La storia di Iole 12

Tra il dire e il fare c’è di mezzo il mare. Ho una voglia matta di trascinare mio figlio a letto che non riesco più a ragionare. Il mio cervello è impegnato a trovare il momento adatto per imbrigliare il giovane puledro per poterlo poi montare. Frequento un istituto di bellezza dove mi sottopongo ad energici massaggi per rinvigorire i miei muscoli e rendere più appetibile il mio corpo ai suoi occhi. Abbandono il mio abbigliamento da contadina e comincio ad indossare abiti da donna di città. Indosso vestiti molto attillati che esaltano le mie magnifiche forme; sono lunghi fino alle ginocchia e, sopra, molto scollati. Ho comprato delle calze nere a rete con maglie strette e con la cucitura dietro che indosso con un reggicalze di pizzo nero, ai piedi porto delle scarpe nere e lucide con tacchi altissimi. Non sono abituata a camminare con scarpe di quel tipo. Sto continuamente ad esercitarmi a camminare con quelle scarpe ed imparare a non traballare. Ho anche comprato dei reggiseno di pizzo nero trasparenti in coppia con striminziti perizoma anch’essi di pizzo. Ho imparato a muovermi in modo da suscitare voglie innominabili. La cosa che più mi riesce è quella di mettermi seduta in una particolare posizione che oltre a far intravedere abbondanti porzioni delle mie bianche cosce mostro anche il davanti dei miei perizoma di pizzo nero trasparente. I capelli li lascio sciolti che cadono sulle spalle. Così conciata faccio sempre in modo di stare nel suo raggio visivo. Brian mi lancia continui sguardi. Spesso lo sorprendo a guardare nella scollatura dei miei vestiti. Per non parlare delle continue occhiate che lancia fra le mie gambe quando sono seduta. Vedo la sua eccitazione prendere forma fra le sue gambe. Faccio finta di non accorgermene. So che soffre. Un giorno siamo tutti intorno al tavolo. Abbiamo appena finito di pranzare. È Alicia a provocarlo. Sa benissimo il perché del mio comportamento.

“Mamma, è da un po’ che il tuo look è cambiato. Ti sta bene. Sei più bella. Se fossi un uomo non ci penserei due volte ad invitarti a fare una passeggiata. Brian non ho forse ragione, non trovi anche tu che nostra madre è cambiata in meglio. È più arrapante.”

Louise redarguisce la nipote.

“Alicia non si parla così della propria madre. Arrapante; che termine volgare che hai usato.”

Brian si alza di scatto e va via. Mia madre lo segue a ruota. Alicia si avvicina di più a me.

“Mamma, non ti sembra di esagerare. Così facendo lo fai soffrire.”

“Sappi che anch’io sto soffrendo. Non capisco perché non si decide. Lo so che mi vuole. Non riesce a nasconderlo. Non sei stata tu a dirmi che con tua nonna non ha avuto un attimo di esitazione?”

“Mamma non dimenticare che sei sua madre e lui ha paura di fare una gaffe.”

“Quando ha infilzato tua nonna credendo che fossi io non ha avuto paura?”

“Allora fu un raptus. Mamma, dammi ascolto, prendi tu l’iniziativa. Incoraggialo. Digli che lo vuoi nel tuo letto, digli che lo ami, che vuoi che ti chiavi.”

Guardo mia figlia e ricordo quello che accadde il giorno in cui la concepii, cosi come ricordo il giorno che mi feci mettere incinta dal padre di Brian. In entrambe le volte fu mia la responsabilità e fu ancora mia quando mi offrii a mio padre e successivamente al mio fratellastro.

“Hai ragione; devo essere io ad offrirgli il mio corpo; se aspetto che sia lui a decidersi divento vecchia. Tesoro fammi gli auguri.”

Mi sollevo dalla sedia ed esco dal salone. Alle mie spalle sento la voce di mia figlia che mi augura buona fortuna. Arrivo davanti alla porta; sento bisbigliare. Capisco che mia madre è con mio figlio; non voglio disturbarli. Busso. È la voce di mio figlio che sento.

“Chi sei?”

“Brian, sono mamma, ho bisogno di andare in città; ho da fare delle compere e vorrei che tu mi accompagnassi.”

Un vociare più intenso mi fa pensare ad un diniego. Invece.

“Aspettami all’auto. Ti raggiungerò al più presto: il tempo necessario per prepararmi.”

Sono sicura che la sua decisione di venire è stata influenzata da mia madre. Forse Louise, così come Alicia, è a conoscenza del desiderio di mio figlio di possedermi. È una cosa che appurerò, ora mi interessa conquistare il mio cucciolo. Vado a cambiarmi; indosso una gonna larga con sopra una camicetta; prendo un soprabito e vado ad aspettarlo nei pressi dell’auto. Dopo circa 30 minuti mi raggiunge. Dietro di lui sono comparse le sagome di Louise e di Alicia che sorridendo ci salutano e ci invogliano a divertirci. Non ho più necessità di sapere se mia madre sa della voglia di mio figlio di volermi chiavare. La sua presenza sull’aia insieme a mia figlia è la conferma che Louise sa. Le due si sono coalizzate e hanno concordato che per me e Brian è giunto il momento di confessarci il reciproco amore. Saliamo in auto e partiamo. Sto io al posto di guida. Per giungere in città dobbiamo per forza percorrere strade provinciali; il tempo occorrente per arrivarci è di circa un’ora. Non ho fretta. Guido con prudenza ed a bassa velocità.

“Mamma lascia guidare me; faremo prima.”

“Hai fretta di arrivare. C’è qualcuno che ti aspetta. Non ti piace la mia compagnia.”

“Mamma io con te verrei in capo al mondo.”

“Allora rilassati e lasciami guidare. Goditi il panorama.”

Altro che guardare il panorama. Con la coda dell’occhio vedo i suoi occhi che si spostano veloci dalle mie cosce che ho in bella mostra (si vedono le pinze del reggicalze) all’apertura della camicetta che mi sono premunita di lasciare sbottonati tutti i bottoni fin giù all’ombelico. Facendo in modo che le mie tette, coperte dal reggiseno di pizzo trasparente, facessero bella mostra della loro abbondanza.

Dopo circa 20 minuti di viaggio Brian scoppia.

“Mamma, per favore puoi tirare giù la gonna ed abbottonarti la camicetta.”

“Scusami. Ho dimenticato che il mio compagno di viaggio è mio figlio. Ti da fastidio il mio abbigliamento?”

“Non è il tuo abbigliamento a darmi fastidio, ma è quello che contiene a farmi sragionare.”

“Vuoi dire che il mio corpo ti eccita?  Eppure non dovresti, sono tua madre.”

“È vero sei mia madre, ma io oltre ad essere tuo figlio sono anche un uomo. Tu sei una bella donna e ad un uomo con una donna come te vicino vengono strani pensieri.”

Ci siamo. Decido di affrontarlo. Lentamente accosto sul bordo destro della strada e fermo la macchina.

“Guarda che mi sono accorta delle occhiate che meni nell’apertura della mia camicetta e degli sguardi che lanci alle mie cosce. Brian, da quand’è che mi ami. Da quando desideri stringermi fra le tue braccia? Credi che non abbia capito che vuoi portarmi a letto? Tu vuoi accoppiarti con me. Dimmelo, non avere paura.”

Povero il mio dolce bambino. L’ho scioccato. È, prima, diventato cadaverico e, poi, il suo viso ha assunto il colore di un rosso acceso. Le sue labbra si muovono, la sua bocca si apre ma non un suono gli esce dalla gola. Ha ragione. Quale donna parlerebbe al proprio figlio dicendogli cose che nessuno si sognerebbe di sentirle dire. Ma io non sono una donna cosiddetta normale. Io sono una donna che è innamorata di un uomo anche se quest’uomo è suo figlio. Non posso lasciarlo in questo stato.

“Amore, sto per dirti una cosa che avrei voluto sentirla dire prima da te. È vero sono tua madre ma sono anche una donna e sono innamorata di un giovane ragazzo che è un po’ di tempo che si danna perché non riesce a dirmi che vuole chiavarmi, che desidera mettere il suo cazzo nella mia fregna. Brian, figlio mio, il ragazzo di cui parlo sei tu. Ti amo. Voglio, desidero che tu mi porti a letto e mi fai assaggiare le delizie dell’amore. Brian voglio essere la tua donna.”

Ancora silenzio. Noto però che il colore del suo viso è tornato normale. Apre la portiera e scende dall’auto. Viene verso il mio lato.

“Spostati.”

Cosa che faccio senza essere ulteriormente sollecitata. Mi sposto sul sedile dove prima stava seduto lui.

Si è messo al posto di guida. Avvia la macchina e proseguiamo il viaggio.

“Prendi il telefono e chiama casa. Di a tua madre ed ad Alicia che stasera non rientriamo e se ti chiedono quando facciamo ritorno di loro che non lo sai.”

Sento un vuoto allo stomaco. Non è causato dalla fame. È quello che sta per accadere che me lo provoca. Chiamo casa e parlo con Alicia. Le dico che non rientriamo ed alla sua seconda domanda rispondo che non lo so, che tutto sta nelle decisioni che il fratello intende prendere. Dall’altro capo del telefono mia figlia mi domanda se ho ascoltato il suo consiglio. Le rispondo che è tutto a posto, che sta guidando suo fratello e non so dove siamo diretti. Un urlo di gioia mi arriva all’orecchio. Chiudo la chiamata.

“Chi ti ha risposto?”

“Tua sorella.”

Il suo viso si apre in un sorriso.

“Mamma, tua figlia è una piccola troietta.”

“Però a te è piaciuto riempirle lo stomaco del tuo sperma. È brava a fare pompini?”

Brian è di nuovo rosso in viso.

“Chi te lo ha detto?”

“È stata lei stessa. E che mi dici dell’altro troione: tua nonna. Ti è piaciuto romperle il culo?”

Questa volta il viso è bianco.

“È stata Louise a dirtelo?”

“No, la notte che le hai rotto il culo stavo quasi dentro la stanza e ho visto con quanta foga le pistonavi il cazzo nel culo. Che gusto ci provate voi uomini a inculare le donne non riesco a capirlo e per non parlare delle donne che oltre a sentire un cruento dolore quando il cazzo le allarga lo sfintere altro non riescono a provare. Ma parliamo d’altro. Da quando tempo è che desideri venire a letto con me?”

Brian toglie una mano dal volante e la infila nella tasca posteriore dei pantaloni; la tira fuori; tra le dita ha una foto; me la porge.

“La porto sempre con me. Guarda l’anno. È da allora che ti desidero. Se conto le seghe che mi sono fatto pensando a te potrei dire che avrei potuto contribuire massicciamente all’incremento demografico. Me ne sono fatte almeno tre al giorno e questo fino a quando prima mia sorella e poi tua madre non si sono sostituite alle mie mani.”

È una mia fotografia quella che mi ha dato. Sono stata ritratta mentre sono distesa, nuda, a prendere il sole sul bordo della nostra piscina. Non ricordo di averla mai vista. La data risale a quattro anni prima.

“Ma eri un ragazzino. Veramente è da allora che mi desideri? Povero amore hai sofferto molto nel non poter realizzare il tuo sogno. Se avessi saputo…, ma ora sono qui con te. Andiamo in un posto dove possiamo dare libero sfogo alle nostre perversioni. Un luogo dove i nostri sogni diventano realtà.”

“Iole, mamma, è lì che stiamo andando.”

Taccio. Guardo la strada. La riconosco. Porta alla casa dove ho trascorso il periodo di clausura. Vi giungiamo a sera inoltrata. Scendiamo dall’auto; mio figlio apre la porta ed entriamo in casa.

“Come fai a conoscere questa casa?”

“È stata tua madre a portarmi qui. Non cominciare a fare domande. Spogliati che non resisto più, voglio vederti nuda.”

“Perché non lo fai tu?”

“Io non ti spoglierei, ti strapperei i vestiti.”

“Sono venuta qui di mia volontà, ti amo e desidero da te essere amata, non voglio essere violentata?”

“Mamma non ho nessuna intenzione di farti del male. Anch’io ti amo e voglio che tu resti contenta per avermi

donato il tuo corpo e la tua anima. Ti ho chiesto di spogliarti da sola perché voglio che tu ti esibisca in uno spogliarello solo per me.”

“Lo farò. Metti su una musica adatta. Ti farò strabuzzare gli occhi per lo spettacolo che ti offrirò.”

La musica è il “Bolero” di Ravel. Quando sento questa musica mi eccito fino a bagnarmi fra le cosce. Mio figlio si è seduto sul divano. Comincio a danzare in modo sensuale. Poi do inizio allo spogliarello che eseguo come fossi una esperta professionista. Resto con il solo perizoma e con il reggiseno che, tenuto conto della loro trasparenza, non avrebbero bisogno di essere tolti. Ancora qualche passo di danza e poi sfilo il perizoma. La mia folta pelliccia di ricci peli nasconde la mia passera che comunque si mostra agli occhi di mio figlio che, intanto, si è svestito rimanendo solo con gli slip. I miei occhi sono attratti dal gonfiore che si è formato fra le sue gambe. Sono contenta per come si stanno sviluppando gli eventi. Ho lasciato per ultimo il reggiseno perché so che lui impazzisce per le mie mammelle. Porto le mani dietro la schiena e sgancio i gancetti del reggiseno che non più trattenuto cade a terra liberando le mie favolose mammelle che scuoto facendole sobbalzare. Con passo felino mi avvicino, mi piego in avanti e gli faccio dondolare le mie zizze sul suo viso schiaffeggiandolo. Brian lancia un ululato di approvazione. Mi sono rimaste solo le calze, i reggicalze e le scarpe che non tolgo. Mio figlio balza in piedi. Si toglie gli slip liberando il suo favoloso cazzo che, vibrando, svetta verso l’alto. È una meraviglia.

“Mamma prendi posizione. È venuto il momento che i nostri sogni si concretizzino.”

“Come preferisci prendermi? Standomi dietro e stando davanti?”

“Il mio sogno è quello di chiavarti guardandoti negli occhi. Voglio vedere l’espressione del tuo viso quanto ti stantuffo il cazzo nella pancia.”

Non sa il mandrillo che anch’io voglio guardare i suoi occhi mentre mi chiava. Mi stendo sul divano ed allargo le cosce. Brian si posiziona fra le mie gambe. Gli artiglio il cazzo con una mano e lo guido all’entrata della mia pucchiacca.

“Dai, spingi.”

Il suo bacino si muove venendo in avanti. Avverto il grosso glande forzare le mie grandi labbra.

“Ancora. Metti più vigore.”

Lui spinge. Il glande, come la punta di un trapano, supera la barriera delle grandi labbra e si inoltra verso l’interno. Sento il cazzo di mio figlio scivolare lentamente nella mia vagina. Brian continua a spingere. Una meravigliosa sensazione si impossessa del mio corpo. Sollevo il bacino andando incontro al suo cazzo favorendo la penetrazione. Finalmente sento il suo pube contro il mio. Il glande si scontra con il mio utero. la spinta si ferma. Il cazzo di mio figlio è dentro il mio ventre. Metto in azione i muscoli vaginali e li comprimo sulla superficie della grossa massa di solida carne formata dal pistone che mi è dentro la vagina. Gli stringo i fianchi con le cosce e porto le mie gambe sulla sua schiena abbracciandolo con esse.

“Figlio mio, sei in me; il tuo corpo si è fuso con il mio, resta immobile. Godiamoci insieme questo favoloso momento.”

“Mamma, avevo perso ogni speranza. Non credevo più che il mio desiderio di chiavarti si concretizzasse. Ed invece eccomi qui con il mio cazzo tutto piantato nella tua pancia.”

Continua

P.S. Racconto fantasia. Ogni riferimento a persone viventi o decedute è puramente casuale.

La storia di Iole 11

Gli anni scorrono. Mi sono laureata anche in veterinaria. I miei figli crescono sani e belli. Brian ha oramai superato brillantemente gli esami di maturità. Fra un mese festeggerà il suo 18° compleanno. È un ragazzo molto corteggiato. Ha un fisico da dio greco. In casa gironzolano stuoli di ragazze che se lo contendono. In autunno si iscriverà all’università; ne vado fiera ed allo stesso tempo ne sono gelosa. Alicia invece è appena approdata al secondo anno di scuola superiore. Mi somiglia molto anche fisicamente. Sta venendo su una bellissima ragazza. Contrariamente a quanto ho ricevuto io, le ho impartito una sana educazione sessuale; in questo sono stata aiutata da mia nonna. La ragazza sa tenere a bada schiere di ragazzini suoi coetanei già pronti a saltarle addosso. Jmmy, il mio fratellastro, si è da tempo trasferito, insieme alla moglie, nella casa della madre. La moglie, bella donna, conduce una vita molto riservata. Se non sapessi che si fa scopare dalla suocera direi che è una cavalla molto scontrosa. Jmmy l’ha impregnata per ben tre volte. Erika è, nonostante gli anni, ancora sulla breccia. Si fa ancora montare dal figlio, Jmmy, che la chiava con foga ed irruenza. Quando sono insieme in casa si sentono grida soffocate, ma quando la troia si fa chiavare nelle stalle allora si abbandona alle più oscene manifestazioni di piacere. Spesso la nuora partecipa attivamente agli incontri amorosi che la suocera ha con il figlio. Per quanto mi riguarda ho smesso già da un paio d’anni dal farmi chiavare da mio fratello. lo stesso dicasi per mia madre, anche lei ha da tempo chiuso la porta della sua caverna alle visite del cazzo del fratellastro. In seguito scoprirò che i motivi miei e di mia madre coincidono. A Jmmy non dispiace la decisione mia e di Louise. Ha cosi più tempo da dedicare a soddisfare le voglie della moglie e della madre. In questa atmosfera un altro anno passa. Un anno che viene funestato da un ulteriore perdita. Anche Erika viene colpita da infarto e raggiunge mio padre nel regno dei morti. Di nuovo ci ritroviamo tutta la famiglia. Mamma fa cremare il corpo della madre e tumula l’anfora delle ceneri vicino a quelle di mio padre. Una settimana dopo siamo davanti al notaio. Mia nonna ha diviso i suoi averi in parti uguali assegnandone una parte ad ognuno dei quattro figli. Mia madre propone di non dividere la proprietà, Jmmy, suo fratello e sua sorella non sono interessati a stare nella proprietà e propongono a mia madre di rilevare la loro quota purché il prezzo d’acquisto sia congruo. Louise accetta ed invita il notaio a predisporre gli atti di vendita e lo invita a fissare una data per la firma. Il notaio consulta la sua agenda e propone di rivedersi fra sei mesi. Tutti accettano. Siamo appena usciti dallo studio del notaio che mi avvicino a mia madre.

“Mamma, vuoi dirmi che ti frulla in testa? Dove li pigli tutti quei soldi?”

Louise mi prende per un braccio e mi trascina in disparte.

“Iole, faccio una rapina in banca. Scherzo. Ho tanti di quei soldi che posso comprare dieci volte quella azienda. Tuo padre ed io abbiamo fatto delle grosse speculazioni in borsa. Ci è andata bene. La fortuna ci ha aiutati. Io voglio che l’azienda di tua nonna non si sfaldi. Tu te la senti di continuare a gestirla?”

“Perché me lo chiedi?”

“Se la tua risposta è affermativa dobbiamo chiamare tua sorella e tuo fratello e proporre loro di venderti le quote a loro spettanti dopo la mia morte.”

“Mamma non essere funesta.”

“Sciocchina, non ho nessuna intenzione di morire. A me spetta una quota che devo dividere fra voi tre. Prima liquido tuo fratello e tua sorella e poi sarai tu ad acquistare tutte le quote.”

“Ma così facendo il ricavato che andrà a mio fratello e mia sorella sarà inferiore a quello che avranno gli altri,”

“No, perché tu rinuncerai in loro favore, cioè venderai a loro la tua quota delle proprietà di tuo padre e dell’azienda di tuo padre. Saranno d’accordo perché a loro non interessa impegnarsi in agricoltura ne tantomeno negli allevamenti di bestiame. Saranno felici di liberarsene. Ci guadagneranno. A loro piace fare vita di città.”

“Mamma perché lo fai?”

“Oh, bella. Perché sei la mia figlia prediletta; perché sei la mia amante; perché hai un figlio che assomiglia ad un bronzo di Riace e una figlia che è una venere ed io vi amo in blocco così come siete.”

Non mi convince. In un angolo della mio cervello un tarlo comincia a rosichiarmi la mente. Ma starò al suo gioco perché mi conviene. Nello spazio di un anno è tutto sistemato. Tra sei mesi è il mio compleanno. Varcherò la soglia dei 35 anni. L’azienda agricola è in pieno sviluppo. Le mandrie di cavalli è di bovini sono aumentate in quantità ed in qualità. Brian frequenta il secondo anno di università ed Alicia il prossimo anno si diplomerà. Mia madre si è trasferita nel mio letto ed insieme ci sollazziamo riscaldando i nostri corpi con giochini sempre più arditi. Una notte un sogno erotico mi sveglia. Non è la prima volta che faccio sogni erotici. È da quando ho smesso di farmi chiavare dal mio fratellastro che sogni di questo tipo sono diventati frequenti. La stanza è immersa nell’oscurità. Il sogno mi ha turbata. Ho sognato che una figura maschile mi stava possedendo. Il bello è che mi piaceva. L’uomo che mi chiavava nel sogno lo conosco. È lo stesso degli altri sogni, ma non riesco a metterlo a fuoco. I suoi lineamenti mi sono familiari eppure mi sfuggono. Inutile torturarmi per cercare di capire chi è, ho sonno. Mi giro e cerco il corpo di mia madre per rannicchiarmi contro di lei. Non lo trovo. Accendo la luce sul comodino e constato che mamma non è nel letto; con la mano tocco il suo posto; è freddo il che mi dice che manca da diverse ore. Mi alzo; indosso la vestaglia ed esco nel corridoio. Nel buio vedo una luce filtrare da una porta, la riconosco. È la stanza di Brian. Mi incammino verso la luce. Più mi avvicino e più mi giungono suoni ben conosciuti. Sono gemiti di piacere. Sono arrivata. La porta non è completamente chiusa. Con la mano la spingo allargando l’apertura quel tanto che basta per farmi sporgere la testa e guardare nell’interno. Lo vedo. Lo riconosco. È l’uomo del sogno. È mio figlio. E’ nudo, ha il cazzo in piena erezione. Dio quanto è lungo e quanto è grosso. Davanti a lui c’è una donna che sta carponi sul letto con le mammelle che pendono come due campane. Lo vedo che prende con una mano il superbo cazzo e lo avvicina al culo della donna che con voce roca e carica di desiderio gli dice:

“Brian, amore di nonna, fai piano; lì dietro non l’ho mai preso, il mio culo è vergine.”

Riconosco la voce di mia madre. Per un attimo sono tentata di irrompere sulla scena e porre fine a quell’insano rapporto, ma l’atmosfera è talmente carica di afrore sessuale che mi coinvolge. Decido di restare a guardare. Mio figlio appoggia il glande contro il culo di mia madre e comincia a spingere. Louise affonda il viso nel cuscino e vi soffoca le sue grida di dolore.

“Nonna sto entrando. Il buco del tuo culo sta cedendo. Ecco il glande è entrato. Ora mi fermo per farti abituare e poi continuerò a spingere e mi fermerò solo quando è tutto dentro. Nonna prima ti  sfondo il culo e poi ti farò uscire il mio cazzo dalla bocca.”

“Sì, porco di un nipote, spaccami il culo; sfondalo pure.”

Vedo Brian stendersi sul corpo della nonna, le circonda il torace con le braccia e artiglia le grosse zizze con le sue grosse mani.

“Louise hai due magnifiche zizze.”

“Dai, il dolore si è calmato. Puoi chiavarmi nel culo. Stantuffa pure il tuo mostro nelle mie viscere. Fammi un clistere di sperma.”

Che puttana. Non ho mai sentito mia madre essere così volgare. Mi slaccio la cinghia della vestaglia e infilo una mano fra le mie cosce. Due mie dita si introducono fra le grandi labbra e le muovo come fossero un cazzo. Mi fotto. Con l’altra mano artiglio il clitoride e lo sgrilletto. Il tutto senza distogliere gli occhi dalla scena hard che mio figlio è mia madre stanno realisticamente interpretando a mio beneficio. Il bacino di mio figlio ha assunto un ritmo cadenzato. La frequenza dei colpi che mena con il suo cazzo nel culo di mia madre è quanto di più eccitante si possa sperare di vedere. Mamma sembra impazzita. Ulula come una lupa, nitrisce come una cavalla e grugnisce come una porca. Vedo il cazzo di Brian uscire dal culo di Louise e poi lo vedo di nuovo entrare. Dentro fuori, dentro fuori. La velocità del pompaggio aumenta. Mio figlio non ce la fa più; ha necessità di scaricare nel culo di mia madre lo sperma che gli sta gorgogliando nei testicoli. Lo vedo irrigidirsi ed emettere un lungo grugnito. Il maiale sta godendo; il cazzo sta sparando potenti bordate di caldo sperma nel culo di Louise. Anch’io sono pronta a venire. Metto una mano sulla bocca e soffoco il grido che mi sale in gola. Il mio corpo è in preda a convulsioni. L’orgasmo giunge. Vengo e scarico nella mia mano il mio piacere. Mi addosso alla parete del corridoio, chiudo gli occhi e cerco di recuperare il controllo del mio corpo. Quando li riapro vedo mia figlia Alicia che mi sta guardando. Sta sorridendo. Con un timbro di voce di una che la sa lunga mi fa:

“Ti è piaciuto lo spettacolo, vieni via, seguimi prima che notino la tua presenza. Per loro la notte non è finita.”

Come un automa mi faccio trascinare nella sua stanza. Mi invita a stendermi sul letto.

“Alicia da quanto è che tuo fratello e tua nonna stanno insieme?”

“Vuoi sapere da quanto Brian si chiava la nonna? Louise e tuo figlio si frequentano da quando è morta nonna Erika.”

“Tu come fai a saperlo?”

“Perché Brian ed io ci confidiamo. Il bello è che non era la nonna che stava nei desideri di mio fratello. Louise si è trovata per caso sulla strada del cazzo di tuo figlio. E’ stato un caso a farli incontrare. Nonna era andata su alla collina a passeggiare. Li c’era già Brian. Tua madre aveva da fare un suo bisogno. Si nascose dietro una siepe, si tolse le mutande, si arrotolò la gonna portando il culo allo scoperto e si chinò per espellere il suo liquido. Non si accorse della presenza di Brian il quale credendo che nonna fosse la persona che desiderava la spinse sull’erba e la infilzò da dietro. Louise prima cercò di ribellarsi, ma poi senti la verga di tuo figlio avanzare nella sua pancia e smise di divincolarsi. Quando Brian si ebbe scaricato si accorse che aveva chiavato la nonna. Scappò via e andò a nascondersi nella stalla. Nonna lo raggiunse e si concedette ancora e ancora e ancora. Restarono nella stalla fino al mattino successivo.”

