce, muoviti più veloce. Com’è bello. Dai, dai, dai. Ecco sto venendo. Siiiiiiiiiiii. Ancora, ancora. …”

Porta il suo busto contro il mio; le sue mammelle si schiacciano contro il mio torace; i grossi e duri capezzoli sembrano voler perforarmi il petto; mi stringe a se; trema. Sta godendo. Sento i suoi umori scivolare lungo la superficie del mio cazzo che nel frattempo ha eruttato dentro la pancia di mia nonna tutto il suo piacere. Restiamo così avvinghiati ancora per diversi minuti poi Julie si lascia andare distendendosi sul tavolo. Le sfilo il cazzo dalla vagina e vado a sedermi sul divano. Sono sfinito ma sono molto fiero di me stesso. Ho chiavato mia nonna e l’ho fatta godere. Mia madre sarà contenta quando le racconterò. Prima però devo realizzare l’altro mio desiderio. Devo sodomizzarla. Julie ha detto che mi avrebbe concesso di sfondarle il culo. Non uscirò da questa casa se prima non avrò messo il mio cazzo nel culo di mia nonna. Con questo desiderio nella mente mi lascio andare e mi appisolo. Ho ancora gli occhi chiusi quando una dolce sensazione mi fa tornare nel mondo dei svegli. Apro gli occhi e vedo mia nonna che si è sistemata fra le mie cosce e mi sta leccando il cazzo. Mi sta guardando. Le sorrido e con la mano vado a scompigliarle i capelli. Julie continua nella sua azione. Vedo la sua lingua scorrere lungo la lunghezza del mio piolo. Una sua mano mi sta solleticando i testicoli. La carnose labbra arrivano sulla borsa scrotale; le dischiude ed avvolge le mie gonfie palline. Sento il caldo del suo alito sui miei coglioni. Prima li lecca e poi li succhia. Lancio un lungo ululato. Dopo un minuto incomincia il trattamento all’inverso. Vedo la sua lingua risalire, lentamente, leccando lungo l’asta di carne. Arriva in cima. Fa roteare la lingua intorno alla circonferenza del glande; con la punta gioca, per un tempo infinito, con il frenulo; poi apre la bocca e accoglie il vermiglio glande nel suo cavo orale. Le sue labbra lo avvolgono. La sua testa si muove verso il mio pube; il cazzo le affonda, per tutta la sua lunghezza, nella bocca. Come faccia a contenere tutti quei centimetri in bocca non so spiegarmelo. Solo una donna come mia nonna è capace di tanto. Inizia a succhiarmelo. Le afferro la testa con le mani e accompagno i suoi su e giù. Il pompino ha inizio. Più volte mi porta sull’orlo del piacere e più volte mi morde il cazzo impedendomi di godere. Di colpo smette di succhiarmelo. Vedo comparire nelle sue mani un cerchietto di lattice che conosco molto bene per averlo già usato con altre donne. Lo poggia sul glande e lo fa srotolare lungo la mia asta. Mi sta calzando il cazzo con un preservativo. Quando l’operazione di calzatura giunge a compimento mi artiglia il bacino e mi tira verso di se. Mi ritrovo disteso sul pavimento e lei che mi sta seduta sul ventre. Si solleva sulle gambe quel tanto che basta ad infilare una mano fra le sue cosce, artigliare il cazzo e guidarlo verso il centro del suo sfintere.

“Allora mio bel porcellino, ti piace quello che stai per iniziare.”

Il glande sta premendo contro il suo buco del culo. Lo sfintere si contrae. Non vuole essere penetrato. Si difende.

“Dai, bastardo di un nipote, aiutami a farlo entrare. Non volevi sfondarmi il culo? Spingi.”

Senza abbandonare la presa sul mio cazzo, imprime al bacino un movimento rotatorio. Io sollevo il bacino e do piccole spinte. Lo sfintere incomincia a cedere.

“Più forte. Sii più deciso. Dai che lo sento entrare.”

Do una spinta più forte ed il glande supera l’ostacolo. Julie lancia un grido disumano.

“Dio, che dolore. Fermati. Il più è fatto. Lascia condurre a me il gioco.”

Da teso che era il suo corpo si allenta. Abbandona la presa sul cazzo e poggia le mani sul mio petto. Lentamente e sempre roteando il bacino si impala. Per darle sollievo le artiglio i capezzoli con le dita e li strizzo. Cm dopo cm sento il cazzo avanzare nell’intestino retto di mia nonna. Julie ansima. Sta soffrendo. Le sue unghia affondano nel mio petto. Dopo un lungo interminabile tempo il mio pube si scontra con il bacino di mia nonna. La sodomizzazione di Julie ha raggiunto il suo culmine. Il mio cazzo è completamente affondato nel buco del culo di mia nonna.

“Julia è venuto un momento che credevo di non farcela ed invece eccomi qui con il cazzo interamente piantato nel tuo buco del culo.”

Sul viso di nonna è dipinta un’espressione di sofferenza.

“Dio che dolore. Cosa sono quelle donne che affermano che farsi sfondare il culo è come farsi sverginare per la seconda volta? Quando sono stata deflorata ho sentito un leggero fastidio quando il mio imene si è rotto e poi è stato un uragano di piacere. Invece adesso, nonostante il tuo cazzo sia tutto dentro il mio culo, non riesco a non sentire dolore. Ti prego non muoverti. Fammi abituare alla presenza nel culo di questo meraviglioso corpo alieno.”

Non mi muovo, ma le mie dita non smettono di giocare con i suoi capezzoli. Una sua mano si insinua fra le sue cosce e va sgrillettarsi il clitoride.

“Nonna, vedrai che il dolore passerà ed in seguito ti sarà più facile farti chiavare nel culo.”

“Già, avevo dimenticato. Me lo devi ancora pompare nel culo. Devo sentire ancora dolore. Sei proprio un sadico. Ti arrapa vedermi soffrire. Ricordati che devi star fermo. Sono io a condurre il gioco.”

Non avevo nessuna intenzione di dispiacerle. Resto di sasso con lei sopra e con il cazzo piantato nel suo culo. Restiamo in quella posizione per circa 10 minuti. Poi Julie comincia a muoversi. Il suo corpo si solleva di pochi cm e poi di nuovo giù. Un movimento che in principio è accompagnato da gemiti di sofferenza e poi da silenzio assoluto. Che forza che ha questa donna. Si sta chiavando il mio cazzo nel suo culo e lo sta facendo in modo da sentire meno dolore possibile.

“Sadico di un nipote ti ricordo che non devi muoverti. Quando starai per godere lo saprò e vedrai che ti piacerà del come il mio culo ti mungerà il cazzo.”

Il su e giù sta diventando più spedito. Sento il cazzo scivolare nel culo di nonna con più facilità. Sostituisco la sua mano che ha sul clitoride con la mia e continuo l’opera di sgrillettamento. Lei si è chinata in avanti permettendo alle mie labbra di agganciare uno dei suoi grossi capezzoli e succhiarlo mentre l’altra mia mano continua a giocare con l’altro capezzolo. Oramai è lanciata. Mi sta segando il cazzo con i muscoli anali. Mi porta al piacere; glielo dico emettendo un grugnito. È il segnale che aspettava. I muscoli dello sfintere si stringono intorno al corpo del mio cazzo e lo mungono. Dio com’è bello. Ha ragione; il piacere che mi sta dando non l’ho mai provato. Vengo. Eiaculo. Purtroppo il mio sperma si ferma nel preservativo. Mi sarebbe piaciuto irrorare il suo intestino retto con il mio liquido seminale. Glielo dico. Julie mi guarda e sorride.

“Vuoi impalarmi senza preservativo? Sei proprio un porco. Lo farai, ma prima mi devi dare il tempo di preparare il mio buchetto a ricevere il tuo cazzo senza protezione. Ora lascia che sfili il tuo cazzo dal mio culo. Ho bisogno di andare in bagno, fallo anche tu. Avrai certamente bisogno di pulirti.”

“Perché non facciamo la doccia insieme?”

“Perché so come finirebbe e non ho la forza di affrontare un altro scontro.”

Continua

P.S. Racconto fantasia. Ogni riferimento a persone viventi o decedute è puramente casuale.

Le storie di Iole 2

Trascorremmo la notte ad amarci intensamente. Erika mi fece raggiungere le vette del piacere più e più volte. Il mattino ci raggiunse che eravamo addormentate. Lo squillo del telefono ci svegliò. Fu mia nonna a rispondere. Dopo aver risposto scese dal letto, indossò una vestaglia sul suo meraviglioso corpo e si avviò verso il bagno senza non prima avermi annunciato che mia madre e mio padre sarebbero giunti in giornata.

“Dai, amore, è tempo di alzarsi. I tuoi genitori hanno deciso di venire a stare con noi per un bel po’ di giorni.

Ho la netta sensazione che saranno giorni di intensa attività.”

Colsi nel timbro della voce di Erika una nota di contentezza. Non so il perché ma attribuii la gioia della nonna al fatto che avrebbe rivisto mia madre e che per la durata della sua permanenza dovevo stare lontana dal letto di Erika. Mi stiracchiai e dopo circa trenta minuti diedi il cambio a mia nonna nel bagno. Feci una calda doccia, mi asciugai, mi guardai allo specchio. La pancia stava già mostrando i segni della gravidanza. L’accarezzai. Guardai le mie tette; anche loro stavano incominciando ad ingrossarsi. Sorrisi. Dopo essermi vestita con abiti adatti al mio stato andai in cucina dove trovai Erika, ancora avvolta dall’accappatoio e con una mammella che trasbordava dall’apertura, che mi invitò a fare colazione. Con uno sguardo carico di desiderio le dissi:

“Nonna, posso bere il latte direttamente dal tuo seno?”

“Sei proprio una insaziabile porcellina. Non ti è bastato succhiarmi le tette per una intera notte; eppoi sai bene che non ho latte da darti. Su muoviti che è tardi, devi aiutarmi a preparare il pranzo. Tuo padre e tua madre saranno affamati quando verranno. A proposito, sappi che tua madre non sa che tu sei nuovamente incinta. Non le ho detto niente.”

Dio. Come farò a spiegarle che si è trattato di un altro incidente di percorso. Vedremo. Qualcosa mi verrà in mente. Puntuali come un orologio i miei genitori si presentarono. I primi abbracci furono tutti per mia nonna che salutò mia madre con un bacio sulla bocca. In quel momento le odiai. Poi Erika si girò verso mio padre che salutò allo stesso modo. Il bacio durò un pochino di più di quello dato a mia madre. Un movimento della mano di mia nonna attirò la mia attenzione. Vidi la mano scivolare fra i loro corpi andando a poggiarsi sulla patta dei pantaloni di babbo che non fu affatto sorpreso di quel gesto. Ne restai sconcertata. Un cattivo pensiero si insinuò nella mia mente. Lo scacciai. Fu il mio turno di salutarli. Prima abbracciai mio padre e poi mia madre che mi strinse a se.

“La maternità ti ha giovata. Sei diventata più bella. Tua nonna mi ha detto che sei anche diventata un’esperta conoscitrice nel campo dell’agricoltura e che i tuoi studi universitari vanno a gonfie vele. Questo mi fa supporre che hai deciso di restare qui. Anche se so che non è l’unico motivo a trattenerti in questa casa. Il bambino dov’è? Voglio vederlo. Accompagnami da lui.”

Sentii la voce di Erika.

“Andate pure. Tuo padre resterà ad aiutarmi in cucina e poi ad imbandire la tavola.”

La guardai. Sul suo viso fece la comparsa uno strano sorriso ed i suoi occhi luccicavano. Il cattivo pensiero riapparve. Sentii mamma prendermi per mano. Ci avviammo verso la stanza dei giochi dove trovammo Brian occupato a cercare di costruire chissà cosa con i mattoncini della lego. Mamma lo abbracciò e lo riempi di baci.

“Dio, come è cresciuto. Sta venendo su proprio un bel pargoletto. Sono sicura che quando sarà grande le donne impazziranno. Se lo contenderanno. Dorme ancora insieme a te? Oramai ha sei anni. Va già a scuola. Quando ti decidi ad abituarlo a dormire da solo.”

“Anche se vorrei continuare a tenerlo a dormire nel mio letto dovrò per forza abituarlo a dormire da solo. Fra non molto il suo posto sarà occupato.”

Louise (così si chiama mia madre) mi guardò, si avvicinò, mi prese le mani nelle sue.

“Raccontami. Hai trovato un uomo?”

“Andiamo nella mia camera.”

Una volta entrate la feci sedere sul letto mentre io restai in piedi.

“Prima hai detto che sai cosa mi trattiene in questa casa; a cosa ti riferivi?”

Mamma mi invitò a sedermi vicino a lei. Cosa che feci. Fissò i suoi occhi nei miei.

“Erika mi ha detto di quello che c’è fra voi due; mi ha anche detto che tu sai che di tanto in tanto anch’io mi diletto a giocare con lei. Da quando sei entrata nella sua orbita i miei incontri con lei si sono diradati. Quando abbiamo desiderio di fare all’amore ci diamo appuntamento in alberghi sempre diversi. Sembriamo due puttane che incontrano di nascosto i loro amanti. So che ho un rapporto lesbico-inestuoso con mia madre, ma non posso farci niente. L’amo. Spero che tu non me ne voglia. Sono anche gelosa di te. Erika mi ha detto che quando siete insieme diventi un uragano. Mi ha anche detto che riesci a farla svenire. Io non ci sono mai riuscita. L’ami?”

“Mamma, fin dalla prima volta con tua madre ho saputo della relazione che hai con lei. Mi dispiace che, per incontrarvi, abbiate dovuto farlo di nascosto. Ora che ci siamo confessate il nostro amore per Erika non devi più ricorrere ad incontrarla in albergo. Quando vuoi fare sesso con tua madre puoi benissimo venire a trovarla a casa sua.”

Louise si precipitò ad abbracciarmi.

“Grazie, bambina mia. Mi rendi felice. Chiedimi qualsiasi cosa e te la darò”

La fissai negli occhi e senza distogliere lo sguardo le dissi:

“Louise voglio che tu mi ami come ami tua madre. Mamma voglio che tu mi scopi.”

Mia madre spalancò gli occhi.

“Vuoi fare sesso con me? Oh, dio. Mia figlia vuole essere la mia amante. Non so perché, ma questo tuo desiderio non mi sorprende. Ho sempre desiderato averti nel mio letto ed ora eccoti qui pronta a donarti. Non ho mai osato sedurti per paura di traumatizzarti. Iole, bambina mia, vieni fra le mie braccia. Baciami.”

Mi lanciai su di lei facendola stendere sul letto. Rovesciai la mia testa sulla sua ed incollai le mie labbra sulle sue che erano già pronte a ricevere la mia lingua che, guizzando, entrò nella sua bocca. Ci baciammo con furia. Succhiavo la sua lingua come fosse un capezzolo ed altrettanto fece lei con la mia. Sentii la mia micina miagolare.

“Mamma …”

Volevo parlarle della mia nuova gravidanza. Non mi permise di parlare. Si staccò da me, si alzò  e si sistemo il vestito.

“Ora non è il momento; tuo padre e tua nonna ci aspettano. Resisti ancora qualche giorno. So che tuo padre deve andare per due giorni in azienda. Appena sarà partito raggiungimi in camera.”

Ma perché le donne più vecchie devono avere sempre ragione. Uscimmo dalla mia camera e raggiungemmo gli altri due in cucina. Erika prima guardò sua figlia che le fece un cenno con gli occhi, e poi guardò me; il suo viso si illuminò; si avvicinò e mi parlò con voce bassa.

“A quando vedo vi siete parlate. Ti piace la mammina? A quando il vostro primo incontro?”

Le risposi quasi bisbigliando

“Nonna, non ti si può nascondere niente. Vorrei avere la tua capacità d’intuizione. Darei delle risposte ad un pensiero che mi frulla nel cervello da qualche giorno (mentii). Si mamma mi piace. Ardo dal desiderio di tuffarmi sul suo corpo. La nostra prima volta sarà a giorni.”

“Le hai detto di essere incinta?”

“Non me ne ha dato il tempo.”

Pranzammo dopodiché andammo nel salone. Io mi sedetti sul divano con Louise. Nonna stava seduta vicino al tavolo insieme a mio padre e confabulavano. Decisi che era il momento di informare mia madre.

“Mamma, prima mi hai chiesto se avevo trovato un uomo che mi aiutasse a riscaldare il letto. No, non l’ho trovato. Però a breve ci sarà un nuovo piccolo essere che occuperà, nel mio letto, lo spazio che Brian lascerà libero. Mamma … sono incinta, aspetto un bambino.”

Louise sembrò non essere sorpresa dalla notizia.

“Sapevo che prima o poi ne avresti combinata un’altra delle tue. La nonna ne è a conoscenza? L’uomo che ti ha fecondata spero voglia assumersi le sue responsabilità?”

“Nonna sa e conosce anche l’uomo che mi ha ingravidata. Era il suo amante. Dico era perché la nonna lo ha mandato via. A me non importa. Non lo amavo. Cosi come è stato per Brian sarà per la nuova vita che sta crescendo nel mio ventre. Erika mi ha già fatto sapere che mi aiuterà.”

“Non lo amavi? Allora per quale ragione ti sei fatta montare?”

Le raccontai della scena della monta della vacca, dell’eccitazione che mi prese e di come ho subito l’assalto senza ribellarmi. In seguito mi sono fatta cavalcare ogni qualvolta ne sentivo il desiderio.

“Vuoi dire che lo hai usato? Come può una donna farsi chiavare da un uomo senza amarlo? Solo le puttane arrivano a tanto. Figlia mia sei diventata una lussuriosa. Hai detto che è stato l’amante di tua nonna. Sappi che Erika è della tua stessa pasta. Lei quell’uomo non lo ha mai amato. Lo portava a letto per calmare i suoi bollori. Il vero amante di tua nonna è uno che conosco molto bene. Mi auguro che tua nonna un giorno ti dirà chi è il suo amante.”

Di nuovo il cattivo pensiero fece capolino nella mia mente. Guardai Erika e poi mio padre. No, non può essere. Decidemmo di fare un escursione alle stalle dove la nonna fece preparare quattro cavalli che montammo e via per i campi. Loro tre si lanciarono al galoppo mentre io, tenuto conto del mio stato, feci assumere al cavallo un’andatura lenta, da passeggio. All’imbrunire tornammo indietro. Cenammo e poi ognuno nella propria stanza. Arrivai nella mia camera dove trovai la governante che aveva già messo il pigiama a Brian. La ringraziai per la premura. Dopo avere dato il bacio della buonanotte a mio figlio usci dalla stanza. Guidai Brian ad entrare nel letto. Accesi il televisore e lo sintonizzai su un programma di cartoni animati che piacevano molto a mio figlio. Lo lasciai ed andai in bagno dove feci una doccia con acqua bollente. Dopo essermi asciugata indossai una larga camicia da notte e mi infilai nel letto. Brian già dormiva. Il sonno tardava a venire. Nemmeno un noioso film riuscì a farmi addormentare. La mia mente corse a mia nonna. Era l’unica che sapeva cosa fare per conciliarmi il sonno. Ma la presenza dei miei genitori frenarono la mia voglia di andare ad infilarmi nel letto di Erika. Era notte fonda quando in preda a nervosismo mi alzai per andare in cucina a prepararmi una tisana. La casa era nel buio più completo. Solo una debole luce filtrava dalla stanza dei miei genitori. Mi incamminai in quella direzione. Più mi avvicinavo, più sentivo dei mugolii provenire dall’interno della stanza. Sorrisi. I miei genitori si stavano facendo una lunga galoppata. Beati loro. Giunsi davanti alla porta. Vidi che non era chiusa del tutto. La curiosità fu forte. Decisi di lanciare una sbirciatina. Accostai il viso all’apertura e … Uno spettacolo sconvolgente si presentò ai miei occhi. Un uomo nudo era in piedi al centro della stanza; davanti a lui c’erano due donne, anch’esse nude, inginocchiate che si contendevano a colpi di lingua un grosso e robusto cazzo. Quell’uomo era mio padre e le donne che gli leccavano il cazzo una era mia madre e l’altra era mia nonna. Babbo aveva le mani poggiate sulla loro testa e ne guidava i movimenti. Il cattivo pensiero diventò realtà. Il vero amante di Erika aveva un viso ed un corpo: era mio padre e mamma ne era a conoscenza. Intanto la scena era cambiata. Mia madre si era spostata dietro mio padre e aveva il viso affondato fra le natiche di babbo mentre la nonna si era impossessata del nerboruto fallo del genero e lo aveva imboccato dando inizio ad favoloso pompino. La mia mente partì. Il mio corpo fu pervaso da migliaia di punture di spilli. I battiti del cuore aumentarono. Il sangue affluiva veloce al cervello. Infilai una mano nell’apertura della camicia e con le dita artigliai un mio capezzolo. Incominciai a torturarlo. L’altra mano era scivolata fra le mie gambe e due dita si erano intrufolate fra le grandi labbra ed erano entrate nell’orifizio vaginale. Iniziai a stantuffarle nella mia infiammata figa. Mi chiavavo con le mie dita. Riportai lo sguardo nella stanza. Lo scenario era nuovamente cambiato. Mio padre era steso sul letto e mia nonna lo stava cavalcando dandogli la schiena in visione. Le mani di babbo erano ancorate ai grossi globi di Erika che mettendosi a smorza candela aveva fatto sparire il cazzo del suo amante nel suo ventre. Louise, intanto, si era messa carponi davanti alla madre ed aveva fiondato la testa sulla vagina di Erika. Vedevo la lingua di mia madre vibrare veloce sul clitoride di mia nonna che si dimenava come una forsennata sul cazzo di mio padre. Le sue mammelle sobbalzavano ad ogni fendente che mio padre le affibbiava nella orrida vagina. Ancora una volta la scena cambiò. Mamma abbandonò la figa di sua madre ed andò a posizionarsi dietro la schiena di Erika. La circondò con le braccia e le artigliò le tette. Intanto aveva posizionato il suo bacino sulla testa del marito che incominciò a leccarle la figa non trascurando di succhiarle il clitoride. La stanza ormai era piena di afrore di sesso. Dalla gola delle due assatanate uscivano suoni indecifrabili che si unirono ai miei. Avevo già raggiunto due orgasmi quando, all’unisono, le due maliarde lanciarono un acuto che riempi la stanza. Stavano godendo. Sentii il caratteristico suono che la lingua di mio padre stava facendo mentre lappava gli umori che tramaciavano dalla figa della moglie e vidi uscire dalla figa di Erika lo sperma che il cazzo di mio padre aveva depositato nel ventre di sua suocera. Scappai in camera e andai in bagno dove, seduta sul bidè, mi masturbai ancora una volta rivedendo tutte le scene che mia nonna ed i miei genitori mi avevano offerto. Non ci fu tisana migliore. Dopo essermi lavata la figa tornai a letto, abbracciai Brian e mi addormentai.

Continua

P.S. Racconto fantasia. Ogni riferimento a persone viventi o decedute è puramente casuale.

Le storie di Iole

La luce del sole entra dalla finestra. Si fa strada attraverso lo squarcio delle tende e illumina il letto. Sopra vi sono distesi due corpi. Sono il mio e quello di mio figlio. Siamo nudi. Lui è ancora addormentato. Ha la testa poggiata nell’incavo di una mia spalla. Io sono sveglia. Ho gli occhi fissi nel vuoto del soffitto. Il mio cervello è un turbinio di pensieri. Ho trascorso la notte e buona parte del giorno prima a sollazzarmi con mio figlio. Ho fatto sesso con mio figlio. Mi sono fatta possedere. L’ho amato come si può amare un uomo. Il bello è che ho provato piacere. Sento ancora le sensazioni dei baci che la sua calda bocca dava su ogni centimetro del mio corpo. Sento ancora le vibrazioni della sua lingua quando mi titillava i capezzoli. Vedo la sua testa fiondata fra le mie gambe e le sue caldi labbra avvolgere il mio clitoride e succhiarlo strappandomi grida di immenso piacere. Infine rivedo il suo grosso e lungo pene penetrare il mio ventre e chiavarmi fino a procurarmi un’esplosione di orgasmi come mai in vita mia ho avuto. Mai avrei pensato di avere un rapporto sessuale con mio figlio. Come è potuto accadere.