Ricordo benissimo quel giorno. Cercavo mia madre perché volevo parlarle di un progetto. Mi ricordai dei miei sogni.

“Hai detto che non era la nonna la donna che tuo fratello desiderava. Sai chi è? La desidera ancora?”

“Si, la conosco e per Brian è un ossessione. Lui sta con tua madre, ma è te che desidera chiavare.”

Divento rossa.

“Vuole accoppiarsi con me? Non posso crederci. Sono sua madre.”

“Mamma, tuo figlio ed io conosciamo la tua storia. Sappiamo delle relazioni che hai avuto con nonna Erika, con tuo padre, con il tuo fratellastro e con nonna Louise con la quale non hai mai smesso di andarci a letto. Se lo desideri, come credo che tu voglia, non farti nessun problema. Mamma fatti chiavare da tuo figlio. Ti assicuro che ne resterai soddisfatta e non rinuncerai più a lui. Sarai tu a trasferirti nella sua stanza.”

“Cosa ne sai. Non è che ci sei andata a letto?”

“Magari. Gli ho solo succhiato il cazzo. Gli ho fatto tanti di quei pompini che ho lo stomaco pieno del suo sperma. No, anche se desidero che il suo cazzo mi svergini non ci sono andata a letto.”

“Sai che lo sogno spesso mentre mi possiede?”

“Ho visto giusto. Tu vuoi farti cavalcare da Brian. Fallo cosa aspetti.”

“Sai cosa stava facendo questa notte alla nonna?”

“Si. Me l’ha detto oggi pomeriggio. Le sue parole sono state: -Alicia, sorellina, questa notte mi inculerò la nonna, le spaccherò il culo. – Ti giuro mamma che la mia passera a sentirgli dire che avrebbe sfondato il culo di Louise ha lanciato un urlo da paura. Ho immaginato il mostro che mio fratello ha fra le gambe trapanare lo sfintere della nonna e salire lungo il suo intestino retto. Ho goduto senza che lui mi toccasse.”

Mi sollevo dal letto e mi avvio verso l’uscita della stanza. Mi giro a guardare mia figlia. Le devo una risposta.

“Lo farò. Tuo fratello sarà il mio amante.”

“Mamma dopo che lo avrai cavalcato spero non ti dispiaccia che Brian diventi anche il mio amante. Voglio che sia lui a sverginarmi.”

“Piccola mia, capisco benissimo, dopo averlo visto all’opera mentre stantuffava il suo grosso cazzo nel culo di mia madre, la tua voglia di farti chiavare da tuo fratello. Non ho nulla incontrario a che tuo fratello ti sfondi la figa. Prendi le dovute precauzioni. Non farti impregnare. Se vuoi andremo dalla mia ginecologa e ti farai prescrivere la pillola.”

Corsi e ricorsi storici. La storia si ripete. Un solo uomo che si chiava sua nonna, sua madre ed infine si chiaverà anche sua sorella.

Continua

P.S. Racconto fantasia. Ogni riferimento a persone viventi o decedute è puramente casuale.

La storia di Iole 9

La clausura è pesante da sopportare. Più di ogni altra cosa mi manca il mio amante. Al solo pensarlo la mia funny emette delle urla di rabbia che rimbombano nel mio stomaco. Mi manca il cazzo di mio padre. Più volte sono tentata dal chiamarlo al telefono, dirgli dove mi trovo e incitarlo a venire da me. Ardo dal desiderio di farmi una lunga galoppata avendo il cazzo di mio padre ben piantato nel mio ventre. Chissà cosa starà facendo; chissà se mi vuole distesa sotto di lui e chiavarmi fino a farmi svenire. Quando Erika viene non mi parla mai di lui. Mi fa il resoconto delle birichinate di mio figlio, dei progressi dell’azienda, dei suoi incontri notturni con mia madre ma di mio padre niente, nemmeno una parola. Il mio orgoglio mi impedisce di fare domande. I giorni si susseguono uno dietro l’altro. Lentamente la figura del mio amante si diluisce. A questo contribuisce la mia bambina. Alicia sta crescendo e occupa buona parte dei miei pensieri; già cammina da sola. È trascorso circa un anno. Il desiderio per mio padre si è volatilizzato. Mi sono resa conto che non era solo lui ad essere ossessionato, anche per me babbo era diventato una figura da cui non riuscivo a staccarmi. Ancora una volta la saggezza di Erika si è dimostrata oculata. Questo periodo di lontananza da mio padre mi ha guarita. Non che rinneghi il mio trascorso di figlia incestuosa, al contrario quando me lo ritroverò davanti mi farò chiavare fino a sfinirlo. Mi comporterò come la mantide religiosa fa con il suo compagno; dopo essersi fatta fecondare lo divora. Non lo divorerò ma gli succhierò il cazzo fino a svuotarlo dallo sperma. Ma il fato ha deciso diversamente. Il venerdì sera un’auto si presenta davanti alla casa; non è l’auto di mia nonna. È quella di Louise, mia madre; è sola. Con lei non c’è Brian . Un cattivo pensiero mi stringe il cuore. Mamma entra in casa e senza proferire parola mi abbraccia stringendomi forte contro il suo petto.
“Iole, bambina mia, devo darti una brutta notizia.”

“Mamma è accaduto qualcosa di grave a mio figlio?”

“No, Brian sta bene e prima che me lo chiedi ti dico che anche tua nonna sta bene. Si tratta di tuo padre.”

“Cosa gli è accaduto?”

“È stato colpito da infarto ed è deceduto.”

Mi appoggio al tavolo per non cadere svenuta.

“Com’è possibile? Stava bene.”

“Cosi sapevamo. Invece tua nonna questa mattina, quando si è svegliata, lo ha trovato cadavere al suo fianco. Avevano trascorso la notte insieme. Immagina come si sente tua nonna. Per poco non gli è preso un colpo. Sono qui per riportare a casa te e la bambina. Tuo fratello e tua sorella sono già a casa così pure i tuoi fratellastri manchi solo tu.”

“Povera Erika. Deve essere tremendo svegliarsi e trovare al suo fianco il proprio amante privo di vita.”

“Anche per te deve essere un brutto colpo. È stato, anche se per un breve periodo, in assiduo frequentatore del tuo letto. Tua nonna è distrutta. Non fa che ripetere che è morto così come avrebbe voluto. Chissà a cosa si riferisce?”

Mamma non sa; nonna non le ha detto niente. Meglio così. In un baleno sono pronta per il viaggio di ritorno a casa. Vi giungiamo a tarda sera. In casa trovo tutti i componenti della famiglia. I miei due fratellastri con le mogli e la mia sorellastra con il marito stanno intorno ad Erika e cercano di confortarla. Mio fratello e mia sorella ci vengono incontro e mi abbracciano. Viene il turno dei figli di mia nonna ad abbracciarmi. Poi mi avvicino ad Erika che nel vedermi si alza, mi prende per mano e, sotto lo sguardo degli astanti, mi guida nella sua camera. Entriamo e chiude la porta a chiave. Mi abbraccia stringendomi forte contro il suo prosperoso seno.

“È morto come ha desiderato. A tua madre ho detto che l’ho trovato steso al mio fianco. Invece l’infarto gli è venuto mentre mi stava possedendo. È stato terribile. Per poco non rimanevo secca anch’io dallo spavento. Ho chiamato l’ambulanza e lo abbiamo trasportato in ospedale dove non hanno fatto altro che constatare l’avvenuto decesso. Ora è lì. Domani si faranno i funerali. Aveva espresso la volontà di essere cremato. Vuoi vederlo un’ultima volta?”

“No, voglio ricordarlo così com’era da vivo. Dimmi, invece, tu e mamma siete riuscite a guarirlo dalla ossessione che nutriva nei miei confronti?”

“Oh!, sì. Sappi che lo starti lontano ha contribuito molto a calmarlo. Eppoi con due donne come me e tua madre credi che tuo padre poteva permettersi di non dimenticarti? I primi tempi sono stati difficili. Non faceva altro che parlare di te poi ha cominciato a cercare in me e in tua madre quello che gli mancava di te. Lo ha trovato e si è convinto. Ha riversato il suo ardore su di me e su Louise. Pretendeva che una di noi due si rendesse sempre disponibile a riceverlo.”

“Povero papà. Nonna, mi scuserai, ma io non verrò al suo funerale. Preferisco pensare che sia partito per un lungo viaggio.”

Il giorno dopo il corpo di babbo fu cremato e le ceneri furono consegnate a mia madre che le seppellì nel muro di casa della nonna in un punto conosciuto solo a lei e ad Erika. Il tempo lenì il dolore per la perdita. La vita riprese. Le abitudini ritornarono. Così come ritornarono le frequentazioni nel mio letto di Louise e di Erika. L’unica novità sono le continue visite che uno dei miei fratellastri, quello che ha la mia stessa età e che si chiama Jmmy, fa alla madre. Le continue visite ad Erika da parte dell’ultimogenito mi puzzano. Sono sicura che il mio fratellino viene per la sottoscritta. Durante le ore di permanenza nella tenuta non fa che girarmi intorno. Manovre che non passano inosservate. Mi diverto a provocarlo. Spesso mi faccio trovare seduta sul divano con le gambe aperte e tenuto conto che non porto mai le mutande gli do in visione la folta foresta di peli che ornano la mia pucchiacca. Lui strabuzza gli occhi e sbava dalla libidine. Louise, un giorno che siamo sole in cucina affronta l’argomento.

“Devi convenire che il tuo fratellastro è un bel ragazzo. L’ho visto a torso nudo; ti giuro che ha un bel fisico. Assomiglia ad uno dei bronzi di Riace. Non ti nascondo che ho fatto cattivi pensieri su di lui.”
“Mamma, non dimenticare che stai parlando del tuo fratellastro.”

“E tu non dimenticare che quando si tratta di calmare le pulsazioni del corpo non c’è ma che tenga. Non venirmi a dire che non te lo faresti. Lui, Jmmy, viene qui per te.”

“Non dire sciocchezze. È sposato e sua moglie è una bella ragazza.”

“Ma tu sei il miele. Tu attiri i maschi degli orsi. Tu sei arrapante. Per te gli uomini farebbero qualsiasi pazzia pur di mettere la loro verga nella tua pancia. Non credo che il fatto che sia il tuo fratellastro ti frenerebbe dal possederlo. Non sei forse stata, seppur per un breve periodo, l’amante di tuo padre. Se ne hai voglia prendilo, non devi mica sposarlo. Ti sei fatta ingravidare due volte e non hai voluto sposare nessuno dei due uomini che ti hanno resa pregna. Jmmy ti favorirebbe perché è già sposato e non credo che divorzierebbe dalla moglie per sposare te. Lui ti vuole e basta e so per certa che anche tu lo vuoi. Una raccomandazione: non farti impregnare.”

È da prima che partorissi Alicia che un uomo non mi chiava. L’ultimo uomo che mi ha ficcato il cazzo nella fregna è stato il mio povero babbo. Da allora più nessuno mi ha posseduta e le notti quando si è sole sono lunghe. Mamma ha ragione. Jmmy mi piace. Non è certamente il fatto che è mio fratellastro a trattenermi. Di rapporti incestuosi li ho ancora con mamma e nonna; in un passato non molto lontano li ho avuti anche con mio padre. Farmi una bella galoppata cavalcando il mio giovane coetaneo servirebbe a sopire la mia voglia di cazzo. Non ho ancora deciso di montarlo perché lo voglio ben cotto e credo che lo sia. Non mi resta altro da fare che provocarlo e poi vedrò il da farsi.

“Mamma, ora vado nelle stalle a visionare che tutto proceda così come da disposizioni date. Se qualcuno mi cerca sai dove mandarlo.”

Louise mi guarda e sorride.

“Vai pure. Chiunque ti cercherà dirò che sei andata in città. Se poi questo qualcuno è chi dico io dirò che sei alle stalle.”

“Mamma è per questo che amo te e la nonna. Capite subito di cosa ho bisogno. Ci vediamo a cose fatte.”
Esco di casa e vado alle stalle. Mi sollevo la gonna scoprendo le mie parti basse (non ho le mutande) e mi getto sulle balle di fieno a pancia sotto. Aspetto. Dopo circa mezz’ora sento un rumore alle mie spalle. Con la coda dell’occhio lo vedo. È Jmmy. Finalmente è venuto. Sta guardando il mio culetto. Decido che merita di più; allargo le gambe e gli do in visione il boschetto che copre la mia patatina. Sento un grosso sospiro ed un minuto dopo avverto il peso del suo corpo sul mio. Il mandrillo si è sfilato i pantaloni e le mutande. Il suo coso spinge fra le mie natiche. Sollevo il bacino quel tanto che basta affinché il suo cazzo scivoli fra le grandi labbra e mi penetri. Il suo pene avanza verso l’interno della vagina fino ad urtare con il glande il mio utero. Poi la sua voce.

“Iole, sorellina, sapessi quanto tempo è che ho desiderato questo momento. Sei sempre stata nei miei sogni. Ti ho amata in silenzio.”

“Jmmy, mio aitante fratellino, è da quando ti ho visto il giorno del trapasso di nostro padre che ho incominciato a desiderarti. Tu non ti decidevi e così ho preso io l’iniziativa ed eccoti qui con il tuo cazzo piantato nel mio ventre. Datti da fare; soddisfa il tuo istinto animalesco; oggi sarò la tua cagna; chiavami e fammi godere.”

Prima di iniziare a pompare il suo cazzo nella mia pancia lo scimpanzé bonomo si sfila la maglia e poi mi strappa le vesti. Restiamo entrambi nudi. Il maschiaccio stende il suo corpo sulla mia schiena; mi circonda il torace con le robuste braccia e ancora le sue forti mani alle mie mammelle. Le strizza fino a farmi schizzare il latte che non è ancora andato via. Poi sento il suo alito sul collo e un attimo dopo i suoi denti affondano nel mio collo. Un brivido mi percorre la schiena. Quello che sta facendo lo fanno i felini quando s’accoppiano. È una sensazione che non ho mai provato. E sono miagolii quelli che mi escono dalla bocca.
“Fratellino chi ti ha insegnato a chiavare in questo modo? Non credo che sia stata tua moglie. Ci vuole esperienza. Dimmi, chi è la tua maestra?.”

Jmmy non risponde. È intento a strizzarmi le tette ed a stantuffare il suo cazzo nella mia polposa pucchiacca; è talmente infoiato che mi chiava come un forsennato. Mi sbatte il cazzo in corpo con una violenza inaudita; ad ogni affondo mi scuote tutta. La sua resistenza giunge presto al limite. Una sensazione di caldo umido investe la mia vagina. Lo stronzo sta eiaculando; mi sta riempiendo la pancia del suo liquido seminale. Ha pensato solo al suo piacere; si è comportato come un animale. Ma non è ancora finita. C’è tutto il tempo per fargli pentire di avermi trattata come una prostituta. Di colpo sfila il suo cazzo dal mio ventre e si abbatte al mio fianco. Ha il respiro grosso.

“Iole, scusami per averti trattato come una bestia, ma era troppo grande la voglia di chiavarti che ho pensato
unicamente al mio piacere. Dimmi cosa vuoi che faccia per farmi perdonare?”
Lo guardo. Dall’espressione del suo viso capisco che è veramente dispiaciuto. Gli accarezzo il viso.

“Sì, sei stato troppo egoista. Se vuoi farti perdonare vieni a leccarmi la vagina e fammi godere con la tua lingua. Se sarai bravo ti concederò di montarmi ancora.”

Il mio fratellastro con un balzo da felino viene a posizionare la testa fra le mie cosce; la sua bocca è sulla mia figa; la sua lingua incomincia a spaziare sulla superficie delle grandi labbra; aggancia le piccole labbra e le succhia; infine sento la sua lingua avventurarsi nell’oscuro orifizio della mia topina. Come un pittore usa la lingua come un pennello; la fa scorrere sulle pareti vaginali lappando le secrezioni che, copiose, secerno come un fiume in piena. Mi porta all’orgasmo più di una volta. Ci sa fare; si sta facendo perdonare. Le sue labbra circondano il mio clitoride. La sua lingua vibra sul glande clitorideo. Un mio nitrito di piacere gli fa capire che quello che mi sta facendo incontra il mio favore. Intensifica l’azione. Incomincia a succhiarmi il clitoride dando così inizio ad un favoloso pompino che culmina in un grande orgasmo. Grido e vengo. Il mio sperma si riversa nella sua bocca; lui lo ingoia emettendo grugniti di piacere. La sua lingua lambisce ogni goccia che fuoriesce dalla mia uretra e lappa le secrezioni vaginali che non hanno fine. Quando si rende conto che la mia vagina ha smesso di produrre il miele che tanto gli piace, si lascia andare a pancia in su sulle balle di fieno. Mi sollevo sulle braccia e guardo in direzione del suo inguine. Vedo un grosso cazzo che si erge come il pennone di un veliero. È una meravigliosa creatura, non gli consentirò di scappare. Con una gamba scavalco il suo corpo; con una mano afferro il palo e lo guido fra le grandi labbra. Il mostro scivola verso l’interno della mia vagina e si ferma solo quando il grosso glande urta il mio utero. Le mie mani si spostano sul suo petto. Fletto il busto in avanti e porto uno dei miei capezzoli a contatto con la sua bocca.
“Dai, succhiami le zizze. Ho ancora latte; sfamati.”

Jmmy si avventa. Dischiude le labbra ed il mio capezzolo scivola nella sua calda bocca; per un pò ci gioca con la lingua e poi prende a succhiare. Intanto comincio a muovere lentamente il bacino. Gli imprimo un movimento rotatorio in modo da far meglio adattare il cazzo del mio fratellastro nel mio ventre. Do inizio alla cavalcata. Incomincio con un lento trotto e, piano, aumento l’andatura fino a passare dal trotto al galoppo. Il piacere che provo a sentire quella splendida bestia svangare nella mia pancia è indescrivibile. Grida ed urla accompagnano il mio galoppare. Lui intanto continua a succhiarmi le mammelle passando dall’una all’altra. Il latte sgorga copioso nella sua bocca. Il mio corpo è attraversato da scosse elettriche. Sono in preda ad un tremore che si rivela il preludio al raggiungimento dell’orgasmo. Ancora alcuni minuti dello sfrenato galoppo e un violento orgasmo si impossessa del mio corpo, gli artiglio il petto con le unghia, ululo come una lupa e vengo. Nello stesso istante dal suo glande partono una sequela di fiotti di caldo sperma che si infrangono contro il mio utero. Finalmente una chiavata degna di questo nome. Glielo comunico.

“Fratellino, sei stato superlativo. È più di un anno che non mi divertivo così.”

“Iole, anche per me è stato bellissimo. Ho sempre sognato di chiavarti e mai avrei creduto di provare tanto piacere a sbatterti il cazzo in pancia. Mi auguro che non è l’ultima volta. Se continuerai a volermi nel tuo letto dovrai prendere delle precauzioni. Sono tuo fratello e una gravidanza con il mio seme non è auspicabile.”
“Vuoi essere il mio amante? La cosa non mi dispiace e il fatto che tu sei mio fratello mi eccita. Sì. Sarò la tua puttana. Quando vuoi chiavarmi sarò sempre disponibile a farmi montare. Per il resto non preoccuparti, tua madre, voglio dire mia nonna, dopo le mie due gravidanze mi ha consigliato di prendere la pillola. Ora che sei più tranquillo sulla possibilità di non ingravidarmi vuoi dirmi chi ti ha iniziato al sesso e ti ha fatto da maestra.”
Avverto un irrigidimento del suo corpo.

“Iole, scusami, ma è una cosa mia. Mi dispiace, non posso dirti niente. Sarei uno spergiuro se ti dicessi chi è stato a svezzarmi sessualmente.”

“Almeno dimmi se è bella.”

“È una donna che non ha eguali.”

“Esagerato. Se non ha eguali perché sei venuto da me?”

“Perché una notte che stavamo insieme abbiamo parlato di ragazze e lei ha fatto il tuo nome. Mi ha parlato di te e del tuo modo di vivere. Da allora ho incominciato a desiderarti non più come sorella ma come donna.”
Chi fra le donne che conosco ha parlato di me al mio fratellastro. Solo due donne mi conoscono anche intimamente e solo una di esse sa anche i miei pensieri: Erika, mia nonna.

“Per caso si tratta di tua madre. Mio bel porcellino tu vai a letto con tua madre? E’ lei la donna che ti ha svezzato? Dai dimmelo. A me non importa se tu la chiavi. Se lo confessi ti farò partecipe anche di miei segreti.”

Continua

P.S. Racconto fantasia. Ogni riferimento a persone viventi o decedute è puramente casuale.

La storia di Iole 10

Jmmy poggia la sua testa sul mio petto; senza guardarmi e con un filo di voce comincia a parlare.

“Sì, Iole, è mia madre la donna che mi ha fatto conoscere i piaceri del sesso. Sì, il nostro rapporto continua tutt’ora. Quando sto con lei mi sembra di essere in paradiso.”

“Ne so qualcosa. Come è incominciato fra voi due?”

“Ho sempre desiderato accoppiarmi con mia madre. Non puoi immaginare quante seghe mi sono tirato pensando a lei. Mamma è sempre stata una donna di idee molto aperte. Lo prova il fatto che io, te e i nostri fratelli e sorelle siamo il frutto del rapporto che ha avuto con nostro padre nonostante fosse sposato con tua madre. Spesso l’ho vista nuda, a volte in piscina ed a volte in bagno. Mai che chiudesse la porta. Un giorno, mi sono appena svegliato, scendo giù in cucina. Lei è uscita dalla doccia e sta davanti al lavello riempiendo la brocca dell’acqua. Mi avvicino e l’abbraccio. La stringo a me e le dico senza giri di parole che è una bella donna e che se non fosse mia madre proverei a sedurla. Mi aspetto un rimprovero o uno schiaffo per aver avuto l’ardire di dirle che la desidero. Invece niente. Gira la testa verso di me e mi dice che le fa piacere che faccia ancora effetto sui ragazzi della mia età. Mi bacia sulle labbra. Intanto il mio cazzo si impenna e preme contro il suo culo. Lei ne avverte la spinta ed invece di scostarsi spinge ancora di più il suo culo contro il mio bacino.

“Da quello che sento spingere contro il mio culo arguisco che non mi hai mentito. Veramente ti piaccio così tanto? Sono tua madre; non dovresti avere pensieri libidinosi nei miei confronti. Sono anche una donna che è avanti negli anni. Come posso piacerti?”

“Mamma io desidero la donna che è in te. I tuoi anni non contano. Tu i ragazzi della mia età li fai impazzire. Spesso ho sentito i miei amici dire che ti avrebbero volentieri violentata. Ho fatto buon viso. Non gli ho fatto capire che conosco i loro pensieri su di te. Il bello è che i loro pensieri sono anche i miei.”

“Tu pensi di violentarmi? Lo sai che una donna non deve essere presa con la forza. Una donna ha bisogno di essere corteggiata, coccolata, amata. Tu se vuoi violentarmi non mi ami.”

“No, mamma, scusami. Non ho mai pensato di violentarti. Intendo dire che anch’io sogno di stare nel letto insieme a te ed amarti.”

“Amarmi? Non sarebbe meglio dire che vuoi chiavarmi; tu vuoi mettermi il cazzo in pancia e riempirmela col tuo sperma. Non hai una ragazza con cui scaricare i tuoi ormoni?”

“La mia ragazza sei tu; non ce ne sono altre.”

“Dio. Non posso crederci. Sei ancora vergine? Non hai mai scopato? Nemmeno con le prostitute?”

“Mai. L’unica donna che desidero ardentemente amare sei tu. Nei miei sogni ti ho scopata milioni di volte.”

Mamma si libera dal mio abbraccio; si gira e i suoi grandi occhi si riflettono nei miei. L’espressione del suo viso è seria. Avvicina la sua bocca alla mia e la sua lingua guizza fra le mie labbra e duella con la mia. Erika mi sta baciando cosi come si bacia un amante. È un lungo bacio che dura diversi minuti; è il mio primo bacio. Intanto una sua mano si poggia sulla mia patta e mi accarezza il cazzo da sopra la stoffa. È in quel momento che smette di baciarmi. Mi prende una mano ed usciamo dalla cucina. In silenzio mi guida su per le scale verso la zona notte; arriviamo davanti alla sua camera; l’apre ed entriamo; ci fermiamo al centro della stanza. Lei lascia scivolare l’accappatoio dalle sue spalle sul pavimento. È nuda. Già altre volte ho visto il corpo nudo di mia madre, ma mai l’ho visto cosi bello e splendente. Sembra sia stato scolpito nel marmo. Due lunghe gambe sostengono un tronco dalle linee perfette. Un ventre piatto che non sembra aver partorito per ben quattro volte. Due mammelle che anche se un poco cadenti reggono ancora bene alla forza di gravità. Due scure areole circondano due bei grossi capezzoli. Un viso dall’espressione aperta con una bocca con labbra carnose. Per non parlare del culo è talmente bello che descriverlo è impossibile. Insomma un corpo da provocare infarti a catena. La sua voce mi giunge da lontano.

“Ehi, svegliati. Non stare li impalato. Non è la prima volta che mi vedi nuda. Dai, spogliati; fammi vedere come sei fatto.”

In un battere di ciglia sono nudo; lei mi ruota intorno. Quando mi ritorna davanti i suoi occhi puntano il mio cazzo che è diventato più duro e punta in avanti come un siluro.

“Però! Non credevo che dal mio ventre fosse uscito un così eccitante puledro. Hai un magnifico cazzo; è bello grosso ed è anche abbastanza lungo. Vienimi più vicino, fatti toccare.”

Quando le sono vicino allunga una mano ed avvolge con le sue dita il mio fremente cazzo. Lo stringe.

“Dio com’è duro. Ti fa male?”

“Mamma sei tu a farmi sentire male.”

“Vieni, ho io la medicina per farti stare bene. Fra poco a questo mostro che hai fra le gambe gli farò perdere la sua boria.”

Indietreggia verso il letto e si lascia cadere sopra; tira su le gambe appoggiando i talloni sul bordo del materasso ed allarga le cosce. Le grandi labbra si stagliano fra il folto cespuglio di peli che ornano il suo pube. Porta le dita delle mani sulle grandi labbra ed esercita una pressione verso l’esterno. Il roseo colore della sua vagina fa capolino ed entra in contrasto con il nero colore dei suoi ricci peli. Sono incantato dallo spettacolo che mi sta offrendo. I miei occhi sono fuori dalle orbite. Erika sorride.