 

Ho 35 anni. Sono la terza figlia di una coppia di benestanti. Prima di me ci sono una sorella ed un fratello. Entrambi felicemente sposati e con figli al seguito. Io non sono sposata ma mi piacciono gli uomini. Ho due figli: un maschio ed una femmina. Entrambi sono il frutto di rapporti avuti con miei coetanei. Il primo l’ho avuto che avevo 16 anni. Accadde durante una vacanza trascorsa con i miei genitori sui Pirenei. Il ragazzo che mi deflorò e che mi ingravidò nemmeno lo ricordo. Di lui so solo che mi piaceva e che era di molti anni più grande. Quando la gravidanza fu scoperta, i miei cercarono di farmi abortire. Io mi opposi. Allora mi mandarono da Erika, la mia nonna materna, che viveva nella parte occidentale della Francia, sulla costa atlantica. Lì, trascorsi tutto il periodo della gestazione. Nel frattempo continuai a studiare con profitto. A scadenza naturale partorii un bel maschietto biondo forte e sano. D’accordo con Erika lo chiamai Brian e gli diedi il cognome della nonna. Dormiva nel mio stesso letto. I miei venivano frequentemente a visitarci. Si innamorarono del bambino. Al suo primo compleanno mi invitarono a fare ritorno nella nostra casa. Rifiutai. Stavo bene con la nonna e poi dovevo sostenere gli esami di diploma. Mi chiesero se potevano portare con loro il mio bebè. Si presero un altro rifiuto. Andarono via. Mi tuffai negli studi. Sostenni gli esami di diploma con il massimo dei voti. La prima ad avere la notizia fu mia nonna. Arrivata che fui a casa sua, entrai. Sapevo che mio figlio era con la governante e che a quell’ora lo portava a casa sua quindi non lo cercai. In casa c’era un silenzio assordante. Mi preoccupai. Mai la casa della nonna era stata muta. Quantomeno si udiva musica uscire dagli altoparlanti diffusi un pò ovunque. Temetti il peggio. Corsi prima in cucina. Niente. Poi nella sua camera da letto. Niente. Usci sul giardino e girai intorno alla casa. Sul retro, a bordo piscina, distesa su un lettino la vidi. Era integralmente nuda. Stava rosolandosi al sole. Mi avvicinai. Era la prima volta che vedevo il corpo nudo di una donna. Pur essendo una donna di 53 anni aveva un corpo marmoreo. Chissà se alla stessa età anche il mio corpo si sarebbe mantenuto integro. Restai incantata a guardarla. Un pizzicorino incominciò a percorrere il mio corpo. Sentii la mia pelle accapponarsi. Ma non era ne il freddo e ne la paura a darmi quella sensazione. Senza conoscerne la natura mi stavo eccitando. Sentii la mia micina lanciare un silenzioso urlo. Che cazzo stava succedendo. Mi stavo eccitando a vedere il corpo nudo di mia nonna. Piccola, svegliati, torna sulla terra. Fu la voce di mia nonna a portarmi alla realtà.

“Alicia, sei qui. Non ti ho sentita arrivare. Vieni, avvicinati.”

Senza staccare gli occhi dal suo magnifico corpo avanzai verso il lettino su cui era distesa.

“Allora come è andata? Possiamo dire che sei diplomata?”

Balbettando le feci partecipe del risultato degli esami. Lei si accorse della direzione del mio sguardo.

“Perché balbetti? Oh, scusami. Sono io che ti faccio balbettare. Non hai mai visto una donna nuda?”

Senza staccare gli occhi dal suo poderoso seno le risposi:

“No, nonna. Non solo non ho mai visto una donna nuda, ma neanche ho mai visto, nemmeno in fotografia, una donna con un corpo bello come il tuo. Sei di una bellezza sfavillante. Dimmi? Quanti uomini ti corrono dietro?”

“Bambina mia, sono anni che non frequento un uomo (bugiarda). È da quando tuo nonno si allontanò da casa e non ne fece più ritorno. Non ho più saputo niente di lui. Non credo che sia passato a miglior vita perché lo avrei saputo. Credo che abbia trovato una pulzella più appetitosa di me e sia scappato con lei. Tu, piuttosto, stai guardando le mie mammelle con una strana luce negli occhi. Le trovi attraenti? Ti piacciono? Ti piacerebbe toccarle? Vuoi baciarle?”

Quest’ultima domanda mi sconvolse non poco. Dopo un attimo di esitazione le risposi.

“Posso farlo? Cioè voglio dire mi lasceresti baciare le tue tette? Non ti darebbe fastidio farti baciare le mammelle da tua nipote?”

“E perché mai dovrebbe darmi fastidio. Sei mia nipote. Tua madre lo ha fatto per anni e di tanto in tanto viene ancora a soddisfare la sua voglia di essere allattata.”

“Mamma ti ha succhiato le tette anche da grande e lo fa ancora? Ma è tua figlia come puoi permetterle di succhiarti le zizze?”

Erika si mise seduta. Per un attimo il grosso seno sobbalzò e prese la sua forma naturale. Era magnifico. Non riuscivo a staccare gli occhi da quelle stupende lune. Nonna mi guardò. Sorrise.

“Lo ha fatto da piccola quando aveva fame e l’ho sfamata con il mio latte. Perché non può farlo anche ora che è diventata una donna adulta. Del resto anche tu hai succhiato latte dal seno di tua madre e non ci vedrei niente di strano se tu dicessi a tua madre di voler succhiare le sue mammelle.”

“E credi che mamma me lo lascerebbe fare?”

“Dammi una ragione valida del perché non dovrebbe farsi succhiare le tette da sua figlia. Basta con queste stupide dissertazioni. Vuoi o no giocare con le mie lune.”

“Lo voglio.”

“Spogliati e vieni a stenderti.”

Mi tolsi i vestiti, il reggiseno e gli slip. Ero nuda. Mi stesi sul lettino. Erika mi passò un braccio sotto il collo e mi sollevò la testa. Con la mano libera avvicinò una mammella al mio viso. Fece in modo che il capezzolo strofinasse sulle mie labbra.

“Su, apri la bocca. È tutto tuo. Succhia.”

Desiderosa di assaggiare quel succoso frutto aprii la bocca e lo avvolsi con le mie labbra che si schiacciarono contro la ghiandola mammaria di Erika inglobando buona parte dell’areola che circondava il capezzolo. La mia lingua entrò in azione. Con essa schiacciai il capezzolo contro il palato e iniziai a mungerlo. Latte non ne usciva ma il solo fatto di stare succhiando la tetta di mia nonna mi estasiava. La mano di Erika che reggeva la mammella a cui ero attaccata si staccò e scivolo sul mio corpo; scese sui miei seni che per niente invidiavano quelli di mia nonna e si soffermò a palparli. Le sue dita artigliarono un mio capezzolo e lo sottoposero ad una cruenta tortura. Prima lo strizzò e poi lo fece ruotare su se stesso strappandomi mugolii di piacere misti a grida di dolore soffocati dalla mammella che premeva sul mio viso. Poi la sua mano continuò a scendere carezzando il mio corpo; raggiunse il mio monte di venere. Le dita si avventurarono fra i ricci peli che ornavano la mia vulva. Trovarono il passaggio che conduce all’interno della vagina. Intuii il suo scopo. Allargai le gambe. Nonna introdusse prima un dito facendolo seguire subito da un secondo e poi da un terzo. Cominciò a chiavarmi. Le sue dita entravano ed uscivano dalla mia vulva con una velocità sempre più forte. Smisi di succhiare e cominciai a nitrire e gridare dal piacere che mi stava pervadendo il corpo. Erika si chinò e mi introdusse la sua lingua in bocca. La strinsi fra le mie labbra e la succhiai. Intanto le dita di mia nonna continuavano a stantuffare nella figa. Raggiunsi un primo orgasmo seguito subito dopo da un secondo che fu più sconvolgente del primo e che mi condusse alla perdita della coscienza. Passarono diversi minuti prima che riprendesse a funzionare. Guardai mia nonna negli occhi.

“Grazie nonna. Non ho mai goduto così tanto. Non credevo che una donna potesse dare tanto piacere ad un’altra donna.”

Mia nonna si stese al mio fianco, raccolse le gambe verso il suo corpo e allargò le cosce.

“Sono contenta che ti sia piaciuto. Tocca a te. La mia passera sta aspettando la tua bocca. Vuole essere mangiata. Vieni a leccarmela.”

La sua fu una richiesta che non aspettavo. La guardai sorpresa. Lei stava sorridendo.

“Dai muoviti, non farla aspettare.”

Mi misi carponi e mi sistemai fra le due bianche cosce e guardai. Una magnifica visione si mostrò ai miei occhi. La vulva di Erika era completamente depilata. Due gonfie e grosse grandi labbra erano tenute aperte dalla pressione delle dita che nonna esercitava sui lati mettendo in mostra tutti gli splendidi organi di cui era formata. Le piccole labbra erano di un colore violaceo ed erano belle gonfie. Sembravano due ali di farfalla messe lì a protezione dell’antro da cui veniva al mondo la vita e che in quel momento un rivoletto di bianco liquido colava dall’interno verso l’esterno. Era il segnale della sua eccitazione. Qualche cm più su si vedeva la sua gonfia uretra sormontata da un lucente e splendido clitoride che era completamente libero dal cappuccio. Si ergeva per circa due cm ed era bello gonfio. Sembrava il glande di un piccolo cazzo. Tutto l’insieme era una cosa da immortalare. Mi ripromisi di farle una serie di scatti fotografici e trasferire sul web quella meraviglia. Tutti dovevano sapere che al mondo non c’è vulva più bella di quella di mia nonna Erika.

“E allora ti muovi. Quanto devo ancora aspettare per sentire la tua lingua rovistare la mia pussy.”

Senza ulteriori tentennamenti fiondai la testa in direzione della grossa conchiglia; la baciai facendo scorrere la mia bocca in lungo ed in largo. Aveva un dolce sapore. Al mio primo bacio Erika ebbe un sussulto. Con un pizzico di sadismo le morsi le grandi labbra strappandole grida di dolore e subito dopo sostituii i morsi con ampie leccate che la facevano miagolare. La mia lingua spaziava veloce su tutta la superficie di quella succosa cozza. Le titillai le piccole labbra e gliele succhiai strappandole ulteriori gemiti di piacere. Con la punta della lingua valicai le piccole labbra e la penetrai. L’orifizio vaginale si mostrò pronto a riceverla. Esplorai il magnifico antro in tutti i suoi punti. Erika era un continuo nitrire di piacere. Lappai le secrezioni vaginali che si mostrarono essere squisite pur essendo di sapore acro. Poi il clitoride attirò la mia attenzione. Iniziai a leccarlo e qui mia nonna si lasciò andare in un lungo ululato che solo una cagna in calore poteva emettere. Lo titillai con la punta della lingua facendolo vibrare come una corda di violino. Lo circondai con le labbra e cominciai a succhiarlo. Dio, stavo facendo un pompino a mia nonna. Allo stesso tempo le infilai in figa tre mie dita e la chiavai. Dalla gola di Erika uscivano suoni e grida che era difficile dire a cosa somigliassero. So solo che il corpo di mia nonna fu preda di un forte tremore. La sua vagina si riempi di umori che tracimarono verso l’esterno. Era un fiume in piena. Poi un urlo più forte degli altri mi annunciò che mia nonna stava per avere un orgasmo e di quelli sconvolgenti. Così avvenne. Dalla sua uretra usciva un denso e cremoso liquido giallognolo. Sembrava magma che usciva da una fenditura della terra. Era il suo sperma. Mi precipitai a lapparlo. Era squisito. Quando l’ultima goccia di quel nettare raggiunse il mio stomaco sollevai la testa per guardare mia nonna. Fu allora che mi accorsi che Erika era svenuta. Mi misi dritta e sculettando e con le tette che sobbalzavano ad ogni passo che facevo rientrai in casa. Ero soddisfatta. Avevo fatto svenire mia nonna. Da quel giorno il mio rapporto con Erika si rafforzò. Diventai la sua amante donna. Si, mia nonna aveva anche un’amante maschio. Questi era l’uomo a cui mia nonna aveva affidato la direzione delle sue attività che andavano dalla cura dei terreni agli allevamenti di animali. Era un uomo di qualche anno più piccolo. Aveva un suo fascino. Biondo, alto, ben piantato fisicamente. Ogni volta che mi capitava di incontrarlo il mio stomaco gorgogliava. Erika, però, nonostante lo ospitasse frequentemente nel suo letto, esercitava un discreto controllo sulle iniziative e sulla conduzione del suo direttore amante. L’idillio si concluse anni dopo a causa mia. Con grande soddisfazione di mia nonna mi iscrissi alla facoltà agraria. Andavo a gonfie vele. Erika mi affiancò un vecchio contadino per farmi conoscere i segreti della terra. I miei studi erano coronati da successi. Superavo gli esami con il massimo dei voti. Arrivai al quarto anno universitario e accadde il fattaccio. Era un giorno dei tanti giorni primaverili. Stavo al recinto dove avvenivano le monte tra animali. C’era, legata ad un palo, una vacca in calore in attesa. Dopo poco fu introdotto nel recinto un possente toro che annusò l’aria e senti gli afrori della vacca. Lanciò un lungo e forte muggito. Fra le sue gambe cominciò ad allungarsi un affare che credo dovesse superare i 50 cm e aveva un glande grande come una piccola noce di cocco. Il toro fu accompagnato al posteriore della vacca. Si sollevò sulle gambe e poggiò quelle anteriori sulla groppa della vacca. Il grosso fallo ondeggiava in ogni direzione. Fu allora che vidi un addetto che prese in mano il cazzo del toro e lo guidò alla vagina. Il toro fece un saltello in avanti ed il suo cazzo affondò nelle viscere della vacca. Dopo un minuto lo vidi indietreggiare con il cazzo penzoloni. L’atto si era così concluso. La vacca era stata fecondata. Ne rimasi colpita. Quella scena si fissò nella mia mente. Mi incamminai verso casa. Arrivata al fienile vi entrai. Guardai in giro e non vidi nessuno. Allora sollevai la gonna e mi sfilai gli slip. Incominciai a masturbarmi. Mentre ero preda del vortice del piacere sentii due forti braccia cingermi la vita. Un corpo premeva contro la mia schiena costringendomi a piegarmi in avanti. Avvertii qualcosa premere contro la mia vagina. Mi resi conto che stavo per essere posseduta. Non mi ribellai. Avevo il sangue in ebollizione e gli ormoni erano impazziti. Lasciai che il cazzo dello sconosciuto avanzasse nel mio corpo. Giunse a fine corsa e si fermò. Fu un attimo e poi riprese a chiavarmi. Aveva un modo tutto particolare di stantuffarmi il cazzo nel ventre. Mi penetrava con violenza e poi lentamente indietreggiava sfilandomelo per poi riaffondare di colpo. Mi piaceva come mi stava chiavando e glielo feci capire lanciando continui mugolii di piacere. Fu una lunga chiavata. Ci sapeva fare. Raggiunsi più di un orgasmo. Quando l’amplesso giunse a conclusione, mi ricomposi e guardai l’uomo che mi aveva presa da dietro. Era l’amante di Erika. Non ne fui sorpresa. Già da tempo sentivo i suoi occhi spogliarmi. Gli lanciai un sorriso.

“Grazie per averlo fatto. Ne avevo bisogno.”

“Scusami, ma non ho potuto frenarmi. Sei troppo bella. È da quando sei arrivata che ho desiderato amarti.”

“Non scusarti. Mi è piaciuto. Quando vuoi rifarlo basta che me lo dici. Sarò sempre pronta a riceverti.”

Iniziò così la mia avventura con l’amante di mia nonna. Un’avventura che non ebbe vita lunga. Dopo tre mesi di lunghe e sfrenate galoppate mi accorsi di essere nuovamente incinta. Il problema che si pose era doverlo dire a mia nonna. Del suo direttore non me ne fregava niente, non lo amavo. Con Erika non ci fu bisogno di parlare. Se ne accorse subito. Mi disse che ero stata una cretina. Che potevo farmi chiavare da chi volessi purché mettessi al sicuro il mio ventre. Poi pretese di sapere chi era lo stallone che mi montava. Non volli dirglielo. Lei insistette senza avere successo. Pochi giorni dopo cercai il mio amante. Non lo trovai. Chiesi ad Erika se lo avesse visto. Mia nonna mi rispose che lo aveva licenziato e mi pregava di non andare alla sua ricerca. Capii che sapeva chi era il padre del bambino che portavo in grembo. Non ribattei. Fu lei a parlare.

“Io un cazzo come il suo posso sempre trovarlo; per lui invece sarà difficile trovare una donna come lo sono io. L’ho licenziato perché mi ha tradito. L’avesse fatto con una sciacquetta qualsiasi l’avrei anche perdonato, ma chiavarsi mia nipote e ingravidarla è stato troppo; non potevo in alcun modo fargliela passare liscia. Se tu sei una sconsiderata che si è fatta mettere incinta lui è un uomo maturo, doveva premunirsi per evitare di renderti pregna. Piuttosto parliamo di te. Che intenzioni hai? Lo vuoi tenere? Ti dico subito che se decidi di averlo sarò contenta. Così come ho fatto con il primo ti aiuterò anche con il secondo che considero anche un pò figlio mio. Non è stato forse il mio amante ad inseminarti?”

Mi precipitai a baciarla.

“Nonna, tranquillizzati. Il tuo amante non lo amo. Mi sono servita di lui per calmare i miei bollori. Hai ragione, non sono stata accorta. Oramai la frittata è fatta. Il bambino lo terrò; lo faremo nascere. Quando sarà il momento voglio che siano le tue mani le prime a toccarlo.”

Erika rispose al mio bacio infilandomi la lingua in bocca. Poi si staccò.

“Vieni. Andiamo a letto. Ho bisogno di stringerti con le mie braccia. Voglio sentire la vita pulsare nel tuo ventre.”

Fu la volta che nonna mi fece partecipe di suoi segreti.

Continua

P.S. Racconto fantasia. Ogni riferimento a persone viventi o decedute è puramente casuale.

Voglia d’amare 5

Ho trascorso una notte di fuoco. Quando mi sveglio vedo mio figlio che sta riverso sul letto a pancia sotto. È nudo; ha la testa parzialmente affondata nel morbido del cuscino. Ha la bocca semiaperta e gli occhi chiusi. Sorrido. Con la mente vado alle ore della notte appena trascorsa. Le immagini si susseguono veloci. Mi vedo nelle posizioni più impensabili e sempre avvinghiata a mio figlio che mi sbatte nel ventre il suo favoloso giocattolo riempendomi la vagina di liquido seminale. Giuro che, se non avessi preso le mie precauzioni, questa notte il mio puledro mi avrebbe impregnata. Gli ho succhiato il cazzo più volte ed in una di queste ha scaricato nella mia gola il suo sperma che non ho mancato di ingoiare gustandolo. Ed ora eccolo qui, disfatto dalla battaglia appena conclusa. Ah! Questi uomini. Non hanno la benché minima resistenza. Si sentono forti e poi dopo la prima chiavata le forze cominciano ad abbandonarli. Eppure mio figlio, questa notte, è riuscito a farmi godere più e più volte. Devo andare al lavoro altrimenti mi farei condurre per i pascoli ancora una volta. Con un sospiro mi alzo e vado in bagno dove faccio una calda doccia poi mi vesto e vado via. Gli ho lasciato un biglietto sul cuscino in cui gli ho scritto che lo amo. Non può non vederlo. Come mio solito, sono arrivata puntuale nel mio ufficio dove trovo già ad aspettarmi una mia vecchia amica. È una collega del liceo che poi si iscrisse all’università laureandosi in ginecologia. Per un periodo di tempo siamo state anche amanti ed oggi è la mia ginecologa di fiducia.

È già mezzogiorno quando esco dal sonno in cui sono precipitato dopo una notte di sfrenate galoppate fatte montando la mia bella mammina. Trovo il messaggio d’amore che mi ha lasciato. La chiamo sul cellulare.

“Ciao. Mamma ti voglio bene. Ho trovato il tuo biglietto. Vorrei che tu fossi qui.”

“Ben svegliato amore mio; anch’io vorrei essere li con te e fare colazione gustando il tuo yogurt. Devo però contenermi. Anche tu devi essere d’accordo con me; il tuo inquilino ha bisogno di riposo. Ricordati che a giorni devi incontrarti con mia madre. Non voglio che il mio stallone faccia brutte figure. Devo essere orgogliosa delle performance del mio destriero. Quella vacca di tua nonna dovrà vantarsi di essersi fatta chiavare da un giovane torello bello, forte e ben dotato. Dovremo soffrire per pochi giorni poi ti farò dei servizietti che ti manderanno in orbita. Ti lascio perché ho una cliente che mi aspetta.”

Una telefonata di Julie mi avvisa che l’appuntamento è stato spostato di un giorno. Alle mio rammarico mia nonna mi dice di comunicare a mia madre che resterò fuori non solo per tutta la giornata, ma che trascorrerò anche la notte in sua compagnia. Di avvisare la mia amante (usa l’espressione: dici alla tua amante) che durante la nostra assenza dovrà prendersi cura di Alba. Al rientro di mamma le comunico la novità. Anita ha un moto di stizza e di gelosia.

“Che puttana. Fai attenzione. Mia madre ha deciso di divorarti. Non ti darà tregua. Fatti onore. Chiavala fino a sfinirla.”

Non so proprio come si possa fare per rendere innocua una donna del calibro di mia nonna. Quando verrà il momento staremo a vedere. Per tre interi giorni, pur dormendo nello stesso letto di mia madre, ho constatato cosa significa vivere in castità. Mamma non ha lasciato che la sfiorassi neppure con un dito. Non solo ma mi ha pure impedito di masturbarmi. La scusa è che devo essere in forma per quando sua madre partirà all’attacco della mia virilità. Il sospirato giorno arriva. Con un pizzico di gelosia nella voce Anita mi fa i suoi auguri e mi lascia prendere il suo Suv HUMMER. Mi presento al cancello della villa di Julie. Busso il citofono. Una voce mi risponde.

“Un minuto è sono da te.”

Vedo una donna percorrere il viale con un incedere felino. Più si avvicina e più la luce del mattino risplende la sua bellezza. Indossa una gonna nera non troppo larga ma nemmeno stretta. Un pullover nero con una profonda scollatura a V. Occhiali da sole nascondono i suoi bei occhi neri ed un cappello a larghe falde le copre il capo. Quando mi è vicina noto che ha scarpe nere lucide con tacchi altissimi e le gambe inguainate in calze velate nere con la cucitura dietro. Le labbra sono dipinte da un rossetto rosso vivo e le unghia delle mani sono coperte da smalto rosso fuoco. Non ha niente con se. Nemmeno la borsa. Dopo avermi dato un bacio sulla guancia sale in macchina invitandomi a partire. Per un attimo resto imbambolato a guardarla.

“Ehi, piccolo, non hai mai visto una donna? Eppure hai un’amante che non ha eguali su questa terra. Dai monta in macchina e partiamo.”

Nella mia mente si apre una finestra e vedo la mia bella amante: mia madre. Ha ragione. Per quanto possa Julie essere bella e desiderabile non potrà mai gareggiare con Anita.

Monto in macchina e partiamo. Lei è rannicchiata sul sedile con le spalle contro la portiera. Il suo viso è rivolto verso il mio. A causa degli occhiali da sole non riesco a vederle gli occhi e quindi non posso capire a cosa pensa. Una cosa riesco a decifrare. Guardando il suo pullover e del come le calza sul torace intuisco che non ha reggiseno. Il pensiero che quel pullover sta nascondendo due grosse e belle ghiandole mammarie mi pone in uno stato di febbrile eccitazione. Julie si accorge delle mie fugaci occhiate lanciate all’indirizzo del suo petto e sorride.

“Prendi la strada che porta in montagna.”

“Come lei comanda mia signora.”

Dopo un’ora di viaggio fatto sui tornanti che portano in montagna Julie si stiracchia e nel farlo la sua gonna le sale scoprendo una buona porzione delle sue formidabili gambe che accavalla mettendo in luce parti di una delle sue bianche cosce. Vedo il limite delle calze e le cinghie del reggicalze. Il mio inquilino si è svegliato.

“Nonna, per favore, così mi fai distrarre. Ti prego.”

Julie si sposta verso di me. Allunga una mano e la posa sulla mia patta. Istintivamente pigio il piede sul freno. Meno male che la strada è abbastanza larga.

“Porco mondo, nonna, hai deciso di farci morire?”

Invece di rispondermi la sua bocca si allarga in un sorriso mostrandomi i suoi bianchi denti. La stretta della sua mano sul mio cazzo si fa più forte.

“Dai non fare il puritano. Quante volte la tua amante ha manovrato la tua leva mentre guidavi? Più avanti c’è un area picnic. Entraci e fermati. Stamattina non ho fatto colazione ed ho un certo languorino allo stomaco. Ho bisogno di metterci dentro un pò di vitamine.”

So dove si trova l’area di picnic, ma che io ricordi non c’è nessun store o bar che possa soddisfare il laguorino di Julie. Bah! Entro nell’area.

“Addentrati fino al limite.”

Il limite è una piazzola circondata da un cespuglio. L’accontento. Si è tolta gli occhiali. Ha gli occhi che luccicano. Mentre sta a fissarmi sento un’altra sua mano raggiungere quella che mi sta stringendo il cazzo. Con una fa scorrere la zip e con l’altra si addentra nell’apertura dei pantaloni. Supera lo spacco dei boxer, aggancia il cazzo e lo porta all’aria. Il suo viso ha un’espressione di compiacimento.

“Per tutti gli dei dell’Olimpo. Ora capisco perché tua madre sbava per te. Il tuo non è un cazzo è un palo. In questi giorni ho cercato di immaginarmi sul come era fatto ed ora che lo vedo ti assicuro che mai avrei creduto di trovarmi di fronte ad una tale meraviglia. Non ho mai visto un cazzo così bello. Caro nipotino io e te faremo grandi cose. Vedrai ci divertiremo.”