“Vedo dal come la guardi che è di tuo gradimento. Sappi che sei il terzo uomo a vederla. Il primo è stato il padre di Louise, tua sorella; il secondo è stato tuo padre ed il terzo sei tu. Nessun’altro ha mai visto la mia funny. Vieni fra le mie cosce e stendi il tuo corpo sul mio; sono pronta a ricevere il tuo mostro nel mio ventre. Non è la prima volta che ho un rapporto incestuoso. Sappi che io e Louise, la tua sorellastra, ci amiamo; abbiamo un rapporto saffico e non solo con lei. C’è anche un’altra. Ti decidi? Vuoi o no chiavarmi.”

L’ho nuda davanti a me che mi incita a chiavarla e la sua spregiudicatezza mi blocca. Poi come uscissi da un sogno mi avvicino e mi metto fra le sue bianche cosce. Lei mi afferra per i polsi e mi trascina su di se. Una sua mano mi afferra il cazzo e lo tira verso il suo pube; il mio cazzo è fra le grandi labbra. Lei porta le gambe sulla mia schiena e stringe le cosce sui miei fianchi e solleva il bacino permettendo al mio cazzo di affondare nel suo ventre. Il sogno riprende. Il mio insano desiderio di accoppiarmi con mamma si è concretizzato. Sto chiavando mia madre. E’ tanta la voglia di possederla che ho una eiaculazione senza muovermi. Scarico nel suo ventre il mio denso e abbondante sperma. Mi sento frustrato. Desideravo tanto chiavarla ed invece non ho saputo dominare il mio istinto animale. Lei mi stringe ancora di più.

“Non preoccuparti. È normale. È la prima volta che stai con una donna, che la chiavi. Vedrai che la prossima durerà di più. lascia che sia io a condurre il gioco. Ti farò divertire ed allo stesso tempo ti insegnerò come soddisfare una donna.”

Iole, tua nonna è stata di parola. È stata una magnifica e meravigliosa maestra. Poi un giorno mi dice che non posso più frequentare il suo letto con la stessa assiduità; mi consiglia di trovarmi una ragazza e di sposarla. Cosa che faccio. Erika ne è contenta. Il mio matrimonio non mi impedisce di frequentarla e di sbatterle il mio cazzo in corpo. Ed è durante uno di questi incontri che mi parla di te. Mi rende partecipe di molti trascorsi della tua vita e di quanto hai voluto vivere. So anche della relazione che hai con tua madre.

 

Una cosa non mi torna. Louise sa che Jmmy è con me e che stiamo scopando. È stata lei a mandarmelo.

 

“Jmmy se ti faccio una domanda avrò una risposta sincera? Voglio dire mi dirai la verità?”

“Cosa vuoi sapere?”

“Ti chiavi mia madre?”

“Come l’hai capito? Si, anche il suo letto è da me frequentato. Con tua madre ho cominciato a chiavarla mesi dopo la morte di tuo padre.”

Hai capito? Le due maiale si sono garantite il pane per la vecchiaia.

“Come fai con tua moglie? riesci a darle la sua quota di cazzo?”

“Sì, per una volta a settimana sono io a scoparla. Gli altri giorni sono tua nonna e tua madre a soddisfare le sue esigenze. Mia moglie sa dei miei rapporti con mia madre e con mia sorella e li ha accettati. Dovrò parlargli anche di quello che c’è stato fra noi due.”

“Non ti affrettare a spifferarle del nostro rapporto. Sei stato sincero con me ed io lo sarò con te. Come già ti avrà detto tua madre io ho avuto due avventure che mi hanno lasciato il segno: uno e Brian e l’altro è Alicia.

Sono contenta di averli avuti e li amo. Quello che Erika non ti ha detto riguarda il mio terzo uomo. Con lui ho vissuto momenti di passione travolgente. Ero incinta di Alicia quando mi sono fatta chiavare la prima volta. È stato il mio amante per tutta la durata della gravidanza. Poi compresi, per il suo bene, che dovevo porre fine alla relazione. Chiesi aiuto a tua madre che fece in modo di non farmi più incontrare con quell’uomo. Jmmy sto parlando di tuo padre.”

“Mio padre? Non è anche il tuo? Hai avuto un rapporto con tuo padre. Ti sei fatta chiavare da Jo? Dio che famiglia di merda. Mia madre e tua madre giacciono con lo stesso uomo e ognuna gli partorisce tre figli. Tua madre e mia madre hanno un rapporto lesbico-incestuoso fra loro e rendono partecipe della loro lussuria anche te. Diventi anche tu parte del gioco. Poi entra in gioco la mia insana voglia di chiavarmi mia madre; ci riesco e divento il suo amante; tu intanto ti sollazzi con tuo padre che anche mio padre. Per un periodo seppur breve ne fai il tuo amante. Intanto le due puttane preparano il terreno per farci incontrare. Ci riescono. Eccoci qui. Che schifo di famiglia. Il bello è che ho trascinato in questo gioco anche mia moglie.”

“Non è che ti stai pentendo di aver fatto sesso con tua sorella. Eppure mi è sembrato che ti piacesse chiavarmi?”

“No, non sono pentito e voglio, cioè desidero continuare a mettere il mio arnese nel tuo corpo. Sarò il tuo amante finché lo vorrai. Tu mi piaci.”

 

“È quello che volevamo sentirvi dire.”

 

Balziamo a sedere. Difronte a noi si stagliano le figure di mia madre e di sua madre. Louise ed Erika ci stanno guardando con sul viso dipinto un compiacimento per quanto sta sotto i loro occhi.

“Da quando siete qui?”

Mia madre è la prima a parlare.

“È da un bel po’. Ci scuserete se siamo state indiscrete, ma volevamo vedere come le cose si fossero sviluppate fra voi due e dobbiamo riconoscere che non vi siete risparmiati. Siamo anche contente di quello che vi siete detto. Così non ci saranno remore ne ci saranno segreti fra di noi.”

Come una furia mi scaglio contro di loro.

“Siete due cagne. Avete programmato il nostro incontro. Sapevate che Jmmy mi piaceva e che io piacevo a lui. Ci avete spinto l’uno nelle braccia dell’altro. Grazie alla nostra libidine ci siamo cascati. E tu, povero mio inconsapevole stallone, hai capito cosa hanno fatto? Hanno ricostruito il nido che la morte di nostro padre ha lasciato vuoto. Hanno scelto te quale nuovo stallone a riempire il loro letto nelle lunghe notti. Ma con me hanno fatto cilecca. Oggi il mio rapporto con voi due si interrompe. Non ci sarà più un seguito. In quanto a te se lo vorrai potrai sempre farmi visita.”

Raccolgo i miei vestiti e, nuda, corro verso casa. Sono talmente incavolata per essere stata usata a loro beneficio che non riesco a pensare alle loro ragioni. Mi chiudo in camera e mi stendo sul letto. Dopo circa un ora sento bussare alla porta e poi la voce di Erika.

“Iole, amore, apri; intendiamo spiegarti il perché del nostro comportamento. Io e tua madre ti amiamo; non intendevamo ferirti ne tantomeno offenderti.”

“Andate via. Con voi due è tutto finito.”

Questa volta è la voce di Louise.

“Dai, bambina, cerca di capire. È vero abbiamo sbagliato a non confidarci con te. Quello che abbiamo fatto lo abbiamo fatto per il bene comune. Dopo la morte di tuo padre i nostri letti erano freddi e le notti erano lunghe da trascorrere. È stata tua nonna a trovare la soluzione affinché i nostri corpi fossero di nuovo riscaldati. Lei già si faceva montare dal giovane figlio e, dopo la morte di tuo padre, mi propose di farlo entrare anche nel mio letto. Già ti ho detto che Jmmy mi piace. E’ un giovane torello, è un nostro congiunto e soprattutto ha, fra le gambe, una clava di tutto rispetto. Meglio lui che un estraneo, non ci volle molto a convincermi. Non restavi che tu. Ci accorgemmo che Jmmy si masturbava pensando a te. Pensa che una notte mi ha chiavato facendo il tuo nome. Sapevamo che ti piaceva e abbiamo architettato quanto poi è accaduto. Sono stata io, come sai, a mandartelo nella stalla e gli ho anche suggerito di non fare schermaglie ma di prenderti senza preamboli. Lo ha fatto. Ti ha chiavato e tu ne sei rimasta favorevolmente soddisfatta. Il trio si è così ricostituito e con lo stesso cazzo a entrare nei nostri caldi ventri.”

La mia ira sbolle; vado ad aprire la porta.

“Entrate.”

Le mie amanti si precipitano dentro e Louise chiude la porta alle sue spalle.

“Cosi non ci disturberanno. Ed ora dicci la verità. Ti è piaciuto farti chiavare dal nostro fratellastro?”

“Se mi è piaciuto? Mamma, nonna è stato magnifico sentire il cazzo di Jmmy arare la mia vagina; e non vi dico l’estasi che ho provato quando mi ha prima leccato la pucchiacca e poi succhiato il clitoride facendomi un favoloso pompino. Gli ho scaricato in bocca tutto i miei umori che ha lappato ed ingoiato con gusto per non parlare del latte che ha succhiato dalle mie mammelle. Una cosa che non sono riuscita a fare perché il vostro intervento è stato inopportuno è quella di succhiargli il cazzo.”

Erika interviene.

“Questa è una cosa che hai solo rimandato. Ti assicuro che ha un gustoso sapore di salato ed il suo sperma ha un buon profumo oltre che essere saporito come uno yogurt. Ma ora pensiamo a noi. Non pensi che dobbiamo festeggiare l’avvenuta riappacificazione.”

Le guardo. Sono due bellissime donne. Guardo mia nonna.

“Erika, prima di dare inizio ai festeggiamenti, voglio una risposta a una domanda che anni addietro ti ho fatto. Mio padre ti ha sodomizzata? Ti ha rotto il buco del culo?”

Nonna distoglie gli occhi dai miei, china il capo e fa un cenno di affermazione.

“Sì, tuo padre me lo ha messo anche nel culo. Lo ha sfondato. Non c’è buco nel mio corpo che il cazzo di tuo padre non abbia visitato.”

“Ti sei fatta inculare anche da tuo figlio?”

“Sì, anche Jmmy ha messo il suo cazzo nel mio culo.”

“E tu, mamma, il tuo culo ha avuto lo stesso trattamento del culo di tua madre?”

“No. Tuo padre ci provò ma mi ribellai e non ci provò più; in quanto a nostro fratello me lo ha proposto ma l’ho lasciato senza risposta.”

“Glielo darai? Te lo farai sfondare?”

“Sono indecisa. Quello che mi trattiene dal farmi inculare da nostro fratello è il pensiero del dolore.”

“Quando ti deciderai è sempre troppo tardi. Nonna mi devi raccontare cosa si prova a farsi chiavare nel buco del culo. Ora spogliatevi e venite a letto. Abbiamo un intera notte da trascorrere e sono sicura che in tre ci sarà da divertirsi.”

Continua

P.S. Racconto fantasia. Ogni riferimento a persone viventi o decedute è puramente casuale.

La storia di Iole 8

Ha così inizio un nuovo ciclo della mia vita. La gravidanza è quasi giunta al termine. Ciò nonostante il mio letto viene frequentato, a turno, da mia nonna, da mia madre e da mio padre. Spesso capita che Erika, Louise ed io diamo vita a incontri a tre. L’unico assiduo frequentatore della mia passera è mio padre. Tutti i giorni: di mattina o di pomeriggio o di notte mi raggiunge in qualsiasi posto io mi trovi e, sempre con il mio piacere, mi penetra con il suo grosso cazzo e mi sbatte la passera chiavandomi come un forsennato. Non è mai soddisfatto. Si comporta come un giovincello che sta avendo le sue prime esperienze sessuali. Raggiunge il culmine del piacere solo quando gli succhio il cazzo e mi faccio sborrare in bocca. Più volte gli manifesto le mie preoccupazioni per la sua condotta libertina.

“Papà non puoi continuare su questa strada. Così ti uccidi. Non sei più un ragazzino.”

“Iole, figlia mia, tu mi sei entrata nel sangue. Sono arrivato al punto che quando sto nel letto di tua nonna o di tua madre non è loro che chiavo, ma sei tu quella che è distesa sotto il mio corpo e con il mio cazzo piantato nel tuo ventre. Si. Se devo morire voglio che avvenga mentre ti sto stantuffando il cazzo in pancia. Sarebbe una morte meravigliosa. Ci pensi. Passo a miglior vita mentre sto chiavando mia figlia.”

Mi accorgo, dal tono della sua voce, che veramente crede in quello che dice. È impazzito. Devo trovare il modo di frenarlo. Non mi resta che parlarne con mia nonna. Non sapevo che nonna già aveva intuito cosa stava accadendo sotto il tetto di casa sua. Le cose vanno avanti fino al giorno del parto. Il mattino stesso mio padre scarica per l’ennesima volta il suo sperma nella mia gola. Un minuto in più e nonna mi avrebbe beccata piegata sulle gambe e con il cazzo di mio padre in bocca. Il sopraggiungere delle doglie in un certo qual modo mi salva. Mi portano in clinica. Partorisco. Nasce Alicia. Due giorni dopo il parto Erika mi raggiunge. Sto allattando la mia bambina. Nonna aspetta la fine della poppata. I suoi occhi sono fissi nei miei. Il suo viso sembra scolpito nella pietra. Non un muscolo si muove.

“Amore, hai messo al mondo una splendida bambina. Mi auguro che da oggi in poi ti prenderai cura del tuo ventre. Una nuova gravidanza questa volta potrebbe essere pericolosa. Voglio dire che non sarebbe pericolosa per te ma per il bambino o bambina che nascerebbe. Ti consiglio di recarti dalla ginecologa e farti prescrivere la pillola.”

“Nonna perché dici che una nuova gravidanza sarebbe pericolosa?”

Erika osserva un minuto di silenzio e poi con un timbro di voce abbastanza calmo ma gravido mi risponde.

“Perché sarebbe il frutto di un rapporto incestuoso.”

Balzo a sedere sul letto e con il volto rosso fuoco.

“Di che rapporto incestuoso stai parlando. L’unico incesto che mi vede coinvolta è quello che ho con te e con mamma. Non credo che farsi scopare da una donna si corre il rischio di restare incinta.”

“Senti, piccola bugiarda, non tentare di negare quello che il tuo amante non ha la compiacenza di nascondere. So per certo che ti fai chiavare da tuo padre.”

Resto impietrita.

“Come l’hai capito? Da quando ne sei a conoscenza? Anche mamma sa?”

“Lo confermi? Si, tua madre sa che tuo padre ti chiava. Ne abbiamo parlato. Abbiamo anche deciso di fare finta di non sapere nulla. Speravamo che prima o poi ci avreste quanto meno informate. Ma così non è stato. Allora mi sono presa l’incombenza di parlartene prima che tu commetta un’altra sciocchezza e questa volta molto più grave.”

“Sì, nonna, papà è un assiduo frequentatore del mio letto. Lui non ne ha colpa. Sono stata io a trascinarlo in questo gioco che sta diventando pericoloso per la mente di babbo.”

Il viso di Erika si rabbuia.

“Perché dici questo?”

“Devi sapere che ogni giorno babbo mi cerca e vuole fare sesso. Ogni momento è buono per sbattermi in pancia il suo cazzo. A me non dispiace che lui mi chiavi. Al contrario sono piacevolmente favorevole a che il suo omero ari la mia vagina. Il pericolo sta nel fatto che lui non riesce più a controllarsi. Ha detto che è pazzamente innamorato di me e che quando sta con voi due crede di stare chiavando sua figlia e che gli piacerebbe morire con il suo cazzo piantato nel mio ventre. Non so più come agire con lui. Ho paura di fargli del male. Io l’amo e non voglio perderlo. Nonna aiutami.”

“Che tu sia diventata un’ossessione per tuo padre è la verità. Più volte mi ha chiamata con il tuo nome; il bello è che lo ha fatto mentre mi stava chiavando e da quando mi ha detto tua madre è capitato anche a lei. Vuoi che ti aiuti? Lo vuoi allontanare da te?”

“No. Voglio che ritorni ad essere un uomo. Che questa assurda pretesa di sentirsi un ragazzino gli passi. Voglio che mi tratti come voi due. Voglio far parte del suo harem. Voglio che mi chiavi, ma non voglio sentirgli dire che vuole morire chiavandomi.”

“Ascoltami. Ho un’idea che potrebbe contribuire ad aggiustare le cose per il giusto verso. Ho un casolare di proprietà di cui nessuno conosce l’esistenza. Quando uscirai dalla clinica andrai, con tua figlia, ad abitarci. Penserò io a farti rifornire di provviste. Tuo figlio, tenuto conto che deve frequentare la scuola, resterà con me e tua madre; di tanto in tanto te lo porterò a vedere. In quanto a tuo padre penseremo io e tua madre a calmarlo. Quando riterremo che è pronto per il tuo ritorno ti chiamerò e se vuoi ancora farti chiavare ti lasceremo sola con lui per il tempo necessario a fartelo spompare. Ci stai?”

Erika mi sta prospettando un periodo di clausura. Il posto dove vuole mandarmi deve essere completamente isolato. Se voglio far ritornare a ragionare il mio amante non ho altra scelta.

“Accetto. Giurami che mi porterai mio figlio e giurami che guarirete babbo dall’ossessione che ha di me.”

“Te lo prometto. Tieni. Queste sono le chiavi del casolare e questo è l’indirizzo. Quando uscirai troverai la tua auto. Ci saremo anche io, tua madre e tuo figlio a salutarti. Un’ultima raccomandazione. Non farti venire mai l’idea di telefonare. Sarò io a farmi viva.”

Si alza e si avvicina. Porta un dito sotto al mio mento, mi fa sollevare la testa e poggia le sue labbra sulle mie. Sento la sua lingua guizzare verso l’esterno e penetrare la mia bocca. La libidine mi assale. Rispondo al suo bacio imprigionando la sua lingua fra le labbra e succhiandola. Nel contempo una mia mano si fa strada sotto il suo vestito e raggiunge la vagina; come è suo solito non ha le mutande. Due mie dita si fanno strada fra la folta pelliccia di peli e la penetrano. Inizio a stantuffarle le dita dentro il caldo antro. Nonna miagola. E’ talmente arrapata che dopo pochi minuti di quel trattamento raggiunge l’orgasmo che copioso diluvia nella mia mano. Stacca la sua bocca dalla mia. Si mette dritta. Sorride.

“Ne avevo proprio bisogno. Grazie bambina mia.”

Va via. Porto la mano impregnata degli umori del suo orgasmo alla bocca e lecco lo squisito nettare di mia nonna. Ancora pochi giorni di degenza e poi la ginecologa mi congeda. Come promesso Erika, Louise e mio figlio sono presenti alla mia uscita dalla clinica. Abbracci e baci e via verso la clausura. La figura di mio padre mi accompagna per un buon tratto di strada. Per tutto il periodo di degenza in clinica non una volta è venuto a trovarmi. Mi manca, ma soprattutto mi manca il suo cazzo. Giungo a destinazione. Prendo Alicia ed entro in casa; incomincia il mio periodo di isolamento rotto solamente dalle telefonate che ogni sera ricevo da nonna e da mamma. Ogni fine settimana Erika mi raggiunge e porta con se Brian. Resta con me per tutto il week end durante il quale mi copre di attenzioni. Le notizie che mi da non comprendono quelle che riguardano il mio amante/padre ne io le chiedo. Si eccita nel vedermi allattare Alicia. Più volte la vedo passarsi la lingua sulle labbra. Capisco che vorrebbe anche lei succhiare il latte dalle mie mammelle. È un desiderio che ha avuto anche quando ho allattato Brian. Allora non ci badavo, ma ora mi arrapa vederla sbavare per il mio latte. Poverina. Non posso vederla soffrire.

“Nonna, mi aiuteresti a risolvere una situazione fisiologica?”

“Di cosa si tratta?”

“Per quanto Alicia possa nutrirsi alla fine di ogni poppata mi resta sempre tanto latte che non riesco a smaltire. Le mie zizze sono sempre gonfie di latte e mi fanno male. Mi aiuteresti a svuotarle?”

“Come si fa a svuotare due tette gonfie di latte.”

“Questa è bella. Hai dimenticato come si succhia una tetta. Va bene che io ti sono lontana ma hai le zizze di mamma che succhi di continuo.”

“Stai dicendo che vuoi che io beva il tuo latte; mi lasceresti succhiare le tue mammelle, vuoi allattarmi. Dio Iole se me lo lasci fare mi renderai una donna felice.”

Vado a sedermi sul divano vicino a lei. Mi tolgo la camicia e slaccio il reggiseno. Le mie floride e bianche tette le si mostrano in tutta la loro bellezza.

“Vieni; stenditi con la testa sulle mie gambe. Starai più comoda mentre me le succhi.”

Erika si allunga sul divano catapultando la sua testa sulle mia gambe; io accavallo le gambe e le passo un braccio sotto la testa. In questo modo le labbra di mia nonna sono nella giusta posizione. La mano libera si posizione sotto la gonfia mammella e guida il capezzolo fra le carnose labbra di mia nonna.

“Ecco. È tutta tua. Bevi il mio latte; sfama la tua voglia. Quando questa si esaurisce ricordati che ce l’altra zizza da svuotare.”

Erika si avventa e comincia a succhiare; lo fa come una bambina affamata. Il mio latte cola copioso nella sua calda ed avida bocca. Il suo vorace modo di succhiare mi provoca piacevoli contrazioni all’utero così come mi eccita lo sguardo sorridente che indirizza ai miei occhi; sembra proprio una bambina intenta a sfamarsi. Dopo 5 minuti la mammella è completamente sgonfia. Nonna stacca la bocca dal capezzolo.

“Dammene ancora; non sono ancora sazia.”

È il turno della seconda tetta; una leggera torsione del busto e l’altro capezzolo scivola fra le sue labbra che, come ventose, si attaccano all’aureola e inizia a poppare. Continua fino a quando non esce più latte. Mi ha svuotato completamente le zizze ed è stata brava nel farlo. Talmente brava che ho la micina che sta sbrodolando.

“Nonna ora devi completare l’opera; non puoi lasciarmi in queste condizioni. Ti lascerò andar via solo quando avrai svuotato la mia caverna.”

Erika non se lo fa ripetere. Con un’agilità incredibile me la ritrovo in ginocchio fra le mie gambe; mi solleva la gonna e fionda la sua testa fra le mie cosce. La sua bocca è sulla mia figa. La sua lingua è già guizzata dentro la mia vagina e sta già lappando le secrezioni che lei stessa, succhiandomi le tette, ha contribuito a farmi secernere. Poi circonda la clitoride con le labbra e mi fa un pompino. Lo fa durare un’eternità. Smette solo quando sente il mio grido disumano. È il segnale che un violento orgasmo mi sta assalendo. Dalla mia uretra un getto di bianco liquido fuoriesce andando a depositarsi nel cavo orale di mia nonna che, golosa, lo ingoia. Infine, dopo aver lavato la mia passera con la sua lingua, si rimette seduta al mio fianco; mi abbraccia e mi bacia.

“Iole. È stato magnifico. Ho bevuto il tuo latte e gustato il tuo nettare; posso affrontare il viaggio di ritorno soddisfatta di quello che mi hai dato.”

“Erika. Sono contenta che ti sia piaciuto. Anche a me è piaciuto molto farmi succhiare le tette. Ti ho dato il mio latte e ti ho dato il mio sperma. Adesso andrai via. Promettimi che farai presto ritorno..

Non ho bisogno che lo prometta. So benissimo che ad ogni week end mia nonna verrà a prendersi la sua razione di latte e di miele.

Continua

P.S. Racconto fantasia. Ogni riferimento a persone viventi o decedute è puramente casuale.

 

La storia di Iole 7

Il resto della giornata trascorre senza altre novità. Mi dedico alle cura di mio figlio che è appena tornato dalla scuola (è una scuola che dura fino a pomeriggio inoltrato); gioco con lui, facciamo una passeggiata nel parco che circonda la casa; insomma faccio la mamma. Il sole tramonta. Rientriamo in casa. lo faccio cenare e poi ci ritiriamo in camera che trovo vuota e con il letto disfatto. Papà non c’è. Accendo la Tv lui si mette seduto sul pavimento mentre io mi siedo in poltrona. Brian guarda la televisione. Io non riesco a concentrarmi. È stata una giornata intensa e carica di novità l’ultima delle quali è quella che mi ha visto coinvolta in un rapporto incestuoso con mio padre. L’ho corrotto è poi l’ho preso. Non c’è voluto molto; anche il mio paparino desiderava farmi sua. Mi sono fatta chiavare. Sono contenta che sia accaduto. Con la mente rivivo gli attimi di piacere vissuti con mio padre disteso sul mio corpo e con il cazzo piantato nel mio ventre. La notte sopraggiunge. Ho messo Brian a letto. Faccio una doccia e mi preparo per andare a dormire. Ho indossato la mia solita camicia da notte. Sto seduta in poltrona quando sento la porta aprirsi; mi volto a guardare; è mio padre ed è in pigiama.

“Iole, sei ancora sveglia?”

“Ero prossima ad andare a letto. Cosa vuoi?”

“Ho voglia di stare con te.”

Il mio viso si apre in un sorriso. Il genitore ci ha preso gusto a chiavarsi sua figlia.

“Entra ed avvicinati.”

Quando mi è vicino allungo una mano e la poggio sul suo bacino mentre l’altra mano si infila nel pantalone del pigiama dove incontro il suo poderoso cazzo che è già bello duro. Lo circondo con le dita. Lo sento fremere. Lo porto all’aria. Lo guardo. Il glande è già scappucciato. È meraviglioso. Avvicino le labbra a quel fulgido esemplare e gli schiocco un forte bacio. Tiro fuori la lingua e la faccio roteare intorno alla circonferenza del grosso glande; mi soffermo a stuzzicargli il frenulo. Babbo geme.

“Ssst! Trattieniti altrimenti svegli mio figlio.”

“Come faccio a trattenermi? Il servizio che hai incominciato è di quelli che mi fanno cantare.”

“Allora non ci resta che trovare un posto dove poter continuare in libertà.”

“Andiamo nella mia camera. Nessuno ci disturberà.”

“E mamma?”

“Non preoccuparti. Ha raggiunto sua madre. Ne avranno per tutta la notte.”

Hai capito. Le due walkirie si stanno trastullando.

Do un ultimo sguardo a mio figlio e poi seguo mio padre nella sua stanza. Siamo appena entrati che babbo poggia le mani sulle mie spalle e mi costringe a piegarmi sulle ginocchia.