Non so come sia stato possibile di colpo le spalliere dei sedili anteriori si ribaltano all’indietro e l’interno del suv si trasforma in un comodo ed ampio divano. Con un’agilità, che non credevo avesse, mia nonna mi è sopra con la testa rivolta verso le mie gambe. Mi slaccia la cinghia dei pantaloni e me li sfila.

“Ed ora facciamo colazione. Penso proprio che il tuo cornetto mi permetterà di bere lo yogurt di cui è farcito.”

Non credo alle mie orecchie. Ha ragione Anita. Sua madre è una puttana. Solo una puttana può fare discorsi del tipo fatti da Julie. Il mio cazzo ha raggiunto proporzioni smisurate. È diventato duro come l’acciaio; sento il sangue pulsare con forza nelle vene che lo attraversano; mi fa male. Vedo la testa della nonna fiondarsi sul mio cazzo e baciarlo con furia. Il grosso glande è uscito dal cappuccio e punta dritto alla sua bocca. Nonna con una mano mi aggancia i testicoli e con l’altra artiglia il cazzo e se lo struscia sul viso e sul collo. I suoi occhi sono chiusi. Si sta godendo le carezze del mio cazzo sul suo viso. Per un attimo interrompe l’azione.

“Tu non vuoi fare colazione? La mia ciccina ha un favo pieno di miele. Perché non lo lappi.”

Sempre con la stessa agilità sposta il bacino sulla mia testa e mi schiaccia la sua conchiglia sul viso. Poi torna a riprendere l’azione che la sua bocca ha interrotta sul mio cazzo. Non riesco a vedere perché la gonna copre il deretano e la mia testa. Afferro i lembi della gonna e li rimbocco sulla sua schiena. Scopro così che non ha le mutande. È uno spettacolo fantastico. Due grosse bianche natiche premono contro il mio viso. Non ho mai visto un culo cosi grosso. Poggio le mani sulle chiappe ed esercito una pressione verso l’esterno. Altre meraviglie si manifestano ai miei occhi. Uno scuro forellino circondato da una serie di raggi che dipartendosi dal suo centro si allargano verso l’esterno. È il buco del culo di Julie circondato da un grinzoso sfintere. Sembra un fiore di prato. Poi la meraviglia delle meraviglie: la polposa vagina. E’ completamente depilata (la depilazione si estende fino a comprendere anche le parti che interessano il buco del culo). Dio com’è grossa. Nemmeno mia madre ce l’ha cosi grossa. Dallo spacco che divide le grandi labbra fanno capolino le creste rosso sangue delle gonfie piccole labbra. Infine la fessurina dell’uretra sormontata dal clitoride che è già uscito dal cappuccio mostrandosi in tutto il suo fulgido splendore. Non mi resta che mangiare quel meraviglioso frutto che nonna mi sta offrendo. La mia bocca comincia a baciare le parti esposte della conchiglia. Julie lancia mugugni soffocati dal cazzo che sta succhiando. Le mia labbra circondano le sue piccole labbra e dopo averle titillate con la lingua le succhio fino a strapparle altre grida di piacere. Le mie dita si posano sulle grandi labbra e le allargano. La mia lingua si proietta all’esterno della mia bocca e va ad insinuarsi nell’orifizio vaginale. È tanta la libidine che pervade il corpo di mia nonna che ha un immediato primo orgasmo riversando nella mia bocca il frutto di quel raggiunto piacere. La mia lingua spazia sulle pareti dell’oscuro antro lappando tutte le sue secrezioni. Julie ha un altro orgasmo ed io ancora ne bevo il suo miele. Intanto il clitoride è diventato lucido per l’eccitazione che lo pervade. Le mie labbra lo circondano, lo stringo, lo mordo. La lingua comincia a vorticare intorno a quella magnifica protuberanza che, solleticata senza intermittenza dalla mia lingua, sento gonfiarsi e crescere nella mia bocca. Comincio a succhiarlo. Lo tratto come fosse un cazzo. Gli faccio un pompino che dura una decina di minuti durante i quali mia nonna raggiunge una sequela di orgasmi i cui frutti non mi lascio sfuggire. Lappo ed ingoio lo squisito miele che esce dal favo di Julie. L’ultimo orgasmo lo ha insieme al mio. Il mio vulcano esplode ed erutta nella sua calda bocca ondate di sperma. La sento deglutire. Lo sta ingoiando. Quando l’ultima goccia di sperma è uscita sento la lingua della nonna pennellare il glande. Lo sta lavando. Io non le sono da meno. La mia lingua spazia sulla intera superficie della vagina. Le faccio il “bidè”. È durante questo mio fare che i miei occhi cadono sul roseo sfintere. Il buchetto che è al centro sembra un magnete. Inconsciamente la mia bocca si avvicina e le mie labbra si posano sulla corona che circondano il fiore. Nonna sobbalza. Cerca di sottrarsi.

“Cosa vuoi fare?”

“Nonna hai un buco del culo favoloso. Mi piacerebbe leccartelo. Se ti da fastidio smetto.”

“Ti piace il mio culo? Vuoi leccarmi il buco del culo? Nessuno lo ha mai fatto e nemmeno chiesto. Tu sei il primo. Dio, alla mia età mi tocca farmi leccare il culo da mio nipote. Dai, fallo. Voglio sentire cosa si prova a sentire una lingua roteare sul mio buchetto posteriore.”

Julie si solleva e poggia le mani sulle mie cosce. Il suo bacino si è ulteriormente abbassato sul mio viso. Non devo sollevare la testa per poggiare le mie labbra sul buchetto posteriore. La lingua si fa largo fra le mie labbra e investe in pieno il roseo forellino. Nonna lancia un grido di sorpresa. La mia lingua è come quella di un serpente. La proietto in tutte le direzioni. Non un punto del grinzoso sfintere viene risparmiato. Julie sembra una invasata. Alterna grida di piacere a deboli miagolii.

“Dio mio. Non avrei mai immaginato che si provasse un tale piacere nel farsi leccare il buco del culo. Cosa mi sono persa. Grazie mio bel torello per avermi fatto conoscere questo altro modo di godere.”

Ha impresso al suo bacino un lento movimento rotatorio. Sollevo una mano e la poggio sulla sua vagina. con le dita le artiglio il clitoride e la masturbo. Per mia nonna è il colmo. Un grido da scrofa sgozzata riempie il Suv. Le unghia delle mani di Julie si conficcano nella carne delle mie cosce. Viene e riversa sul mio viso il suo piacere; si piega in avanti poggiando il petto sulle mie gambe e resta immobile per un tempo di cui perdo il suo trascorrere. Dopo circa mezzora i pensieri ritornano al loro posto. Il cervello riprende a funzionare. Julie torna a sedersi sul sedile anteriore.

“Non ho mai fatto una colazione cosi abbondante. Mi hai riempito lo stomaco con il tuo sperma.”

“Devi ringraziare tua figlia se ho potuto saziarti.”

“Perché dovrei ringraziare la tua amante?”

“Perché da quando ha saputo che dovevo venire con te non mi ha permesso di cavalcarla. Ho trascorso tre giorni di clausura.”

“Tua madre sapeva della mia voglia di averti?”

Le raccontai del mio ritorno a casa dopo averla accompagnata.

“Non posso crederci. Era tanto grande il desiderio di avermi che hai tradito la tua amante mentre la possedevi. Ti sei accoppiato con tua madre pensando di stare chiavando tua nonna? Quando saremo arrivati mi racconterai tutto. Dai rimettiti i pantaloni. Dobbiamo ancora viaggiare per un’altra mezzora prima di arrivare.”

Faccio ciò che dice. Mi rimetto alla guida. Nonna ha gli occhi fissi su di me, non li stacca neppure per un attimo e nemmeno parla. La sua voce si fa sentire solo quando costeggiamo un muro di cinta alto circa due metri sul quale è stata fissata una barriera di sbarre di ferro alta altrettanti metri.

“Più avanti c’è un cancello. Le chiave le trovi nel vano porta oggetti. Scendi ed apri. Io guiderò il suv all’interno. Tu richiuderai. Da qui in avanti sarò io a guidare.”

Dopo aver aperto e richiuso il cancello d’ingresso monto sul fuoristrada e via verso l’interno. La strada è sterrata e fiancheggiata da alberi. Dopo circa un Km vedo apparire una casa la cui facciata è fatiscente. Arrivati davanti all’ingresso nonna ferma l’auto ed arresta il motore. Scende e mi invita a fare altrettanto. Si avvicina ad un albero, stende la mano verso l’alto e prende una chiave che è, là, agganciata ad un ramo. La infila nella serratura ed apre. Entriamo.

P.S. Racconto fantasia. Ogni riferimento a persone viventi o decedute è puramente casuale.

Tre donne ed un uomo – 6^

Dio questa casa è diventata una stalla. C’è uno stallone e tre giumente due delle quali hanno già soggiaciuto alle voglie del focoso destriero. Una è già stata fecondata; un’altra lo sarà a breve e la terza ha tutte le caratteristiche fisiche e mentali per contribuire anche lei a rendere numerosa la famiglia.

È tardi. Nel salone ci siamo solo io e Brigitte. Sono distesa sul divano ed ho la testa appoggiata sulle cosce di mia sorella. Lei è tutta presa a vedere uno spettacolo televisivo che le piace molto. Ogni tanto una sua mano mi accarezza il pancione. Nonostante sia coperta sento la delicatezza delle sue carezze. Io, invece ho la mente occupata dal pensiero del come fare per rendere edotta mia sorella di quando sta accadendo nella nostra famiglia. Non vorrei che informandola del fatto che mio marito si chiava nostra madre la schioccasse. Brigitte ama Jacque e sta aspettando il giorno del suo 18° compleanno per farsi possedere da mio marito. Vuole fargli dono della sua verginità. Mi decido.

“Sorellina ti devo parlare. Non voglio farlo qui. Andiamo a letto staremo meglio.”

Brigitte sposta la mano sulle tette.

“Mi farai succhiare le tue tette?”

“Hai voglia di farti sbattere?”

“Veramente sono io che desidero fotterti.”

“Andiamo; ti fornirò di un attrezzo che ti permetterà di chiavarmi. Pongo una condizione. Dovrai prima ascoltare quello che ho da dirti.”

Ci alziamo e, mano nella mano, andiamo nella zona notte; nel passare davanti alla camera di Jane si sentono provenire dall’interno gemiti e grida di piacere. Brigitte si ferma costringendo anche me a fermarmi. Per un attimo facciamo silenzio. Mia sorella mi guarda.

“Dio, conosco questi gemiti. Mamma si sta masturbando; sta godendo.”

È l’occasione che aspetto.

“Sorellina nostra madre non si sta masturbando. Con lei c’è un uomo.”

Brigitte mi guarda con un espressione di incredulità dipinta sul viso. Le do uno strattone e continuiamo a camminare in direzione della mia camera.

“Mamma è con un uomo? Vuoi dire che nostra madre si sta facendo chiavare da uno sconosciuto?”

“Per la verità non è un estraneo.”

“Tu lo conosci? Dai, dimmi chi è. Lo conosco?”

Intanto siamo arrivati davanti alla nostra camera. Entriamo e prima di chiudere la porta un urlo più forte si sente provenire dalla stanza di nostra madre.

“Oh! Dio, Alicia cosa le sta facendo?”

“Le sta facendo quello che fra poco tu farai con me. La sta chiavando. L’urlo che abbiamo sentito è un grido di raggiunto orgasmo. Non stare a preoccuparti. Nostra madre aveva bisogno che un cazzo le frugasse la figa. Credo proprio che fra nove mesi mamma ci farà un bellissimo regalo. La nostra famiglia si arricchirà di un nuovo componente.”

Brigitte mi abbraccia.

“Noooo! Mamma avrà un bambino? Spero proprio che sia un maschio. Mi manca molto un fratellino. Dio, come sono contenta.”

Il primo scoglio è superato. Ce ne sono ancora altri due e sono uno più grosso dell’altro.

“Non mi hai detto chi sarà il padre del bambino. Insomma Alicia chi è che si sta chiavando nostra madre?”

“Jacque. Tuo cognato.”

Brigitte apre la bocca, ma nessun suono le esce. Indietreggia e si lascia cadere sul letto. E’ seduta e mi guarda con gli occhi spalancati.

“In quella stanza l’uomo che si sta sbattendo nostra madre è mio cognato? Il bambino che nascerà sarà figlio di tuo marito. L’uomo a cui ho promesso la mia verginità sarà il padre di mio fratello. Oh dio, questa si che è una sorpresa. Da quando stanno insieme? Come l’hai scoperto?”

Le faccio un resoconto di quanto sono venuta a conoscenza.

“Mamma doveva desiderarlo molto per farsi chiavare il giorno del tuo matrimonio. E tu? A te sta bene che mamma e Jacque sono amanti e che avranno un figlio?”