“Dai, Continua quello che hai iniziato.”

Non mi faccio pregare. Ho una voglia matta di leccare e succhiare quel grosso e fulgido cazzo. È la cosa che mi manca per completare l’opera iniziata. Gli tiro giù i pantaloni e riprendo da dove ho cominciato. Il suo cazzo non ha perso di consistenza. Al contrario ho l’impressione che sia più duro. Le mie labbra sono già sul glande e la mia lingua sta già danzando su ed intorno ad esso. Mio padre mi tiene la testa e ne accompagna i movimenti. Io ho gli occhi puntati nei suoi e senza distogliere lo sguardo continuo a leccare il roseo e grosso  fungo. Mi sono promessa che gli farò un pompino che difficilmente potrà dimenticare. Gli leccherò e gli succhierò il cazzo fino a fargli scaricare tutta la sua forza nella mia arida gola. Con le dita lo spingo contro il suo ventre. La punta della mia lingua vibra veloce lungo la soda carne dell’asta di mio padre che si abbandona a lunghi ululati. Arrivo ai gonfi e grossi testicoli. Sembrano palline da ping pong. Li avvolgo con le labbra e li convoglio nella mia bocca; li succhio per diversi minuti. Papà è in estasi; continua a mugolare. Dopo avergli ben insalivato le palline le raccolgo in una mano mentre con la lingua risalgo, leccando, lungo la grossa mazza di mio padre. Arrivo in cima e continuo l’opera di lecchinaggio del glande. Senza smettere di leccarlo rifaccio il percorso inverso e mi ripeto ancora ed ancora. Poi apro la bocca ed avvolgo con le labbra il glande e lo accolgo dentro la mia calda cavità orale. Le mie labbra si muovono come se stessi mungendo uno dei capezzoli di una vacca. Le mani di mio padre aumentano la stretta sulla mia testa. Incomincio a chiavarlo. Porto le mani sul suo bacino e lo spingo contro la mia testa. Il cazzo di mio padre affonda nella mia bocca per tutta la sua lunghezza. Il glande arriva a toccarmi l’ugola. Riesco a vincere un conato di vomito. Poi è lui che mi blocca la testa e da inizio ai movimenti necessari a chiavarmi la bocca e lo fa con lentezza. Mi stantuffa il cazzo in bocca come stesse pompandolo dentro il mio ventre. Non ha fretta. Sto cominciando a stancarmi. La bocca si sta indolenzendo. Papà lo capisce ed aumenta l’andatura. Il dentro fuori si fa veloce. Di colpo si irrigidisce ed indurisce i glutei. Un ululato più lungo gli sale in gola. Capisco che è arrivato il momento; sono pronta a riceverlo. Un attimo dopo la prima bordata di sperma raggiunge la mia gola e si infrange contro la mia ugola. Subito dopo arriva la seconda bordata seguita da altre scariche meno potenti. Con la lingua convoglio il gustoso nettare verso la gola e lo ingoio facendolo scivolare fin giù allo stomaco. Lo pulisco leccandogli le ultime gocce di sperma che gli escono dall’uretra. Mi rimetto in piedi e lo bacio. Lui mi lecca le labbra liberandole della patina che il suo sperma ha lasciato.

“Iole, sei stata magnifica. Mi hai succhiato il cazzo in un modo che nemmeno tua nonna è in grado di fare. Erika è una maestra nel fare pompini, ma tu l’hai superata.”

“Papà è stata tua suocera ad insegnarmi a succhiare il cazzo di un uomo. Come sai la tua concubina ha un clitoride che, quando eccitato, assume le dimensioni di un piccolo cazzetto. È su quello che mi sono esercitata. Nonna mi suggeriva come fare.”

Babbo mi guarda. Non noto sorpresa nei suoi occhi, ma il tono di voce denuncia una certa acredine.

“Hai avuto rapporti sessuali con tua nonna? Hai fatto sesso con Erika? Dovevo immaginarlo. Ti ha insegnato bene. Dimmi? L’hai fatto anche con tua madre?”

“Non ancora, ma ci siamo promesso di farlo. Ti dispiace se mi scopo mamma?”

“Sei sempre stata una ribelle. Hai sempre fatto di testa tua. In questo somigli molto a tua nonna. Ti sei fatta ingravidare per ben due volte da uomini che non hai voluto legare a te; ti sei scopata tua nonna; oggi ti sei fatta chiavare da me, tuo padre; poco fa abbiamo portato a termine un rapporto orale che non dimenticherò e mi chiedi se mi dispiace se ti scopi tua madre? mi spieghi perché dovrebbe dispiacermi?”

“Papà, sii sincero. Cosa vuoi che io sia per te?”

Diventa rosso e poi parla.

“Iole, sono innamorato di te. Sono geloso. Sapere che ti sollazzi con altri, anche se donne, mi fa rabbia. Voglio che tu sia la mia amante e che nessun altro goda del tuo corpo; ti voglio solo per me.”

“Amore mio, questo non potrà mai essere. Io appartengo a te cosi come appartengo a tua moglie ed a tua suocera o a chiunque io decida di farmi chiavare. Scelgo io con chi stare. Tu mi piaci ma non sarò mai solo tua. Dovrai fartene una ragione; devi accettare di condividermi con altri.”

“Figlia mia sarai la mia dannazione.”

“E tu sei la mia. Vieni andiamo a letto; la notte è appena cominciata ed io ho bisogno che il tuo cazzo mi entri in corpo innumerevoli volte.”

Trascorriamo una notte senza darci un attimo di tregua. Papà mi chiava più volte ed in tutte le posizioni che la nostra fervida fantasia partorisce. Quella che più mi è piaciuta è la stessa che vidi la notte che stava chiavando la nonna. Lui è steso sul letto ed io sono a cavalcioni del suo corpo con la schiena rivolta a lui e con il suo cazzo ben piantato nel mio corpo; manca solo mia madre o mia nonna a succhiarmi il clitoride. Mi prometto di promuovere un incontro a tre se non addirittura a quattro. Una piccola orgetta familiare è quella che ci vuole. Per attuare il mio proposito dovrò mettere al corrente nonna e mamma che papà mi chiava. Ma si, che lo sappiano.

 

“Ciao mamma, sei sveglia da molto?”

Domanda superflua. Dal come è vestita arguisco che è appena uscita dal letto. indossa una vestaglia blu semitrasparente. Si notano le forme delle sue mammelle. Con una faccia tosta le chiedo se babbo è ancora a letto (so bene che papà è a letto; l’ho appena lasciato che dormiva.)

“No, tuo padre l’ho visto uscire stamane presto. Si è diretto verso le stalle. Credo che abbia intenzione di farsi una galoppata.”

Sta mentendo. Mia madre ignora che il suo sposo ha trascorso l’intera notte a cavalcare una giovane focosa e ribelle giumenta nata dal suo ventre e so anche che si è fatta scopare dalla madre.

“Credo proprio che lo raggiungerò. Anch’io ho bisogno di prendere un poco d’aria. Vado a prepararmi e poi lo raggiungerò.”

Questo non posso permetterlo. Mamma non deve raggiungere la sua camera. Troverebbe suo marito distrutto e si domanderebbe, tenuto conto che lei si stava dilettando con la madre, con chi ha trascorso la notte; devo inventarmi qualcosa per trattenerla. Ci sono. Mi avvicino e poggio le mani sulle sue spalle; chino la testa e le bacio la nuca. So che mamma è sensibile quando riceve un bacio sulla nuca. Me lo ha detto nonna. Al contatto con le mie labbra emette un gemito.

“Iole, ti prego, non è il momento. Sono stanca.”

“Mamma tu non sei stanca, sei distrutta. Conosco bene colei che ti ha ridotta in questo stato. È la nostra comune amante: tua madre. Vorrà dire che mi contenterò delle sue briciole. Mamma ho una voglia matta di scoparti e questo è il momento adatto.”

Le mie mani si intrufolano nella vestaglia e scendono carezzando il suo petto. Raggiungo le mammelle e le copro con le mani. Sento i capezzoli spingere contro il palmo delle mani. Mamma solleva la testa e mi guarda. Ha dei stupendi occhi blu. Sono accesi e sprigionano lampi di luce.

“Iole, bambina, non riesco a resisterti; baciami.”

Avvicino la mie labbra alle sue e le infilo la lingua in bocca; mamma se ne impossessa e la succhia con violenza. Senza staccare la sua bocca dalla mia si mette in piedi e mi spoglia dei vestiti. Anch’io mi adopero per liberarla della vestaglia. Siamo entrambe nude. Ci abbracciamo e facciamo scorrere le mani sui nostri corpi indugiando sulle rotondità delle natiche. Accarezzare il corpo di mia madre mi provoca piacevoli sensazioni. La mia eccitazione sta crescendo.

“Mamma, hai una pelle che sembra velluto. Mi eccita molto carezzarti, in modo particolare quando le mie mani si posano sulle tue zizze. Dio come sono sode e i tuoi capezzoli sono belli grossi e duri. Sembrano due grossi fragoloni.”

Louise si distanzia da me quel tanto che basta per portare le sue mani sotto le sue mammelle e sollevarle.

“Ti piacciono cosi tanto? Perché non vieni a succhiarle? Dai, sono qui che aspettano la tua bocca.”

Piego il capo e vado incontro a quei fantastici meloni. La circondo con un braccio e l’attiro a me, la mia bocca e su una sua zizza. La mia lingua sembra impazzita. Guizza veloce sulla superficie di quelle splendide noci di cocco strappando continui miagolii alla mia bella mammina. Miagolii che diventano nitriti quando le mie labbra si chiudono intorno ad uno dei capezzoli e prima lo mordono e poi lo stringono in un dolce abbraccio che si allenta allorché comincio a succhiare. Una delle mie mani va a posarsi sull’altra mammella e la pastrugno strizzandole il capezzolo con le dita. L’altra mia mano si posiziona fra le sue cosce e le dita si fanno largo verso le grandi labbra. Mamma favorisce l’avanzata delle dita della mia mano allargando le cosce. La penetro e comincio a fotterla. Mamma ulula. Con un dito vado a sgrillettarle il clitoride. Dalla gola di Louise escono suoni indecifrabili che sono il segnale del suo piacere. Pochi minuti e mamma comincia a tremare. L’orgasmo sta arrivando inesorabile. Le gambe di mia madre si stringono sulla mano che ha fra le gambe. Un suo urlo e sento la mia mano inumidirsi. Louise sta eiaculando e mi sta riempiendo la mano del suo sperma. Quando l’orgasmo si conclude tiro via la mano colma di umori e la passo sulle sue mammelle spalmandole le sue stesse secrezioni; poi con la lingua vado a leccarle gustandone il sapore. Quando si riprende mi afferra per le spalle e mi spinge verso il tavolo.

“Ora tocca a me. Sali sul tavolo e mettiti in posizione che voglio mangiarti la passera.”

Mi ha letto nel pensiero. Ho un pazzesco desiderio di sentire la sua lingua ravanare la mia vagina. Entusiasta accolgo il suo invito. Appoggio il culo al tavolo e facendo forza sulle braccia mi sollevo e mi siedo sul tavolo. Mi stendo ed allargo le cosce a compasso. Mamma si posiziona fra le mie gambe e piega il suo corpo sul mio; la sua testa è all’altezza del mio seno.

“Dio, come sono belle. Bambina mia hai delle tette stupende. Tua nonna me le ha descritte ma la realtà è fantastica; credo proprio che mi divertirò a succhiartele.”

Prima prende a carezzarle, le comprime, gioca con i miei capezzoli che sono diventati due duri bulloni. Li strizza. Tutto questo senza distogliere lo sguardo dal mio. Vedo la sua testa flettersi in avanti e poi avverto le sue labbra avviluppare un mio capezzolo. Lo tiene fermo con i denti mentre con la lingua lo titilla. È fantastico. Un lungo ululato mi esce dalla gola.

“Mamma, se continui così mi farai morire.”

“Vuoi che smetta.”

“Noooo. Continua, non ti azzardare a smettere. È troppo bello quello che sto provando.”

Louise, invece, smette di far vibrare la lingua sul capezzolo e comincia a succhiare; si attacca alla mia mammella come una bambina affamata. Quando partorirò la inviterò a succhiare il mio latte; voglio allattarla così come fece lei con me quando venni al mondo. La sua bocca si sposta da una tetta all’altra dandomi immenso piacere. Di colpo smette di succhiarmi le zizze e comincia a far vorticare la lingua sul mio corpo spostando la sua testa verso il mio pube. Arriva con le labbra sulla vagina e con un guizzo veloce affonda la vibrante lingua nella fenditura della mia vagina e mi penetra. Dio, mamma mi sta scopando. La sua lingua lambisce le rosee pareti della mia vagina e lappa gli umori che sta secernendo. È stupendo. Sento qualcosa di solido affiancare la sua lingua e penetrarmi. È un suo dito a cui fa seguito un secondo ed un terzo. Sposta la testa e convoglia le sue attenzioni al roseo bottoncino che è completamente uscito dal suo guscio e va incontro alla bocca di Louise che prontamente lo circonda con le labbra e lo succhia come fosse un piccolo cazzo. La mia mente è oramai annebbiata. Grido ed urlo. Mamma mi stantuffa le dita nella vagina con più forza. non riesco a controllare né il mio corpo ne la mia mente. Oramai sono preda di uno orgasmo che si è impadronito della mia anima. Sollevo il bacino dal tavolo andando con la vagina incontro alla bocca di mia madre che ha smesso di chiavarmi con le dita e si appresta a ricevere il mio piacere nella sua bocca. Puntuale come un orologio l’orgasmo arriva e scarica nella bocca di mamma ondate di caldo magma che Louise si premunisce di convogliare nella sua gola. Accompagna l’ingoio con mugolii di soddisfazione. Lentamente riprendo la padronanza della mia mente. Sollevo la testa e vedo la figura di mia nonna che si staglia nel vano della porta.

“Da quando sei qui a guardarci?”

Mamma ha un sussulto e si raddrizza. Arrossisce.

“Credo che avevate appena cominciato. Eravate talmente impegnate a darvi reciproco piacere che non vi siete accorte della mia presenza. Sono contenta che vi siete amate; in particolare sono contenta per tua madre. Finalmente è riuscita a scoparti. Da oggi sarai il nostro giocattolo. Occuperai il nostro letto quando una di noi due è occupata a farsi chiavare da tuo padre.”

Non sanno, le due troie, che la sottoscritta è entrata, di prepotenza, a far parte dell’harem di Jo. Presto lo scopriranno ed allora saranno scintille.

Continua

P.S. Racconto fantasia. Ogni riferimento a persone viventi o decedute è puramente casuale.

La storia di Iole 6

Le lascio a bearsi dei propri ricordi e vado a rifugiarmi nella zona delle stalle degli equini. Entro in una di esse e mi lascio andare sulle balle di fieno. Con la mente ricapitolo tutto il racconto e nel farlo non riesco a trattenere a che una mia mano scivoli fra le mie gambe. Non ho le mutande. Devo convenire che il venire a conoscenza delle imprese amorose di mia madre e di mia nonna mi hanno fortemente eccitata. Devo, in qualche modo, dare libero sfogo alla mia voglia di fare sesso. Non ho un uomo a portata di mano e quindi non mi resta altro che fare da sola. Si dice che chi fa da se fa per tre. L’altra mia mano va ad infilarsi nella scollatura della camicetta in cerca delle mie gonfie mammelle. Ne trovo una e l’artiglio. La stringo. Le dita circondano il grosso capezzolo e lo stringono in una morsa d’acciaio. L’altra mia mano sta accarezzando la mia passerotta. Anche qui le dita sono attratte dalla piccola protuberanza che, libera dal suo cappuccio, si è inalberata proiettandosi verso l’esterno. Sì, il mio clitoride urla la sua voglia di essere manovrato. Lo accontento; lo stringo fra le dita e lo strizzo. Una fitta sale dall’inguine e va a colpire prima il mio ventre e poi si propaga lungo il corpo fino a raggiungere il mio cervello. Mugolo. Le dita si muovono veloci sul clitoride che al loro tocco vibra come una corda di violino. Il mio cervello si annebbia. Intorno a me vedo solo ombre. La mano che mi sta torturando le zizze si sposta fino a raggiungere la sua compagna fra le mie gambe. Le sue dita si fanno largo fra le grandi labbra e si inoltrano nell’orifizio vaginale seguite da tutto il palmo. Tocco l’utero ingrossato dalla gravidanza con la punta delle dita; lo accarezzo strappandomi ulteriori gemiti. Mi chiavo con la mia stesse dita. L’orgasmo mi colpisce all’improvviso. Grido, godo e vengo diluviando nella mia stessa mano. Sono sfinita ma non appagata. Lentamente riprendo il controllo della mia mente. Attraverso la fessura delle palpebre vedo un ombra. La metto a fuoco. È mio padre. Capisco che è rimasto a guardare il mio modo di darmi piacere. Arrossisco. Veloce tiro giù la gonna e balzo in piedi. Lui non c’è più. Corro verso l’esterno e vedo la sua figura allontanarsi in direzione della casa. Devo assolutamente parlargli. Devo giustificare il mio comportamento. Mentre con passo lento lo seguo un diavoletto si è affacciato nella mia mente e mi sta dicendo che quello è l’uomo che può calmarmi. Devo solo non traumatizzarlo. Il gene della perversione trasmessomi da mia madre e da mia nonna hanno il sopravvento. Lui è già in casa; entro e vado alla sua ricerca. Lo trovo nel salone in prossimità del vano finestra. Sta guardando verso l’esterno. Lo chiamo. Si gira verso di me. Ha gli occhi lucidi. Conosco quello sguardo. Mio padre è arrapato ed io sono la causa della sua eccitazione. Guardo fra le sue gambe e noto il classico gonfiore dovuto all’eccitazione.

“Papà, devi scusarmi per poco fa. Non pensavo che tu stessi nelle stalle. Credevo di essere sola. Mi dispiace che mi hai visto in un momento di mia intimità.”

Sempre con quella luce negli occhi che non accenna a spegnersi mio padre tenta di giustificare la sua involontaria presenza all’accaduto.

“Non darti pensiero. Tu hai le tue necessità. Sono io che mi sono lasciato prendere dalla curiosità. Eri talmente bella che non ho saputo resistere dal fermarmi a guardare.”

La sua patta è più gonfia. Sono certa che manca poco e poi il suo cazzo scoppierà.

“Papà, dimmi la verità, mentre mi guardavi ti sei eccitato? Hai desiderato accoppiarti con me?”

Il volto del mio genitore diventa rosso porpora; un debole suono gli sale nella gola e si trasforma in una frase che auspicavo sentire.

“Iole, figlia mia, è vero, ti ho desiderata.”

“Perché sei scappato?”

“Oh, questa è bella. Cosa pretendevi che mi sarei buttato sul tuo corpo e ti avrei posseduta. Sei mia figlia.”

“Questo è vero, ma sono anche una donna e tu sei un uomo. In questo momento sei ancora eccitato e fra poco scoppierai se non ti sfogherai. Io mi sono masturbata ed ho goduto ma non sono ancora paga. Ho bisogno che un uomo calmi il mio bollente sangue che sta scorrendo veloce nelle mie vene. Vuoi essere tu quest’uomo?”

Jo strabuzza gli occhi, il rossore che prima gli copriva il viso diventa rosso fuoco. La sua bocca si apre ma non un suono esce dalla sua gola. Prima che gli prenda un colpo mi avvicino, gli prendo una mano e con lui al seguito mi avvio verso la mia stanza. Babbo mi segue come un cagnolino. È in trance. Entriamo nella mia camera che mi affretto a chiudere a chiave. Vado alla finestra e chiudo le tende. Accendo le luci. Ritorno da mio padre. Allungo le mani e gli slaccio la cinghia e poi faccio scorrere la zip dei pantaloni che lascio scorrere fino al pavimento insieme agli slip. Il suo cazzo, non più costretto, con un guizzo si proietta in avanti. Con il glande di colore vermiglio, lucido e completamente scoperto sembra un missile pronto a partire per lo spazio. Ha dei piccoli movimenti incontrollati. I miei occhi sono abbagliati da quella magnifica creatura. Ora capisco il perché le due maliarde se lo contendono. Non ho mai visto un cazzo cosi bello, cosi grosso e cosi lungo. Deve essere almeno 19 cm di lunghezza con un diametro ben 4cm. Lo circondo con le dita della mano. Sento contro il palmo della mia mano il pulsare del sangue che lo attraversa. Un gemito gli esce dalla bocca.

“Iole, ti prego, fermati. Non possiamo farlo. Siamo padre e figlia.”

“No, papà, siamo un uomo ed una donna ed io, in questo momento, ho bisogno che un uomo si impossessi del mio ventre. Papà voglio, desidero essere chiavata e devi essere tu a farlo.”

Senza lasciare l’impugnatura che esercito sul cazzo di babbo, avvicino il mio viso al suo e poggio le mie labbra sulle sue. La mia lingua guizza veloce verso la sua bocca penetrandola. Incrocio la sua lingua e do inizio ad un furioso duello. In un primo momento Jo cerca di resistere al mio assalto poi si lascia andare. Mi abbraccia e mi stringe fra le sue braccia. Risponde al mio bacio succhiandomi con forza la lingua.

“Dio, Iole, cosa stiamo facendo? Come sei bella. Si, bambina, ti voglio.”

Le sue mani giostrano con le mie vesti. Riesce a sfilarmele facendomi restare nuda fra le sue braccia. Io sono riuscito a sfilargli la maglietta. Le mie mammelle si schiacciano contro il suo torace. Il suo cazzo nonostante il mio pancione, preme contro il mio ventre. Ne avverto tutta la sua durezza. Senza lasciarmi e senza smettere di baciarmi mi fa indietreggiare verso il letto fino a farmi cadere distesa su di esso e con le cosce penzoloni. Si inginocchia fra le mie gambe, le solleva e le porta sulle sue spalle, china la testa in avanti, la sua bocca é sulla mia vulva. La sua lingua si fa strada fra il folto cespuglio di peli e raggiunge le grandi labbra. Come un serpente scivola fra di esse e si inoltra verso l’interno del roseo orifizio. Sul suo cammino incontra le gonfie e pulsanti piccole labbra che titilla facendole vibrare come corde di chitarra. Gemo e nitrisco. Le labbra della sua bocca hanno circondato le mie piccole labbra avviluppandole in un estasiante abbraccio e le succhiano. Dio, che goduria. Il mio paparino sa come trattare una donna. Ne sanno qualcosa la moglie e la suocera. Ancora qualche minuto di quel giochino e poi il serpente continua il suo strisciare verso l’interno. Raggiunge la cavità vaginale e da inizio all’esplorazione delle succulenti pareti. Sento la sua lingua leccare le secrezione che la mia vagina sta espellendo. Un primo orgasmo si impossessa del mio corpo. Non resisto devo gridare. Prendo un cuscino e lo premo sulla mia bocca. Urlo e soffoco il suono contro il cuscino. Quando l’urlo si è spento mi accorgo che mio padre mi ha penetrata la vagina con due dita della sua mano e me le sta stantuffando dentro. Mi sta chiavando. Mi porta ad un nuovo orgasmo. Ululo e vengo. Di nuovo sento il suo caldo alito sulla mia vulva. Di nuovo la sua lingua spazia sulla superficie delle mie grandi labbra. Sento la punta vorticare veloce. Sta cercando il mio clitoride. Lo aiuto portando le dita delle mani sui lati della vulva, esercito una pressione verso l’esterno ed il glande del mio clitoride si libera dal cappuccio e va incontro alla lingua di mio padre che con dolcezza lo lecca e lo titilla strappandomi lunghi nitriti. Il mio cazzetto si allunga e si indurisce. Babbo lo prende fra i denti e lo morde delicatamente. Mi sento morire. Afferro la testa di mio padre e la spingo contro la mia figa. Jo avvolge il clitoride con le sue labbra e lo succhia. Da inizio così ad un favoloso pompino. Lo fa durare un’eternità e smette solo quando sente il mio corpo in preda a forti convulsioni che sono il preludio di un sconvolgente orgasmo. Dalla mia uretra vengono espulsi potenti getti di miei umori che si riversano tutti nella bocca di mio padre che li ingoia senza non prima averli schiacciati contro il palato per gustarne il sapore. Prima che l’orgasmo giunga a conclusione artiglio le spalle di babbo e lo costringo a strusciare il suo corpo sul mio.

“Dai, babbo, è questo il momento che sto aspettando. Metti il tuo cazzo nella mia pancia. Penetrami. Chiavami.”

Papà si stende sul mio corpo, avverto la durezza del suo glande spingere contro la mia vagina. E’ fra le grandi labbra; lentamente si apre la strada verso l’interno. Mio padre sta spingendo il suo cazzo dentro il mio corpo con delicatezza. Ha timore di farmi male; di arrecare danno alla mia gravidanza. Devo io incitarlo ad essere più deciso.

“Forza babbo, mettici più vigore. Spingi. Non preoccuparti, non mi accadrà niente. Trattami come tratti la mamma quando la chiavi o come quando entri nel ventre di tua suocera.”

Al sentire questa mia ultima frase Jo si blocca.

“Cosa sai di me e di tua nonna?”

“Tutto. E prima che tu me lo chieda ti dico che sono state loro due a raccontarmi la vostra storia. Ora pensa a chiavarmi. Dopo abbiamo tutto il tempo per spiegarci.”

Con un colpo più forte mio padre affonda tutto il suo cazzo nel mio ventre. Stringo le cosce sui suoi fianchi e incrocio le gambe sulla sua schiena stringendolo in un abbraccio da cui difficilmente potrà sfuggire se non quando mi avrà pienamente soddisfatta.

“Papà, finalmente, mi sei dentro. Sono felice. Il mio paparino mi sta chiavando. Sarò la tua donna così come lo sono mamma e nonna. Dai, stantuffa questo tuo pistone nel mio cilindro e portami a spasso per l’universo.”

Per non gravare il peso del suo corpo sul mio pancione babbo poggia le sue mani sulle mie zizze e si solleva sulle braccia. Ed è in quella posizione che comincia a pomparmi il suo cazzo nella vagina. La mia mente è partita. Vedo miriadi di stelle corrermi incontro; soli che esplodono. Papà mi sta chiavando lentamente, il mio corpo sembra galleggiare in un mare di piacere. Nitriti e ululati accompagnano lo stantuffare del cazzo di mio padre nella mia pancia. Vorrei che questa chiavata non avesse mai termine. Solo ora mi rendo conto che ho sempre desiderato farmi chiavare da mio padre. Gli affondi del cazzo di babbo sono violenti ed ogni volta che il suo pube si scontra con la mia vagina mi lascio andare a lunghi gemiti di piacere.

“Ihiiiiiiiiiiiiiiiiii, Siiiiiiiiiiiiiiiii; continua cosiiiiiiiiiiiiiiii; come è bello. Oh paparino come ti amo. Nessuno mi ha mai chiavato cosi come lo stai facendo tu. Il tuo cazzo mi sta sventrando. Sento il tuo glande scontrarsi con il mio utero. Dai papà spacca in due questa troia di tua figlia.”

Mio padre non se lo fa ripetere ne tantomeno ha bisogno di essere incitato.

“Amore, figlia mia. Finalmente sto realizzando un desiderio che ho sempre avuto fin da quando eri una ragazzina. Stavamo in vacanza al mare. Per caso ti vidi nuda per la prima volta  mentre ti cambiavi il costume. Restai incantato dalla bellezza del tuo corpo; ti desiderai. Scappai in bagno e mi masturbai furiosamente pensando a te. Ed ora eccoti qui, distesa, nuda, sotto il mio corpo e con il mio cazzo piantato dentro il tuo fantastico corpo. Sembra che stia sognando; non riesco a capacitarmi di stare chiavando la donna che ho sempre desiderato. Iole dimmi che quello che stiamo facendo è realtà.”

Gli cingo il collo con le braccia e guido il suo capo contro la mia testa. Lo bacio sulla bocca; fisso i miei occhi nei suoi.

“Papà ti assicuro che non stai sognando; stai veramente chiavando tua figlia ed io sono felice che tu lo stia facendo. Il tuo cazzo è ben piantato nel mio ventre e spero che non sia anche l’unica volta. Sappi che anch’io, inconsciamente ho desiderato di farmi possedere da te. Questo è per me un grande giorno. Tu sei l’uomo che ho sempre sognato fosse mio. Papà ti amo. Voglio essere la tua amante segreta. Ne nonna e ne mamma dovranno sapere che tu mi chiavi.”

Mio padre non mi risponde. L’intermezzo è finito. Il suo dentro fuori riprende con più vigore. La mia mente si riempie di nebbia. L’unica scena che non mi abbandona è quella di vedere il grosso cazzo di babbo entrare ed uscire dalla mia vorace funny. I suoi colpi sono pieni di forza; il mio corpo comincia a vibrare. Brividi di piacere percorrono il mio corpo; strali incandescenti partono dalla mia vagina piena del cazzo di mio padre e raggiungono il mio cervello. L’orgasmo è vicino. Lo sento arrivare. Non mi trattengo e mi lascio andare.

“Papà sto godendo, vengo. Che meravigliosa sensazione.”

Anche Jo è giunto al culmine. Per un attimo si irrigidisce. Sento le sue bordate di sperma infrangersi contro il mio utero: una prima, una seconda e poi una terza. Mi riempie la vagina. Se non fossi già incinta sono sicura che babbo mi avrebbe ingravidata. Purtroppo come tutte le cose belle cosi anche quelle meravigliose sensazioni hanno fine. Esausto papà si lascia andare, sfila il cazzo dalla mia vagina e si abbatte di schiena sul letto al mio fianco. Mi giro su di un lato e sollevo la testa poggiandola sul palmo della mia mano. Lo guardo. Ha il viso disteso e gli occhi sono pieni di soddisfazione.

“Papà sei stato magnifico. Quando stavi dentro di me mi sono sentita proiettata nell’universo infinito. Dimmi: ti è piaciuto chiavare tua figlia?”

Jo chiude gli occhi.

“Mi chiedi se mi è piaciuto? So solo che mai ho provato sensazioni cosi estasianti. È stato sublime chiavarti.”

“Non sei pentito di aver messo il tuo cazzo nel mio ventre?”

“Pentirmi? E perché? perché ho chiavato mia figlia? Mai mi pentirò di aver scaricato il mio piacere nel tuo caldo nido.”

“Papà, sai cosa significa quello che è accaduto fra noi in questo giorno? Da oggi molte cose non saranno più le stesse. Tu sei lo stallone di casa ed io sono entrata a far parte della tua mandria. Le cavalle che dovrai soddisfare da oggi sono diventate tre. Io sono una puledra molto esigente. Forse più della nonna. Ce la farai a sostenere gli assalti di tre indemoniate?”

“Tenterò.”

Sono le sue ultime parole. Si addormenta. Mi alzo e vado in bagno a lavarmi la pussy che è impregnata dello sperma di mio padre. Ritorno in camera; mi rivesto ed esco dalla stanza senza non prima aver dato un ultimo sguardo al mio amante/padre.

 

Continua

P.S. Racconto fantasia. Ogni riferimento a persone viventi o decedute è puramente casuale.

La storia di Iole 5

Tua nonna quella notte fu un vero uragano dei sensi tanto che il mattino dopo non avevo la forza di uscire dal letto. Avevo il corpo che non rispondeva a nessun stimolo. Aprii gli occhi e mi guardai intorno. Ero sola. Il pensiero di Jo mi fece balzare in piedi. Corsi alla porta della stanza, l’aprii. Una scena da film porno mi si parò davanti. Restai immobile con la mano poggiata sulla maniglia. Al centro della stanza, in piedi, c’era l’uomo che sarebbe diventato tuo padre; aveva il viso rivolto verso il soffitto e stava mugolando. Aveva ben ragione di mugolare. Davanti a lui, in ginocchio, c’era Erika che, mentre con una mano teneva fermo l’indurito cazzo di colui che il giorno prima mi aveva deflorato, aveva la testa fiondata sulla fulgida spingarda e la stava leccando. La lingua di tua nonna sembrava la lingua di un serpente. Vibrava con una velocità tale che era impossibile vederne i movimenti. La mia fica e le mie tette conoscevano bene quelle vibrazioni. Mamma stava leccando il cazzo di Jo con una foga impressionante. Di colpo smise di leccarlo, lo circondò con le labbra e prese a succhiarlo; non ho mai visto tua nonna succhiare un cazzo; ne restai affascinata. Socchiusi la porta lasciando aperto uno spiraglio che mi consentiva di guardare, dal vivo, quella fantastica scena hard ed anche per vedere fino a che punto mia madre si sarebbe spinta. Mamma succhiò il cazzo di Jo senza farlo godere. Quando si accorgeva che stava per godere glielo mordeva con forza. Il dolore gli impediva di godere. Il pompino durò diversi minuti. Infine, forse stanca, lasciò che Jo le scaricasse nella gola tutto lo sperma che aveva accumulato nei testicoli. Erika lo ingoio tutto e leccò anche le ultime gocce che riuscì a far uscire mungendo il grosso cazzo di Jo. Dopodiché si rimise in piedi, lo abbracciò e lo baciò infilandogli la lingua in bocca.

“Ora vai, Louise potrebbe svegliarsi e non voglio che ti trovi qui. Capirebbe cosa c’è stato e questo mi darebbe fastidio. Aspettaci in spiaggia. Un’ultima cosa. Oggi pomeriggio torna qui, sarò sola. Mia figlia deve fare delle commissioni in città. Riprenderemo il discorso da dove lo abbiamo lasciato.”

Jo si dileguò. Aprii la porta e feci il mio ingresso nella stanza.

“Avevi fretta di succhiargli il cazzo? Almeno ti è piaciuto?”

“Mi hai spiata?”

“Non l’ho fatto intenzionalmente. Mi sono svegliata e sono venuta a cercarti. Quando ti ho vista inginocchiata davanti a lui e con il suo cazzo alla mercé della tua bocca non ho saputo resistere dal guardarvi. Ho sentito che gli hai detto di raggiungerti nel pomeriggio; se vuoi posso anche lasciarti sola con lui fin da stamane.”

“Lo faresti? Te ne sarei grata.”

“Lasciami il tempo di vestirmi e poi vado ad avvisarlo. Avrai l’intera giornata per soddisfare la voglia di stringerlo fra le tue cosce, rientrerò a sera inoltrata. Poi mi dovrai raccontare tutto.”

Il racconto di Erika

Avevo il sangue in ebollizione. Stentavo a crederci. A momenti un uomo mi avrebbe stretta fra le sue braccia e mi avrebbe posseduta. Erano anni che desideravo farmi una sana cavalcata con un giovane stallone. Ero talmente eccitata che non riuscivo a connettere. Dovevo calmarmi. Andai in bagno; riempii la vasca di acqua calda e mi immersi. Chiusi gli occhi e mi lasciai mentalmente andare. L’acqua calda ed i sali profumati fecero il loro dovere. Mi sentivo rilassata. Potevo andare incontro al mio destino. Aprii gli occhi e lo vidi. L’uomo dei miei desideri era lì, in piedi, nudo, e mi stava guardando. Istintivamente portai le braccia a coprirmi il petto. Lui sorrise. Si chinò, mi prese per le spalle e mi fece alzare. Avvolse il mio corpo con un grosso asciugamano da bagno, mi sollevò e mi portò in camera da letto; mi adagiò sul letto; mi asciugò frizionandomi il corpo con un asciugamano di lino. Ad operazione conclusa prese a guardarmi. Sentii i suoi occhi scorrere sul mio corpo; aveva uno sguardo carico di libidine. Brividi di piacere mi scuotevano il corpo. Lui lo capì. Sapeva che lo volevo. Il pompino che gli avevo fatto al mattino era la mia dichiarazione d’amore. Si distese sul mio corpo, sentii le mie tette schiacciarsi contro il suo torace, poggiò le sue labbra sulle mie che prontamente dischiusi accogliendo la sua lingua nella mia bocca; la imprigionai e la succhiai fino a fargli mancare il respiro. Intanto una mia mano si era insinuata fra i nostri corpi. Andai in cerca del suo organo riproduttivo; lo trovai. Era duro come una pietra e bollente come un ferro infuocato. Lo afferrai e lo guidai verso la fenditura delle mie grandi labbra. Lui sollevò il bacino quel tanto che bastava per facilitarmi l’operazione. Posizionai il grosso glande fra le grandi labbra e ….

“Spingi.”

Lentamente sentii il glande affondare nella mia vagina. Dopo anni finalmente un uomo stava chiavandomi. La lunga astinenza si fece sentire, ebbi subito un orgasmo. Mi abbandonai al suo desiderio. Avevo dimenticato cosa significhi avere un grosso cazzo stantuffare nella mia figa. Sentivo il glande urtare contro il mio utero. Dava dei violenti colpi seguiti subito dopo da lenti e dolci affondi. La mia mente era completamente offuscata dal piacere. Lo circondai con le gambe incrociandole sulla sua schiena. Il mio corpo non mi dava tregua. Gli orgasmi si susseguivano veloci uno dietro l’altro. Ero in preda ad un altro orgasmo quando di punto in bianco smise di pompare il suo cazzo nella mia pussy; lo sfilò e si mise in ginocchio. Lo guardai perplessa e anche con disappunto.

“Girati.”

“Cosa vuoi fare?”

“Tu girati e non preoccuparti.”

Con timore mi girai. Lui mi fece allargare le cosce. Per un attimo ho creduto che volesse sodomizzarmi. Mi tranquillizzai quando sentii il glande premere contro la vagina e lui che stendeva il suo corpo sulla mia schiena. Mi circondò il torace con le sue forti braccia andando ad ancorare le sue mani alle mie mammelle. Capii il suo intento. Allargai ancora di più le cosce e sollevai il bacino quel tanto che bastava a farmi penetrare. Il suo cazzo mi scivolo dentro come un piolo che affonda nel terreno. Era una nuova sensazione. Non ero mai stata chiavata da dietro. Mi sentivo come librata nell’aria. Un ennesimo orgasmo si impossessò del mio corpo; gridai e venni. Lui continuò a pompare il suo cazzo nella mia pancia. Sembrava un treno in corsa. Non accennava minimamente a rallentare. Altri orgasmi vennero e lui niente. Avevo la figa in fiamme. Lo sfregare del corpo di quel magnifico pistone contro le pareti del mio cilindro avevano reso incandescente la mia vagina. Mi bruciava e godevo a sentirla infiammarsi. Poi la locomotiva incominciò a rallentare fino a fermarsi del tutto. Ero distrutta. Restai a pancia sotto non so per quanto tempo e lui stava fermo, con il cazzo piantato nel mio ventre. Avvicinò la bocca al mio orecchio.

“Ti è piaciuto? Sei una donna favolosa. Chiavarti è stato come toccare il cielo. Mi piacerebbe diventare il tuo amante.”

Puntai le mani sul letto e mi sollevai; con un colpo di reni mi liberai del suo peso. Lo guardai. Aveva ancora il cazzo in tiro. Non aveva goduto. Lo montai e ancora una volta mi feci penetrare dal suo pomo. Puntai le mani sul suo torace ed affondai le unghia nella sua carne.

“Vuoi essere il mio amante? E con mia figlia come la metti?”

“Louise non avrà niente da temere; lei mi piace tanto quanto mi piace sua madre; troveremo una soluzione che ci permetta di soddisfare le esigenze tue, di tua figlia e mie.”

“Mi stai proponendo di essere la tua amante e allo stesso tempo vuoi essere anche l’amante di Louise? Nessuna delle due deve sapere che occupi il letto di entrambe? Io non ho niente in contrario ma non credo che tu possa tenere testa a due donne come me e mia figlia. Io ho anni di arretrati e ti divorerò. Louise, invece, non ha ancora provato cosa significa farsi chiavare da un cazzo come il tuo (dio che bugiarda che sono). Sta a te convincerla. Ora basta parlare. Diamo inizio alla danza. È il mio turno. Ti cavalcherò fino a sfinirti.”

Ti assicuro, cara nipote, che quel giorno tuo padre se la vide proprio brutta. La mia voglia di cazzo era tale che lo svuotai di tutta la sua arroganza. Quando fu netta la sensazione che per quel giorno non avrebbe più potuto soddisfare la mia voglia di sesso lo lasciai andare. Distrutto e barcollante sulle gambe si avviò verso l’uscita. Arrivato che fu sulla porta si girò e con voce forte disse:

“Erika hai un culo favoloso. Mi piacerebbe chiavarti nel culo.”

Gli lanciai il portacenere di pietra che era sul tavolo che riuscì ad evitare. Quando la porta si chiuse un largo sorriso si dipinse sul mio viso. Che ardire. Capisci, cara Iole, senza pudore mi disse che gli sarebbe piaciuto mettermelo nel culo.”

“Glielo hai permesso? Cioè, nonna, voglio dire hai lasciato che ti sodomizzasse? Te lo ha sfondato?”

Erika mi guardò con un espressione soddisfatta. Capii che babbo l’aveva anche inculata. Mi promisi di farmi raccontare del come avvenne che Jò arrivò a trapanarle il culo.

“Quando tua madre fece ritorno la misi al corrente degli avvenimenti. Le nascosi solo il particolare del culo. Louise si dimostrò felice e contenta di come si svolssero i fatti. Concordammo che ne l’una e ne l’altra avrebbero mai fatto cenno al fatto di essere entrambe amanti dello stesso uomo. Ci riuscimmo fino a quando, un mese dopo, la nostra ginecologa ci comunicò che eravamo entrambe incinte. Prendemmo la decisione di palesare al nostro stallone il nostro stato di donne pregne. Lo facemmo in un modo inconsueto. Lo chiamammo al telefono e lo invitammo a cena. Quando giunse ci trovò avvolte in vestaglie di velo nero trasparentissime. Ricordo che entrambe avevamo indossato delle calze nere a rete tenute su da reggicalze sempre neri. I nostri piedi erano calzati da scarpe nere con tacchi altissimi. Uno striminzito triangolo di stoffa copriva le nostre vagine. Un reggiseno di merletto nero con coppe forate sul davanti sosteneva le nostre zizze mentre i capezzoli facevano capolino dai fori centrali dei reggiseno. Era l’abbigliamento adatto a fargli sorbire la notizia che dovevamo dargli. Alla nostra vista cadde a sedere sul divano; aveva il respiro pesante; i suoi occhi si spostavano veloci a guardare prima il mio corpo e poi quello di Louise. Ci sedemmo al suo fianco e parlammo. Fu tua madre ad informarlo della gravidanza e fui io a dirgli che ognuna di noi due sapeva del rapporto che l’altra aveva con lui. Tuo padre sembrò scioccato dalle notizie. Dico scioccato perché appena finimmo di parlare si rimise in piedi, si sbottonò i pantaloni, se li sfilò e poi tolse anche gli slip. Il suo cazzo svettò come fosse un uccello che si librava nell’aria. Ci guardò.

“È questo che vi ha inseminate? Questo è il vostro totem: adoratelo.”

Io e tua madre ci guardammo e poi ci precipitammo ai sui piedi. Avvicinammo le bocche alla favolosa asta e cominciammo a leccarla. Dopo pochi minuti di quel trattamento venne e distribuì nelle nostre bocche, in eguale misura, il denso e squisito sperma che ingoiammo gustandolo. Da allora Jo venne a vivere con noi. Partorimmo. Un anno dopo eravamo nuovamente gravide. Tuo padre creò un’azienda. Decise, insieme a tua madre di trasferirsi in città per meglio seguire la sua attività. La lontananza non impediva a tuo padre di farmi visita e di soddisfare le mie esigenze. Ovviamente tua madre sapeva dove tuo padre trascorreva il tempo quando era lontano da lei. Allo scadere del periodo di gravidanza ci trasferimmo nella clinica della nostra ginecologa dove demmo alla luce i nostri secondi figli. Ritornammo a casa. Tua madre, dopo il parto, scelse di stare un periodo nella mia tenuta. Tuo padre ne fu contento, anche se ogni mattina si sobbarcava di due ore d’auto per andare al lavoro, aveva la possibilità di non spostarsi molto per farmi visita nel mio letto. Il periodo di ospitalità durò due anni duranti i quali tuo padre ci inseminò ancora una volta. È stata la volta che tu fosti concepita. Decisi che non potevo continuare a farmi ingravidare. Compresa tua madre avevo portato avanti 4 gravidanze. Troppe. Gli anni avanzavano. Mi feci prescrivere la pillola. L’ho presa fino a quando ho smesso di essere feconda. Lo stesso fece tua madre. Solo che lei, se volesse, potrebbe ancora sfornare bambini. Tuo padre continuò a cavalcarci con regolarità e lo fa ancora. Ecco ora sai di noi e di tuo padre. Entrambe ci innamorammo dello stesso uomo e invece di combatterci concordammo di farlo nostro. Lui ne fu felice e non ha mai smesso di amarci. Ecco questo è quanto volevi sapere.”

Che storia. Mia madre e sua madre hanno condiviso lo stesso uomo senza essere gelosa l’una dell’altra. Da questi sono state inseminate per ben tre volte mettendo al mondo sei vite. Mio padre continua ad entrare nel loro letto senza risparmiarsi e da quanto ho visto non rifiuta di avere incontri triangolari con le due mantidi. Il mio paparino deve avere i lombi perennemente gonfi se riesce a soddisfare le voglie delle due stupende sacerdotesse del sesso.

Continua

P.S. Racconto fantasia. Ogni riferimento a persone viventi o decedute è puramente casuale.

Voglia d’amare 8

È mattina; il suono di un clacson mi sveglia. Lo riconosco, è quello della macchina di mamma. Non ha perso tempo. Appena la madre l’ha invitata a raggiungerci non ha resistito. Muore dalla voglia di sapere. Balzo giù dal letto e mi precipito ad andarle incontro. Sapere che il mio amore è arrivato mi eccita. Mi è mancata. Arrivo alla porta, l’apro. Lei è lì splendente della sua bellezza. Mi precipito ad abbracciarla. Anita stende le braccia e frena il mio slancio.

“Non ti vergogni? È così che ricevi tua madre? Ti sei guardato? ”

Dio! Ho dimenticato di indossare i pantaloni. Sono nudo come un verme e con il cazzo in tiro. Farfuglio cercando di addurre scuse che non ci sono. Il pensiero di stringerla fra le braccia mi ha fatto dimenticare che in casa non sono solo. In camera da letto c’è mia nonna che sta ancora dormendo. Anch’essa è nuda. Non può essere diversamente dal momento che abbiamo trascorso una notte a chiavare come conigli.

Mia madre dopo aver frenato il mio slancio lascia che una sua mano scenda ad artigliare il mio cazzo. Lo avvolge con le dita e lo stringe.

“Vedo che è bello duro e pronto all’uso. Anche se è passato appena un giorno mi è mancato molto.”

“Mamma anche tu mi sei mancata. Si, con la nonna ho dato libero sfogo alle mie perversioni ma è te che desideravo chiavare.”

“Non dirmi che mentre ti chiavavi mia madre con il pensiero la tradivi con me?”

“Oh no. Julie è una vera sacerdotessa del sesso. Avevi ragione quando mi hai detto che tua madre mi avrebbe divorato. Non ci è riuscita perché i tuoi insegnamenti mi hanno aiutato a tenerle testa. Se ti dico che l’ho fatta svenire dal piacere mi crederesti?”

Senza lasciare la stretta sul mio cazzo Anita mi guarda sorpresa.

“Davvero è svenuta? Dio come sono contenta. Sono orgogliosa di te. Finalmente mia madre ha trovato pane, meglio dire un cazzo, per i suoi denti. Se quanto dici è vero mi devo preoccupare. Conoscendola lei non ti darà più tregua.”

Mi avvicino e la circondo con le braccia. Lei continua a stringere il mio cazzo.

“Mamma non devi preoccuparti. È vero, la nonna già mi ha detto che mi vuole per amante, ma io le ho detto che sarò sempre pronto a soddisfare le sue esigenze di vacca in calore fermo restando che la mia preferita sei tu. Lei ha detto che voi due avreste trovato un intesa per alternarvi nel mio letto.”

Anita ha uno sguardo pieno di libidine. I suoi occhi sono fissi nei miei ma il suo sguardo mi sta chiedendo altro. La sua mano libera guida una mia mano fra le sue gambe fino a fermarla sulla sua figa. È senza mutande. È tutta bagnata. La sua vagina sta secernendo rivoli di piacere.

“Figlio mio, non ce la faccio più. Sono tutta un fuoco. L’unico modo per spegnerlo è di mettere il tuo idrante nella mia fucina ed innaffiarla fino a consumare il fuoco che mi sta divorando. Dai, chiavami.”

È quello che volevo fare fin dal momento che l’ho vista. La faccio indietreggiare fino all’auto. Poi la giro e le faccio mettere le mani sul cofano motore; le sollevo il vestito portando allo scoperto le sue bianche e lisce natiche. Lei ha allargato le gambe. Il mio cazzo sembra il cazzo di un cavallo. Si agita, vibra. Lo prendo con una mano e lo guido fra le grandi labbra della vagina di Anita. Un colpo e, favorito dagli umori di cui è già piena, affondo nel caldo ventre di mia madre. Un lungo ululato si propaga nell’aria. È mamma che sta gridando la sua gioia. Faccio scorrere la zip del vestito e glielo sfilo. Non ha nemmeno il reggiseno. Era talmente ansiosa di raggiungerci che non ha indossato altro che il solo vestito. Mi chino sulla sua schiena; la circondo con le braccia e le abbranco le grosse mammelle. Le pastrugno. Le dita delle mie mani hanno artigliato i grossi capezzoli e li stanno torturando. Anita nitrisce.

“Amore è passato appena un giorno da che non stantuffi il tuo pistone nel mio cilindro e mi sembra un’eternità. Ora sei qui, nel mio ventre. Sento tutta la potenza del tuo cazzo squassarmi la vagina; dio, come godo.”

La sua vagina si sta riempiendo delle sue stesse secrezioni. Lo avverto dalla facilità con cui il mio cazzo entra ed esce dalla sua figa. Non sento attrito. I miei affondi sono a volte violenti ed a volte dolci. Mamma è in piena estasi. Ad ogni fendente che le meno nella pancia con il mio gladio nitrisce e ulula. Sono talmente impegnato a chiavarmi mia madre che non mi accorgo di un’altra presenza.

“Avevi talmente voglia di chiavarti tua madre che non le hai dato tempo di farla entrare in casa. Meno male che siamo ben addentro alla proprietà e lontani dalla strada. Sai lo spettacolo che avreste dato.”

È Julie, si è svegliata. Le grida di piacere della figlia l’hanno attirata. Anche lei è nuda. Si posiziona su di un lato dei nostri corpi e si gode la chiavata. Il suo sguardo si sta riempiendo di libidine. Si sta eccitando. Sale sul cofano dell’auto e ci si siede. Allarga le cosce e strofinando il bacino sulla lamiera avvicina la sua vagina alla testa della figlia. Anita solleva la testa e la vede.

“Mamma ci sei anche tu?”

“Si, bambina. Vedervi chiavare mi ha mandato in ebollizione gli ormoni. Stanno danzando. Hanno bisogno che qualcuno li accompagni nella danza. Solo tu puoi dare sollievo alla mia passera. Vieni, baciala. Leccala come solo tu sai fare.”

Mamma fionda la testa fra le gambe della madre incollando la sua bocca sulla vagina di Julie che al primo contatto della lingua della figlia lancia un nitrito da cavalla imbizzarrita. Non avrei mai creduto di giungere a tanto. Io sto chiavando mia madre e contemporaneamente mia nonna si sta facendo leccare la figa dalla figlia. Vista da fuori deve essere una scena da film porno e lo spettacolo diventa più eccitante se si sapesse che le due donne sono madre e figlia e l’uomo che sta chiavando la più giovane è il figlio di questa e nipote dell’altra. Andiamo avanti per diversi minuti. Nonna, sotto il sapiente lavoro di lingua della figlia, raggiunge diversi orgasmi. Mamma non le è da meno. Io, invece, favorito dalla lunga notte trascorsa a chiavarmi mia nonna riesco a non venire rendendo cosi felice mia madre che si gode il galoppo del mio cazzo nel suo ventre per un periodo abbastanza lungo. Per quanto possa trattenermi devo convincermi che sono un uomo e che, avendo sotto di se il corpo meraviglioso di sua madre e con il cazzo piantato nell’infuocato ventre della stessa, non ho molta resistenza. I miei colpi nella figa di mamma si fanno più violenti e l’andatura del dentro fuori diventa un veloce galoppo che termina allorché dai miei gonfi testicoli il liquido seminale sale lungo il condotto uretrale. Così come un vulcano che va in eruzione cosi il mio cazzo riversa nel ventre di mia madre una quantità considerevole di denso sperma che le riempie la orrida vagina andando ad infrangersi contro il suo utero. Sono sfinito. Mi abbatto sulla schiena di mamma. La mia bocca e sulla sua nuca. Le mordo il collo. Anita gira la testa e mi porge la sua bocca che mi precipito a penetrare con la mia lingua. Frugo la sua cavità orale e avverto un sapore che già conosco. Appartiene a mia nonna. Mamma ha la bocca piena delle secrezioni vaginali di sua madre; li faccio miei. Le pulisco la bocca lappando quei gustosi liquidi. Quando gli ultimi brividi hanno abbandonato i nostri corpi ci ritroviamo, tutti e tre, in piedi a guardarci negli occhi; non c’è ombra di vergogna per quello che abbiamo appena fatto. Ci sorridiamo e ci abbracciamo. È mia nonna la prima a parlare.