“Si. Se mi fossi opposta non avrei perso solo mio marito, ma tu e mamma mi avreste odiata ed è una cosa che non voglio. Io vi amo. Voi tre siete le uniche persone a cui ho donato il mio cuore ed il mio corpo.”

E siamo arrivati al terzo scoglio. Non mi resta che superarlo e poi la vita continuerà a scorrere senza più ostacoli.

 

“Anch’io sono contenta del come si sta evolvendo la storia della nostra famiglia. Pensaci. Io e te siamo amanti già da un bel pò di tempo. L’entrata in scena di Jacque non ci ha impedito di continuare ad amarci. Sono incinta e fra poco più di tre mesi partorirò. Avrò un bambino che si nutrirà del latte che sgorgherà dalle mie zizze. Tu contribuirai, e non credo che sarai la sola, a svuotarmi le mammelle. Mamma ha trovato un uomo che l’ama e che la riempirà il ventre del suo seme ingravidandola facendola fare un figlio che lei desidera avere. Infine ci sei tu. Il cerchio si chiuderà quando tu giacerai sotto il corpo di mio marito. Permetterai che ti possieda e spero che ti metta incinta. Il desiderio di succhiare latte non è solo tuo. Anch’io ho voglia di nutrirmi del caldo latte sgorgante da stupende mammelle. Ti faccio una domanda. Ti piacciono le tette di mamma? Ti piacerebbe baciarle e succhiare i suoi capezzoli?”

Brigitte arrossisce e china il capo.

“Alicia, devo confessarti che le zizze di mamma mi hanno sempre attirato. Non solo le tette ma tutta quanta lei mi arrizza. Darei non so cosa per giacere con nostra madre.”

“Io l’ho già fatto. E ti dico che non è stato difficile. Ho preso io l’iniziativa e lei ci è stata. L’ho scopata. È stato bello.”

“Hai fatto sesso con mamma e lei non ha protestato? Come ti invidio.”

“Non invidiarmi. Tra qualche giorno Jacque crollerà. Jane avrà ancora voglia. Falle visita nella sua camera. Non importa se è giorno o se è notte. Falle capire che vuoi fare l’amore con lei. Vedrai che sarà lei a prendere l’iniziativa.”

Anche l’ultimo scoglio è stato superato senza che ci fossero traumi. Mi avvicino a mia sorella. La faccio alzare e comincio a spogliarla.

“Amore, tutto questo parlare ha scatenato la mia libidine. Ho una voglia matta di farmi scopare.”

Dopo averla denudata vado al comodino. Apro il cassetto e tiro fuori una cintura con attaccato un grosso cazzo di lattice. È uno strap-on. Brigitte lo guarda affascinata.

“Allarga le cosce.”

Mia sorella, senza distogliere gli occhi dal fallo artificiale, allarga le cosce. Con pochi movimenti sistemo la cintura in modo da farla sembrare una trans dotata di cazzo vero. Mentre lei continua a fissare l’oggetto che ha fra le gambe mi libero dai miei vestiti. Il mio pancione mi impedisce di guardarmi fra le gambe. Mi inginocchio davanti a lei e con la mano afferro il fallo finto che gli esce dalle gambe e comincio a masturbarlo come se fosse vero; contemporaneamente l’altra mia mano è fra le mie cosce e le dita sono entrate nella mia figa. Mi masturbo. La micina mugola e lacrima copiosamente. Raggiungo l’orgasmo. Mi rimetto in piedi. Mi giro dandogli le spalle. Avvicino il culo al coso e faccio in modo che mi scivoli fra le chiappe. La invito ad abbracciarmi e quando le mani sono sulle mie gonfie mammelle le dico di carezzarle. Mia sorella non solo le accarezza, ma le strizza pure. I miei capezzoli si induriscono e lei li tortura con le dita. Lentamente mi piego in avanti e poggio le mani sul letto, allo stesso tempo allargo le cosce al massimo fino a che la mia vagina è ben esposta, giro la testa e guardo mia sorella.

“Dai tesoro. Sbattimelo nel ventre e chiavami.”

Brigitte prende con una mano il fallo di lattice e lo avvicina alla mia vagina; posiziona il glande fra le grandi labbra e comincia a spingere. Il giocattolo di lattice, favorito dalle secrezioni che la mia vagina produce, scivola verso l’interno come un coltello che affonda nel burro.

“Alicia, mi sembra di stare sognando: ti sto chiavando. Come vorrei essere un uomo vero. Ti sbatterei il cazzo nella pancia fino a farti impazzire dal piacere.”

“Amore mio, puoi sempre farmi impazzire. Stantuffa questo coso nel mio ventre e vedrai che mi sentirai urlare dal piacere.”

Mia sorella poggia le mani sui mie fianchi e comincia a stantuffare il fallo di lattice nella mia pancia e lo fa con una certa veemenza che in breve tempo mi fa avere una serie di orgasmi che mi svuotano abbondantemente dalla libidine accumulata e che mi hanno anche resa esausta. Anche mia sorella, che non ha mai smesso di pompare nel mio ventre il giocattolo di lattice, è stanca. Insieme ci stendiamo sul letto e ci addormentiamo abbracciate.

Intanto i mesi scorrono. Mio marito si divide tra il mio letto e quello della suocera. Puntuale come un orologio, allo scadere del tempo fissato dalla natura, il bambino che porto in grembo decide di venire alla luce. È un bellissimo maschio. Con la nascita del bambino si realizza anche il desiderio di mia sorella. Ha la possibilità di succhiare latte dalle mie mammelle che si rivelano essere sempre molte gonfie di latte. Intanto mamma è incinta. Il sogno di mia madre di essere ingravidata da suo genero si concretizza. Dalle ecografie veniamo a conoscenza che si tratta di un maschietto. Io e mia sorella avremo un fratellastro. Anche mio figlio avrà un fratellastro e questo perché il padre del bambino che sta crescendo nel ventre di mia madre è lo stesso uomo che mi ha inseminata contribuendo a farlo nascere. Il mio fratellastro essendo figlio di mio marito sarà anche mio figliastro. Basta. Cercare di spiegare i vari gradi di parentela che ogni componente della famiglia avrà con il bambino che mia madre metterà al mondo. Brigitte è riuscita ad entrare nel letto di Jane. Mamma non l’ha respinta. L’ha accolta con amore. Si sono amate e continuano ad amarsi. Da parte mia ho ritenuto opportuno informare mia madre che sua figlia Brigitte è innamorata del suo amante e spera che al compimento del suo 18° compleanno il nostro Jacque possa farla sua. Jane accoglie la notizia con entusiasmo. Ora non resta che preparare lo stallone facendogli annusare gli odori che una giovane puledra in calore sta emanando al suo indirizzo. Io e mamma siamo sicure che non ci sarà bisogno di nessun incoraggiamento da parte nostra. La puledra sa come coinvolgerlo.

Continua

P.S. Ogni riferimento a persone viventi o decedute è puramente casuale.

Voglia d’amare 4

Anita, mia madre, è seduta con le spalle appoggiata alla testata del letto. Indossa una camicia da notte che le arriva al ginocchio. Sta leggendo un libro. Al mio ingresso in camera distoglie gli occhi dal libro e mi guarda.

“Come mai così tardi?”

Si rende conto che sono completamente nudo. Il suo sguardo si sposta sulle mie parti basse. Vede il mio ariete pronto all’uso.

“Cosa ti succede, non ti ho mai visto in questo stato.”

“Dai, mamma, preparati che ho una voglia matta di chiavare che non riesco a resistere oltre.”

Mia madre posa il libro sul comodino; si sfila la camicia e resta nuda. Sposta il bacino, solleva le gambe appoggiando i talloni sul bordo del materasso ed allarga le cosce preparandosi così ad accogliere il mio alieno nel suo ventre.

“Ti sto aspettando già da un bel po’ di tempo. Vieni.”

Mi lancio fra le sue cosce e senza preamboli punto il glande contro la sua vagina e la penetro. Mamma grida.

“Fai piano, mi hai fatto male. Quante volte ti devo ricordare che quando me lo metti in pancia devi farlo con delicatezza.”

Non l’ascolto. Sono talmente arrapato che divento una furia. Stantuffo il mio cazzo nel ventre di mia madre con irruenza e lo faccio per tutta la durata della galoppata nella figa di Anita. Smetto di chiavarla solo quando l’ultima goccia del mio sperma si è depositata nel caldo antro della vagina di mamma. Mi abbatto su di lei che mi circonda le spalle con le sue bianche braccia. Mi stringe contro il suo petto. Le sue grosse mammelle si schiacciano contro il mio torace. I duri capezzoli premono come bulloni contro il mio petto.

“Dio che foga. Per un attimo mi hai fatto paura. È la prima volta che mi chiavi in questo modo. Chi è stato a ridurti così?”

Senza sollevare la testa e con voce flebile le sussurro.

“È stata la nonna,tua madre.”

Anita mi libera dall’abbraccio; con una spinta mi fa rotolare al suo fianco. Si mette seduta.

“È stata lei a ridurti in queste condizioni? Tutto questo tempo sei stato con mia madre? Dove siete stati?”

Noto un pizzico di gelosia nel tono della sua voce, ma non mi ci metto a pensare.

“Durante il percorso per accompagnarla a casa Julie ..”

“La chiami già con il suo nome? La cosa deve essere grave? Continua.”

“Tua madre mi mette una mano sulla coscia e mi propone di offrirle un drink. Però non vuole andare in un posto molto frequentato. La porto al circolo.”

“Dove hai portato me?”

“Si e prima che me lo chiedi ti dico che abbiamo occupato la stessa stanza e l’ho pure detto a tua madre. Non l’avessi mai fatto. Nonna si è posta di fronte a me e, guardandomi con i suoi occhi indagatori, mi ha fatto una domanda che mi ha lasciato senza fiato. Ti giuro, mamma, che ho desiderato sprofondare pur di non rispondere.”

“Era talmente grave la sua domanda?”

“Giudica tu stessa. Mi ha chiesto da quando tempo è che io e te ci sollazziamo frequentando lo stesso letto. In parole povere mi ha chiesto da quando tempo è che ti chiavo? Che era inutile mentirle perché lei sapeva. Mi ha visto palparti il tuo culo e strofinare il braccio sul tuo seno. La conferma ai suoi sospetti è stata la decisone di trascorrere le vacanze non più in sua compagnia. Ha detto che non facciamo niente per nascondere i nostri sentimenti e che se le dicevo del come stanno realmente i fatti fra noi due mi avrebbe permesso di fare con lei quello che abbiamo fatto quella volta che siamo stati in quella stanza.”

Anita diventa cadaverica.

“Tu, da bravo pervertito e di fronte alla prospettiva di chiavarti mia madre, hai spifferato tutto sulla nostra relazione. Bravo. Sei come tutti gli uomini. Basta che una donna vi faccia intravedere la possibilità di poterla possedere che diventate dei bravi cagnolini. Non te ne faccio una colpa. Mia madre è una maestra nell’attirare in trappole boccaccesche giovani stalloni. Sono sicura che non ti ha concesso quello che ti ha promesso. Non si è fatta chiavare.”

“Come lo sai?”

“Piccolo, quando poco fa mi hai chiavata ho capito che tu stavi possedendo una donna che non ero io. Ora so che credevi di stare chiavando tua nonna. Ne sei innamorato?”

“Sai benissimo che tu sei il mio unico amore. Quello che provo per tua madre è solo desiderio che ho da quando ho cominciato a fantasticare sul sesso. Devi riconoscere che Julie, voglio dire tua madre. è una gran bella donna e quale uomo non desidererebbe farsi una lunga galoppata tenendola stesa sotto di se. Ed io sono un uomo.”

“Quindi non l’ami. La vuoi solo cavalcare, si, voglio dire solo scoparla e basta?”

“Lo farei ogni volta che vorrebbe essere sbattuta.”

“Questo non è solo desiderio sessuale. È anche amore.”

“Mamma, ti giuro. Io amo solo te. Julie voglio solo fotterla e basta. Non l’amo. E sono sicuro che anche lei vuole essere solo chiavata. Nonna non è innamorata di suo nipote. Non corrucciarti io il tuo letto non l’abbandonerò mai.”

“Quando la rivedrai?”

“Tra due giorni. Ha detto che devo andare a prenderla sul mattino presto. Mi porterà in un posto dove nessuno ci avrebbe disturbati.”

“Lo conosco quel posto. Ci sono stata diverse volte.”

“Come fai a conoscerlo? Con chi ci sei stata? Cosa ci hai fatto in questo posto che sembri conoscere molto bene.”

Mamma ride fragorosamente.

“Oh! Oh! Sei geloso. Tranquillizzati. Non ci sono stata con un uomo. È stata tua nonna a portarmi. Di tanto in tanto ci andiamo ancora e sempre noi due sole.”