“Oggi è l’inizio di una nuova storia d’amore. Ti ho invitata a venire perché, tenuto conto che tuo figlio dovrà soddisfare anche le mie voglie di donna lussuriosa e viziosa, voglio raggiungere un’intesa con te per meglio gestire le sue prestazioni di toro da monta. Non solo; devo metterti al corrente di un progetto che ho già discusso con tuo figlio e che spero incontri il tuo favore perché la sua realizzazione soddisferà: a) un desiderio di tuo figlio; b) ci permetterà di vivere il nostro rapporto incestuoso con consapevolezza e nella massima segretezza. Per farlo dobbiamo fare in modo che le allusioni vengano messe a tacere. Vieni, entriamo in casa; staremo più comodi.”

Sono in mezzo a loro due. Loro mi cingono la vita con un braccio, io ho le mani poggiate sui loro culi. Così avvinghiati facciamo il nostro ingresso in casa. Julie si distacca.

“Vado a preparare la colazione, voi intanto fate pure quello che volete.”

Anita fissa i suoi occhi nei miei.

“Mamma non ti dispiacerà se mentre sei in cucina io comincio a prendermi qualche anticipo assaggiando il cornetto di tuo nipote?”

“Fai pure. Basta che non lo consumi tutto.”

Mia madre mi spinge verso il divano; mi fa sedere.

“Allarga le cosce.”

Eseguo. Lei si inginocchia a viene a sistemarsi fra le mie cosce. I suoi occhi sono puntati sul mio cazzo che è penzoloni. Allunga una mano e lo circonda con il palmo e le dita. Il calore della sua mano si trasmette al mio cazzo che ha prima un movimento incontrollato e poi incomincia ad indurirsi. Mamma china la sua testa in avanti e poggia le sue labbra sul vermiglio glande. Sento lo schioccare del classico rumore del bacio; risolleva la testa e mi guarda.

“Spero che il tuo cornetto sia anche fornito di gustoso yogurt. Ho uno sfrenato desiderio di riempirmi la bocca del tuo sperma; voglio sentirlo scendere lungo la trachea fin giù allo stomaco.”

La sua mano lascia il mio cazzo ed insieme all’altra solleva le grosse mammelle e le porta a circondare il cazzo con la loro soda carne. Le preme contro il mio muscolo e comincia a segarmi con le tette. Sento il cazzo aumentare di volume. Si indurisce. Vedo la testa di mia madre di nuovo chinarsi in avanti; sento la punta della sua lingua darmi dei veloci colpi sul glande e poi vorticare sul frenulo e intanto continua a massaggiarmi il cazzo con le sue favolose zizze. Dalla mia bocca escono lunghi ululati. Le labbra di Anita hanno completamente fagocitato il mio glande. Le leccate hanno lasciato il posto alla suzione. Mamma mi sta succhiando il pene e lo sta facendo con maestria. Sembra che nella sua vita non abbia fatto altro che succhiare cazzi. So con certezza che gli unici due falli che hanno avuto il piacere di godere dei favori della sua bocca sono stati quello di mio padre ed il mio. Sono arrivato al limite. Stringo le mani intorno alla testa di mia madre e la blocco. Agito il bacino e le chiavo la bocca. L’orgasmo arriva; lo aspettavo. Dal glande vengono sparate possenti bordate di sperma che si perdono nella bocca di mia madre la quale non fa molta fatica per ingoiarle. La mia gioia di averla riempito la bocca del mio sperma gliela dimostro infilando la mia lingua nella sua bocca e lappare i residui di sperma che non sono scesi nel suo stomaco. Sto ancora deliziandomi della bocca di mia madre che mia nonna fa il suo ingresso. Ha le mammelle al vento ed un grembiule le cinge la vita coprendole la pancia.

“Spero che ne hai lasciato un poco anche a me?”

“Mamma, non arrabbiarti, ma non sono riuscita a contenermi. Era troppo la voglia di bere il suo yogurt. Potrai sempre rifarti. Lascialo ricaricare e poi vedrai come ti sparerà in gola il suo frutto.”

“Ricordati, figlia mia, che tuo figlio non è una macchina. Lui è fatto di carne ed ossa ed ha bisogno di essere nutrito oltre che riposare per poter soddisfare i miei e tuoi bisogni. Lo dobbiamo noi aiutare a preservarsi.”

Detto questo Julie viene a sedersi al mio fianco.

Continua

P.S. Racconto fantasia. Ogni riferimento a persone viventi o decedute è puramente casuale.

Le mammelle di Raquel

Fin dalla più tenera età il seno femminile è stato per me un incubo. In particolare le tette che più mi attraevano erano quelle di mia madre. Le tette di mamma erano per me un magnete. Da premettere che mamma mi ha lasciato succhiare le sue tette fino ad oltre i due anni. Poi nacque mia sorella che usurpò il mio posto. La odiai. Non durò molto. Anche lei, due anni dopo, dovette lasciare il posto al nuovo venuto: mio fratello. L’odio che prima avevo nutrito per mia sorella lo riversai sul terzo nato. Per tutto il periodo dell’allattamento di mia sorella e di mio fratello sono stato sempre presente. Mai ci fu giorno che non assistetti alle loro poppate traendone anche profitto. Gli anni passarono. Io crebbi. Eppure la figura di mia madre con le tette al vento era sempre presente nelle mie fantasie. Del resto mia madre non fece niente per scacciare dalla mia mente la visione delle sue mammelle. Al contrario era sua abitudine gironzolare per casa con vestaglie trasparentissime che mettevano in evidenza i suoi grossi seni (quarta taglia) con i grossi e scuri capezzoli che premevano contro la stoffa come volessero perforarla. Non solo. Anche quando andava in bagno lasciava sempre la porta aperta in modo che io potessi guardarla mentre stava seduta sulla tazza o sul bidet a fare i suoi bisogni o le sue pulizie. I suoi movimenti favorivano l’aprirsi della vestaglia mettendo in mostra le grosse bianche bocce di alabastro che ondeggiavano ad ogni suo movimento. Lei alzava gli occhi, mi guardava e sorrideva. Mai un rimprovero. Sembrava le piacesse mostrarmi le sue mammelle ne io mi premunivo di giustificare la mia presenza. Una cosa che mi faceva impazzire era quando la vedevo, in camera sua, seduta davanti allo specchio, nuda dalla cintola in su, noncurante della mia presenza, che si passava la crema rassodante su entrambe le zizze e concludeva l’operazione, sollevandole con le mani e portando i capezzoli alle sue labbra dove ad attenderli c’era la sua lingua che, con la punta, li titillava per diversi minuti dopo di che, dava un ultimo sguardo allo specchio e poi la frase che mi mandava in tilt.

“Siete magnifiche e vi amo.”

Raquel (è il nome di mamma) non aveva solo il seno bello e prosperoso. A vederla era  uno spettacolo. 38 anni. Due grandi occhi neri. Una bocca con labbra carnose. Bionda. Alta circa 175 cm. gambe lunghe e cosce ben proporzionate che si perdevano in due favolose natiche. Nonostante avesse partorito ben tre volte aveva un corpo da far invidia alle più affermate fotomodelle. Un ventre piatto e, come già ho detto, due belle e grosse mammelle che ornavano il suo largo torace.

In famiglia ero l’unico che aveva un’attrazione morbosa per le tette di mamma. Ero l’unico che rovistava nella biancheria in cerca dei suoi reggiseno ed impossessarmene. Li portavo in camera mia e li conservavo sotto al cuscino dove puntualmente il mattino successivo mamma li trovava. Li prendeva e li riponeva nei suoi cassetti. Molte volte li ha lasciati senza portarli via e me lo rammentava appena tornavo a casa dalla scuola.

“Amore, puoi anche controllare, ho lasciato le cose come stavano. Non ho portato via niente dalla tua camera. Anche il cuscino è al suo posto.”

Io arrossivo e correvo in camera dove sotto al cuscino trovavo il suo reggiseno ben piegato. Lo prendevo e baciavo le coppe immaginando di baciare i suoi seni. Raquel sapeva di questa mia ossessione per il suo seno. A mia madre piaceva sentirsi guardata anche se gli occhi che la divoravano erano quelli del suo primogenito. In famiglia ero l’unico a godere della vista delle mammelle di mamma. La mia genitrice prima di mostrarsi semivestita, si assicurava che in casa non ci fossero ne mio padre, ne mia sorella e nemmeno mio fratello. Lei riservava unicamente ai miei occhi la bellezza delle sue bianche tette. Non solo lasciava che la guardassi ma mi provocava pure. Non faceva altro che torturarmi con domande del tipo:

“Ti piacciono le tette della mammina? Vorresti toccarle? Ti piacerebbe baciarle?”

e tante altre frasi dello stesso tipo. La tortura aveva termine solo quando in casa era presente qualche altro componente della mia famiglia. Non si limitava solo alle frasi. La sera, prima di andare a letto, veniva nella stanza che dividevo con mio fratello e ci dava il bacio della buona notte. Con mio fratello il bacio si limitava a poggiare le labbra della sua bocca sulla fronte; con me invece era diverso. Senza farsi notare da mio fratello si apriva la vestaglia e si chinava facendomi balenare davanti agli occhi le sue mammelle che penzolavano come due grosse campane e con i capezzoli che quasi mi sfioravano la bocca e invece di darmi il bacio della buona notte mi sussurrava:

“Vuoi succhiarle? Peccato che non ho latte altrimenti te lo lascerei fare.”

Già il latte. Ricordo che alla fine di ogni poppata riservata prima a mia sorella e poi a mio fratello mi chiamava e mi faceva succhiare il latte che le sue ghiandole mammarie producevano in eccesso. Ricordo che mi avventavo sulle sue poppe come un affamato. Le svuotavo di ogni goccia di latte. Quella pratica è andata avanti fino a quando ha smesso di allattare l’ultimo nato lasciando in me il mai spento desiderio di succhiarle le zizze. Ancora oggi questa mia ossessione mi toglie il sonno. Mia madre nonostante i suoi anni è una splendida donna. Cinque anni fa ha divorziato da mio padre che è riuscito ad ottenere l’affidamento di mia sorella e di mio fratello che all’epoca del divorzio avevano 11 e 9 anni. Io restai con la mia dea per mia scelta e per decisione del giudice che concesse il divorzio. Avevo 13 anni. Oggi ne ho diciotto. Raquel non si è mai lamentata di essere rimasta senza marito. Ha sofferto per la separazione dagli altri due figli alleviata dal fatto che almeno due giorni alla settimana li trascorre con loro. L’unico rimastogli sono io.

Il mese successivo al divorzio Raquel ha come un sussulto di libertà. La sua vita cambia completamente. Diventa più trasgressiva nell’abbigliamento e nel comportamento senza però mai trascendere nel volgare. Attira l’attenzione di ogni passante uomo o donna che sia. I suoi colleghi di ufficio le fanno continue avance. Lei gode di tutto questo e quando torna a casa mi fa il resoconto della sua giornata di lavoro suscitando in me invidia e gelosia. Raquel se ne accorge.

“Dimmi un po’, non è che sei geloso? Dai confessalo. Vorresti essere tu l’uomo che nel mio letto sostituirebbe tuo padre?”

Ed ogni volta non le rispondo. Mi limito a stringere i denti facendoli stridere e nel farlo le mascelle si induriscono. È il segnale che conferma a mia madre le sue intuizioni sui miei desideri.

“Anche se non rispondi so che è così. Tu mi vorresti nel tuo letto; tu desideri accoppiarti con tua madre.”

Poi il fatidico giorno giunge inaspettato. È estate. Siamo in vacanza nella nostra villa in montagna. Rientro da un’escursione. La villa è silenziosa. Vado in direzione del salone. La porta è aperta. Mia madre è seduta sul divano. Indossa la sua solita camicia che le arriva fino alle ginocchia. È completamente aperta sul davanti. Ha le mani appoggiate sulle prosperose mammelle e se le sta pastrugnando. Le sue dita sono artigliate ai grossi capezzoli e li sta torturando. Ha gli occhi chiusi. Le sue labbra sono dischiuse e dalla sua gola salgono suoni che denunciano un forte piacere. Non ho mai visto mia madre godere. Sono incantato. Di colpo Raquel apre gli occhi e mi vede. Sorride. La mia presenza non la infastidisce. Al contrario stende le braccia verso di me e mi invita a raggiungerla. In un balzo sono seduto al suo fianco. Mi fa il gesto di stendermi e di poggiare il capo sulle sue cosce. Vedo le sue mani adoperarsi per liberarsi della camicia. Resta completamente nuda. Senza distogliere lo sguardo dal mio china il busto in avanti e le sue mammelle ciondolano sul mio viso. Un capezzolo mi sta sfiorando le labbra.

“Su, apri la bocca. E’ giunto il momento. I tuoi sogni stanno per diventare realtà. Dai succhiami le tette. Sono anni che aspetti questo momento e sono anni che desidero che tu lo faccia.”

Non mi sembra vero. Sto certamente vivendo un sogno. Forse devo ancora rientrare a casa. No, non sto sognando. Quelle che pendono davanti ai miei occhi sono realmente le zizze di mamma e me le sta offrendo invitandomi a succhiargliele.

“Cosa stai aspettando? Non è questo quello che hai sempre voluto?”

“Si, mamma.”

Sollevo la testa quel tanto che basta per agganciare con le mie labbra il grosso capezzolo e trascinarlo nella mia bocca. Le mie labbra hanno anche circondato la sua grossa e scura aureola. Con la lingua schiaccio il capezzolo contro il palato e comincio a succhiare. E’ una cosa che ho sempre saputo fare e trattandosi delle zizze di Raquel i miei ricordi non mi tradiscono. Con voracità passo da una tetta altra. Mamma lancia continui miagolii. Una sua mano prende a sbottonarmi la camicia. La lascia scorrere sul mio torace. Le sue dita giocano con i miei capezzoli; continua a scendere; mi slaccia la cinghia dei pantaloni e fa scorrere la zip. La sua mano si posa sugli slip che coprono il mio indurito cazzo. Lo accarezza. Lentamente le sue dita si infilano negli slip. Incontrano il cazzo e lo circondano.

“Però. Sei ben messo. Non credevo avessi un cazzo di tali dimensioni. Da quanto è duro arguisco che vorresti dargli un ricovero per farlo ammorbidire. Ti piacerebbe infilarmelo nel ventre? Vuoi chiavarmi?”

Non è possibile. Mia madre mi sta chiedendo se voglio chiavarla.

“Mamma sarei l’uomo più felice del mondo se il tuo ventre desse ospitalità al mio cazzo. Si, voglio chiavarti. ”

“Fallo. Ho atteso questo giorno da tanto tempo, forse troppo tempo. Vieni entra in me e possiedimi.”

Mi metto in piedi e mi libero dei vestiti. Intanto mamma ha spostato il suo bacino sul bordo del divano ed ha allargato le cosce a compasso. Una folta foresta di peli nascondono la sua vagina. Senza porre altro tempo tra il mio cazzo e le sue grandi labbra mi posiziono fra le sue gambe ed indirizzo il muscolo di soda carne contro la sua vagina. Il glande si apre la strada verso l’interno. Mamma solleva il bacino quel tanto che basta a far scivolare verso il profondo dello scuro orifizio vaginale il mio ariete che, a dispetto di molti altri, è di buone dimensioni sia in lunghezza che in larghezza. Mentre la penetro mamma lancia continui miagolii di piacere.

“Dai, figlio mio, stantuffa questo tuo pistone nel ventre della tua mammina. Sono anni che un cazzo non ara la mia vagina. Ho dimenticato cosa significa farsi chiavare da uno stallone bello e forte. Fammi galoppare fino a sfinirmi.”

Non so come ma metterò tutto il mio impegno per soddisfare la sua voglia di piacere. Devo riuscire a farle dimenticare il periodo di astinenza. Sono suo figlio e non voglio deluderla. Lentamente comincio a pompare il mio cazzo nella sua orrida vagina. Lei apprezza il mio modo di chiavarla.

“Si, continua così. Dai, fai impazzire la tua mammina. Dio come sei bravo. Mi piace molto il modo in cui mi stai chiavando. Dimmi, amore, chi è la tua maestra. Chi ti ha insegnato a chiavare in questo modo?”

Senza smettere di pomparle il cazzo nella pancia le rispondo.

“Tu sei la mia maestra. Io non ho avuto altre donne. Tu sei la prima. Ho fantasticato molto possederti. Ho immaginato come sarebbe stato bello chiavarti e al come procurarti piacere. Ed ora eccomi qui, con il mio corpo fermo fra le tue cosce e con il cazzo piantato dentro al tuo ventre provando e cercando di darti il massimo del piacere. Mamma io non ti ho mai tradito.”

Gli occhi le si riempiono di lacrime.

“Amore, veramente sono la tua prima donna? Prima di me non hai chiavato nessun’altra donna. Non sei stato nemmeno con le prostitute?”

“No, fra me e te non c’è mai stata nessuna altra.”

“Mi stai facendo dono della tua verginità? Figlio mio, stai facendo di me la donna più felice del mondo.”

Mi circonda il torace con le braccia e mi attira a se. Le sue lunghe gambe vanno ad incrociarsi sulla mia schiena. Due bianche cosce stringono i miei fianchi. Avvicino le labbra alle sue e le infilo la lingua in bocca; lei se ne impossessa e la succhia con avidità. In tutto questo tempo il dentro fuori del mio cazzo nella sua vagina non ha avuto un attimo di tregua. Il mio pene affonda nell’agognata figa di mia madre come un piolo affonda nella terra. Ad ogni colpo Raquel emette lunghi ululati che mi eccitano e mi incoraggiano a continuare nell’azione intrapresa. Mai avrei pensato di riuscire a chiavare mia madre, la donna dei miei sogni erotici. La sento irrigidirsi.

“Sì; Sìììììììì, così. Oh dio sto venendo. Non credevo fosse possibile. Non smettere.”

Non ne ho la benché minima intenzione. Al contrario aumento l’andatura del dentro fuori. Il mio ariete affonda nel suo corpo con più vigore. I colpi che le fiondo nel ventre sono violenti. Le sue urla di piacere si intensificano. Un ruggito mi dice che il suo piacere è giunto al culmine. Sta godendo. Un attimo dopo anche il mio vulcano va in eruzione.

“Mamma, non riesco a trattenermi. Vengo.”

“Si vieni pure. Non darti pensiero. Scarica il tuo piacere nella mia pancia. Riempi la mia vagina del tuo liquido seminale.”

Bordate di denso e copioso sperma si riversano nella sua vagina andando ad infrangersi contro il suo utero. Il mio sperma si unisce alle sue secrezioni vaginali dando così vita ad un lago che le colma la figa fino all’orlo. Il mio corpo non più in tensione si abbandona sul suo. Lei mi bacia il viso.

“Grazie. Non credevo riuscissi a farmi godere. Per essere la tua prima volta sei stato meraviglioso. Dai, tiralo fuori e lasciami andare in bagno.”

Mi sollevo e le sfilo il cazzo dalla vagina; mi metto al suo fianco. Lei si alza e si dirige verso il bagno, entra e chiude la porta dietro di se. Resto solo a rimuginare su quanto è accaduto. Ho chiavato mia madre e lei è cosciente di essersi accoppiata con suo figlio. Da oggi la nostra vita non sarà più la stessa. Sono perplesso. Che futuro potrà mai avere il mio amore per mia madre? È Raquel a dissipare ogni mio dubbio. Dopo circa un’ora esce dal bagno; è avvolta in un accappatoio rosa. Si avvicina; si china e mi bacia le labbra.

“Tocca a te. Quando avrai finito raggiungimi nella mia camera da letto. Da questa sera sarà anche la tua camera. Dormiremo nello stesso letto. Sarai il mio amante e niente ti strapperà dalle mie braccia.”

“Mamma sei protetta? Voglio dire hai preso le dovute precauzione?”

Raquel mi guarda con un ghigno dipinto sul volto. Non mi risponde. Si gira e scompare nella camera da letto. Due mesi trascorrono da quella nostra prima volta. Io e mamma ci sollazziamo senza un attimo di sosta. Il kamasutra diventa il libro più seguito. Una sera stiamo nel salone. Sono disteso sul divano e con la testa appoggiata sulle sue cosce. Lei mi accarezza la testa. Le sue dita si intrufolano nei miei capelli. La sua voce mi arriva all’orecchio. Parla con calma.

“Amore è accaduta una cosa meravigliosa. Grazie a te sarò di nuovo madre. Sono incinta. Mi hai ingravidata.”

Balzo a sedere. La guardo sbalordito.

“Stai parlando seriamente? Nel tuo ventre sta crescendo un figlio mio?”

“Sì. Avrai un figlio e sarò io a partorirlo; spero non ti dispiaccia?”

“Dispiacermi? E perché? Avere un figlio da mia madre è la cosa più bella che potesse capitarmi. È il più bel regalo che tu potessi farmi.”

La stringo contro di me e la copro di baci. Mi allontana. Assume un espressione seria.

“Amore, ti rendi conto che non possiamo più restare in questa città. La gente già mormora su noi due e quando mi vedrà andare in giro con il pancione non impiegherà molto a trarre conclusioni. Anche se siamo due adulti avremmo molti fastidi. Nessuno perdonerebbe ad una madre di essersi fatta ingravidare dal proprio figlio. Dobbiamo lasciare questo paese.”

Così facciamo. Raquel vende tutto il suo patrimonio. Tiene solo la villa di montagna. Cede, a mio fratello ed a mia sorella, le azioni della società in cui lavora e di cui è socia di maggioranza. I due non capiscono la mossa di mia madre. Mai sapranno del rapporto incestuoso che mamma ha con suo figlio. Per evitare la loro certissima condanna per l’amore che lei mi porta, nel suo futuro c’è anche la rinuncia a vederli. Lasciamo il paese. Ci trasferiamo in un’altra nazione dove compriamo un vecchia e grande villa che ristrutturiamo. Trascorso il termine della gravidanza Raquel partorisce una bella bambina. Il rito dell’allattamento viene ripreso. Mamma ha due bambini da sfamare. Io e mia figlia. È l’inizio di una nuova vita.

P.S. Racconto fantasia. Ogni riferimento a persone viventi o decedute è puramente casuale.

Voglia d’amare 7

Fatto la doccia, Julie appronta un fugace pasto a base di uova in tegamino, carne arrosto ed insalata. Tutte cose che sono già presenti nel frigo che, mi dice, è sempre ben fornito. Dopo aver sparecchiato mi prende la mano e mi guida verso una delle porte. L’apre. È una stanza da letto. Una volta dentro si libera dell’accappatoio e mi invita a fare altrettanto. Ci stendiamo nudi sul letto; mi abbraccia.

“Hai avuto quello che agognavi. Ti è piaciuto mettermelo nel culo? Ora tocca a me prendermi la ricompensa per essermi fatta sodomizzare. Tu mi piaci e voglio che questo giorno sia speciale. Ti darò tutta me stessa, anche l’anima. Ti amerò come non ho mai amato.”

“Nonna, anche tu mi piaci. Tutto di te mi eccita. Voglio essere il tuo amante.”

“Non dire scemenze. Non sarai mai il mio amante perché non ti amo. Io sono una donna che non vuole legami. Sarai comunque il mio preferito. Quando mi sentirò giù di morale ti chiamerò e tu verrai a coccolarmi. Non dimenticare che tu già hai un’amante ed è tua madre. Non vorrai certamente tradirla con me?”

Smette di parlare e rovescia il suo corpo sul mio; poggia le sue sensuali labbra sulle mie e mi bacia infilandomi la lingua in bocca. Dopo alcuni minuti di guizzanti dentro fuori delle nostre lingue nelle reciproche bocche mia nonna comincia a far scorrere le sue labbra sul mio corpo. La punta della sua lingua guizza veloce su ogni cm della mia pelle strappandomi mugolii di piacere. Giunge sui miei capezzoli, li avvolge con le labbra e li succhia. È qualcosa di fantastico sentirmi succhiare i capezzoli. Dopo un tempo che sembra interminabile riprende a baciarmi. Il ventre, i fianchi ed il pube sono suoi terreni di caccia. I mugolii si sono incrementati. Infine la sua lingua giunge al culmine della scorreria. Un getto caldo investe il mio glande. Uno schiocco di labbra e, nello stesso istante, un vorticare di lingua intorno alla circonferenza del mio glande mi strappano un lungo ululato. Le metto le dita nei capelli e glieli scompiglio scuotendole la testa.

“Nonna sei brava. Mi stai facendo impazzire.”

Julie è talmente indaffarata a far guizzare la sua lingua sul glande del mio cazzo che non si degna di rispondermi. Si limita ad alzare gli occhi e fissare il suo sguardo nei miei occhi. E’ qualcosa di indescrivibile vedere la sua lingua vibrare veloce sopra ed intorno al mio glande. Intanto una sua mano si è posata sulla mia borsa scrotale dilettandomi con carezze leggere. Vedo le sue labbra dischiudersi; circondano il grosso glande e lo accoglie nella sua bocca senza smettere di far vorticare la lingua sulla parte superiore. Spinge la testa verso il mio pube; vedo il cazzo sparire, per tutta le sua lunghezza, nella sua calda bocca. Sento la sua lingua avvolgerlo. Comincia a succhiarmelo ed allo stesso tempo imprime un lento movimento alla sua testa. Su, giù; dentro, fuori. Che donna. Mi sta facendo un pompino e, contemporaneamente, si sta facendo chiavare in bocca. Con un veloce movimento fa roteare il suo corpo sul mio e imprigiona la mia testa fra le sue cosce. Ho, schiacciata sul viso, la vagina di mia nonna. Siamo nella posizione del cosiddetto 69. È una posizione che pratico sempre ogni volta che faccio sesso con mia madre. Le circondo i fianchi con le braccia e l’attiro a me. La sua grossa pucchiacca è alla portata della mia bocca. Il suo afrore mi invade le narici. Comincio a morderla. Nonna si dimena. Tiro fuori la lingua e la lecco. Le titillo le piccole labbra, gliele succhio. La sento mugolare. I suoi umori mi stanno colando sul viso. Li lappo e li ingoio. Il grosso clitoride attira la mia attenzione. Lo circondo con le labbra e lo mungo. Nonna lancia un grido il cui suono viene smorzato dal corpo del mio cazzo che si trova ad occupare la sua bocca. Le sensazioni che provo nel leccare e succhiare l’inturgidito clitoride di Julie sono estasianti. Dopo alcuni minuti di questa pratica nonna incomincia a dimenarsi. Il piacere si sta impadronendo del suo corpo. Di colpo esplode. Si lascia andare, la sua figa si schiaccia sulla mia faccia, smette di succhiarmi il cazzo e si alza reggendosi con le mani sulle mie cosce, il suo nitrito di giumenta imbizzarrita rompe il silenzio della stanza. Gode ed eiacula riversando il frutto del suo raggiunto piacere sul mio viso. Mi irrora la faccia del suo limaccioso sperma che mi precipito a lappare. E’ ancora in preda ai brividi provocati del raggiunto orgasmo che con rapidità mi libero dal peso del suo corpo e vado a posizionarmi fra le sue gambe. Punto l’indurito cazzo contro la sua vagina e la penetro. Julie mi guarda con occhi carichi di libidine.

“Sììììì. È così che ti voglio. Dammelo; spingi; voglio sentire il tuo cazzo raggiungere il mio stomaco; spaccami in due; squartami le viscere; Chiava la tua nonnina. Sarò sempre la tua puttana.”

Non la riconosco. La libidine ha avuto ragione della sua ragione. Mi lancio in una sfrenata galoppata. Nello spazio di pochi minuti raggiunge in sequenza ravvicinata altri due orgasmi. Continuo a chiavarla. La mia furia non si ferma nemmeno quando non sento più le sue grida ed i suoi incitamenti. Quando, finalmente, riesco a scaricare il mio sperma nel suo ventre mi accorgo che sotto il mio corpo ho una donna inerte. Non mi sono accorto che mia nonna è svenuta. Mi sento un verme. Ho chiavato nonna Julie quando non era cosciente. Sono disteso con lei al mio fianco. La guardo ha un corpo davvero fantastico. È sodo. Bianco come il latte con una pelle vellutata. Dio che donna. Sulla terra non esiste uomo che abbia giaciuto con una donna del pari di mia nonna. La sorte è stata con me benigna, mi ha dato in regalo due meravigliose donne: mia madre e mia nonna. Mentre sto compiacendomi della fortuna che mi ha colpito una finestra si apre nella mia mente. Il volto di un’altra donna si affaccia da quella finestra. Un ghigno si dipinge sul mio viso. Sarebbe troppo bello riuscire ad entrare nel letto anche della terza donna della famiglia: la secondogenita di mia nonna; la sorella di mia madre: zia Alba. Sto ancora fantasticando quando un gemito accompagnato da un profondo sospiro mi annunciano che Julie sta tornando nel mondo reale. Un sorriso le illumina il volto. Mi da un bacio sulle labbra e si rannicchia contro il mio corpo poggiando la testa nell’incavo della spalla. Prende ad accarezzarmi il petto.

“Mai avrei creduto che in famiglia fosse cresciuto un ometto ben messo e con attributi da fare invidia ad uno stallone. Sei stato favoloso. Ti rendi conto di quello che hai fatto? Hai cavalcato la tua vecchia nonnina come nessuno l’ha mai fatto. Mi hai chiavato fino a farmi svenire. Prima ho detto che mai ti permetterò di essere il mio amante. Mi rimangio la parola. Una lussuriosa quale io sono non può permettersi il lusso di tenere a distanza un puledro che riesce a cavalcarla fino a portarla allo sfinimento. Anita, mia figlia, dovrà farmi spazio. Da oggi non sarà l’unica a godersi lo scettro che hai fra le gambe. Vedrai, mio bel puledro, che troverò un accomodamento con tua madre. Non credo che dovrò faticare molto per convincerla. Ha lasciato che tu venissi con me pur sapendo cosa sarebbe accaduto.”

“Nonna, Julie, fai di me l’uomo più felice della terra. Sarò sempre pronto ad accorrere ad ogni tuo richiamo e soddisfare le tue voglie di perenne vacca in calore. Ma vorrei che tu convincessi mamma a farsi ingravidare, mi piacerebbe molto avere un figlio mio partorito da Anita.”

“Questa è una cosa che ti prometto di farla. Purtroppo io non sono più feconda altrimenti mi sarei fatta ingravidare, te lo avrei scodellato io un marmocchio. La gravidanza di tua madre pone dei grossi problemi. La gente già mormora sul vostro comportamento figurati se Anita girasse per la città con il pancione. Non ci impiegherebbe molte a fare due più due. Ne nascerebbe uno scandalo di proporzioni immense. In primo luogo dobbiamo mettere a tacere le malelingue. Ho già la soluzione. Devi sposarti.”

Ho un sussulto. Le alzo il viso e la fisso. Ha degli occhi stupendi.

“Julie, cosa ti frulla in quel tuo perverso cervello? Io sposarmi? E con chi se non ho una ragazza? Dove la trovo una disposta a sposarmi sapendo che vado a letto con mia madre e che chiavo mia nonna?”

Nonna allunga una mano e avvolge il mio cazzo con le dita. lo stringe.

“Se vuoi avere un figlio da tua madre è necessario che tu ti sposi. Una moglie smorzerebbe molte illazioni tanto più che andremmo tutti: io, tu, tua madre e tua moglie in un’altra città dove nessuno ci conosce e dove tua madre direbbe che il figlio che porta in grembo è il frutto di un rapporto non protetto. In quanto alla ragazza già c’è. Non c’è bisogno di andare lontano per cercarla. Lei sa del rapporto che hai con tua madre e sa anche che in questo momento sei qui con me. Le piaci ed è anche innamorata. So che anche a te lei piace. Non so se l’ami ma questo viene dopo.”

“Nonna, di chi stai parlando? Chi è questa ragazza che dici che mi piace? e come fa a sapere di quello che esiste fra me e mia madre? e di quello che sto facendo con te in questo momento?”

“Oh bella. Io con questa ragazza ci vivo e ci confidiamo tutto. Sto parlando di mia figlia Alba; la sorella di tua madre; tua zia.”

Questa è bella. Julie mi sta prospettando di sposare sua figlia, la donna che un momento prima ho desiderato diventasse mia amante.

“Nonna, stai scherzando? Anche se Alba mi piace non posso sposarla. È mia zia ed è la sorella di mia madre e mai mi lascerebbe sposare sua sorella.”

“Con tua madre ci parlo io; vedrai che ti darà il suo consenso. Le converrà, se vuole che tu continui ad essere il suo amante, farti sposare con sua sorella. In quanto ad Alba non porti problemi. E tua zia solo perché l’ho partorita io, ma il padre non è tuo nonno. Lei e tua madre sono sorellastre. Vedrai. Dopo che sarete sposati daremo vita ad una grande famiglia che avrà lo stesso tetto come casa. Il divertimento non mancherà. Tu sarai lo stallone e noi saremo le tue giumente. Ci possiederai ogni volta che lo vorrai e noi saremo ben liete di farci cavalcare. Due di noi ti riempiranno la casa di piccoli demonietti. Ti va come soluzione ai nostri problemi?”

Mai avrei sperato che mi si prospettasse un simile progetto. Avrei avuto un harem composto da tre bellissime donne. La matura Julie che con la sua natura di donna lussuriosa mi avrebbe fatto vivere giorni di estasi; la bella Anita, mia madre, che mi ha fatto conoscere i piaceri del sesso e mi ha insegnato come gestire il mio corpo e quello di una donna; Alba, la più giovane delle tre, tutta da scoprire sia sessualmente che psicologicamente. Certo dovevo fare attenzione a non farmi travolgere dalla loro sete di sesso, ma su questo versante sono tranquillo. È loro compito far si che il loro stallone stia sempre bene in salute.

“Nonna, mi hai convinto. Puoi dare avvio al tuo progetto.”

“Allora cominciamo con il telefonare a tua madre e la invitiamo a raggiungerci.”

Julie si protrae verso il comodino, prende il telefono e compone il numero di casa mia. Dal altro capo c’è Anita che risponde.

“Pronto, tesoro, come te la passi? … Oh il tuo puledro sta bene. È qui disteso al mio fianco … Certo che è nudo, come volevi che fosse? vestito? … Sì, abbiamo fatto sesso. Il tuo ragazzo è stato splendido. Pensa che mi ha fatto svenire. Senti, perché non vieni? Dobbiamo parlare; abbiamo una proposta da sottoporti. … Ok, ti aspettiamo. Prenditela comoda, non affrettarti.”

Posato il telefono stende il suo corpo sul mio.

“È tempo che il tuo alieno faccia di nuovo visita alla mia pussy. Il mio ventre sta di nuovo fremendo. Voglio che tu me lo metta dentro la pancia e mi sbatti così come l’hai fatto poco fa. Voglio di nuovo svenire mentre mi stai chiavando.”

Allunga una mano fra le sue cosce, afferra il mio cazzo e lo punta fra le sue grandi labbra; un colpo di bacino ed il cazzo affonda nel suo ventre.

Continua

P.S. Racconto fantasia. Ogni riferimento a persone viventi o decedute è puramente casuale.

Le storie di Iole 4

Il mattino prima di andare in spiaggia concordammo che ad una certa ora lei, se lui era presente, sarebbe andata via per fare compere al centro commerciale lasciandomi sola con il giovane torello. Andammo in spiaggia. Jò era già sul posto. Questa volta stava in piedi. Aveva un asciugamano da spiaggia che gli cingeva la vita. Io e tua nonna avevamo dei pareo talmente trasparenti che i nostri attributi: tette, capezzoli e natiche erano completamente visibili. Ci liberammo dei pareo e ci sdraiammo sul lettino. Il torello si avvicinò; si sedette su una stuoia e si liberò dell’asciugamano. Questa volta non ebbe vergogna a mostrarci la sua grossa verga. Mai visione celestiale fu così ben accetta. Erika a vedere quel mostro quasi si strozzò per il grido di gioia che soffocò nella sua gola. Io non resistetti. Nonostante la presenza di mia madre la mia mano partì senza controllo ed andò a posarsi su quel meraviglioso e fulgido cazzo. Il proprietario di quel piolo si precipitò a coprire con l’asciugamano l’inaspettato mio gesto. Poi fece sparire la sua mano sotto l’asciugamano e la posò sulla mia; la strinse facendo in modo che la stretta sul suo pene aumentasse d’intensità. Erika assistette a tutta la scena. Non disse niente. Si alzò indossò il pareo.

“Louise, vado al centro commerciale. Tu resta pure. Non so quanto tempo mi tratterrò. Credo però che starò via per molto.”

Si chinò come per darmi un bacio ed in un soffio di voce.

“Quando sto per tornare ti manderò un ms. Mi raccomando, non lo spaventare. Fallo dannare e poi fatti prendere.”

Mi baciò e sotto lo sguardo arrapato di Jò andò via. Restai sola con il guerriero. Con ancora la sua mano che stringeva la mia intorno al suo cazzo; mi fissò negli occhi e mi fa:

“Ieri sera sei stata stupenda. Lo rifaresti?”

“Cosa? Stringerlo fra le mie tette o succhiarlo?”

“Entrambe le cose.”

“Andiamo in casa; non pretenderai che ti faccia un pompino qui, sulla spiaggia? Ci sono molti occhi e non vorrei dare scandalo.”

Insieme ci avviammo al bungalow. Appena entrati lui chiuse la porta a chiave; si avvicinò alle mia schiena; mi afferrò per le braccia e mi costrinse a girarmi; infine, facendo pressione sulle mie spalle mi fece inginocchiare. Davanti ai miei occhi c’era il possente grande e grosso batacchio. Il luccicante glande puntò dritto alla mia bocca. Fu troppo la provocazione che mi stava facendo. Mamma ha detto di farlo dannare, ma come si può resistere a tale meraviglia. Avvicinai la bocca e poggiai le labbra sul fulgido glande. Gli schioccai un bacio che lo fece mugolare. Tirai fuori la lingua e cominciai a leccarlo. La feci roteare su tutta la circonferenza soffermandomi a leccargli il frenulo per diversi secondi. Altri sospiri. Con due dita gli presi il glande e lo schiacciai contro il suo ventre. La mia lingua prese a scorrere sul corpo di quel grosso cazzo. Scesi leccandolo fino ai testicoli che stuzzicai con la punta della lingua. Li avvolsi con le labbra e glieli succhiai. Il suo respiro si fece pesante. Cominciò a grugnire. Stava per godere. Non glielo permisi. Gli morsi i coglioni interrompendo lo stimolo del piacere quasi raggiunto. Continuando a spazzolare con la lingua il grosso fallo risalii sul glande che, dopo aver aperto la labbra, accolsi nella mia bocca. Diedi inizio alla suzione. Il tuo futuro padre sbuffò come uno stallone e lanciò un lungo nitrito. Andai avanti a succhiarlo per diversi interminabili minuti. Ogni volta che mi accorgevo che stava per venire interrompevo la suzione e gli mordevo il cazzo. Lui non ce la faceva più.

“Louise, ti prego, mi fanno male i testicoli; fammi godere.”

Smisi di succhiare. Mi sfilai il cazzo dalla bocca. Mi rimisi in piedi.

“Seguimi. Ti farò entrare nel mio paradiso.”

Mi avviai verso la camera da letto. Jò mi seguì come un cagnolino. Mi stesi sul letto, tirai su le gambe e le allargai quasi a 180°. Stesi le braccia verso di lui.

“Voglio essere tua. Prendimi.”

Mi guardò sorpreso. Non credeva al suo udito. Una ragazza gli stava chiedendo di possederla senza nemmeno conoscerlo. In un attimo si posizionò fra le mie cosce e puntò il glande contro il mio ventre. Avvertii che si faceva largo verso il mio fiore. Quando il grosso glande fu tra le mie grandi labbra lo pregai di non farmi male.

“Fai piano. Sono ancora vergine.”

Lui si bloccò. Mi guardò spaventato. Cercò di tirarsi indietro. Lo circondai con le gambe incrociandole sulla sua schiena.

“Non spaventarti. Tu mi piaci ed ho deciso di donarti la mia verginità. Se lo vorrai sarai il mio uomo per tutta la vita. Altrimenti puoi anche decidere diversamente, non ti tratterrò.”

Vidi i suoi occhi risplendere. Si tranquillizzò.

“Non ho nessuna intenzione di lasciarti. Tu mi piaci. Non ho mai incontrato una donna bella come te. A tua madre chi lo dirà.”

“Con Erika ci penserai tu. Gli chiederai la mia mano. Gli dirai che vuoi sposarmi. Dai spingi; non farmi aspettare. Voglio sentirti dentro.”

Spinse ed il glande valicò le grandi labbra. Continuò a spingere ed incontrò il mio imene. Stavo per diventare donna. Sollevai il bacino ed andai incontro al suo glande. Lui non si fermò. L’imene cedette. Non gridai, ma mi morsi le labbra. Non ero più vergine. Superato l’ostacolo il cazzo mi scivolò dentro per tutta la sua lunghezza. Mi sentii leggera come una piuma. Stavo galleggiando nell’aria.

“Forza Jò, il più è fatto. Ora fammi godere. Chiavami.”

Si lanciò in uno sfrenato galoppo. Il suo cazzo menava violenti fendenti nel mio ventre facendomi urlare dal piacere. Meno male che il nostro bungalow era circondato da altri che erano deserti. Dentro, fuori, dentro, fuori. A volte mi chiavava con violenza ed un attimo dopo lo faceva piano, con dolcezza. Raggiunsi subito due orgasmi. Lo sentii grugnire e poi irrigidirsi. Stava eiaculando. Dal suo cannone furono sparate copiose bordate di denso sperma che si spiaccicarono contro il mio utero. Ne espulse una quantità enorme che mi riempi il ventre. Ero soddisfatta. Ero riuscita a coinvolgerlo nel mio desiderio di possederlo. Trascorsero appena dieci minuti e fui di nuovo preda di brividi di piacere. Avevo di nuovo voglia. Questa volta fui io a cavalcarlo. Dopo aver manipolato il suo cazzo fino a farlo indurire di nuovo mi impalai e galoppai fino a sfinirmi. Venni e miscelai il mio piacere con il suo sperma. Dio come mi piaceva farmi chiavare. Fino a quando non ricevetti il messaggio di mia madre che mi diceva che stava per tornare mi feci prendere altre due volte. L’ultima fu la più inebriante. Mi misi carponi sul letto e lui si posizionò dietro, appoggiò le mani sui miei fianchi e fiondò il suo meraviglioso cazzo nella mia vagina. Lo affondò per tutta la lunghezza nel mio ventre e me lo stantuffò dentro la pancia fino a farmi svenire. Poi facemmo una doccia veloce ed uscimmo nudi per recarci in spiaggia dove, 10 minuti dopo, ci raggiunse mia madre che vedendomi capì che il piano aveva funzionato. Oramai stava imbrunendo. Erika disse che era ora di rientrare. Jò ci salutò e dopo avermi detto che ci saremmo visti il giorno dopo si allontanò. Anche noi rientrammo. Appena entrate in casa mamma mi chiese come era andata. La presi per mano e la guidai nella stanza da letto. Le mostrai il lenzuolo macchiato di sangue. Mia madre lanciò un urlo di gioia.

“È il tuo? Non sei più vergine? Dio che magnifica notizia. E lui come la presa? Dai racconta.”

Senza addentrarmi nei particolari le feci un riassunto delle ore trascorse con Jò.

“Dici che ti sposerebbe? Sei sicura? Non è che lo ha detto perché in quel momento si stava prendendo la tua verginità.”

“Mamma, a me è sembrato sincero. In ogni caso domani sapremo. Se non ha intenzione di sposarmi questa notte sparirà e noi non lo vedremo più.”

“Se andrà via io resterò a bocca asciutta.”

“Amore, abbi fiducia. Sono sicura che domani sarà ancora qui. Se così è sarò io ad andare via lasciandoti campo libero.”

Erika mi mise una mano sotto al mento, lo sollevò, avvicino le sue labbra alle mie e mi baciò.

“Vieni ho voglia di fare l’amore; voglio conoscere che sapore ha una donna. Sì, figlia mia, tu ora sei una donna è sei mia.”

Continua

P.S. Racconto fantasia. Ogni riferimento a persone viventi o decedute è puramente casuale.

Le storie di Iole 3

Al mattino presto feci una doccia. Mi vestii e svegliai mio figlio. Mi dispiaceva svegliarlo, ma doveva andare a scuola. Lo preparai e dopo aver fatto colazione insieme a lui presi l’auto ed accompagnai Brian a scuola. Ad accoglierci trovammo lo stesso insegnante di ogni giorno. Questi era un bell’uomo e mi faceva una corte spietata. Non perdeva occasione per magnificare i miei attributi femminili. Mi piaceva. Forse un giorno gli avrei permesso di farsi una lunga e piacevole cavalcata con me come giumenta. Ripresi la strada di casa. Mentre guidavo rividi gli avvenimenti della notte appena trascorsa. Mia nonna e mia madre si facevano chiavare da mio padre e chissà da quando tempo la faccenda andava avanti. Doveva essere da molti anni che il trio si dilettava in giochini sessuali. Molti pezzi del puzzle andarono ad incastrarsi l’uno nell’altro. Ecco spiegato le frequenti visite (almeno due a settimana) che mio padre faceva a casa di nonna la quale appena lo vedeva andava in fibrillazione. La scusa era che veniva a trovare me e suo nipote. Che porco. Veniva per chiavarsi sua suocera. Ma la cosa che più mi sconcertava era che Louise non solo era cosciente che il marito si chiavasse Erika, ma partecipava lei stessa agli incontri che sua madre aveva con il suo uomo. Eh, no, appena torno a casa mi dovranno raccontare del come è potuto accadere che una madre ed una figlia giacessero con lo stesso uomo. In preda a questi pensieri arrivai a casa. Andai in cucina perché avevo voglia di un caffè. Trovai le due maliarde che si stavano sbaciucchiando. Al mio apparire smisero di baciarsi e mi guardarono. Nonostante il rossore che si sviluppò sulle loro guance notai che erano distrutte ed avevano gli occhi cerchiati.

“Dio come siete ridotte. Che cazzo avete combinato per ridurvi in questo stato? Debbo dedurre che avete trascorso una notte molto burrascosa. E babbo dov’è. Dorme ancora? Anche lui è stanco?”

Mia madre mi guardò con occhi inquisitori. Il viso di mia nonna diventò ancora più rosso.

“Sentite voi due. È meglio che mi raccontiate alcuni tratti della vostra vita privata. In modo particolare voglio sapere da quando e come è cominciato il vostro rapporto con mio padre. Insomma da quando vi fate chiavare dal mio genitore. E non ditemi che sto vaneggiando perché stanotte vi ho viste leccargli e succhiargli il cazzo ed ho visto te, nonna, che ti facevi stantuffare il cazzo di babbo nella tua vagina mentre mamma ti succhiava il clitoride. Cosa rispondete?”

Le due maiale si guardarono e poi guardarono me. Fu Louise la prima a parlare.

“Noi due stiamo insieme a tuo padre fin dal primo giorno che lo conoscemmo. Io e tua nonna appena lo vedemmo ne fummo rapite. Fu il classico colpo di fulmine. Solo che il fulmine colpì entrambe. Con Erika ho sempre condiviso tutto. Allora eravamo già amanti. Non c’era cosa che io non sapessi di lei cosi come non c’era cosa che lei non sapesse di me. Quando tuo padre entrò nel nostro campo visivo ci guardammo e ci confessammo che ci sarebbe piaciuto portarlo a letto. Decidemmo che non ci saremmo combattute. Concordammo che sarei stata io la prima a sedurre tuo padre. Così fu. Poi fu la volta di tua nonna. Quando la faccenda divenne seria decidemmo di fare partecipe tuo padre della nostra intesa.”

“Che intendi quando dici che la faccenda divenne seria?”

Fu Erika ad intervenire.

“Amore, la faccenda divenne seria perché scoprimmo di essere entrambe incinte. Tuo padre ci aveva fecondate contemporaneamente. Fu così che decidemmo che doveva essere messo al corrente di quando, io e tua madre, avevamo concordato. Decidemmo che lui sposasse tua madre e che sarebbero venuti a stare con me in modo che il tuo papà distribuisse equamente i suoi favori e senza spostamenti da una casa all’altra. In seguito creò l’attività di cui è ancora proprietario. Insieme a tua madre decise di trasferirsi. Questo non gli impedì di frequentarmi. Le sue visite nel mio letto si ridussero a due per settimana. Non fu l’unica volta ad ingravidarci. Lo stallone ci inseminò per altre due volte e sempre nello stesso tempo. Sappi che tu, oltre a tuo fratello ed a tua sorella, hai altri due fratelli ed un’altra sorella. Non li ha partoriti tua madre. Essi sono figli miei e di tuo padre. Sono tuoi fratellastri.”

La rivelazione di avere un’altra sorella e altri due fratelli di cui uno aveva la mia stessa età mi sconvolse non poco. Sapevo che nonna avesse altri tra figli ma mai avrei pensato che li avesse generati facendosi inseminare da mio padre. Li conoscevo come zii e zia ed invece mi erano fratelli e sorella.

“Loro sanno chi è il loro padre? E sanno che mia madre è la loro sorella e che questa ha avuto tre figli dal loro papà? Non è che mi state ingannando? E poi com’è possibile che mio padre non si sia accorto della vostra manovra?”

“Loro sanno chi è il loro papà e sanno anche che la loro sorella maggiore è la moglie del loro padre. Sanno di avere delle sorellastre ed un fratellastro. Ho dovuto dirglielo.”

In quanto a tuo padre non sappiamo dirti se abbia capito che fra me e tua madre ci fosse intesa. Posso dirti che se lo intuì seppe nasconderlo molto bene.”

“Che troie che siete. Sono desiderosa di conoscere come si sono svolti i fatti. Vi dispiace raccontarmeli?”

Mi invitarono a seguirle. Andammo nel giardino dietro casa. Ci sedemmo intorno ad un tavolo. La prima a parlare fu mia nonna.

“Come è a tua conoscenza io e tua madre abbiamo un rapporto lesbico-incestuoso. Questo ci ha consentito di essere più sincere l’una con l’altra ed a condividere, nel bene e nel male, ogni cosa che ci potesse accadere. Da quando abbiamo scoperto di amarci abbiamo cambiato anche il nostro modo di vivere. Una fra tutte: prendemmo l’abitudine di trascorrere le vacanze da sole per non correre il rischio che qualche nostro parente o vicino scoprisse il nostro rapporto. Diventammo amanti della natura. Cominciammo a frequentare, al mare, lidi riservati agli amanti del nudismo ed in montagna camping di naturisti. Questo ci permetteva di non fare spiacevoli incontri con conoscenti. Fu durante una di queste vacanze che lo vedemmo. Stava seduto in riva con le gambe raccolte contro il torace. Ogni tanto vedevo la sua testa girarsi verso di noi e fissare i nostri corpi nudi stesi sui lettini a prendere il sole. Capii che doveva essere la prima volta che frequentava una spiaggia di nudisti. Lo capì anche tua madre la quale partì in quarta. Si alzò. Avresti dovuta vederla. Era splendida nella sua nudità. Le sue tette si ergevano imperiose. Sembravano due piccole ogive con due grossi capezzoli che spingevano in avanti come proiettili pronti ad essere sparati. Non ti dico del culetto. Era un mandolino. Prese una sigaretta e si avvicinò al ragazzo. Si chinò in avanti e facendogli penzolare quasi sul viso le sue favolose mammelle gli chiese se avesse del fuoco per accendere la sigaretta. È meglio che continui tua madre.”