“E cosa ci fate?”

Mamma assume un’espressione preoccupata. Poi riprende a parlare.

 

<<Amore sto per farti una rivelazione. Quello che sto per dirti non è a conoscenza di nessuno. Nemmeno tuo padre ha mai saputo. Tua nonna è una libertina ed è anche immorale. Per lei soddisfare le pulsazioni del corpo è prevalente anche rispetto alla morale. Non mi meraviglia affatto che non si sia scandalizzata quando ha saputo che noi due siamo amanti. Ne mi sono scandalizzata quanto ti ha detto che si concederà. Stanne certo che quando vi incontrerete si farà montare. A lei piace farsi chiavare da giovani puledri. È da quando si è separata dal marito che il suo letto viene visitato da ragazzi che hanno un età compresa tra i diciotto ed i vent’anni. È una puttana. Bada bene ho detto puttana e non prostituta. Mia sorella, che ha la tua stessa età, è il frutto di uno di questi incontri. Si fece chiavare dimenticando di essere nel suo periodo fecondo e non facendo indossare il preservativo al giovane amante di turno. Quando seppe di essere incinta non si scompose. Decise che il figlio lo avrebbe tenuto. Oggi mi ritrovo con una sorella che è tua coetanea e non mi dispiace. Le voglio bene. C’è un’altra cosa. Tua nonna è anche una bisessuale. Non è lesbica. A lei piace fare sesso anche con donne purché siano belle. E qui entro in scena io. Anche a me piace farmi scopare da belle donne. Al liceo e poi, nonostante avessi già un marito, all’università ho avuto molte amanti del mio stesso sesso. Colleghe e professoresse facevano a gara per portarmi a letto e scoparmi. Mia madre sapeva di queste mie deviazioni sessuali. Non diceva niente. Insomma le somigliavo. Poi un giorno al liceo, ero all’ultimo anno, conobbi tuo padre e persi la testa. Mi innamorai fino al punto da concedergli la mia verginità. Mi ingravidò. Decidemmo di sposarci. È il periodo in cui anche mamma fu resa pregna. Julie mi impose una sola condizione. Il matrimonio ed il figlio non dovevano assolutamente impedirmi di continuare gli studi. Non lo feci ne lo fece mio marito. Tua nonna è talmente piena di soldi che potè mantenere noi tre fino al giorno in cui riuscii a rendermi indipendente economicamente e finanziariamente. Nonostante la tua nascita riesco a laurearmi a pieni voti ed intraprendo la carriera che mi ha portata ad essere quella che sono diventata nel mio campo. Anche tuo padre completa gli studi universitari. Due mesi prima del matrimonio e un mese prima che mamma ed io scoprissimo di essere entrambe incinte stavamo a casa, in salotto, sedute sul divano. Guardavamo un film. Il caso vuole che la trama parli di un rapporto fra due donne. Non era un film porno, ma vi erano molte scene hard. Le protagoniste trascorrevano il tempo libero a stare nel letto ad amarsi in continuazione. Tieni presente io e te oggi? Ecco, così erano quelle due. Mia madre si fece coinvolgere dalla scene. Cominciò ad agitarsi sul divano. Non stava ferma.

“Mamma, cosa ti prende. Non muoverti. Fai tremare tutto il divano.”

“Anita, figlia mia, sto andando in ebollizione. La storia del film mi ha coinvolta. Ho le mammelle che stanno scoppiando. I miei capezzoli sono talmente duri da sembrare due bulloni. La mia micina sta gridando il suo desiderio di essere scopata. Purtroppo in casa non c’è un uomo che possa calmare la mia voglia. Faresti un favore alla tua mammina?”

“Cosa vuoi che faccia?”

Mi guarda fissandomi negli occhi. Vi ho letto il desiderio.

“Non mi va di masturbarmi. Ti prego facciamo l’amore.”

Ti premetto che ho sempre desiderato scoparla. Non le ho mai confessato il mio desiderio di fare sesso con lei perché avevo paura di un suo rifiuto e perché non intendevo incrinare il rapporto di madre figlia. È stato come è accaduto con noi due. Tu mi volevi e non me lo dicevi. In un attimo si spoglia e si getta su di me. Mi bacia infilandomi la lingua in bocca. Sono piacevolmente sorpresa. Rispondo al suo bacio ricacciando indietro, nella sua bocca, la sua lingua inseguendola con la mia. Le nostre lingue duellano tra loro come due sciabole. C’è un attimo di tregua. Dobbiamo recuperare ossigeno.

“Spogliati. Non mi piace stringere un corpo coperto da vestiti. Non credevo che anche tu mi desiderassi.”

Sotto lo sguardo pieno di libidine di mia madre mi spoglio restando nuda.

“Julie, mamma, sono almeno due anni che ti desidero.”

Prendo io le redini. La faccio stendere sul divano e mi precipito a baciarla prima infilandole la lingua in bocca e poi facendola scorrere sul suo statuario corpo. Raggiungo le grosse mammelle. Le lecco. Lei geme. Faccio roteare la lingua sulle grosse e scure aureole. Le titillo i capezzoli facendoli vibrare. Li circondo, a turno, con le labbra e li succhio. Nella posizione in cui mi trovo diventa facile portare le mie zizze in contatto con la sua bocca. Julie le sta aspettando. Apre la bocca e con le labbra avviluppa un capezzolo e me lo succhia. Una sua mano è sull’altra mia tetta. La palpa, l’accarezza. Con il pollice e l’indice della mano artiglia il capezzolo e lo tortura. Prima lo strizza e poi lo sottopone a delle forti torsioni. Le mie grida di piacere vengono soffocate dalla mammella che sto succhiando. Smetto di giocare con le sue poderose mammelle e sottraendo le mie alla sua bocca faccio strusciare il mio corpo sul suo. Con la testa sono all’incrocio delle cosce che trovo già allargate pronte a ricevermi. Dopo averle baciato l’interno di entrambe le cosce tuffo la bocca sulla sua polposa vagina. Intanto ho circondato la sua testa con le mie cosce e gli ho sbattuto la mia fica sulla sua faccia. Lei l’accoglie baciandola e leccandola. Diamo così inizio ad uno sconvolgente 69 che culmina in grida ed urla di piacere. La mia vagina secerne un fiume di umori che scarico nella sua calda bocca. Lei mi ricambia inondando la mia gola di squisiti succhi vaginali.  Esausta, dopo aver nettata con veloci leccate la sua polposa pucchiacca, mi sottraggo dall’abbraccio delle sue bianche cosce.

“Julie, sei stata magnifica. Non credevo fossi così brava nel far godere una donna.”

“Ti ringrazio bambina. Detto da una come te, che di donne ne ha viste passare molte nel suo letto, è un bel complimento, ma io non ho ancora raggiunto l’apice del piacere. Non muoverti. Torno subito.”

Si allontana quasi correndo. Le sue mammelle sobbalzano ad ogni passo. Le sue natiche vanno su e giù. Dopo pochi minuti fa ritorno. In una mano stringe uno strap on. Capisco. Tua nonna vuole essere chiavata e devo essere io, sua figlia, quella che la deve montare.

“Alzati ed indossalo.”

So come lo si indossa perché più volte ho utilizzato quello strumento di piacere nei miei incontri con le professoresse del liceo e dell’università ed anche di qualche mia collega. Lo calzo e chiudo la cintura in vita. Mi guardo allo specchio. Sembro un trans.

“Sono pronta. Come vuoi farlo?”

Mamma si gira dandomi la schiena. Sale sul divano puntando le ginocchia sul bordo; si piega in avanti e poggia le mani sulla spalliera; allarga le cosce in modo tale che la sua grossa conchiglia è ben esposta; gira la testa verso di me; mi guarda.

“Ecco, è in questa posizione che voglio che tu mi fotta. Sono una vacca e tu sei il toro che mi monta. Vieni. Chiavami.”

È la posizione che mi auguravo assumesse. Ho così l’opportunità non solo di chiavarla ma la possiederò. In quella posa la dominerò. Mi avvicino. Poggio le mani sulle sue bianche natiche. Punto il fallo di lattice contro la sua vagina e spingo. Jane comincia a mugolare. Il fallo non è molto lungo ma è abbastanza grosso. Lentamente, supera la barriera delle grandi labbra e si addentra nell’oscuro antro dell’orifizio vaginale. Quando il mio pube incontra le sue natiche smetto di spingere. Il cazzo artificiale è completamente affondato, per tutta la sua lunghezza, nella pancia di tua nonna. Per un attimo resto in stand bay poi incomincio a muovermi prima lentamente e poi sempre più veloce. Stantuffo il cazzo di lattice nella sua orrida vagina. Mi stendo sulla sua schiena e l’abbraccio circondandole il torace con le mie braccia. Con le mani mi ancoro alle sue mammelle. Le stringo; gli torturo i capezzoli. Tua nonna geme, urla, nitrisce, sbuffa. Il suo corpo e un continuo vibrare. In continuazione mi incita ad essere meno dolce.

“Dai bambina. Metti più vigore. Stai chiavando tua madre. Io non sono come le sbarbatelle che ti fotti al liceo. Sbattimi con più forza.”

L’accontento. La mia azione diventa più cruenta. Più volte le sbatto il glande del fallo di lattice contro l’utero facendola gridare dal dolore.

“Si. Continua così. Brava. Sfondami l’utero.”

Figlio mio, credimi, se avessi potuto gli avrei veramente sfondato l’utero. La galoppata dura un’eternità. Tua nonna sembra un vulcano in eruzione. Gli orgasmi si susseguono uno dietro l’altro. Senza darle un attimo di respiro continuo a pomparle il cazzo finto nel ventre. Smetto allorchè avverto che sta venendo meno la sua resistenza. Infatti dopo aver lanciato un lungo ululato sviene abbattendosi sul divano. Le estraggo il pene di lattice dalla vagina e vado in bagno a farmi una doccia. Quello è stato il giorno in cui ha inizio il mio rapporto saffico con mia madre. Da allora non abbiamo più smesso. Ancora oggi di tanto in tanto ci incontriamo nel posto dove ti porterà e diamo libero sfogo alla nostra perversione. Tuo padre non ha mai saputo. Credo invece che la mia sorellastra sia a conoscenza del rapporto che esiste tra me e mia madre. Ecco, ora sai. Mi auguro che non me ne vorrai.”>>

Il racconto di mia madre mi ha messo in ebollizione il sangue. Ho il cazzo che sembra voglia scoppiare.

“Mamma è stato eccitante ascoltare la tua storia con la nonna.”

Anita ha fatto scivolare la sua mano sul mio cazzo e lo ha circondato con le dita.

“Me ne sona accorta. Vuoi mettermelo in pancia? Vuoi farti una sveltina?”

“Più che una sveltina voglio chiavarti per tutta la notte fino a sfinirmi.”

“Non pensi che a giorni dovrai incontrarti con mia madre e portare a termine quello che tu e lei avete iniziato. Vuoi arrivarci esaurito. Sappi che tua nonna non te lo perdonerà.”

“Mamma, sono giovane. Due giorni mi bastano per recuperare le forze. La nonna non avrà da lamentarsi della mia prestazione. Dai, stenditi ed allarga le cosce.”

Anita non se lo fa ripetere.

P.S. Racconto fantasia. Ogni riferimento a persone viventi o decedute è puramente casuale.

Voglia d’amare 3

Se qualcuno mi chiede se sapevo a cosa andavo incontro quando mia madre mi propose di trascorrere le vacanze insieme a lei su un isola della costa dalmata non posso che rispondere, in tutta sincerità, che, dopo il nostro scontro di un anno prima, non avrei mai immaginato che avrebbe avuto inizio una storia che, ancora oggi, stento a credere sia vera. È stata una vacanza incredibile. Mia madre è stata meravigliosa. Ha realizzato il mio sogno. Ha lasciato che io l’amassi; mi ha fatto entrare nel suo letto; l’ho posseduta. Lei non mi ha donato solo il suo corpo, ma mi ha dato anche il suo cuore. Mi ha amato come uomo e non come figlio. Siamo partiti come madre e figlio e siamo tornati come amanti. Fatichiamo non poco a tenere nascosta la nostra relazione. Ci aiuta molto il fatto che la nostra villa è molto isolata. Per mia madre e per me ha inizio una nuova vita. Mamma ha ripreso con rinnovato vigore il suo lavoro; è tranquilla ed al tempo stesso è felice. Dopo anni di grigia esistenza è ritornata ad amare la vita. Sono contento perché so di essere stato io a ridarle la gioia di vivere. Ogni giorno aspetto con trepidazione il rientro a casa della mia bellissima amante. È tanto il desiderio di amarla che non le do il tempo di mettersi comoda. Anita sa della mia perenne voglia di chiavarla e non protesta. Sa che dopo la sfuriata iniziale è lei a prendere in mano le redini del nostro rapporto. Sono più di quattro mesi che non dormo più nella mia camera. Mamma ha preteso che mi trasferissi da lei. Ho occupato, nel letto matrimoniale, il posto che fu di mio padre. Ed è cosi che i giorni si susseguono l’uno all’altro. Anita alle prese con leggi, denunce, querele, risarcimenti ed io con i testi universitari. La sera il giusto riposo con l’agognato compenso: stare insieme nudi nel letto e amarci. Spesso l’accompagno nei suoi spostamenti in città diverse dalla nostra e quanto capita ci comportiamo come due sposini in viaggio di nozze. Poi; poi un pazzo pensiero si affaccia alla mia mente. Abbiamo  appena finito di accoppiarci. Ho la testa poggiata nell’incavo di una spalla di mia madre; il mio viso è poggiato su uno dei splendidi globi di morbida eppur soda carne. Il capezzolo sembra dire che sta aspettando la mia bocca per farsi succhiare. Dio come desidero veder sgorgare latte da quella splendida ciliegia.