—————————————————————————————————————————————-

“Al suono della mia voce e con le mie zizze che quasi gli sbattevano sulla faccia diventò rosso come un peperone e si affrettò a coprirsi il davanti con un asciugamano. Il gesto non riuscì ad evitare che vedessi quello che mi premeva scoprire. Ne fui favorevolmente colpita. Il giovanotto aveva un fallo niente male. Era duro e svettava come un palo della luce. Aveva un glande grosso e luccicante. Dalla fessurina gli usciva una goccia di liquido biancastro. Il mandrillo era eccitato. Sapevo che il motivo della sua eccitazione erano i nostri corpi. Non riusciva a staccare gli occhi dalle mie mammelle. Era come magnetizzato. Io sorridevo. Finalmente, dopo un tempo interminabile, sentii un bisbiglio. Mi stava dicendo che non poteva accontentarmi perché non fumava. Gli risposi che non necessariamente si dovesse fumare per avere un accendino e, facendolo sprofondare sotto terra per la vergogna, indicando il suo cazzo aggiunsi che non credevo non potesse favorirmi visto che tra le gambe aveva un grosso acciarino. Mi misi ritta e sculettando tornai al mio posto. Raccontai a tua nonna di quello che avevo visto. Erika si eccitò e immediatamente mi disse che dovevamo fare il possibile per portarlo a letto. Le ricordai che ero ancora vergine. Mi rispose che era giunto il momento di sacrificare la mia verginità sull’altare del piacere. Intanto il nostro guerriero si era alzato e tenendo l’asciugamano premuto sul suo coso si stava avvicinando a noi. Quando fu molto vicino si volse verso di me e mi invitò al bar. Guardai Erika che mi fece un cenno di assenso. Lo seguii. Lui non abbandonò l’asciugamano. Ci sedemmo ad un tavolo e piegandomi in avanti poggiai le mie grosse tette sul tavolo. Lui le guardava con occhi carichi di libidine. Mi eccitava vederlo sbavare. Si scosse. Ordinò due bibite. Vidi che aveva appoggiato l’asciugamano sul tavolo. Mi piegai di lato e guardai sotto al tavolo, fra le sue gambe. Il palo era ancora lì ed era bello ritto. Lo guardai negli occhi. Capii che stava scoppiando. Allungai una mano e la poggiai sul duro piolo. Lo avvolsi con le dita e lo strinsi. Doveva avere i testicoli pieni perché un secondo dopo mi riempi la mano di denso sperma. Avevo sperato in qualcosa di più. Incavolata per quella subitanea esplosione di ormoni mi alzai di scatto, presi l’asciugamano e mi pulii la mano. Mi chinai verso di lui e lo baciai sulle labbra. Lo invitai a raggiungerci nel nostro bungalow. Lo lasciai e raggiunsi mamma che era in attesa di notizie. La ragguagliai su quanto era accaduto e la informai che lo avevo invitato a bere un drink da noi. Mamma mostrò la sua contentezza dandomi dei lascivi baci senza curarsi del posto in cui ci trovavamo. Venne la sera e lui si presentò con un mazzo di rose rosse. Disse che erano per mia madre. Si era pettinato e sbarbato. Aveva messo anche del profumo. Indossava un pantalone di lino blu ed una maglietta bianca. Lo accogliemmo cosi come già ci aveva viste e conosciute: vestite della sola nostra pelle, ovvero nude. Solo un folto cespuglio di peli neri e ricci copriva i nostri pubi nascondendo ad occhi umani lo spacco che divide in due la vagina.  Al nostro apparire gli si bloccò la lingua. Non riuscì a parlare. Farfugliò qualcosa che doveva essere un saluto. Lo facemmo entrare e lo invitammo a sedersi sul divano. Io mi sedetti vicino a lui mentre mamma si sedette su una poltrona e standogli di fronte. Jò (così si chiamava) si trovò preso tra due fuochi. Io al suo lato che ad ogni piè sospinto strofinavo le tette sul suo braccio e mia madre che di continuo allargava le gambe facendogli intravedere lo spacco della sua patata. Notai che sudava. Non faceva caldo, ma le vista delle nostre grazie gli procurava vampate di calore. Cercai di metterlo a suo agio.

“Jò, non è giusto che noi stiamo nude e tu sei vestito. Perché non ti spogli. Siamo in un campo nudisti. Se qualcuno ci vede non hanno nulla da recriminare.”

“Be, io veramente non so se è conveniente mostrarmi nudo anche in casa vostra.”

Con una mossa repentina e veloce gli sfilai la maglietta. Mia madre allargò le gambe e facendo dondolare le grosse mammelle si chinò verso di lui. Afferrò il bordo della cintura dei pantaloni e gliela sbottonò

“Dai, togliti i pantaloni ed anche gli slip. Non sentirti in imbarazzo. Facci vedere come sei fatto.”

Con il viso rosso porpora si alzò e si sfilò i pantaloni e gli slip lasciandoli cadere sul pavimento. Jò, veloce, portò le mani a coprirsi il cazzo. Mamma fu veloce, gli afferrò i polsi e li tirò a se facendo librare nell’aria il suo grosso uccello. Erika nel vedere il mostro si lasciò sfuggire un grido di sorpresa.

“E tu volevi tenere nascosta questa meravigliosa bestia. Lo sai che è peccato non permettere alle donne, ed a noi in particolare, di ammirare una si stupenda creatura.”

——————————————————————————————————————————————-

“Mamma, nonna, vi rendete conto che lo stavate violentando. Povero paparino vittima di due lussuriose.”

“Bambina, se fossi stata al nostro posto, conoscendoti, gli saresti saltata addosso e lo avresti divorato se non distrutto. Noi invece lo abbiamo amato e lo abbiamo preservato fino ad oggi.”

”State parlando di mio padre.”

“Oggi è tuo padre, allora non lo era. Vuoi sentire il resto della storia o vuoi giudicare il nostro comportamento?”

“Proseguite.”

—————————————————————————————————————————————–

“Jò era in preda alla più completa confusione. Il suo cervello era in disordine. Non così si poteva dire del suo favoloso cazzo che continuava, imperterrito, a mostrare tutta la sua potenza. Tua nonna decise che era venuto il momento di passare all’azione. Si sollevò dalla poltrona e, ammiccando, si avviò verso la cucina.

“Scusatemi, vi lascio soli per un attimo, vado a preparare dei drink.”

In un batter di ciglia sparì dalla nostra vista. Non appena Erika si dileguò, senza por tempo in mezzo, mi inginocchiai tra le gambe di tuo padre e fiondai la testa verso il suo inguine. La mia bocca toccò il luccicante glande. Tirai fuori la lingua e leccai, in lungo e in largo, il favoloso muscolo cavernoso. Dopo averlo ben insalivato dischiusi le labbra e gli permisi di entrare nella mia bocca. Cominciai a succhiarlo. Alzai gli occhi e vidi che lui mi guardava estasiato. Portò le sue mani ad incorniciare il mio viso. Mi lisciava le guance con le mani. Ad ogni affondo che facevo con la bocca verso il suo pube lui mugolava di piacere. Più volte il grosso glande urtò contro la mia ugola facendomi tossire. Poi mi ritrassi e lasciai che il cazzo mi uscisse dalla bocca. Jò mi guardò stupito. Mi sollevai quel tanto che basta per avvolgere il grosso cazzo con le mie zizze. Le mie mani comprimevano le mammelle contro il suo cazzo imprimendo ad esse un movimento rotatorio. Gli feci una sega con le tette che culminò in una abbondante eiaculazione parte della quale si spiaccicò sulle mammelle; parte mi colpì il viso; la parte più copiosa fu prontamente catturata dalla mia bocca. La ingurgitai. Era la prima volta che assaggiavo lo sperma di un uomo. Lo trovai gustoso. Mi dedicai alla pulizia dell’organo leccando l’intera sua superficie. Passai a pulire le mie tette sollevandole con le mani e leccandole; infine con un tovagliolo pulii il mio viso inzaccherato di liquido seminale. Ebbi appena finito che tua nonna rientrò con un vassoio con sopra tre bicchieri pieni di chissà cosa. Erika mi lanciò una fugace occhiata interrogandomi con gli occhi. Le sorrisi. Capì.

“Come mai siete così silenziosi? Vi siete detti qualcosa di sgradevole?”

Jò, rosso in viso come un peperone, si alzò dal divano; si avvicinò ad Erika, le tolse il vassoio dalle mani e lo posò sul tavolo. Infine parlò.

“Mi scuserete, si è fatto tardi. Devo lasciarvi.”

Raccolsi i suoi vestiti ed andò via. Immediatamente tua nonna corse ad abbracciarmi.

“Dimmi tutto.”

“Mamma è stato stupendo. Gli ho prima leccato e poi succhiato il cazzo. Gli ho fatto una sega stringendo il mostro fra le zizze ed ho bevuto il suo sperma. Mi è piaciuto. Lui è rimasto scioccato. Credo che non si aspettasse quello che gli è capitato. Non è di tutti i giorni eiaculare nella bocca di una donna. È questa, a mio parere, la ragione che lo ha fatto scappare. Ha avuto vergogna.”

Erika si elettrizzò.

“Il primo passo è stato fatto. Vedrai che stanotte ci penserà e domani lo rivedremo. Non scapperà. Al contrario ti cercherà. Quello che gli hai fatto oramai gli sì è fissato nella mente. Cercherà di restare solo con te. Mi raccomando non farlo scappare. Ora andiamo a festeggiare.”

Mi prese la mano e mi guidò verso la camera da letto.

Continua

P.S. Racconto fantasia. Ogni riferimento a persone viventi o decedute è puramente casuale.

Voglia d’amare 6

Ci troviamo in una grande stanza completamente dipinta di bianco. Julie si adopera per aprire gli scudi delle finestre. Un lungo e largo tavolo di legno massiccio occupa il centro della stanza. Intorno vi sono sedie anch’esse di legno massiccio. Sui tre lati vi sono delle porte (due per ogni parete) che presumo conducono in altri ambienti. Vi è anche posto per un lungo divano e quattro comode poltrone. Un TV LED da 50’ è attaccato ad una parete sotto il quale vi è un mobile bar pieno di bottiglie di alcolici di ogni tipo. Gli spazi vuoti delle pareti sono occupati da dipinti raffiguranti scene del Kamasutra dal che arguisco che questo posto è un luogo in cui mia nonna porta i suoi amanti occasionali. Il solo pensiero di vederla assumere una delle posizione raffigurate nei dipinti delle pareti mi mette in ebollizione il sangue. Il cazzo mi s’impenna nelle mutande. Mi avvicino a mia nonna da dietro. La circondo con le braccia e la stringo contro di me. Le poggio la mia patta sul culo facendole sentire la mia eccitazione.

“Oh! Oh! Sei già in tiro. Abbi un po’ di pazienza e poi ci daremo ai tuoi giochi preferiti.”

Il cazzo non le da ascolto. Le mie mani si insinuano sotto il suo pullover e scivolando sulla sua vellutata pelle raggiungono le mammelle. Dio, come sono grosse! Le mie dita vanno in cerca dei capezzoli. Li artiglio e li strizzo. Julie si lascia sfuggire un lamento che ha tutto il suono di un miagolio di piacere.

“Dai, fai il bravo. Abbiamo un’intera giornata ed una notte per soddisfare le tue e mie voglie.”

Oramai sono lanciato e niente può fermarmi. Solamente lei può arrestare la mia corsa. Non lo fa perché anche lei vuole che io continui. Lentamente la spingo in direzione del tavolo. Durante l’avanzata verso il tavolo le mie mani non smettono di pastrugnare le grosse mammelle e le mie dita continuano a torturarle i capezzoli. La mia bocca è sulla base della sua  nuca. Le mordo il collo. Lei nitrisce.

“Brutto bastardo. Hai vinto. Lascia che almeno mi tolga i vestiti ed anche tu spogliati, non vuoi mica farlo vestito.”

La libero dall’abbraccio dandole cosi lo spazio necessario per spogliarsi. Anch’io mi metto in libertà. Due minuti e siamo entrambi completamente nudi. Lei ha tenuto il reggicalze, le calze e le scarpe. La guardo. È la prima volta che vedo mia nonna nuda. È una statua. Il paragone con la madre degli dei le dona. È Giunone scesa sulla terra dal monte Olimpo. Le tette sono enormi, poderose e ben modellate. Il torace che le ospita è ampio. Il ventre denuncia appena una leggera presenza di lipidi. I fianchi sono larghi e la vita è stretta. Due lunghe gambe sorreggono quel favoloso corpo. Il culo ha la forma di un mandolino. Dulcis in fondo due polpose grandi labbra proteggono la meraviglia delle meraviglie: la vulva.

“Nonna sei stupenda. Non avrei mai pensato di trovarmi di fronte ad una donna di una bellezza come la tua. Tu faresti la felicità di molti uomini e di molte donne. Sei arrapante.”

“Adulatore. Veramente credi in ciò che dici. Non sono più una ragazzina e nemmeno una donna dell’età di tua madre.”

Mi precipito ad abbracciarla stringendola contro il mio petto.

“Julie, l’età non conta. Tu hai un corpo da far invidia a molte ragazze di mia conoscenza. Molti uomini darebbero anni della propria esistenza pur di trascorrere un ora insieme a te. Io mi ritengo fortunato per essere entrato nei tuoi pensieri. Sapessi quante volte mi sono masturbato pensando a te fra le mie braccia.” Intanto è arretrata fino al tavolo.

“Come vuoi che mi metta? Seduta sul tavolo o piegata in avanti a 90°?”

“Seduta sul tavolo e con le gambe aperte a compasso.”

“Chissà perché ma sapevo che avresti scelto il tavolo.”

“Nonna è mio desiderio sbattertelo prima nella pancia e poi …”

“… e poi mi farai mettere alla pecorina e mi sfonderai il culo.”

“Cosa te lo fa pensare?”

“È da quando mi hai leccato il buco del culo che ho capito che vuoi sodomizzarmi. Ho avuto giusto il tempo, circa mezz’ora, per riflettere sulle conseguenze che devo affrontare se ti permetto di sbattermelo nel culo. Lì, voglio dire dietro, non l’ho mai preso. Qualcuno, compreso tuo nonno, ha cercato di mettermelo nel culo ma non glielo ho mai permesso. Anche se ho desiderato farmi sodomizzare il solo pensiero del dolore mi frenava. Poi tu mi lecchi il culo e il desiderio di farmelo sfondare si ripresenta. Ho deciso. Ti permetterò di chiavarmi nel culo ad una condizione. Devi indossare il preservativo e devi lasciare che sia io ad impalarmi. Prima però voglio che mi chiavi. Per il culo c’è tempo.”

“Nonna, sei grande. Ora sono certo che io e te ci divertiremo molto. Dai siediti sul tavolo. Ho una voglia matta di leccarti la micina e di succhiarti il clitoride.”

Julie sale sul tavolo, ci si siede, solleva le gambe, poggia i talloni sul bordo e allarga le cosce. La sua polposa vulva e completamente in vista. Prendo una sedia e l’avvicino. Mi siedo posizionando la mia testa fra le sue cosce e, prima di avventarmi sulla meravigliosa conchiglia, sento la sua voce.

“Non dimenticare di baciarmi e leccarmi anche il buco del culo.”

Come posso scordare di leccare il buchetto che tra non molto sarà mio. La mia bocca è sulla vagina, la bacio. Come se un magnete fosse posizionato fra le grandi labbra della polposa figa di Julie la mia lingua viene attratta verso l’esterno della bocca e va a spazzolare la scura vulva di mia nonna. Si insinua fra le grandi labbra e vado a titillare le piccole labbra. Le chiudo in una morsa e le succhio. Abbandono quelle succose protuberanze e inoltro la lingua nell’orifizio vaginale. Le pennello le rosee pareti nettandole degli umori che copiosamente stanno secernendo. La vegliarda si lascia andare in suoni che diventano prima miagolii, poi nitriti ed infine ruggiti. I miei occhi vengono attratti da un piccolo organo che emana luccichii. È il glande del clitoride. Le mie labbra lo circondano e lo imprigionano. Lo mordo. Nonna lancia un urlo che è un misto di dolore e di piacere. Il cazzetto prende a crescere e più cresce più si indurisce. Incomincio a titillarlo poi lo blocco fra le mie labbra e, come fosse un capezzolo, prendo a succhiarlo. Le pratico un pompino che faccio durare svariati minuti. Intanto una delle mie mani si è poggiata sulla sua vagina e tre mie dita si sono insinuate nell’orifizio vaginale e la stanno stantuffando. Con la mano rimasta libera vado in cerca del buchetto posteriore. Lo trovo e porto il dito medio al centro dello sfintere. Spingo e il dito comincia ad entrare. Continuo a spingere. Le falangi lentamente si fanno strada verso l’interno dell’intestino retto di mia nonna la quale si lascia andare in volgarità che non credevo ne fosse capace. Il suo corpo vibra come corde di violino. Ululati e nitriti mi dicono che sta godendo. Gli orgasmi si susseguono uno dietro l’altro. È il momento che aspettavo. Le sfilo il dito dal culo e dalla vagina; mi metto in piedi e mi posiziono fra le sue cosce. Punto il glande contro il buco del culo e spingo. Julie contrae il buchetto. Un grido.

“No. Fermati. Non farlo. Lo voglio prima in pancia. Fammi sentire la forza del tuo ariete varcare la porta della mia fortezza. Chiavami davanti.”

Ha ragione; mi ha portato con se per essere chiavata. La voglia di sfondarle il culo mi è venuta quando gliel’ho leccato stando in auto. L’accontento. Sposto il vermiglio glande indirizzandolo fra le grandi labbra. Spingo. Aiutato dalle abbondanti secrezioni di cui è piena la sua vagina, il glande la perfora come stesse trapanando un pezzo di burro. Attaccato al glande c’è il resto del corpo del mio cazzo che affonda lentamente nel ventre di mia nonna. Lei si solleva, mi passa le braccia intorno al collo e mi circonda i fianchi con le sue cosce stringendomi in un abbraccio con le gambe incrociate sulla mia schiena.

“Reggimi. Continua a spingere; voglio vederlo entrare. Non ho mai visto un cazzo scivolare dentro il mio corpo.”

La sorreggo passandole le braccia sotto le ascelle. Continuo a spingere. Arrivo in fondo. Il glande è contro il suo utero; mi fermo. La guardo negli occhi; le stanno ridendo. Avvicina le labbra alle mie e mi fa scivolare la lingua in bocca. La succhio, le offro la mia lingua. Con le labbra me la blocca e la succhia come stesse succhiando un cazzo.

“Riesci a chiavarmi stando in questa posizione? Se ci riesci fallo. Voglio vedere il tuo cazzo stantuffare dentro la mia pancia.”

Non chiedo di meglio. Senza distogliere lo sguardo dai suoi occhi ritraggo il bacino ed il cazzo esce dalla caverna in cui è entrato e prima che fuoriesca del tutto lo riaffondo dentro fino a far combaciare il mio pube con il suo. Continuo con questo ritmo per diversi minuti. Julie abbandona la testa all’indietro. Le unghia delle sue dita affondano nella mie spalle.

“Dai, continua a pompare; non fermarti. Cerca di resistere più che puoi. Dio come mi piace il modo in cui mi stai chiavando.”

Non ho la resistenza che lei si aspetta. Quindi devo aiutarmi. Sposto una mano dalle sua schiena e la porto fra i nostri corpi, giù fino a raggiungere il suo clitoride che stringo fra le dita mentre con un dito vado a picchiettarle, veloce, il piccolo glande. Le faccio una sega. Julie nitrisce. Ulula. Le grandi labbra della vagina si contraggono intorno al corpo del mio cazzo. Sento il suo corpo vibrare ed irrigidirsi. L’orgasmo la sta assalendo.

“Amore ti amo. Mi stai facendo impazzire. iiiiiihhhh, aaarrrggghhh, Più veloce, muoviti più veloce. Com’è bello. Dai, dai, dai. Ecco sto venendo. Siiiiiiiiiiii. Ancora, ancora. …”

Porta il suo busto contro il mio; le sue mammelle si schiacciano contro il mio torace; i grossi e duri capezzoli sembrano voler perforarmi il petto; mi stringe a se; trema. Sta godendo. Sento i suoi umori scivolare lungo la superficie del mio cazzo che nel frattempo ha eruttato dentro la pancia di mia nonna tutto il suo piacere. Restiamo così avvinghiati ancora per diversi minuti poi Julie si lascia andare distendendosi sul tavolo. Le sfilo il cazzo dalla vagina e vado a sedermi sul divano. Sono sfinito ma sono molto fiero di me stesso. Ho chiavato mia nonna e l’ho fatta godere. Mia madre sarà contenta quando le racconterò. Prima però devo realizzare l’altro mio desiderio. Devo sodomizzarla. Julie ha detto che mi avrebbe concesso di sfondarle il culo. Non uscirò da questa casa se prima non avrò messo il mio cazzo nel culo di mia nonna. Con questo desiderio nella mente mi lascio andare e mi appisolo. Ho ancora gli occhi chiusi quando una dolce sensazione mi fa tornare nel mondo dei svegli. Apro gli occhi e vedo mia nonna che si è sistemata fra le mie cosce e mi sta leccando il cazzo. Mi sta guardando. Le sorrido e con la mano vado a scompigliarle i capelli. Julie continua nella sua azione. Vedo la sua lingua scorrere lungo la lunghezza del mio piolo. Una sua mano mi sta solleticando i testicoli. La carnose labbra arrivano sulla borsa scrotale; le dischiude ed avvolge le mie gonfie palline. Sento il caldo del suo alito sui miei coglioni. Prima li lecca e poi li succhia. Lancio un lungo ululato. Dopo un minuto incomincia il trattamento all’inverso. Vedo la sua lingua risalire, lentamente, leccando lungo l’asta di carne. Arriva in cima. Fa roteare la lingua intorno alla circonferenza del glande; con la punta gioca, per un tempo infinito, con il frenulo; poi apre la bocca e accoglie il vermiglio glande nel suo cavo orale. Le sue labbra lo avvolgono. La sua testa si muove verso il mio pube; il cazzo le affonda, per tutta la sua lunghezza, nella bocca. Come faccia a contenere tutti quei centimetri in bocca non so spiegarmelo. Solo una donna come mia nonna è capace di tanto. Inizia a succhiarmelo. Le afferro la testa con le mani e accompagno i suoi su e giù. Il pompino ha inizio. Più volte mi porta sull’orlo del piacere e più volte mi morde il cazzo impedendomi di godere. Di colpo smette di succhiarmelo. Vedo comparire nelle sue mani un cerchietto di lattice che conosco molto bene per averlo già usato con altre donne. Lo poggia sul glande e lo fa srotolare lungo la mia asta. Mi sta calzando il cazzo con un preservativo. Quando l’operazione di calzatura giunge a compimento mi artiglia il bacino e mi tira verso di se. Mi ritrovo disteso sul pavimento e lei che mi sta seduta sul ventre. Si solleva sulle gambe quel tanto che basta ad infilare una mano fra le sue cosce, artigliare il cazzo e guidarlo verso il centro del suo sfintere.

“Allora mio bel porcellino, ti piace quello che stai per iniziare.”

Il glande sta premendo contro il suo buco del culo. Lo sfintere si contrae. Non vuole essere penetrato. Si difende.

“Dai, bastardo di un nipote, aiutami a farlo entrare. Non volevi sfondarmi il culo? Spingi.”

Senza abbandonare la presa sul mio cazzo, imprime al bacino un movimento rotatorio. Io sollevo il bacino e do piccole spinte. Lo sfintere incomincia a cedere.

“Più forte. Sii più deciso. Dai che lo sento entrare.”

Do una spinta più forte ed il glande supera l’ostacolo. Julie lancia un grido disumano.

“Dio, che dolore. Fermati. Il più è fatto. Lascia condurre a me il gioco.”

Da teso che era il suo corpo si allenta. Abbandona la presa sul cazzo e poggia le mani sul mio petto. Lentamente e sempre roteando il bacino si impala. Per darle sollievo le artiglio i capezzoli con le dita e li strizzo. Cm dopo cm sento il cazzo avanzare nell’intestino retto di mia nonna. Julie ansima. Sta soffrendo. Le sue unghia affondano nel mio petto. Dopo un lungo interminabile tempo il mio pube si scontra con il bacino di mia nonna. La sodomizzazione di Julie ha raggiunto il suo culmine. Il mio cazzo è completamente affondato nel buco del culo di mia nonna.

“Julia è venuto un momento che credevo di non farcela ed invece eccomi qui con il cazzo interamente piantato nel tuo buco del culo.”

Sul viso di nonna è dipinta un’espressione di sofferenza.

“Dio che dolore. Cosa sono quelle donne che affermano che farsi sfondare il culo è come farsi sverginare per la seconda volta? Quando sono stata deflorata ho sentito un leggero fastidio quando il mio imene si è rotto e poi è stato un uragano di piacere. Invece adesso, nonostante il tuo cazzo sia tutto dentro il mio culo, non riesco a non sentire dolore. Ti prego non muoverti. Fammi abituare alla presenza nel culo di questo meraviglioso corpo alieno.”

Non mi muovo, ma le mie dita non smettono di giocare con i suoi capezzoli. Una sua mano si insinua fra le sue cosce e va sgrillettarsi il clitoride.

“Nonna, vedrai che il dolore passerà ed in seguito ti sarà più facile farti chiavare nel culo.”

“Già, avevo dimenticato. Me lo devi ancora pompare nel culo. Devo sentire ancora dolore. Sei proprio un sadico. Ti arrapa vedermi soffrire. Ricordati che devi star fermo. Sono io a condurre il gioco.”

Non avevo nessuna intenzione di dispiacerle. Resto di sasso con lei sopra e con il cazzo piantato nel suo culo. Restiamo in quella posizione per circa 10 minuti. Poi Julie comincia a muoversi. Il suo corpo si solleva di pochi cm e poi di nuovo giù. Un movimento che in principio è accompagnato da gemiti di sofferenza e poi da silenzio assoluto. Che forza che ha questa donna. Si sta chiavando il mio cazzo nel suo culo e lo sta facendo in modo da sentire meno dolore possibile.

“Sadico di un nipote ti ricordo che non devi muoverti. Quando starai per godere lo saprò e vedrai che ti piacerà del come il mio culo ti mungerà il cazzo.”

Il su e giù sta diventando più spedito. Sento il cazzo scivolare nel culo di nonna con più facilità. Sostituisco la sua mano che ha sul clitoride con la mia e continuo l’opera di sgrillettamento. Lei si è chinata in avanti permettendo alle mie labbra di agganciare uno dei suoi grossi capezzoli e succhiarlo mentre l’altra mia mano continua a giocare con l’altro capezzolo. Oramai è lanciata. Mi sta segando il cazzo con i muscoli anali. Mi porta al piacere; glielo dico emettendo un grugnito. È il segnale che aspettava. I muscoli dello sfintere si stringono intorno al corpo del mio cazzo e lo mungono. Dio com’è bello. Ha ragione; il piacere che mi sta dando non l’ho mai provato. Vengo. Eiaculo. Purtroppo il mio sperma si ferma nel preservativo. Mi sarebbe piaciuto irrorare il suo intestino retto con il mio liquido seminale. Glielo dico. Julie mi guarda e sorride.

“Vuoi impalarmi senza preservativo? Sei proprio un porco. Lo farai, ma prima mi devi dare il tempo di preparare il mio buchetto a ricevere il tuo cazzo senza protezione. Ora lascia che sfili il tuo cazzo dal mio culo. Ho bisogno di andare in bagno, fallo anche tu. Avrai certamente bisogno di pulirti.”

“Perché non facciamo la doccia insieme?”

“Perché so come finirebbe e non ho la forza di affrontare un altro scontro.”

Continua

P.S. Racconto fantasia. Ogni riferimento a persone viventi o decedute è puramente casuale.

WordPress Themes