“Mamma, tu sei ancora in grado di procreare? Voglio dire puoi ancora fare figli?”

“Amore ho circa trentanove anni; biologicamente sono ancora fertile. Il mio ventre può generare nuove vite. Si. Posso ancora avere figli. Perché mi fai questa domanda?”

“Non hai mai pensato, dopo la mia nascita, di fare altri figli?”

Sento il suo cuore aumentare i battiti.

“Per fare figli bisogna essere in due e tuo padre, dopo la tua nascita, non ne volle sapere di averne altri.”

“Quindi tu hai desiderato avere altri figli? Non li hai fatti perché ti è venuto a mancare l’uomo che ti inseminasse?”

I battiti del cuore di mia madre salgono a mille.

“Smettila di girare intorno. Cosa stai cercando di dirmi? Prima di rispondere pensa che sono tua madre.”

“Mamma voglio che dalle tue mammelle sgorga latte per poterlo succhiare; desidero nutrirmi del tuo latte.”

La mano di Anita si sposta sulla mia testa; con le dita mi afferra i capelli e mi costringe a sollevare il capo. Mi guarda.

“Anche a me piacerebbe allattarti. Purtroppo come ti ho già detto per poterti far succhiare latte dalle mie mammelle dovrei aver partorito. Per farlo dovrei essere stata fecondata e non credo che tu voglia, pur di succhiare latte dalle mie zizze, che un estraneo mi stringa fra le sue braccia e mi insemini.”

Senza distogliere gli occhi dai suoi, la mia pazza mente traduce in parole il mio osceno pensiero.

“Mamma ma tu non hai bisogno di un estraneo per farti ingravidare. In casa c’è un uomo che già giace nel tuo letto: sono io. Mi piacerebbe, anzi desidero molto poterti mettere incinta. Mamma voglio che tu partorisca un figlio mio.”

Mia madre balza a sedere.

“Tu…, Tu…, Tu vuoi ingravidarmi? Lo sentivo che stavi per dirmi un’oscenità. Ti rendi conto. Sono tua madre; non puoi pensare di avere un figlio da me. Mi obbietterai che sono tua madre anche quando mi faccio chiavare e ti do ragione, ma fare un figlio frutto del tuo seme è diverso. È geneticamente sbagliato. No, questo non potrà mai essere. Io e te non potremo mai fare figli. Se senti il bisogno di avere figli devi, anche se questo mi farebbe ingelosire, cercare un’altra donna.”

“Tu saresti gelosa se io trovassi una donna e la renderei pregna? Oh dio! Mamma. Allora anche tu vorresti che io ti metta incinta? Dio come sono contento. Dai, facciamolo. Smetti di prendere la pillola. Lascia che io ti fecondi.”

Anita mi stringe a se.

“No, amore mio. Anche se mi piacerebbe darti un figlio non posso farmi ingravidare; non lo dico per moralismo o chissà per cos’altro. Lo dico perché credo che sia sbagliato che noi due facciamo un figlio. Quindi ti prego, per l’amore che c’è fra noi, non chiedermi più di farmi ingravidare da te. Promettilo.”

Solo il rispetto che ho di lei mi spinge a dirle di sì.

“Mamma non sono d’accordo, ma ti prometto che non ti chiederò più di farti fecondare.”

Il mio attacco alla sua fecondità fallisce. Batto in ritirata. Eppure ci deve essere una strada per convincerla ad avere un figlio nostro. In mio soccorso viene mia nonna materna. Ogni settimana il giovedì sera e la domenica per l’intera giornata, nonna Julie, insieme alla sua seconda figlia, viene a farci visita. Sono gli unici due giorni che io e mamma soffochiamo il nostro ardore fino alla partenza delle due. Anita ha una sorella. Per essere più preciso è una sorellastra che ha la mia stessa età. Si chiama Alba ed è bella come il mattino di primavera.  Mia nonna l’ha concepita durante un rapporto avuto con un giovincello di circa 20 anni più giovane di lei. Si accorse di essere incinta e decise di tenere il frutto di quell’incontro che confessò essere stato molto bello. Julie è una gran bella donna. Non è bella come la figlia Anita e nemmeno come la figlia Alba. Delle tre dee che tentarono Paride mia nonna somiglia molto, nel fisico, alla dea Giunone. Non nascondo che qualche volta, prima che mamma occupasse i miei pensieri, ho fantasticato di sollazzarmi con lei. Ed ancora oggi mi riterrei un uomo fortunato se mi concedesse di giacere fra le sue cosce. Questa domenica Julie ed Alba si presentano a casa nostra per trascorrere con noi la giornata. Diversamente dalle precedenti visite mia zia non resta. Dice che ha un impegno già programmato e mi prega di accompagnare a casa mia nonna quando questa lo ritiene opportuno. Mi dispiace vederla andar via. Sono abituato alla sua, seppur sporadica, presenza. Alba mi piace e credo che anch’io piaccio a lei. Sarebbe bello facesse parte della mia famiglia. Io, mia madre e lei formeremmo un trio formidabile. È tardi quando nonna Julie decide che è arrivata l’ora di essere accompagnata a casa. Siamo sull’auto e viaggiamo verso casa quando nonna mi mette una mano sulla coscia in prossimità del mio inquilino. Mi accarezza in un modo da farmi rabbrividire. Il mio cazzo ha un sussulto è comincia ad indurirsi.

“Che ne diresti se andassimo a bere un drink prima di lasciarmi?”

“Ne sarei contento. Dimmi dove vuoi andare e ti ci porto.”

“Scegli tu il posto. Preferirei che fosse un posto non molto frequentato. Non sono in vena di vedere qualche viso conosciuto.”

“Stai tranquilla, conosco un posto frequentato da soli studenti universitari. Non è affollato.”

“Mi porti dove ci sono ragazzi della tua età? Non credi che faresti una figuraccia se ti vedono in compagnia di una tardona come me?”

“Non staremo in mezzo a loro. Ci sono dei separé. Ne prendiamo uno. In quanto a farmi vedere in tua compagnia non credo di fare brutte figure. Quando entreremo ti guarderanno e mi invidieranno. Sono sicuro che molti ragazzi vorrebbero essere al mio posto. Nonna tu sei una bella donna e gli uomini farebbero a gara per passare un’ora con te.”

“Oh! Oh! Fai il galante. Devo arguire che mi porti in questo posto per farti invidiare?”

“Julie, qui già sono venuto con un’altra donna. Ed anche allora ho visto gli sguardi degli uomini spogliarla con gli occhi; si trattava di tua figlia Anita, mia madre. Dopo di lei non ci sono più venuto perché non ho conosciuto donne più belle di mamma.”

“Ed ora porti me; ritieni che sia più bella di mia figlia?”

“No. Di donne belle come Anita non ne ho conosciute. Tu sei di una bellezza diversa. Hai un corpo che molte donne vorrebbero avere.”

“Ti piace il mio corpo? Quando lo hai visto?”

“Dimentichi che, tranne lo scorso anno, le vacanze al mare le abbiamo fatte insieme. Tu hai sempre indossato un striminzito bikini che a stento copre le tue parti erogene. In spiaggia sei una perenne provocazione.”

“Sei uno sporcaccione. Guardi tua nonna con occhi libidinosi. Scommetto che ti sei pure masturbato pensando a me. Vero?”

“Non lo nego.”

Intanto siamo arrivati. Lasciamo la macchina al parcheggio ed entriamo nel locale. Si avvicina un uomo. Gli parlo sottovoce. Lui mi sorride; senza farmi ulteriori domande mi fa scivolare nella mano una chiave. Prendo la nonna per un braccio e la dirigo verso il fondo della sala. Sposto una pesante tenda ed accediamo in un corridoio dove vi sono diverse porte. Una di queste porta il numero della chiave che ho in mano. Apro la porta e spingo mia nonna verso l’interno e poi chiudo a chiave la porta alle mie spalle. Julie si guarda intorno. C’è un tavolo, due sedie, un divano, un frigo bar, un televisore, un letto ed una porta che dava nel bagno. Insomma è una vera stanza d’albergo. Dopo essersi guardata in giro mia nonna si porta davanti a me.

“Questo non è un separé. Hai chiuso la porta a chiave. Perché? Qui sei venuto anche con tua madre? Cosa avete fatto da soli qua dentro? Vuoi fare con me le stesse cose che hai fatto con lei? Te lo permetterò se rispondi a questa mia domanda: da quando tu è tua madre siete amanti? Da quando ti chiavi mia figlia?”

Arrossisco.

“Nonna cosa ti salta in mente? Ti rendi conto di cosa mi hai chiesto?”

“Mio bel piccioncino, io sono una donna che ha alle sue spalle non solo anni ma anche esperienza. Quando ti ho chiesto se tu è tua madre fate sesso l’ho chiesto a ragion veduta. Non solo vi ho visti tubare come due colombi ma non vi curate nemmeno di nascondere i vostri sentimenti. Un esempio? A casa non fate che guardarvi con occhi carichi di libidine; vi mandate silenziosi bacetti. Spesso ti ho visto palparle il culo. Strusciare con il braccio il suo seno. Quello che mi ha convinta che voi due vi accoppiavate è stato l’aver collegato questi piccoli episodi alla vostra decisione di andare in vacanza da soli. Quando tua madre me lo comunicò restai sorpresa. Oggi so il perché. Allora? Ho visto giusto? Dai; fatti coraggio, raccontami tutta la storia. E non stare a preoccuparti. Non dirò niente. A me del fatto che tu ti chiavi mia figlia ovvero tua madre non mi disturba. Al contrario, la cosa mi eccita alquanto. Ora mettiamoci seduti e comincia a raccontare fin dal principio.”

Il divano è accogliente. Julie si comporta come se fosse a casa sua. Non si sente per niente a disagio. La sicurezza di mia nonna mi contagia. Le faccio un resoconto dettagliato della relazione incestuosa che ho con mia madre partendo dal giorno in cui per la prima volta mi masturbai pensando a lei. Mia nonna pretende che le dica anche i dettagli.

“Dal modo in cui parli di tua madre deduco che ne sei molto innamorato. È così?”

“Si. L’amo tanto da voler da lei un figlio mio.”

“La vuoi ingravidare? Glielo hai detto?”

“Sì e la sua risposta è stata negativa. Ha detto che io e lei non possiamo fare figli. Un nostro figlio potrebbe nascere con forti possibilità di deviazioni genetiche.”

“Ha ragione. Ma è un ostacolo che si può superare. La scienza ha fatto passi da gigante. So che tenendo sotto controllo lo sviluppo del feto si possono evitare pericoli di nascite geneticamente non corrette. Mi piacerebbe che tua madre mi regalasse un altro nipotino. Domani continueremo il discorso. Verrai a prendermi tra due giorni e di mattina sul presto. Andremo in un posto dove non saremo disturbati. Ora dobbiamo andare, è tardi e Alba si innervosisce quando io non sono a casa. Rammenta, due giorni e voglio vederti davanti al cancello della mia villa ed in piena forma.”

“Nonna, hai promesso che se rispondevo alle tue domande mi avresti lasciato fare con te le stesse cose che ho fatto con mamma la sera in cui l’ho portata in questo posto. Ritiri la tua parola?”

“Non ritiro un bel niente. Ti darò quanto promesso perché lo voglio anch’io. Però non stasera. Dai portami a casa.”

E cosi si conclude una serata che promette di avere gradevoli sviluppi. Dopo aver accompagnato Julie faccio ritorno a casa. Sono talmente arrapato che prima ancora di entrare in camera da letto mi spoglio dei vestiti e con il cazzo in tiro faccio il mio ingresso nella stanza di mia madre.

P.S. Ogni riferimento a persone viventi o decedute è puramente casuale.

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